Kaden e le Fontane di Luce/Taider

Taider è il nome del quarto personaggio principale, facente parte della scorta di Kaden, colui che si occupa della Magia, poiché versato in quest’arte, più che nella spada o nelle frecce.

Sir John Taider non è sempre stato però dalla parte della Rivoluzione, ha avuto infatti un periodo come cavaliere al soldo di Re Walter, sovrano dei territori dell’Ovest.

Tuttavia, anche se si è macchiato di molti assassinii e si è fregiato di molte azioni eroiche, tutto ciò non gli bastava. Era giunto al rango di Capitano quando alla fine, all’ennesimo villaggio bruciato per semplici sospetti su un nugolo di rivoluzionari, gli sono venuti i rimpianti e diverse crisi di coscienza.

Ad un certo punto aveva anche smesso di uccidere e, d’un tratto, smise anche di farsi vedere, rendendosi irreperibile e latitante.

Con una taglia sopra la testa, Taider riuscì a sfuggire alla propria caccia e si presentò, con molti chili in meno e diverse ferite, al cospetto di Shydra Aldebaran, divenuta da poco leader dell’Armata, alla morte di suo marito.

La signora si compiacque e fece di Taider il suo braccio destro, mentre per il mondo egli era ormai diventato il Cavaliere Corrotto, nomignolo che si è diffuso in tutti i territori, e il disonore lo accompagnò per diversi anni.

Infine, arrivò Kaden e l’apertura accidentale della Fontana, che comportò la morte di Re Walter a casa di un arresto cardiaco.

La signora Aldebaran decise di fare di Taider il leader del mini gruppo che avrebbe accompagnato il ragazzo ad aprire anche le altre due Fontane, e al contempo insegnargli la Magia, solo che l’uomo non ha mai ritenuto l’incaricato adatto a compiere arti magiche.

Insomma, l’idea mi è venuta perché mi mancava un uomo simile nella compagnia da dare a Kaden e ala fine la scelta è ricaduta su di lui. Nonostante sia considerato corrotto, è un uomo leale a Shydra, una donna che stima e che ha aiutato per quanto ha potuto! Ha un ruolo importantissimo nella storia e spero che siate d’accordo con me, essendovi piaciuto questo background 😀

 

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Il Tucano e il Bradipo.

“Non ho ancora capito come mai stai appollaiato sul ramo a non fare niente” mi fa il tucano.

“Ma staio zitto, tamarro che non sei altro. In realtà io osservo. Osservo ad esempio quel coccodrillo seppellire un cadavere molto sospetto”

Il tucano ridacchia. “Ma che ne sai, te, dei cadaveri molto sospetti?”

“Ma sì, dai…” gli dico. “Dopo anni di esperienza a guardare, so distinguere un gioco da un giallo, no? E io ti dico che questo è un giallo in piena regola! Il coccodrillo sta seppellendo un tapiro, proprio accanto al Rio delle Amazzoni!”

Il Tucano fa schioccare il becco coloratissimo. Dio mio, quanto è tamarro questo becco! So che mio cugino si è soffermato a guardarlo un attimo di troppo e gli sono venti un sacco di trip mentali, come ad esempio di quella volta, completamente a random, che ha creduto di essere un fenicottero! Ma dico io?

Meglio il nostro manto grigio, no?

“Ci credo poco. E poi tu che ne vuoi sapere? Hai sempre sonno, infatti sbraiti ma sei sempre qui a parlare, non sei andato nemmeno ad indagare!”

“Vero” concordo stavolta. Il fatto è che mi secca molto scendere dall’albero a vedere come stanno i fatti, non è proprio un’opzione contemplata. “Quindi sarai tu i miei occhi, ci stai?”

“Cosa? Ma ci non penso nemmeno!” esclama scandalizzato il Tucano. “E dire che ti ho solo chiesto che ci fai appollaiato, e invece questa conversazione sta prendendo una brutta piega”

“E dai! E dai! Ti regalo questo mango!” gli dico per convincerlo. Non ho intenzione di estrarlo. Ma sapete quanto può essere faticoso estrarre un frutto dall’albero? Okay, ce l’ho proprio accanto, ma ad ogni modo non è possibile che io mi muova, perché non voglio perdere la mia comodità. Inoltre, ho già riscaldato esattamente questo punto dell’albero, non vorrete che io ricominci da capo nel riscaldare la mia nuova eventuale posizione?

Il Tucano ad ogni modo ci casca e va a vedere cosa in effetti è successo fra il coccodrillo e il tapiro. Povero tapiro! Vuole solo nutrirsi di formiche, ma a volte gli animali non lo capiscono e credono che vogliano risucchiare il fiume, addirittura, perché credono nella teoria del complotto. I pappagalli continuano a ripetere che c’è fra noi una talpa, un animale che vuole il superpotere che salverà l’Amazzonia.

Ma andiamo, i tapiri?

Il Tucano sta tornando. Chissà che mi deve rivelare! Sono pronto a tutto, tranne a muovermi!

“Bradipo” esordisce. “Mi sa che stai morendo di sonno. Il coccodrillo stava semplicemente seppellendo un cibo per poterci piangere su in un secondo momento! I tapiri non c’entrano niente!E adesso prendimi il mango, ché ho fame!”

“Prenditelo tu, tua è l’esigenza” lo invito freddamente. È raro che io mi sbagli, ma che volete farci. Ho sonno.

“Brutto str…!”

Ops. Ho fatto arrabbiare n uccello volante e mi ha fatto cadere a terra. Mi fanno un po’ male le chiappe, ma quel che è peggio è che adesso mi tocca risalire l’albero.

Seh. E chi ce la fa? Mi appisolo qui e se c’è qualche volatile compassionevole che mi faccia traslocare su, gliene sarei grato. Nel frattempo, buonanotte.

Kaden e le Fontane di Luce/Klose

Prosegue il nostro focus!

“Kaden e le Fontane di Luce” ci ha tenuto compagnia fino a fine ottobre, e adesso è il momento di chiederci chi sono i personaggi, quantomeno i principali!

Dopo Mary, è il turno di Klose. Il nome è preso palesemente dal cannoniere tedesco, ritiratosi tempo fa e che ha avuto una parentesi anche con la Lazio. Mi piaceva come suonava e l’ho riciclato come nome proprio.

Klose, al contrario di Kaden, ha avuto un’infanzia difficile, sempre sotto i colpi della guerra: suo padre ha combattuto per l’armata reale ed è morto, sua madre dopo questo evento è caduta in depressione finendo per diventare schizofrenica e lui ha sempre cercato di cavarsela da solo.

Tuttavia,m in mezzo a tutte queste problematiche ha dovuto pensare a crescere anche una sorella, ma il suo temperamento mite e cordiale gli ha permesso di affrontare di petto i problemi della vita e alla fine prendere la decisione di unirsi ai rivoluzionari, questo perché è sua convinzione che se non ci fosse stata la guerra, suo padre non sarebbe morto, al che ha cominciato la sua vita da ricercato.

Il suo rapporto con Kaden è molto più mite rispetto a Mary: se la ragazza, infatti, ha deciso di prenderlo in antipatia perché lo ritiene inadatto alla missione (aprire le Fontane), Klose invece è molto più democratico e ha deciso di dargli una possibilità persino con l’arco!

Inoltre, nel gruppo dei protagonisti è colui che si procaccia il cibo a lunga distanza. La passione per l’arco è una cosa abbastanza recente, nata quasi per caso, quando gli hanno dato un arco in mano ha fatto subito centro e da allora non ha più smesso. Di fare centro? NO, di allenarsi.

Voglio dire, non è mica Legolas, potrà capitare di sbagliare anche per lui. Sbaglierà davvero? Non vi resta che vederlo all’opera!

 

Amarcord/fuoco

Questa volta è il turno del fuoco. Non c’entra la canzone di Eros.

È molto interessante.

Mi è sempre piaciuto vedere le fiammelle dalla base blu sotto le pentole.

Fanno un bell’effetto fotografico, e oserei dire che sono anche vagamente ipnotiche.

Chissà, se potessero pensare, quale sarebbe la loro vita.

Sicuramente sarebbero un po’ stufe di sparire e riapparire a comando, solo perché uno stupido essere umano, come io in questo momento, deve cuocere due uova al tegamino.

E sicuramente saranno anche annoiate dal dover sempre cucinare qualcosa per noi.

E mai un ringraziamento, una gratificazione, nulla.

Ecco. Questo sarebbe il loro pensiero.

Del resto, la storia del fuoco si perde nella notte dei tempi, e ci ha sempre umilmente servito, ad eccezione di quando anche lui si ribella e ci uccide tutti.

Ed è un po’ anche la mia vita.

Sempre lì, a proteggere gli altri che danno tutto per scontato, come ad esempio la mia ragazza, che mi tratta da servo.

E, esattamente come queste fiammelle che si riflettono attraverso i miei occhiali, mai gratificazione alcuna.

Abbiamo il destino in comune.

Se poteste parlare, sareste d’accordo con me.

Solo che io non posso scherzare con voi, altrimenti poi chi la sente la mia principale? L’utilizzo delle mani è fondamentale in fotografia.

Per non parlare della mia morosa, la quale non sopporta le ustioni, né vederle negli altri.

È un destino avverso, il vostro, lo so.

Asociali e prive di gloria.

Ma questo è lo scotto, nessuno sa fare a meno di voi.

Amarcord/Veleno

Poteva mancare il veleno in questa raccolta del 2012? Certo che no, quindi ecco cosa ho fatto:

Il crepuscolo mi da sempre noia.

Sono qui, seduta, a fissare questa bottiglia, dal contenuto liquido viola.

Mi hanno detto che serve a una roba da fare stasera, ma non ho afferrato bene cosa.

Sapete, da quando i miei genitori se ne sono andati per sempre sono stata affidata a questa nuova coppia che purtroppo ha troppe cose da fare per darmi retta, e  il massimo del dialogo è “Sorveglia questo” “Non fare entrare nessuno, soprattutto degli uomini in blu” “Non toccare le bottiglie viola”

Che fra l’altro, chi sono gli uomini in blu? Mio padre, fra quello che riesco a ricordare, si vestiva anche lui in blu.

Da quanto mi hanno detto, è morto in una sparatoria perché aveva scoperto della gente che commerciava le stesse bottiglie viola che adesso ho davanti.

Poi, oltre la bottiglia e il tavolo decorato a fiori, noto un buco che non avevo visto mai prima.

Forse perché di solito è abitato da un ragno.

Mi avvicino per guardare meglio.

Urca, non ce n’è solo uno! Poco più in là ne noto un altro, e un altro, e un altro ancora!

Sconcertata, e ricordandomi che appena rivedo di nuovo i miei genitori adottivi dovrò riferirlo, mi aggiro per la casa per verificare se l’arredatore ha avuto lo stesso gusto anche per le altre stanze.

E con mia grande sorpresa, noto che c’è almeno un buco per ogni stanza, persino il bagno.

Incredibile.

Incuriosita da questi strani fenomeni, inciampo per caso in uno spigolo di un mobile, che come al solito è malriposto davanti al muro, e coincidenza si pare un cassetto pieno di articoli di giornale.

27 Aprile 2004

ANCORA STRAGI E ORRORE NEL BRONX

Se ieri notte vi aggiravate nella 27th Avenue fra le 3.00 e le 4.00 del mattino non avrete potuto non sentire i colpi di mitragliatrice e le urla disumane che hanno fatto capolino nel silenzio della notte.

Ancora una volta questo pericoloso quartiere si fa riconoscere nella Grande Mela per la sua ferocia, mostrando solo il lato oscuro. Ma purtroppo anche stavolta il morto è un rappresentante della legge, Anthony Walker, 47 anni, nel blitz che ha portato la sua squadra a scovare la banda di pericolosi ricettatori di veleno e armi. È con grande sconcerto annunciare che il suo sacrificio è stato vano, infatti la banda è riuscita anche a scappare.

E come se non bastasse, oltre al danno la beffa; perché a quanto risulta il capo della banda, l’ormai arcinoto Ben “Squartamani” Filles è il fratello della moglie di Walker, al quale verrà affidata la piccola Julie, in quanto anche la madre di lei ha avuto un mancamento nelle ultime ore ed è morta poche ore dopo all’Ospedale.

Che strano, il destino. La piccola Julie va a vivere con lo zio assassinio. Si spera che l’innocenza di lei possa redimere Squartamani, ma ne dubitiamo.

 

L’articolo è datato 2004, lo stesso anno della morte dei miei.

Mio padre si chiamava Anthony. Mia madre è morta per colpa di un arresto del cuore. Il mio papà adottivo si chiama Ben, soprannominato “Squartamani”, ma più che altro pensavo che fosse uno scherzo.

Non mi sento tanto bene, adesso. Credo che un sensazione di amaro mi stia salendo dalle viscere e mi stia entrando in testa.

Voci, urla, sparatorie, tutto mi sta entrando in testa come mai prima di oggi.

Eppure zio Ben mi aveva detto che non avevo nulla di cui preoccuparmi.

Ma adesso mi sento pallida, il sudore mi sta attraversando il corpo, e sento che un pezzo di me se ne sta andando.

Ora so come si sente la bottiglia del mio veleno preferito. Quanti segreti nasconde, ecco.

Amarcord/corda

Qui ho parlato di corda, e il personaggio del prompt doveva essere un condannato a morte. Sempre 2012.

Ci siamo, allora.

Solo questi gradini mi separano dalla morte.

Credevo che il mio cuore avrebbe accelerato i battiti per anticipare la fine, invece sono tranquillo.

Perché alla fine ho ragione.

Non avrebbero mai dovuto mettersi a vendere le indulgenze, dunque starò tutta la vita con Martin Lutero.

Primo gradino.

Forse, dopotutto, vivere non è così malvagio, e anche se lo sto facendo per una buona causa, sento dentro di me una piccola voce che mi implora di abiurare.

Le idee di Lutero sono lontane da Cristo.

Secondo gradino.

Me lo aspettavo: mi stanno tremando le gambe. Non voglio morire, ho tre figli piccoli da accudire e una moglie che piange per me.

Ma mettersi contro l’Inquisizione, oggi come oggi, non ti lascia scampo.

Terzo gradino.

Alzo lo sguardo: la forca si erge minacciosa davanti a me. Riabbasso lo sguardo, anche perché potrei vomitare il cuore se insistessi.

Ultimo gradino.

Bene: l’ultimo sforzo l’ho fatto, anche se non sono più così sicuro di partire con Lei.

La Morte.

Vestita di nero e in prestito le sembianze del boia grasso il quale non vede l’ora di tirare la levetta che avrebbe aperto la botola sotto la forca.

Quel suo sorriso sdentato e pieno di sporcizia mi da la nausea.

L’ultima nausea della mia vita.

Il secondino che mi accompagna mi fa indossare il cappio in modo da fissare il Papa negli occhi.

All’improvviso la sua voce risuona nella pubblica piazza gremita.

“Tu, peccatore davanti al popolo di Dio, hai un’ultima possibilità di abiurare prima che la maledizione di satana scenda a rapire la tua anima”

Quelle parole.

Sembra che le abbia dette il Cristo stesso, similarmente a come aveva perdonato il rinnegamento di Pietro.

Non sono pentito. Ho solo avuto paura di finire fra le fiamme.

Le avventure dell’Umo-Ape/Carola

Immagine

Dietro un grande uomo c’è una grande donna

Posto per vero questo assioma, dietro Giangiorgio l’Umo-Ape c’è di sicuro una donna-Vespa, e che donna!

Sto parlando di Carola, la donna-Vespa.

Fa la sua comparsa appena dopo l’inizio, nel suo consueto ritardo, e solo perché Giangiorgio decide di mangiare il pollo allo spiedo.

Che dire di lei? È bella, non c’è dubbio. Esteticamente lo è. Caratterialmente è difficile da affrontare, perché arriva, dice quello che deve dire e poi se ne va, quindi nessuno le ha mai rivolto più parole del previsto. Un modo per chiamarla è ordinare del pollo allo spiedo, ma ecco qui cinque curiosità che è fondamentale sapere:

  1. Sa suonare benissimo la chitarra. Power chord, arpeggio, canzoni difficili e tablature. L’unica cosa, NON chiedetele la canzone del sole perché vi spaccherebbe la chitarra in testa. Se invece le chiedete 35 minuti di musica progressiva allora assumete la sua simpatia.
  2. Le piace guardare le gare di canottaggio. Ogni quattro anni, alle Olimpiadi, ma si considera comunque un’appassionata.
  3. Ha una discreta passione per i peli sulle braccia dei maschi. Una volta ha contato quelli che c’erano sulle braccia di suo fratello ed erano… non se lo ricorda più.
  4. Ha otto fratelli maschi, lei è l’unica femmina. Ciononostante, potrebbe spuntare una sorella segreta durante il libro che… ma se è segreta come fa lei a conoscerla?
  5. Carola, a dispetto del nome, odia il Natale. Non come il Grinch, ma il 25 dicembre di ogni anno va a lavoro. Se non ne ha uno, lo trova e lavora solo quel giorno, giusto per non farsi trovare. Questo perché da piccola è andata in Lapponia e Babbo Natale le ha dato un lecca lecca invece del velociraptor che aveva chiesto e le è passata tutta la passione.

Questo è quanto! A venerdì prossimo per una nuova curiosità sull’Uomo-Ape! Prenotate QUI se volete darmi una mano affinché il libro esca in effetti ❤

 

 

 

Kaden e le Fontane di Luce/37

Capitolo 37

“Ehi, ma che stai facendo?”

La voce di una ragazza lo fermò prima che si immergesse, anche se in realtà non aveva idea di come muoversi sott’acqua.

“Chi sei?” chiese Mary.

“Sto andando…” cominciò Kaden, ma la ragazza, che era seduta sulla banchina, ridacchiò. “Sì, so cosa devi fare. Sei Kaden delle Fontane, ho riconosciuto il volto, devo dire che la taglia è molto somigliante. E tu sei Mary, una delle spadaccine più valorose del Triregno, prima di perdere il braccio…”

“Bada a come parli, mocciosa” mormorò Mary. Più passava il tempo e meno le piaceva.

La ragazza la ignorò e proseguì: “Ma in ogni caso, anche se io non ho capito come funziona la faccenda delle Fontane, non credo che tu arriverai mai fino al Reame delle Sirene”

Kaden era allibito. “Come fai a sapere…?”

“Beh, sai, sei in acqua e ti chiami Kaden delle Fontane, puoi cercare solo una cosa” ribatté la ragazza. “Hai acceso la Fontana Lind, e poi si è scoperto che Re Walter era un fantoccio, poi, ma da quando la Fontana Kashna è stata aperta, non si è sentito più parlare della Regina Margareth e non l’hanno neanche sostituita, e inoltre in entrambi i casi le due Fontane hanno davvero cominciato a zampillare luce. È scritto tutto sui giornali, davvero, non li hai letti nella tua latitanza?”

Quella fuga di notizie impallidì il ragazzo. Una cosa elementare come quella, e i tre Re non avevano mai pensato di bloccarla? E in che senso c’era un fantoccio al trono dell’Ovest? Che ne era stato della gente di Perth?

“No, io… ho solo letto un giornale ed è stato qualche giorno fa, in cui ho appreso l’ammontare della mia taglia” disse Kaden, molto preoccupato.

“Ad ogni modo, ormai ti ho visto e ti dovrei denunciare, ma devo vendicarmi del Re” disse la ragazza.

“Perché?”

“Perché ha ucciso mio padre. In realtà uccide sempre non appena viene a sapere che vi è qualcuno in città che non la pensa come lui. Sta di fatto che mio padre non la pensava uguale, e aveva creato anche una società segreta, e…”

E si interruppe, perché pianse molte lacrime. Kaden non riuscì a dire alcunché per consolarla, ma non sembrava che lei avesse bisogno di parole, perché si riprese abbastanza in fretta.

“Comunque non andrai da nessuna parte con quello scafandro, la pressione sottomarina ti ucciderebbe” disse.

“Come fai a saperlo?” chiese Mary. Quel momento di sconforto non aveva aiutato la ragazza ad essere più comprensiva, infatti aveva ancora la mano sulla spada.

“Mio padre ha sempre amato il mare” disse la ragazza misteriosa, che nemmeno si era presentata. “Inoltre, ha lavorato nei sottomarini per conto del governo, prima di ritirarsi. Per questo so che la pressione sottomarina ti ucciderebbe: non avete idea di quante volte mio padre me lo ha ripetuto, che bisogna stare attenti eccetera. Per non parlare dei mostri marini”

“E quindi?” chiese Kaden. “Cosa posso fare? Che alternative ho? È già tanto che ho capito da che parte mettere il boccaglio”

“Appunto” ribatté la ragazza. “Hai bisogno del sottomarino”

“Di che cosa?” Kaden stava venendo a sapere l’esistenza di entità mai viste prima.

“In famiglia ne abbiamo uno, il mio povero papà ha dato una mano a piazzare la Fontana Chemchemi sott’acqua. Seguimi”

E così, Kaden, Mary e la ragazza percorsero alcuni metri in silenzio.

“Come hai detto che ti chiami tu?” chiese Kaden, da dentro il casco dello scafandro.
“Lara” borbottò quella, mentre si tormentava i capelli. “E… sai? Mi sei simpatico, quindi… cerca di tornare in fretta in superficie, okay?”

Mary scoppiò a ridere, per la prima volta da quando erano partiti da Perth. Una risata aperta, vera, che lasciava ben sperare nella riuscita della missione. “Kaden, abbiamo una tua ammiratrice! Motivo in più per fare in fretta, non credi?”

“Eccoci” disse Lara, cambiando discorso e indicando uno scafo ovale e per metà immerso, con un’apertura all’estremità superiore e Kaden vide una specie di tubo che non sapeva riconoscere, forse fungeva da occhio. “Questo è un sottomarino” stava dicendo Lara.

Kaden suppose che fosse molto poco sicuro.

“Resiste a qualunque tipo di pressione?” chiese Mary.

“Credo di sì. Ora, non è che posso sapere tutto, eh” ridacchiò Lara. “Comunque, è molto semplice usarlo. Fa’ buon viaggio! Buona fortuna! Ricorda che le mie… le nostre speranze, si ripongono su di te!”

E sparì di corsa, così com’era arrivata.

“È simpatica…” commentò maliziosa Mary, quando tornò sola con Kaden.

“Piantala” disse Kaden. Ad ogni modo, era stata davvero generosa a non denunciarlo, anche se in ogni caso aveva motivi personali per non farlo, e gli aveva anche regalato un sottomarino, qualunque cosa fosse.

Kaden rimase dunque di fronte all’oggetto che l’avrebbe portato fino alla Fontana Chemchemi, ovunque fosse.

“Ora che ci penso… dov’è la Fontana Chemchemi? Dove devo cercare?” chiese a Mary.

“E che ne so!” esclamò lei. “Immagino che la Fontana sia comunque enorme, quindi la riconoscerai sicuramente e…”

Un’esplosione echeggiò nell’aria. Stava accadendo qualcosa di grosso alle mura.

“Meglio sbrigarsi” e, aperto il portellone, che consisteva in una maniglia circolare da ruotare, entrò dentro il sottomarino.

“Buona fortuna, Kaden! Io veglierò da qui sopra!” esclamò Mary, e fu l’ultima cosa che lui sentì dell’esterno prima di chiudersi dentro lo scafo.

Se Kaden si aspettava di dover decifrare ogni singola istruzione, si sbagliava: il ponte di comando era una stanza minuscola composta da una specie di finestra che rifletteva il mondo esterno e attrezzata di un manubrio e una leva.

In realtà si chiamava ruota del timone, ma Kaden lo interpretò come manubrio, e ad ogni modo si avvicinò alla leva, dotata di quattro scanalature e la tirò verso il basso, e di conseguenza il sottomarino si mosse indietro, perdendo quota e inabissandosi.

Era tutto un altro mondo, Kaden se ne rese conto non appena giunto a diversi metri di profondità, e dopo aver capito come manovrare bene quel trabiccolo.

Innanzitutto la luce passava fioca dalla superficie, e tutto lo sfondo era blu scuro. A intervalli irregolari, scie di pesci passavano innocui a destra e a sinistra.

Kaden riconobbe persino un Plexigos, ma non seppe dire che modello fosse. In ogni caso, non avendo modo di difendersi, se ne stette alla larga.

Ben presto il ragazzo capì che la ricerca della Fontana sarebbe stata equiparata a trovare un ago in un pagliaio: le profondità sottomarine erano immense e dalle diverse sfaccettature, e la possibilità di perdersi era concreta.

Poi gli venne in mente: quanta autonomia aveva il sottomarino? Era il caso di preoccuparsi nel caso in cui non fosse riuscito a trovare la Fontana?

“Meglio perdere un altro po’ di quota, di sicuro il Re Anthony l’avrà installata nel fondale” e comandò al mezzo di scendere ancora di quota, perdendo la luce del sole ogni metro che passava.

Nel frattempo, nel Reame delle Sirene vi era sempre stata una certa serenità. Il Re Anthony, il legittimo dei tre, aveva riconosciuto loro l’indipendenza; dunque, come debito di riconoscenza, venne stipulato un accordo di alleanza fra il neonato Reame e quello della superficie.

Il primo Re, il tritone Torsk I, era soprannominato l’Invincibile, anche se in pratica non aveva mai dato adito di essere davvero tale.

Aveva lunghi capelli ricci e un pizzetto sul mento, e osservava i Guardiani dei Confini con assoluto disgusto.

“Cosa vorresti dire, Kapor?” chiese altero. “I sottomarini hanno finito il loro lavoro da giorni, ormai, e la Fontana Chemchemi è sotto la nostra custodia. Che senso ha allora ritornare?”

“Non lo so, signore” rispose Kapor, gli occhi ben fissi sui radar. “Fatto sta che è stato rilevato un oggetto molto simile a un sottomarino a venticinque leghe di distanza da qui. Tuttavia, non sappiamo che intenzioni abbia, continua a girare in tondo come se non sapesse dove andare”

“Come sarebbe? Non mi dirai che si è dimenticato dove abitiamo?”

“Forse è un intruso che ci cerca… forse è Kaden delle Fontane! Re Anthony ci ha mandato un’immagine di costui e ci ha avvertiti che forse sarebbe venuto!” esclamò la regina delle Sirene, Uhor la Bellissima.

“Uhm… sguinzagliate il Leviatano. Farà piacere al re se lo uccidessimo noi, no?” ordinò Torsk.

I guardiani annuirono. “Soluzione condivisibile. Avere dalla nostra il più potente fra i mostri marini è stato un colpo di fortuna”

“Hai ragione, mio amato” sussurrò dolce Uhor, aggrappandosi a una delle braccia possenti del re dei tritoni.

I Guardiani pertanto azionarono un dispositivo da cui scaturì un lunghissimo urlo penetrante, come di bambino che piange per qualche motivo.

Urlo che venne sentito anche da Kaden, che a venticinque leghe di distanza si spaventò.

“Che cosa è stato?” disse, nella solitudine degli abissi, evitando anche i raggi laser di uno squalo. “Niente di buono, sicuramente”

E in effetti, un mostro enorme dalla forma di serpente lungo più di quaranta metri aprì i grandi occhi gialli, dal giaciglio dov’era posizionato.

Alzò l’enorme testa e urlò ancora più forte del dispositivo che lo aveva svegliato, e partì in direzione di Kaden.

“Il Leviatano è stato risvegliato, signore” disse un Guardiano.

“Perfetto” disse Torsk. “Avete detto qual è l’obiettivo?”

“Certamente” ribatté l’altro. “Forse voi non conoscete il linguaggio mostruoso, ma l’urlo perforante di poc’anzi è l’unico modo di comunicare con lui”

“Ah” Torsk era compiaciuto, e tornò alle sue occupazioni.

Kaden, nel frattempo ignaro delle macchinazioni del lontano Reame, continuava la sua ricerca, affondando sempre più nei fondali marini.

Correnti, pesci enormi, Plexigos e scogli inabissati erano all’ordine dei minuti, e il ragazzo dovette stare attento più volte, altrimenti si sarebbe schiantato da qualche parte.

“Non c’è niente” disse Kaden, con una punta di panico e parlando da solo.

“Non c’è niente qua” ripeté dopo dieci minuti, osservando uno spettacolo terribile alla fioca luce del faro installato nel sottomarino.

Schiere e schiere di navi affondate giacevano sotto di lui, segno che perlomeno aveva raggiunto il fondale.

Scheletri di scafi in legno e facevano bella mostra di sé, ospitando pesci di varie forme e dimensioni.

Relitti di scafi in acciaio erano ricoperti di vegetazione marina, e anche loro avrebbero potuto benissimo ospitare segreti inconfessabili.

“Bene, ecco il fondale” Kaden deglutì. Credeva di aver visto la sagoma di un uomo, che si nascondeva oltre l’albero maestro di una nave dalla polena minacciosa.

Il buio era pesto, e si vedeva poco anche con la luce del faro, e Kaden perse parecchi minuti a girovagare fra le navi affondate.

“Chissà se fra queste c’è anche quella di Patrick l’Esploratore…” si disse, ignorando il fatto che Patrick era partito da un luogo diverso e distante chilometri.

Il viaggio proseguiva, e a un certo punto, oltre una fessura che separava nettamente due tronconi di un ennesimo relitto, Kaden vide le creature più bizzarre che avesse mai visto.

Un uomo e una donna si scambiavano effusioni al riparo da occhi indiscreti… o perlomeno, Kaden suppose che lo fossero.

La metà superiore era quella umana, ma al posto delle gambe presentavano code di pesce, così come in superficie i Centauri al posto delle gambe avevano il corpo di un cavallo.

“Interessante… ci sono Sirene, qui. Probabile che abbiano un Reame tutto loro, che sia vicino?” si disse il ragazzo all’interno del sottomarino. Prese un respiro, era abbastanza emozionato.

Vide, più in là, un gruppetto di ragazzi-pesce trasportare di peso un forziere, probabilmente trafugato da una nave dimenticata dai secoli.

“Bene, un aiuto inaspettato dagli dèi degli abissi! Non mi resta che seguire questi discoli e il più è fatto!”

Se Kaden ne era convinto, se ne pentì amaramente due minuti dopo.

Due minuti di gloria, di speranza, di gioia.

E tutto cambiò nel giro di qualche secondo. Un urlo straziante di donna uccisa riempì l’atmosfera già di per sé inquietante del cimitero delle navi.

I ragazzi abbandonarono il forziere e scapparono sparpagliandosi, e diversi tritoni e sirene seguirono il loro esempio, compresa la coppietta felice; cosicché rimasero in zona solo il sottomarino di Kaden e la creatura gigantesca che occupò l’orizzonte.

Il ragazzo era abituato ai Draghi, ma quel mostro riusciva addirittura a batterli, o forse era solo il mare che ingigantiva la sagoma.

Il Leviatano, il mostro leggendario. Kaden ricordava di averne visto il ritratto sui libri di geografia e averne riso con Mark.

“Ahahaha, ma ti immagini? Tipo, tu vai al mare per una nuotatina e ti spunta questa anguilla puzzolente fra le gambe!” aveva detto.

“Ahahahah” aveva riso di rimando Mark, lui che era stato il suo compagno di banco e amico fedele nelle sciocchezze che commettevano in classe. “Pensi che puzzi di più l’ascella di Teodora?” chiese, riferendosi alla classica secchiona che non mancava mai a nessuna delle lezioni e sedeva da sola in prima fila. Indossava sempre magliette sudate.

E giù altre risate. Ma quelli erano altri tempi. Adesso poteva solo chiedere scusa per aver preso in giro chi non lo meritava, e non credeva tuttavia che le scuse sarebbero servite a qualcosa.

Non era ben visibile, Kaden ne vedeva solo la sagoma grazie alla luce del faro, ma ciò che vide gli fu sufficiente.

Due stelle al posto degli occhi e una fila di denti in grado di mangiare persino un Drago. E lui era da solo, impossibilitato a fare alcunché.

“Si scappa? D’accordo, si scappa!” e cominciò a scansarsi, evitando i raggi laser potenti che gli pervennero.

Non era affatto facile, ben presto divenne una foresta di raggi distruttivi e Kaden dovette fare ricorso a tutta la sua abilità nel maneggiare il sottomarino per riuscire a sfuggire e sorpassare quell’immensa colonna di carne che era il Leviatano.

Quest’ultimo tuttavia non demorse e cominciò a inseguirlo, dando il via a una rincorsa a tutta velocità verso il Reame delle Sirene.

Kaden perciò non vide niente dello spettacolo che gli si presentava sotto gli occhi, intento com’era ad a evitare anche le scariche di fulmini che spuntavano dalla bocca del Leviatano.

Da dietro era impossibile vedere da dove partivano, quindi l’unica soluzione per Kaden stava nel cambiare continuamente direzione e sperare nella fortuna.

E poi accadde: una grande montagna sottomarina si parò di fronte a lui, e senza perdere tempo il ragazzo imboccò un tunnel troppo stretto per il Leviatano.

“Ce l’ho fatta” cantò vittoria l’incaricato alle Fontane, ma il mostro marino non si sarebbe potuto definire tale se fosse bastata una montagna a fermarlo, pertanto questi la distrusse, causando la caduta di diversi sassi enormi dal soffitto del cunicolo, mentre il grande ostacolo crollava sotto i colpi dei raggi laser.

Per fortuna Kaden dovette subire solo un grosso tonfo metallico che non prometteva niente di buono, ma a parte quello uscì indenne da quella trappola mortale e la fuga poté proseguire.

Dopo quelle che parvero ore, Kaden vide davanti a sé una grande fila di mura fatte di alghe, e attorniate da tritoni armati di tridente.

“Eccoci” si disse. “Se semino il Leviatano… un momento!”

Accelerò col sottomarino, intento apparentemente a schiantarsi fra le alghe.

Kaden e le Fontane di Luce/36

Capitolo 36

Kaden, che con tanta sicurezza aveva trascinato Mary a seguire i topi, non aveva più idea di dove recarsi e aveva tema di perdersi, ma alla fine sentì che vi era solo una soluzione, ovvero quella di proseguire dritto e cercare una scala che avrebbe portato a un tombino, e risalire in superficie per orientarsi, sperando ovviamente che nessuno notasse un tombino aperto. La sua speranza fu ben riposta, in quanto dopo aver percorso qualche metro che sembrava non finire mai, nel vuoto più totale e nell’aria greve e pesante dei rifiuti, alla fine Kaden vide una serie di sbarre orizzontali fissate verso l’alto in modo da raggiungere un tombino in cima.

Per quanto riguardava l’eventualità di non riuscire ad aprirlo, non avrebbe avuto importanza.

Kaden non aveva guanti, ma avrebbe fatto della necessità una virtù e si sarebbe messo a salire, un gradino dopo l’altro, mentre il suono metallico empiva il luogo angusto, risultando effettivamente sinistro.

Mancava poco e Kaden sarebbe stato a portata di taglio, finché una sbarra non era fissata bene e quindi il ragazzo, che non se l’aspettava, cadde di schiena, sbattendola sulla strada che prima aveva ospitato i suoi piedi. Mary ridacchiò borbottando sicuramente un epiteto poco simpatico.

“Meno male che non era una grande caduta” si disse, massaggiandosi la parte contusa. “Però, anche le infrastrutture della Capitale sostengono il re”

Non demorse, il ragazzo. Riprese il cammino e stavolta arrivò a portata, anche con una sbarra in meno.

Tenendosi con un braccio, Kaden giocò la carta vincente che gli avrebbe aperto tutte le porte.

“Mary, potresti aprirmi il tombino per favore?” chiese imbarazzato, e con molta difficoltà si scambiarono di posto e fu lei la prima a respirare l’aria pulita della superficie.

In realtà, ciò che vide non furono le case ricche e il continuo fermento frenetico che le caratterizzava, ma una piazza deserta e sconfinata, dove alla sua destra si terminava al mare.

Anche Kaden fu sbigottito: ancora qualche metro e sarebbero annegati?

Ad ogni modo, seppero di essere finiti al porto. C’era tutto: una locanda intitolata Il Pesce Innominato, schiere di gabbiani da tutte le parti, bitte che servivano per tenere ferme le imbarcazioni, e altre invece che partivano, probabilmente per pescare. A quanto ne sapeva Kaden, solo Patrick l’Esploratore era partito per esplorare ed era svanito nel nulla.

E, per la terza volta, Kaden si fermò ad osservare il Mare. Che direzione avrebbe dovuto prendere per giungere fino alla Fontana?  E soprattutto, dov’era?

“Forse alla locanda hanno qualche indicazione” disse Mary, indicandola col dito di legno. Andarono dunque, ignorando la brezza gelida che portava il mare e l’insegna appesa che dondolava in maniera sinistra.

“Ooooh, è entrato un altro deficiente!” fu la prima frase che lo accolse.

“Siediti pure qui, dolcezza!” dissero rivolti a Mary e le pervenne una sedia, che si infranse nel muro alla sua sinistra.

Seguitarono risa generali e presero a cantare una canzone.

Il tempo è arrivato, il momento di un drink

Ma non voglio whisky o gin

C’è solo una bevanda che mi rende talmente ubriaco

Che la mia testa comincia a girare

Dall’Ovest fino a New Sidney

Questa bevanda mistica viene prodotta

Nella nostra missione nel divenire totalmente ubriachi

Da non aver niente da perdere

Rum è il potere

Rum è la chiave

Il Rum ci farà liberi

E poi, attaccarono col ritornello che ripeteva “Rum!” in continuazione, mentre un paio di altri clienti cominciavano ad azzuffarsi.

Alla fine, Kaden si sedette al bancone e pensò di ordinare proprio il Rum di cui sopra.

“Rum è il potere, ragazzo! Facci vedere quanto ne scoli!” esclamò ad alta voce un vecchio dalle mani uncinate.

Ma Kaden non ascoltò, anche se Mary intraprese una gara con alcuni ubriachi, e si rivolse al barista massiccio e dal colorito nero.

“Dammi un po’ del buon Rum, ne ho bisogno”

“Ehi, Joe! Un’altra birra!” esclamò un tizio ormai in coma etilico.

“Un momento, sono solo uno! Che volete farci se l’altro barista si è suicidato?” borbottò burbero Joe, e porse il bicchiere di rum al ragazzo.

“Tieni, offre la casa” disse. “Non credere che non ti abbia riconosciuto, Kaden delle Fontane

“Delle Fontane?” Kaden era perplesso.

“Beh, così ti hanno nominato sulla taglia. Porca miseria, centomila pezzi d’oro! Neanche fossi un terrorista! Ma si può sapere che hai fatto?”

“E tu, invece? Come mai non mi consegni alle autorità?” disse Kaden, sconvolto da quella rivelazione.

“Ma figurati! Siamo al Pesce Innominato! Ehi, ragazzi! RAGAZZI! Questo idiota vuole consegnarsi!”

Non si seppe come ma nonostante il caos tutti ascoltarono Joe e risero della battuta, perché fu così che la interpretarono. Uno di loro prese una bottiglia vuota e la spaccò sulla schiena di un secondo.

“Qui al Pesce Innominato, e al porto in generale, siamo senza regole” spiegò Joe. “Tutti odiamo il re e tutti siamo ricercati. Non ci cercano perché sanno che li uccideremmo, perciò sentiti a casa, babbeo! E dopo aver bevuto, dimmi che hai fatto!”

Mary nel frattempo aveva battuto il secondo criminale nella gara di bevute e in quel momento mostrava il braccio di legno.

“Sono un terrorista. Anzi, mi serve un suggerimento: voi sapete dove si trova la Fontana?”

Joe annuì convinto. “I baristi sanno tutto, ragazzo mio” disse. “Ma vedi, come tutto in questo mondo, anche io voglio un prezzo”

Kaden deglutì.

“Devi scolarti tutta la bottiglia di Rum! Ahahahah! Ecco perché Kaden delle Fontane! Tu vuoi aprirle, perché evidentemente possono essere riparate!”

Seguì un Aprile, Aprile concitato da parte di tutta la masnada della locanda, Mary compresa.

Kaden bevve con molta fatica la bottiglia assegnatagli e alla fine Joe fu di parola.

“Ho dato una mano a spostarla, ecco perché lo so. Sai, noi delinquenti ci mandano sovente ai lavori forzati, come condanna. E quella fu una condanna abbastanza da compensare almeno cento anni di galera, te lo dico io. Mai sentito qualcosa di più pesante sulle spalle. In ogni modo, l’abbiamo affondata sott’acqua, chissà dove”

“Sott’acqua? Nell’oceano? Oh Dio!” esclamò Mary, completamente rossa in faccia ma acclamata dai suoi nuovi compari come “dea del rum e delle braccia”. Kaden considerò per la prima volta l’ipotesi di scendere da solo.

Kaden ordinò un altro bicchiere, anche se si sentiva stordito. “Hai qualche suggerimento per respirare sott’acqua?”

Seguitò un momento di silenzio, per poi lasciare il posto ad altre sonore risate.

“Porca miseria, ragazzo!” rise anche Joe. “Non ho mai sentito una cazzata tanto colossale, e qui siamo al Pesce Innominato!”

“Hai ragione, Joe, nemmeno fra quelle che dice il Vecchio Bucaniere” aggiunse un tipo distinto in fondo al bancone. “Non è vero, Armand?”

Si rivolse a un uomo molto vecchio, certamente era sbronzo come tutti gli altri. In ogni caso era solo, e da dietro i suoi foltissimi capelli lunghi un solo occhio nero faceva capolino brillante.

“Ragazzo! Vieni un po’ qui?”

“Ooooh! Kaden delle Fontane a rapporto dal vecchio Armand! Ahahaha!” rise un altro ragazzo, e divise un brindisi col compagno di tavolo.

Kaden tuttavia si sedette su una sedia scomodissima e si ritrovò davanti il vecchio Armand.

Sembrava un soffione: capelli e barba bianchissime e persino i peli sul petto scoperto erano altrettanto candidi.

In mezzo a quei cespugli, si notava una collana fatta di denti di un pesce, che Kaden non riconobbe.

“Allora. A quanto ho compreso, vuoi entrare dentro il mare, probabilmente per aprire l’ultima Fontana, no?”

Non si capiva molto bene, gli mancavano molti denti, ma Kaden annuì.

“Bene. Hai bisogno del Sommozzatore, allora”

Kaden stavolta mancò l’essenza della frase.

“Ehm… potete ripetere?” chiese, al che Armand si maledisse e trascrisse il nome dell’attrezzo che aveva nominato.

“È un… oggetto” disse “che ti permette di respirare sotto l’acqua. Ma attento, non ha un tempo illimitato”

Kaden aspettava la fregatura e quella arrivò puntuale.

“E va bene, va bene lo stesso. Dove posso procurarmelo?” chiese, sicuro che quella fosse la strada giusta.

Armand per tutta risposta si alzò e oltrepassò la porta della toilette.

“Aahahah! Il vecchio pazzo ha problemi di incontinenza!”

A quel che pareva, ogni cosa era motivo di ilarità in quel bar.

Ad ogni modo, Armand non tornò che dopo dieci minuti, con in mano un grosso oggetto cilindrico e quella che sembrava una tuta.

Il vecchio gettò tutto sul tavolo. “Ecco. Sono cento pezzi d’oro”

Kaden non si aspettava che dovesse pagare e confidava sul buon cuore dell’uomo.

“Ma… pensavo volesse regalarmeli” biascicò perplesso, al che toccò all’uomo ridere.

“Ragazzo mio! È ora che tu scendi dalle nuvole! In novantaquattro anni di vita non ho mai sentito una cazzata simile! SENTITO, GENTE?”

“No che non abbiamo sentito un cazzo, sta’ zitto, scimmia!” e da qualche parte pervenne una manciata di arachidi.

“Allora, basta bestemmie. Tu mi paghi duecento pezzi d’oro e ti lascio andare. Manchi di farlo e ti taglio la gola. Hai capito?” sibilò Armand, con la sua maniera di parlare strana e priva di molti denti.

Siccome si era avvicinato, Kaden poté assaporare l’alito alcolico e vedere molti denti d’argento, fra i pochi che aveva.

Inoltre, il ragazzo registrò che fino a due minuti prima aveva fissato il prezzo a cento pezzi d’oro, non duecento.

“Allora, li paghi questi trecento pezzi, sì o no?”

Armand estrasse un coltello minaccioso e…

Improvvisamente accadde che una mano veloce gli tagliò la gola orizzontalmente e il vecchio cadde sul tavolo.

“Non importunare Kaden delle Fontane, decrepito!” esclamò Mary, sputando a terra.

“Mary! Mi hai salvato!” esclamò il ragazzo, mentre Mary, che non sembrava tanto ubriaca come prima, prese l’attrezzatura e lo guidò fuori da quel luogo assurdo. Inoltre, anche un uomo morì nello stesso momento, linciato poiché aveva barato.

“Non ho la minima idea di come usarlo, ma purtroppo ce n’è solo uno” disse Mary. “Mi sa che dovrai scendere tu, da solo, al mare, mentre io veglierò su di te dalla superficie, accertandomi che non ti cerchino”

Tutto quello che entrambi sapevano era la forma, ovvero un cilindro di metallo, un casco da infilare in testa e una specie di tubo che forse si infilava nel naso o nella bocca, ma nessuno dei due ne era sicuro.

“Non credo che qualcuno nei paraggi sappia usarlo, e vista la gente nel bar, non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno me lo rubasse con la scusa di insegnarmi” soppesò Kaden.

Così non gli rimase da fare che una prova.

Prese la veste e la indossò, e ne trovò anche la cerniera, che venne chiusa da Mary.

Gli veniva strettissima, ma doveva fare della necessità una virtù, proprio come quando aveva camminato fra le fogne.

Indossò anche quella specie di casco, e il problema successivo si presentò nel respiratore, ma in ogni caso non fu proprio difficile indossare un boccaglio e rendersi conto della respirazione, che avvenne dunque grazie all’ausilio dell’oggetto cilindrico.

Kaden era dunque pronto. “Va bene, allora vado!”

Mary fece una cosa che non aveva mai fatto prima: lo abbracciò stretto, con fare a metà fra materno e fraterno.

“Abbi cura di te, Kaden” disse mentre piangeva. “Davvero, torna su vivo! Pensa a tutti noi e a quelli che si sono sacrificati per te e torna vincitore! Altrimenti ti picchio, okay?”

Kaden si ritrovò a ricambiare quell’abbraccio e dire: “Tornerò vincitore, non ti preoccupare” anche se non era affatto sicuro né di trovare la Fontana, né di tornare. La bombola era al massimo caricamento? La Fontana era nei paraggi o molto lontano nel mare? E poi, sarebbe bastato il respiratore per spegnerla e tornare in superficie senza incidenti? Non ne aveva idea, e aveva paura di tutte quelle domande, tuttavia non voleva far preoccupare Mary, inoltre era sicuro che anche lei si stesse ponendo le medesime questioni.

Infine Kaden si voltò verso il mare e deglutì profondamente. Non era sicuro di saper nuotare bene.

“A noi due, Mare. Vediamo che hai da dirmi” disse, senza saperne il motivo, e si tuffò, non pensando a nulla.

Serenata rap

Continua il nostro viaggio attraverso il vecchiume che ho deciso di riproporre attraverso il blog. È il 24 luglio del 2013 e io… mi annoiavo, ecco.

“MA STAI SCHERZANDO?”

Stan era allibito. Le parole che Gerald aveva appena pronunciato non poteva credere, fino a qualche minuto primo, che un giorno avrebbe potuto dirle.

“No. Tanto lo sai che tu che…” disse Gerald, ma Stan lo anticipò.

“Ma ti rendi conto? Noi che siamo votati al Power Symphonic Gothic Epic Metal polifonico! E tu… tu… tu…”

“Sì. Il tuo genere mi ha stufato”

Gerald voleva proprio far suicidare il suo migliore amico.

“Ma non puoi fare una serenata rap per una ragazza! È inutile!”

Per Stan, il rap era un sottogenere indegno di essere ascoltato. Per l’amico invece, era un genere che andava rivalutato.

A Gerald si erano aperti gli occhi e voleva convincere anche Stan della bontà della sua idea. “Beh, allora tu cosa faresti per una ragazza figa che ascolta Tupac?”

“Tupac che sarebbe? Una ditta di spedizione pacchi?”

“Ma è il più grande rapper…”

“Allora non m’interessa! Mi cercherò un altro chitarrista!”

Detto quello, Stan Trafford vagò per la sua strada. Gerald invece quella sera si ritrovò sotto in via BH 17 a fare quella serenata rap.

“Oh Jenny, sei sempre viva come una pianta, oh Jenny, come una luna e i politici…”

Jenny uscì e gli tirò una padella insaponata in pieno volto, facendo centro. Al buio. Con quattro piani di differenza.

“E non farti mai più rivedere!” urlò, prima di chiudere la finestra.

“Povero Gerald” esclamò un passante, che sapeva come si chiamava il ragazzo infortunato perché l’aveva scritto da tutte le parti, appeso al collo e nei finti piercing. “Sempre così sfortunato”

Gerald e le serenate rap. Da quel giorno, avrebbe lasciato il rap a chi di dovere.