Test: sei un test?

Embé? Perché non lo posso fare?

Il Test definitivo, per veri disagiati. Fatelo, e poi potrete  capire se fare test agli altri, perché siete un test umano

  1. Vi capita che guardando negli occhi una persona capite tutto.

a) MA DITEMI COSA VEDETE QUANDO LI GUARDI NELI OCHI EEEEEH?

b) Infatti, e di solito la soluzione sta nei pistacchi

c) Non sono d’accordo, la soluzione è fuggire

c) 42

2. Quando dici a qualcuno “Non te ne importa niente di me” lo pensi davvero?

a) No, è un test

b) Sì, lo penso davvero

c) No, è solo tè con i biscotti

3. Quando tutto si conclude a tarallucci e vino, tu prendi davvero i tarallucci e il vino?

a) No, ma preferisco la vodka e… e basta

b) Lo dico in un tweet

c) Io preferisco le reginelle, i biscotti intendo

4. Sono CORNETTI o BRIOCHE?

a) Aven, basta! Lo chiedi sempre!

b) A me me piac a nutella

c) Preferisco un salutare succo d’arancia. O salutare il succo d’arancia

5. Vedi due che litigano. Che ne pensi?

a) Stanno dipuntando un parcheggio

b) Stanno litigando per della cioccolata

c) Uno dei due deve dei soldi del Monopoli a un terzo invisibile

6. Vedi uno in metro che legge il giornale, che ne pensi?

a) Che non è un metro ma un autobus

b) Impossibile, nessuno prende i mezzi pubblici

c) Il Giornale è Il Giornale

7. Vedi qualcuno che inciampa sul marciapiede

a) Mi metto a ridere

b) Sicuramente è confuso da un sacco di problemi che lo attanagliano

c) Il Marciapiede si è ribellato al sistema come avevo previsto

8. “Ti giuro, ieri ho visto l’Invisibile Unicorno Rosa!”

a) “Andiamo, a parte che è fucsia!”

b) “Ma se è invisibile come fai ad averlo visto?”

c) “ODDIO SI ANCHE IO POSSIAMO FONDARE UNA SETTA”

9. Uno ti chiede: “Mi passi il sale?” ed è subito…

a) sera

b) in realtà vuole una sedia gigante su cui arrampicarsi

c) in realtà è un test per capire quanto sei innamorato

10. Quando guardi le macchie pensi a Rorschach?

a) No

b) Sì e in realtà anche questo test è in realtà un reattore a pannelli solari

c) Io so solo che morirò sotto a un autobus

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A

Sei un’intervista

Le interviste non sono test. Tu ti siedi, e le persone ti fanno domande a cui dovrai rispondere. Tutto molto tranquillo, no? E a te piace che le persone ti facciano una domanda.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Sei un test

I Test sono molto più incisivi, e in effetti a te piace sguazzare nel mare delle personalità, per capire meglio chi sei. Ma chi sei? Hai escluso tutte le possibilità, ti rimangono soltanto un frigorifero oppure una piastrella romboidale. In entrambi i casi, buona fortuna.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Sei un marciapiede

Infatti, nella risposta che riguardava i marciapiedi, ti sei riconosciuto subito. È stato amore a prima vista, e infatti quando passeggi vai sempre sui marciapiedi, perché ti riconosci in loro.

Annunci

Cosa direbbero gli altoparlanti

Terzo episodio dell’amarcord più nonsense che ci sia. È il primo febbraio 2014 e…

Nella vita non mi sono mai perso nulla, nemmeno il minimo rutto.

Ne ho sentite di cotte e di crude, e la gente crede che sia divertente dirmi le cose con veemenza, ma anche io ho dei sentimenti, per Diana ascoltatrice!

Ah, già, non mi sono presentato.

Sono un altoparlante.

Sì, di quelli che vivono per amplificare la voce delle persone. per questo dicevo che non mi sono mai perso il minimo rutto, in tutti i sensi.

Successe una sera che il padrone del posto, di questo posto ove lavoro, un po’ alticcio a giudicare da come puzzava l’alito, decise di accendermi e dire “Signori e Signori, vi presento la prima edizione di Ruttolandia!”

E via di rutti, dal minimo al più feroce rigurgito che abbia mai sentito, al punto da sentirmi male, e io che sono un altoparlante non dovrei avere nausee, vero?

Eppure ero disgustato, così tanto che mi guastai  e non potei che benedire il mio creatore per avermi costruito con un difetto di fabbricazione. Ma in realtà era un problema del mio compagno di viaggio, il signor Microfono.

“Ehi, Mick!” lo chiamai col nomignolo di mia invenzione. Sapevo che si sentiva male, ma il mio tono era scanzonato apposta.

“Eeeeeeh” mi rispose, cavernoso.

“Non te la passi molto bene!” esclamai di rimando.

“Vorrei vedere te nelle mie condizioni! Insomma, tutto il giorno

A essere preso, tirato, ammaccato e posato come roba vecchia! Ho o no una dignità? Per di più, io devo avvicinarmi alle bocche per funzionare! Sai che significa?”

“No” ammisi.

“Allora te lo dico io! Vuol dire che devo sorbirmi tutti i tipi di fiato! Fresco caldo, alcolico, aglioso e una volta persino di acqua!”

“Cosa?” ero allibito.

“Sì… l’odore dell’acqua è tipico” confermò senza indugio alcuno. “Andiamo, Mick, credo che tu stia esagerando” osservai, sbigottito, ma non è stato per la mia frase che tornò a funzionare, piuttosto è stato riparato e per giunta smise di lamentarsi in una grazia inaspettata, ma fu pronto per accettare qualunque tipo di alito acido che gli perveniva, ancora una volta e com’è nel suo destino. Un altro aspetto della mia vita da altoparlante?

I miei esordi nei comici, in cui ripetevo tutto e di tutto, ma io sapevo, mentre amplificavo quella voce,. Che erano tutte falsità.

Ad esempio il tizio che poi mi ha venduto a questo locale balneare si è sputtanato da solo.

Mentre se la faceva con la sua segretaria/amante focosa, ha dimenticato di tenermi acceso e Mick si è preoccupato di riprodurre fedelmente ogni ansimo e ogni sibilo di piacere. Fu molto divertente quella notte stessa vederlo scappare come un ladro, segno del fatto che ho sempre funzionato bene e svolto fedelmente il mio compito.

Da me sono passati tutti i più grandi “Pronto, prova” del mondo, che fra l’altro è anche la mai cantilena preferita.

“Un, due, tre, prova. Sssà, sssà, prova, prova, sì”.

Andiamo, come si fa a resistere?

Certo, meno felici sono i momenti in cui usano il povero signor Mick per le scorregge.

Colpa del figlio discolo, che crede che io sia un ottimo modo per evidenziare la sua imbecillità e quindi si sentiva in dovere di chiamare i suoi amici e sentire quanto forte riuscivo a riprodurre i suoi “suoni”. Certo, ma se con un padre ruttone pretendevo di avere un figlio banchiere… beh, era pura utopia.

“Insomma, la tu avita è stata turbolenta, eh?” osserva la mia amica saggia, la signorina Presa Elettrica.

“Sì, proprio così” rispondo sicuro.

Di sicuro c’è che ne avrò ancora da raccontare. Chissà cosa mi succederà domani , ad esempio?

Il Microfono riprende a parlare. Non appena ha sentito ciò che ho pensato gli è venuto in mente di dire la sua, ma temo cosa possa dire.

“Potrebbe accadere che io mi guasti di nuovo! Che bello!” esclama gaudioso.

“No, per favore, Mick!” esclamo imperioso.

Il signor Mick non capisce che non è fastidioso il guasto in sé, ma proprio perché è fautore di crisi depressive profonde. Poi mi riscuoto dalla fantasticheria.

Qualcuno ha acceso il “naso”, che mette in funzione tutto. Ha proprio forma di un naso umano, e io ne ho visti.

Vediamo cosa devo riprodurre.

“ATTENZIONE, PREGO!” esclamo quasi non volendo e sia una frase di rito. “SONO DI NUOVO PRONDE LE SCIAMBELLI CALDI! SCIAMBELLI CALDI!”

Lo dice con una tale forza e veemenza che mi sconvolgo nell’intimo. Qualcuno gli dia un vocabolario in testa! In ogni caso, non è nuovo a questi svarioni. “patatini fritti in vaschetta!”, “pizzetti!”, eccetera. Ha problemi col cibo, che preferisce gustare.

Insomma, vita grama, quella che vivo. Ma domani sarà meglio, vedrete.

Serenata rap

Continua il nostro viaggio attraverso il vecchiume che ho deciso di riproporre attraverso il blog. È il 24 luglio del 2013 e io… mi annoiavo, ecco.

“MA STAI SCHERZANDO?”

Stan era allibito. Le parole che Gerald aveva appena pronunciato non poteva credere, fino a qualche minuto primo, che un giorno avrebbe potuto dirle.

“No. Tanto lo sai che tu che…” disse Gerald, ma Stan lo anticipò.

“Ma ti rendi conto? Noi che siamo votati al Power Symphonic Gothic Epic Metal polifonico! E tu… tu… tu…”

“Sì. Il tuo genere mi ha stufato”

Gerald voleva proprio far suicidare il suo migliore amico.

“Ma non puoi fare una serenata rap per una ragazza! È inutile!”

Per Stan, il rap era un sottogenere indegno di essere ascoltato. Per l’amico invece, era un genere che andava rivalutato.

A Gerald si erano aperti gli occhi e voleva convincere anche Stan della bontà della sua idea. “Beh, allora tu cosa faresti per una ragazza figa che ascolta Tupac?”

“Tupac che sarebbe? Una ditta di spedizione pacchi?”

“Ma è il più grande rapper…”

“Allora non m’interessa! Mi cercherò un altro chitarrista!”

Detto quello, Stan Trafford vagò per la sua strada. Gerald invece quella sera si ritrovò sotto in via BH 17 a fare quella serenata rap.

“Oh Jenny, sei sempre viva come una pianta, oh Jenny, come una luna e i politici…”

Jenny uscì e gli tirò una padella insaponata in pieno volto, facendo centro. Al buio. Con quattro piani di differenza.

“E non farti mai più rivedere!” urlò, prima di chiudere la finestra.

“Povero Gerald” esclamò un passante, che sapeva come si chiamava il ragazzo infortunato perché l’aveva scritto da tutte le parti, appeso al collo e nei finti piercing. “Sempre così sfortunato”

Gerald e le serenate rap. Da quel giorno, avrebbe lasciato il rap a chi di dovere.

 

Tutorial: andare alle fiere e spendere tutto.

download-2

Questo sono io dopo il giorno passato al Palermo Comicon. Un poveraccio, sì, ma con una valigia piena di desideri esauditi.

Lo scorso settembre si è svolto il Palermo Comicon, un convegno per nerd dove ci si veste in cosplay e si compra tutto quello che c’è da comprare, per poi sparire nel nulla.

La prima cosa da fare è capire dove si trova questo evento. Siccome io sono povero, posso permettermi di andare un giorno solo, anche perché poi in effetti diventa pesante, e in ogni caso la Fiera in questione si trova dall’altra parte della città, rispetto a dove abito. Per riflesso, posso dire che io abito dall’altra parte della città rispetto a dov’è la Fiera. Infine, rispetto a casa mia e la Fiera, la Cattedrale si trova proprio a metà strada o quasi.

Comunque.

Una volta individuata la zona, si decide di andarci con i mezzi pubblici, quindi ci si alza all’alba per essere lì in tempo utile e comprare un biglietto per entrare per primi, e rimanere lì tutto il giorno.

Il giorno perfetto per andarci è infatti il sabato, ché non è il primo giorno e nemmeno l’ultimo, e c’è più gente e magari si può stare anche in compagnia, se uno ha la compagnia. Se invece uno vuole stare da solo, si hanno molte più possibilità. Ad esempio, si può decidere di fare un corso gratis di dama, oppure di… spendere tutto.

Tutti i tuoi risparmi, i soldi dei nonni, gli stipendi, tutto convertito in borse, gadget, tazze di PacMan doppioni, cibo a quantità industriale e manga.

A fine giornata, avremo speso tutto, e solo allora piangeremo lacrime amare. Tuttavia, la soddisfazione di avere un angolo nerd per la casa sarà senza pari, fino al giorno in cui affitteremo uno stand tutto nostro e venderemo i libri che abbiamo scritto.

Fino ad allora, continueremo a spendere.

“Ma abbiamo già zero euro!”

ABBIAMO? DOBBIAMO VENDERLO!

 

Tutorial: scavare nel freezer.

Immagine

Vedete? nemmeno Freezer riesce a scavare nel freezer… o è il Freezer che non riesce a battere un freezer?

A parte l’immagine che genera implosione al solo guardarla, io suggerirei di andare a vedere un freezer. Dovremmo averlo tutti, e generalmente si trova sopra il frigorifero.

Abbiamo fame, abbiamo bisogno di vedere quello che c’è dentro. Lo apriamo dunque, con decisione ma senza avere troppa fretta di vedere quello che c’è da vedere.

Ehi! Ma che abbiamo qui? Un’era glaciale! Il freezer, mai sbrinato, ha formato veri e propri ghiacciai in mezzo ai cibi che custodisce! E niente, anche questa cosa semplice può rivelarsi un’avventura, che nulla ha da invidiare all’impressa di Amundsen e quella volta al Polo.

Prima fase: i cibi più vicini

I cibi più vicini sono quelli da consumare il prima possibile, quindi li si può estrarre subito senza dover prendere i guanti e il cappotto di pelliccia.

Seconda fase: le prime stallattiti

Adesso, prendiamo i cani e, con indosso un bel cappotto fatto con le pelli dello Yeti, andiamo alla ricerca dei cibi ormai fossilizzati nelle nevi perenni. Qui la temperatura oscilla dai -25 ai -35 gradi Celsius, quindi non c’è da stupirsi se dobbiamo prendere un piccone per spaccare lo spesso strato di ghiaccio. Poi, lo strato spaccato possiamo usarlo per un cocktail, dopo, alla nostra base.

Terza fase: il fondo del freezer.

Qui la vita non esiste più. C’è solo ghiaccio, tutto è morto e solo i cuori impavidi osano andare a visitare il fondo del freezer, il quale non si ricorda più nemmeno come sia fatta la luce del sole, custodendo tuttavia, sotto di sé e quindi sotto tre metri di ghiaccio durissimo, vaghi pezzi di prezzemolo e di pisellini ormai dimenticati dal tempo.

Noi, coperti da più strati e aiutati da una torcia , vediamo quanto è ancora salvabile e pianteremo una bandiera con la nostra faccia lì, dov’è difficile spiegare a parole cosa ci sia esattamente.

Cosa vuoi che ci sia… solo ghiaccio, no?

In effetti.

Crisi.

Questo racconto partecipa alla XVII Challenge indetta dal gruppo Facebook “Circolo di scrittura Creativa – Raynor’s Hall. Il tema uscito era “Crisi”, ed io l’ho riadattato secondo ciò che l’ispirazione mi ha detto di fare.

“Aven, Aven, sono un po’ in crisi!”

Mi sveglio dal mio sonnellino pomeridiano e guardo Gianborfio.

“Che succede?” chiedo, ancora nella fase REM.

“Ma se i monti dovessero stancarsi, cadrebbero?”

“I monti… che?”

Gianborfio dovrebbe sapere che le domande difficili non si fanno a uno che è semi sveglio.

“È una cosa che dobbiamo risolvere! Se i mondi cadessero, anche il cielo cadrebbe!”

“Ma… che stai dicendo”

Gianborfio mi prende di peso e andiamo sulle montagne. Per inciso, quelle montagne fanno parte della Catena Montuosa degli Uomini Rocciosi, che robusti si mimetizzano fra le pietre.

Si chiamano tutti Pietro.

“Senti, Pietro?” chiede Gianborfio, di conseguenza facendo voltare tutti i Pietro rocciosi.

“Mi chiedevo come stessero le montagne. Sono giù? Sono su? Serve loro un tiramisù?”

Uno dei Pietro batte sulla spalla del mio amico. “Non preoccuparti, ci pensiamo noi alle montagne. Voi tornate pure da dove siete venuti. Inoltre, non credo che poi abbiate il potere di sconfiggere il Cielo, se dovesse cadere”

Io ancora non ho capito che cosa vuol dire che il cielo debba cadere.

“Vuol dire che il cielo cade” risponde Pietro, un altro dei tanti, uno che legge nel pensiero. “E quando il cielo cade, dipende. Se è giorno, cade solo il sole, se è buio cadono anche tutte le altre stelle”

Non riesco a credere alle sue parole.

“Ma… vi rendete conto?” chiedo io, sia a Gianborfio, sia a tutti i Pietro che vedo, e ne vedo spuntare parecchi. “Il cielo come può cadere per colpa delle montagne? Vi rendete conto dell’assurdità della cosa? È come se fossi un tostapane!”

“OMMIODDIO! Sei un tostapane!” Gianborfio sembra sconvolto, si porta le mani sulla bocca e reagisce come se mi avesse davvero visto trasformarmi in un tostapane, con tanto di filo della spina svolazzante.

“Che c’è?”

“Sei diventato un tostapane” dice un Pietro. “In realtà, ti avevamo avvertito: noi vigliamo affinché il cielo non cade riducendo il mondo in crisi, ma ci sembra che TU stesso sia in crisi… non è vero?”

Non mi sento in crisi. Ho solo tanta, ma tanta voglia di abbrustolire dei tramezzini…

Oddio!

 

 

 

 

Se guardiamo le pentole, non bollono mai.

È l’ora di pranzo. In cucina una pentola comincia a bollire, a causa dell’elevata temperatura alla quale è sottoposta.

“Uff” dice la pentola. “Non bastava solo il caldo estivo, ma adesso devo stare sopra la fiamma”

La fiamma non sembra però dimostrare alcuna pietà per la pentola. “D’altra parte, hai mai visto una fiamma che dà  freschezza?”

La pentola risponde “No, in effetti no. Però… che succede?”

Dentro la pentola, qualche minuto prima, era stata messa una certa quantità d’acqua, che adesso ha generato un bel po’ di bollicine.

“Eccoci! Siamo le bollicine!” esclamano contente le piccole pesti, successivamente si mettono in fila.

“Attenti! Mettersi in posizione! Oggi ci eserciteremo nel volo!” esclama la bolla generale, un po’ più grossa delle altre.

“Ma io soffro di vertigini, uffa” protesta una bollicina.

“Poche ciance! Avanti, marsch!”

Subito dopo l’ordine le bollicine cominciano a saltellare, andando fin sulla linea di galleggiamento, ossia dove finisce l’acqua e inizia l’aria. Purtroppo però così facendo le bolle muoiono, diventando vapore.

“L’acqua comincia a riscaldarsi, immagino che adesso sia ottima per un bagno alle terme” riflette la pentola, la quale comincia a sudare.

“Uhuhuhu, e non hai visto niente” commenta il fuoco. Nessuno gli fa notare che è azzurro alla base e rosso alla fine, ma forse perché non si scherza col fuoco.

Nel frattempo, le bollicine cominciano a dare il via a un party dentro l’acqua, con tanto di consolle e DJ Bolla a gestirla.

C’è chi balla, c’è chi sale su scoppiando in superficie, c’è chi rimane giù a cercare una compagna bolla per unirsi, c’è anche chi, come si può vedere, diventa enorme e mette paura alle bollicine più piccole.

È il momento in cui l’equilibrio dell’acqua viene turbato: settanta grammi di spaghetti, infatti, è sull’orlo della pentola.

“Guardate, qui c’è un lago” commenta uno spaghetto.

“Già, l’acqua però è bollente” osserva un altro spaghetto.

Un terzo spaghetto vuole fare una battuta stupida. “Ehi! Secondo voi è bollente perché… bolle? Ahahahah! Bollente, bolle!”
Per punizione, è il primo a tuffarsi in quelle acque bollenti e per giunta salate. Il sale era già stato messo prima, quindi non è poi un lago, ma un mare salato alla perfezione.

Uno dopo l’altro, gli spaghetti si tuffano, non sapendo che tuttavia si scioglieranno, da duri come sono.

Le bolle infatti dicono loro “Ehi! come siete rigidi! E scioglietevi, ballate con noi!”

Gli spaghetti fanno come richiesto e diventano mollicci e simili a vermi, perdendo anche la capacità di parlare.

“Ehi, Bolle! Quello che fa le battute non è più!” esclama una delle tante bolle.

“Beh, è una fortuna… ne faceva di squallidissime” risponde un’altra bolla.

Infine, la fiamma che ha tanto torturato la pentola, viene spenta. È il momento di scendere la pasta e separare l’acqua calda dagli spaghetti morti.

“Salve, sono lo scolapasta! Sapete che se fosse senza buchi non servirei a nulla?”

Test: sai fare le addizioni?

immagine

ODDIO COSA SONO QUESTI SEGNI GRAFICI?

Dì la verità: anche tu ti sei sentito spaesato quando dalle mele del contadino sei passato a questi strani simboli che si chiamano numeri.

Quindi, mi piacerebbe condividere con voi il mio disagio e vedere se sappiamo ancora fare le addizioni senza l’ausilio della calcolatrice.

  1. Ammettiamolo: hai fatto una cazzata. Come reagisci?

A. Incolpo qualcun altro

B. Dico “La verità”, aspettandomi che il mio interlocutore risponda “Mi fa male, lo sai”

C. Me ne vado in Thailandia a coltivare riso con i bambini sottopagati. Ma prima devo capire dove si trova la Thailandia.

2. Qual è la capitale della Birmania?

A. E chi minchia la sa?

B. Adesso si chiama Myanmar, imbecille

C. Rangoon

3. Come mai Giulio Cesare non è stato attento alle idi di marzo?

A. Era intento a bombare Cleopatra, chiamalo fesso

B. Altrimenti Augusto non si sarebbe potuto chiamare Augusto ma Clodoveo

C. Stava andando a comprare i super poteri sul deep web

4. Mi spiegate una volta per tutte a cosa servono i coriandoli?

A. Sono pezzi di Voldemort

B. A sporcare a terra

C. Preferisci essere colpito con la schiuma da barba?

5. Qual è il regalo più anonimo che avete ricevuto a Natale?

A. Certo, parlare di natale ad Agosto mi sembra un po’ fuori luogo

B. Un porta telecomando

C. Una puntina da disegno

6. Qual è tra questi il metodo più brutale per uccidere?

A. A colpi di cucchiaio

B. fare a fette la persona e buttare i pezzi nel mare chiusi in un sacchetto biodegradabile

C. Sedia elettrica senza la spugna bagnata

7. Qual è tra questi il metodo migliore per salvare una vita?

A. Cliccare sul tasto destro del mouse e fare “Salva”

B. Non morire

C. Conquistare dieci monete e avere quindi una vita in più

8. Mettiamo che entra un moscone in casa

A. Mi metto a urlare come un dannato

B. Lo uccido col mio lanciafiamme

C. Lo lascio vivere e magari lo mangio

9. Mettiamo che una casa entra in un moscone

A. Direi che questo sia un argomento interessante

B. Scoppia l’amore fra le case e i mosconi

C. Mi metto a urlare come un dannato

10.Ultima domanda: cosa portavi a scuola per la ricreazione?

A. Un mottino Kinder da esplodere con la mano

B. Un panino

C. Scroccavo dagli altri

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

SAI FARE LE ADDIZIONI

Che sia due più due oppure 360+394+4242, la cosa non ti crea problemi! sei davvero un mago nell’aggiungere le cose e la cosa si vede: Ci sono solo 100 grammi di pasta? Ne aggiungi un altro paio! Ci sono due semafori? Ne aggiungi un altro! Quattro suole ruote in macchina? Tu ne hai cinque! E così via.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

SAI FARE LE ADDIZIONI FINO A DUE CIFRE

Qui cominciano un po’ di problemi. Le mele possono essere al massimo di due gruppi, al terzo vai in confusione e la tua testa potrebbe esplodere. O forse è già esplosa. O forse la tua non è una testa ma una patata. In ogni caso, cammina sempre con la calcolatrice in mano, è meglio.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

LE ADDIZIONI SAI FARLE SOLO CON LE MELE

Sei talmente concreto che hai bisogno di qualcosa che vedi per poter risolvere le addizioni. Una mela più una mela più una mela quante mele sono?

“Tre mele!”

Bravo. E 1+1+1 quanto fa?

“Centoundici!”

Mmmh. Male male.

Le avventure di Isda/52

spescespada03

Il crepuscolo di Isda

“Isda, che fai? Guardi il tramonto?”

“Oh, sei tu, Orata” dice Isda, guardando l’amica di sempre venire verso di lei.

“Sì, in effetti mi piacciono i colori della giornata che si chiude. Hai programmi per stasera?”

“A quanto pare alcuni molluschi faranno uno spettacolo di majorettes” dice l’Orata.

“ANCORA? ma non hanno capito che non sono adatte?” Isda sospira, rassegnata. “va beh, però guarda: il sole affonda sull’orizzonte e…”

“COSA? IL SOLE AFFONDA? E DI NOI CHE NE SARÀ?”

Isda vede malinconica l’Orata correre via impazzita, strombazzando col pesce trombetta e dare un allarme che non esiste.

Scuote la testa, Isda, e torna a guardare il tramonto. La sera è uno spettacolo, perché le meduse in particolare prendono colore e luminose attendono solo di essere spaventate. Poi, la solita voce del megafono rotto di un relitto dimenticato che dice “Giornata finita. Il Mare vi augura una buona cena” e tutti quindi intenti a rincasare, dando inizio all’orta di punta.

Isda però non sembra interessarsi alle vite altrui e torna a guardare la luce che, piano piano, si affievolisce.

Chissà coma mai, chissà per quale congiunzione astrale, Isda sente che quel pomeriggio è diverso dagli altri. Sicuramente succederà qualcosa di diverso… di bello, ma con una nota triste.

E inoltre pensa: “Chissà se per oggi il sole non vuole tramontare… oh Poseidone, non voglio che tramonti!”

Invece, ogni minuto che passa, è un altro raggio di luce che va via, lasciando il mare sempre più scuro.

“Ehi, Isda! Ti va di fare a gara su chi mangia più molluschi?” chiede un’amica.

“Uh? No, oggi… oggi non mi va” si ritrova a dire, e subito dopo si sente stupita dalle sue stesse parole. Che sta succedendo?

E nel frattempo, un altro raggio va via… forse per sempre.

“Ragazze” dice ancora “ma secondo voi domani è un altro giorno? Siamo sicuri che il Sole voglia poi tornare domani mattina?”

“Beh, lo spero” afferma un’Aguglia. “domani ho l’esame per la patente, il Sole DEVE  sorgere, altrimenti lo picchio!”

“Patente?”

“Voglio guidare una nave romana affondata durante l’età classica”

Nel frattempo, anche l’ultimo raggio di sole se ne va. È sera sul mare, e ormai tutti si apprestano ad affrontare la notte.

Isda sospira. “È finita un’altra giornata, anche se stavolta non volevo che finisse. Come al solito ho spaventato i pesci inferiori, risposto male ai pesci superiori, e con la mia spada laser sono temuta e riverita. Ma domani?”

Domani chissà. E con questa domanda che non ha trovato risposta, Isda torna a casa.

Il genio che…

Personaggio: un genio,un vecchietto
Genere: giallo
Caratteristiche: perdita di memoria,viscosità
Coppia: nessuna

Prompt fornito dal generatore del sito “Racconti vaganti“.

“AAAAAH COSA È SUCCESSO?”

L’urlo dello scienziato squarciò l’aria altrimenti tranquilla della notte.

Il genio stava semplicemente scendendo in laboratorio per poter bere un bicchiere di latte, visto che non riusciva a dormire, quando vide.

I suoi occhiali! Non c’erano più! Gli erano fondamentali, senza di quelli non poteva più condurre nessun esperimento!

Per fortuna, abitava al paese un vecchio ispettore, ormai in pensione e che certamente sarebbe stato disponibilissimo, più della polizia, a cercare i suoi occhiali alle tre del mattino.

“Califragili! Califragili! Ho bisogno di lei! Mi hanno rubato gli occhiali fotonici!” esclamò trafelato alla cornetta.

Il vecchietto, ancora intontito dal sonno, disse: “Oh certo, vengo subito. Sia mai che distruggano i suoi preziosi occhiali e rivendano i pezzi al mercato nero!”

Seguì un silenzio imbarazzato.

“Venga! Quegli occhiali sono fotonici e sono in grado di distruggere il mondo!”

Alla fine, anche se il genio aveva leggermente esagerato gli effetti degli occhiali, l’ex ispettore venne.

“Allora” esordì il vecchietto “dove sono stati l’ultima volta che li ha visti?”

“Erano qui sul tavolo” rispose prontamente il genio. “Adesso non sono più”

Il vecchio ispettore, con l’istinto di chi ne ha viste veramente troppe per poter concludere la carriera con questo caso banalissimo, osservò quanto lo scienziato amasse il suo lavoro: tutta la stanza era piena di strumenti, di computer, di cose che si muovevano da sole e tantissimi bip che provenivano da punti improbabili.

Lo si sarebbe detto un genio, ma… quegli occhiali, dove potevano essere finiti?

“Per caso, questi occhiali hanno una montatura particolare, prevalentemente nera?”

“Il nero è il mio colore favorito” rispose lo scienziato.

“E mi dica, quando non li ha indosso non vede nulla, vero?”

“Proprio nulla” rispose il derubato. “Sono molto miope, quindi non riuscirei a distinguere una giraffa da un cavolfiore, da lontano”

“bene, caro mio, allora li ha proprio sul naso! Arrivederci!”

Lo scienziato si sentì crollare il mondo addosso. Come poteva averli sul naso? Se lo tastò ed effettivamente li aveva proprio lì.

E il genio si sentì molto stupido.