Cosa direbbero gli altoparlanti

Terzo episodio dell’amarcord più nonsense che ci sia. È il primo febbraio 2014 e…

Nella vita non mi sono mai perso nulla, nemmeno il minimo rutto.

Ne ho sentite di cotte e di crude, e la gente crede che sia divertente dirmi le cose con veemenza, ma anche io ho dei sentimenti, per Diana ascoltatrice!

Ah, già, non mi sono presentato.

Sono un altoparlante.

Sì, di quelli che vivono per amplificare la voce delle persone. per questo dicevo che non mi sono mai perso il minimo rutto, in tutti i sensi.

Successe una sera che il padrone del posto, di questo posto ove lavoro, un po’ alticcio a giudicare da come puzzava l’alito, decise di accendermi e dire “Signori e Signori, vi presento la prima edizione di Ruttolandia!”

E via di rutti, dal minimo al più feroce rigurgito che abbia mai sentito, al punto da sentirmi male, e io che sono un altoparlante non dovrei avere nausee, vero?

Eppure ero disgustato, così tanto che mi guastai  e non potei che benedire il mio creatore per avermi costruito con un difetto di fabbricazione. Ma in realtà era un problema del mio compagno di viaggio, il signor Microfono.

“Ehi, Mick!” lo chiamai col nomignolo di mia invenzione. Sapevo che si sentiva male, ma il mio tono era scanzonato apposta.

“Eeeeeeh” mi rispose, cavernoso.

“Non te la passi molto bene!” esclamai di rimando.

“Vorrei vedere te nelle mie condizioni! Insomma, tutto il giorno

A essere preso, tirato, ammaccato e posato come roba vecchia! Ho o no una dignità? Per di più, io devo avvicinarmi alle bocche per funzionare! Sai che significa?”

“No” ammisi.

“Allora te lo dico io! Vuol dire che devo sorbirmi tutti i tipi di fiato! Fresco caldo, alcolico, aglioso e una volta persino di acqua!”

“Cosa?” ero allibito.

“Sì… l’odore dell’acqua è tipico” confermò senza indugio alcuno. “Andiamo, Mick, credo che tu stia esagerando” osservai, sbigottito, ma non è stato per la mia frase che tornò a funzionare, piuttosto è stato riparato e per giunta smise di lamentarsi in una grazia inaspettata, ma fu pronto per accettare qualunque tipo di alito acido che gli perveniva, ancora una volta e com’è nel suo destino. Un altro aspetto della mia vita da altoparlante?

I miei esordi nei comici, in cui ripetevo tutto e di tutto, ma io sapevo, mentre amplificavo quella voce,. Che erano tutte falsità.

Ad esempio il tizio che poi mi ha venduto a questo locale balneare si è sputtanato da solo.

Mentre se la faceva con la sua segretaria/amante focosa, ha dimenticato di tenermi acceso e Mick si è preoccupato di riprodurre fedelmente ogni ansimo e ogni sibilo di piacere. Fu molto divertente quella notte stessa vederlo scappare come un ladro, segno del fatto che ho sempre funzionato bene e svolto fedelmente il mio compito.

Da me sono passati tutti i più grandi “Pronto, prova” del mondo, che fra l’altro è anche la mai cantilena preferita.

“Un, due, tre, prova. Sssà, sssà, prova, prova, sì”.

Andiamo, come si fa a resistere?

Certo, meno felici sono i momenti in cui usano il povero signor Mick per le scorregge.

Colpa del figlio discolo, che crede che io sia un ottimo modo per evidenziare la sua imbecillità e quindi si sentiva in dovere di chiamare i suoi amici e sentire quanto forte riuscivo a riprodurre i suoi “suoni”. Certo, ma se con un padre ruttone pretendevo di avere un figlio banchiere… beh, era pura utopia.

“Insomma, la tu avita è stata turbolenta, eh?” osserva la mia amica saggia, la signorina Presa Elettrica.

“Sì, proprio così” rispondo sicuro.

Di sicuro c’è che ne avrò ancora da raccontare. Chissà cosa mi succederà domani , ad esempio?

Il Microfono riprende a parlare. Non appena ha sentito ciò che ho pensato gli è venuto in mente di dire la sua, ma temo cosa possa dire.

“Potrebbe accadere che io mi guasti di nuovo! Che bello!” esclama gaudioso.

“No, per favore, Mick!” esclamo imperioso.

Il signor Mick non capisce che non è fastidioso il guasto in sé, ma proprio perché è fautore di crisi depressive profonde. Poi mi riscuoto dalla fantasticheria.

Qualcuno ha acceso il “naso”, che mette in funzione tutto. Ha proprio forma di un naso umano, e io ne ho visti.

Vediamo cosa devo riprodurre.

“ATTENZIONE, PREGO!” esclamo quasi non volendo e sia una frase di rito. “SONO DI NUOVO PRONDE LE SCIAMBELLI CALDI! SCIAMBELLI CALDI!”

Lo dice con una tale forza e veemenza che mi sconvolgo nell’intimo. Qualcuno gli dia un vocabolario in testa! In ogni caso, non è nuovo a questi svarioni. “patatini fritti in vaschetta!”, “pizzetti!”, eccetera. Ha problemi col cibo, che preferisce gustare.

Insomma, vita grama, quella che vivo. Ma domani sarà meglio, vedrete.

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Perché le settimane hanno sette giorni?

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“Sette giorni…”

Questa frase la ripetono anche i muri, ma la ripropongo per sottolineare l’argomento che sto per proporre oggi. Cosa sto per proporre oggi?

Ci sono sette giorni. Una settimana ha sette giorni. Perché? E perché da Domenica a Domenica ci sono sette giorni e da sabato a lunedì ce ne sono solo due? Eh?

Complotto alieno?

Vediamo un po’.

LUNEDI: A CHE SERVE. Il Lunedì serve per riprendersi. Ne abbiamo già parlato, è il primo giorno e tutto quanto. Ma ciò che non ho detto è che serve a qualcuno per orientarsi su che giorno siamo dopo le sbronze domenicali.

 MARTEDI: IL SUO HABITAT. Il martedì vive soprattutto nelle grandi tangenziali imbottigliato nel traffico. Ecco l’atmosfera esatta del martedi. A meno che non sia “grasso”, allora occupa da solo tutta la settimana, perché grasso.

MERCOLEDI: VIVERE AL CENTRO. Siamo ormai a metà settimana, è il momento giusto per cominciare una dieta senza il trauma del weekend, oppure far fruttare quell’abbonamento in palestra dove non ti conosce nessuno ma versi comunque soldi.

GIOVEDI: VIAGGIO A GIOVE E RITORNO. È il giorno di Giove. Bisogna andare su Giove, tutti i giovedì, e sono sicuro che anche voi ne avete sentito il bisogno. E ora, a meno di non trovare traffico, sono sicuro che entrerete sulla Terra in tempo per il…

VENERDI: IL GIORNO SPOILER. Di solito in questo giorno ci si organizza per il sabato e la domenica, ovvero uscire con gli amici a bere, e fare le foto che poi dovranno testimoniare cosa in effetti fatto in questi giorni perché tu non lo ricorderai affatto. Per chi non ha amici, invece, questo giorno non ha alcun significato, come lo zero elevato a potenza di zero.

SABATO: ANCHE DI LUNEDI SERA È SEMPRE SABATO SERA. Infatti, cosa abbiamo detto finora? Non abbiamo scritto finora: “sabato, sabato, sabato, sabato…” eccetera? E non c’è mai un altro giorno! Che poi, a voler pensarci bene, tutti i giorni sono uguali agli altri, il sole sorge comunque a est e tramonta ad ovest e sono tutti composti da ventiquattro ore… quindi cos’è che cambia un lunedi da un sabato?

DOMENICA: IL GIORNO DEI GOAL. Una volta era così. Tutti piazzati con la radiolina a sentire Tutto il calcio minuto per minuto per sentire, alle quindici, le dirette dai campi.

“Oh, mi dici il risultato di Fiorentina-Foggia?”

“Ma perché non ti compri una radiolina invece di rompere le scatole?”

E invece le rompo le scatole.

Questo è quello che penso. Questo è il motivo per cui la settimana ha sette giorni, e tutti hanno la loro utilità.

“Sì, ma… sette giorni, ok? Potrei venire lì a massacrarti all’istante se preferisci”

Oh… ok.

Ricetta: pollo arrosto al forno.

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Prendiamo un pollo e lo facciamo arrosto.

Tutto qui. Fine articolo, grazie ciao buona giornata.

No, dai, scherzo. Che faccio a fare un banner anche bello se poi non lo uso? Vediamo allora cosa possiamo dire del pollo arrosto al forno.

Come spesso accade, abbiamo bisogno delle seguenti cose:

  • Un pollo
  • Un arrosto
  • Un forno
  • Delle patate. E che vuoi, mangiarlo senza contorno?

Ebbene, il pollo ce lo abbiamo già, pronto da cucinare. L’arrosto… pure, anche se dobbiamo crearlo, mettendoci anche le erbe aromatiche adatte.

Per creare l’arrosto dobbiamo per prima cosa accendere i fornelli

Ah, sì! Beh, quello mi sembra facile, a parte che è sufficiente dirglielo e loro appaiono guizzanti. Così poi possiamo mettere il nostro pollo sulla padella e piano piano assistere alla sua trasformazione, da rosa a bianco, e ogni tanto girarlo. No, perché altrimenti si carbonizza.

Una volta fatto questo, faremo questo lavoro anche col forno, ovvero… sentite questa *rullo di tamburi*

Facciamo tornare rosa il nostro pollo e lo cuoceremo al forno!

*pe pe peee*

Incredibile, vero? E questa cosa è possibile solo tornando indietro nel tempo, con la macchina del tempo comprata dall’orologiaio in stazione. Una volta fatto, possiamo decorare il nostro pollo con le patate: che siano fritte, bollite o al forno l’importante è che siano fresche e gialle,perché se sono verdi stanno diventando brutte, o lo sono già:. per non parlare del fatto che ospiteranno vermi di lì a poco.
Eccoci pronti per il nostro pollo arrosto al forno, allora! prima di mangiare,. però, vorrei sottolineare un’altra cosa:

Il pollo non va maltrattato. Se ne accorge. Voi stessi ve ne accorgerete che se ne accorge per il fatto che non vorrà più staccarsi dalla padella, nella fase in cui lo stiamo arrostendo.

Va beh ma un po’ è colpa della padella che non è antiaderente!

No. La colpa è del pollo che preferisce stare attaccato alla padella per non essere mangiato da voi!

Tutorial: andare alle fiere e spendere tutto.

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Questo sono io dopo il giorno passato al Palermo Comicon. Un poveraccio, sì, ma con una valigia piena di desideri esauditi.

Lo scorso settembre si è svolto il Palermo Comicon, un convegno per nerd dove ci si veste in cosplay e si compra tutto quello che c’è da comprare, per poi sparire nel nulla.

La prima cosa da fare è capire dove si trova questo evento. Siccome io sono povero, posso permettermi di andare un giorno solo, anche perché poi in effetti diventa pesante, e in ogni caso la Fiera in questione si trova dall’altra parte della città, rispetto a dove abito. Per riflesso, posso dire che io abito dall’altra parte della città rispetto a dov’è la Fiera. Infine, rispetto a casa mia e la Fiera, la Cattedrale si trova proprio a metà strada o quasi.

Comunque.

Una volta individuata la zona, si decide di andarci con i mezzi pubblici, quindi ci si alza all’alba per essere lì in tempo utile e comprare un biglietto per entrare per primi, e rimanere lì tutto il giorno.

Il giorno perfetto per andarci è infatti il sabato, ché non è il primo giorno e nemmeno l’ultimo, e c’è più gente e magari si può stare anche in compagnia, se uno ha la compagnia. Se invece uno vuole stare da solo, si hanno molte più possibilità. Ad esempio, si può decidere di fare un corso gratis di dama, oppure di… spendere tutto.

Tutti i tuoi risparmi, i soldi dei nonni, gli stipendi, tutto convertito in borse, gadget, tazze di PacMan doppioni, cibo a quantità industriale e manga.

A fine giornata, avremo speso tutto, e solo allora piangeremo lacrime amare. Tuttavia, la soddisfazione di avere un angolo nerd per la casa sarà senza pari, fino al giorno in cui affitteremo uno stand tutto nostro e venderemo i libri che abbiamo scritto.

Fino ad allora, continueremo a spendere.

“Ma abbiamo già zero euro!”

ABBIAMO? DOBBIAMO VENDERLO!

 

Ciò che fanno i gatti.

Apro una rubrica che parla di amarcord, ovvero storie vecchissime che ho scritto in passato e che ci terrà compagnia ogni venerdi. Spero vi piaccia 🙂 

Questa è datata 24 luglio 2013.

È incredibile! Ogni giorno ne accade una! Ad esempio non trovo più il mio lettore!

« Ehi, non trovo più il mio lettore mp3 » dico a mia madre, come se fosse mia sorella. Quando sono arrabbiata non capisco più niente.

“Eh, sarà da qualche parte!” risponde lei, troppo indaffarata per darmi attenzioni. Ma si tratta del mio lettore! Io non posso vivere senza! Poi come faccio a non prestrarle attenzione? Dovrò per forza ascoltarla non appena mi rivolgerà la parola!

“Toh, eccolo” lo trovo infine. “ma perché ce l’ha il gatto?” mi chiedo, senza aspettarmi risposta alcuna.

“Si vede che la canzone che stavi ascoltando gli piace!” dice mia madre, che finendo quello che stava facendo è venuta a curiosare. In effetti, il nostro micio si è raggomitolato rilassandosi sulle note di Hotel California degli Eagles.

“E come avrebbe fatto ad accenderlo?” le chiedo.

“Sai, smanettando si fanno cose impensabili!”

Non le sarà uscita male questa dichiarazione? In ogni caso, devo ammettere che ha ragione.

“Hmmm… però è troppo grazioso così! Che ne dici se facessimo una foto?” le chiedo, estraendo la mia  compatta personale.

“D’accordo” dice lei, andandosene.

E così, adesso, ho come screen saver del cellulare questa foto del mio micio che ascolta la buona musica. L’ho cresciuto bene, no?

///

La mia padrona mi ha appena fatto una foto. Lo so, sono adorabile. E poi ADORO la musica che ascolta, mi rilassa, ecco.

Tutto molto bello, certo, ma… dove sono i miei croccantini?

 

 

Posta del cuore/17

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Eccoci giunti alla puntata numero 17.

Meglio di Beautiful! meglio di Centovetrine! Meglio di Sentieri! Meglio di Vivere!

Avanti, ammettilo che sei andato a cercare tutti questi su wikipedia

Dunque, cominciamo pure col nostro delirio:

I gave you my time
I gave you my whole life
I gave you my love, every dime
They told me it was… a crime

Ah, beh. Capita! Ma in inglese non me la cavo molto bene… ne deduco che tu sia uno stalker, quindi sta’ lontano dal genere umano!

Ciao Aven, sono la televisione! Da quando il tubo catodico mi ha lasciato, sono sempre lì a ricordarmi i bei tempi passati con lui, i pomeriggi al parco, i varietà che ormai non ci sono più… come posso fare a convincerlo a tornare?

A parte che esploderesti se dovessi tornare col tubo catodico.

Ciao Aven, sono la candela. Mi sono innamorata la cera, ricambiata. Lo deduco dal fatto che essa si scioglie quando la guardo! Dici che posso chiederle di sposarmi?

Fallo, ma il matrimonio durerà in base alla durata della cera stessa. Poi che farete?

Caro Aven, sono il pianoforte. Mi sono innamorata della chitarra, tanto da regalarle tutti gli accordi miei e che lei farà con dovizia di particolari. Dici che possiamo essere una bella coppia?

Più che potete, direi dovete.

Aven carissimo! Sono un papavero! Dopo tutti questi anni a insultare le papere, me ne sono innamorato! Il fatto è che continua a essere nana, ma… ha un nonsoché di affascinante. Dici che mi tiene il broncio, visto che l’ho presa in giro?

Guarda, secondo me sì. Dopo cinquant’anni a dirle “sei nana” le saranno girate anche un po’ i cosiddetti. se n’è andata col primo papero che ha visto e buonanotte ai santi.

 

E per oggi è tutto! Continuate a mandarvi le vostre lettere all’indirizzo postaignorante@aven.it!

 

 

Abbigliamento: i guanti.

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C’è chi non ha mai tolto i guanti da sempre e non dice niente nessuno

In ogni caso, i guanti sono belli da portare.

Cosa sono i guanti? Che possano essere di pelle, di plastica o quelli di lattice, sono belli.

Vediamo questi tre tipi, spiegati in maniera ottimale da uno che ne sa. (che ne sa?)

Guanti di pelle

I guanti di pelle sono fatti… di pelle. Che sia umana, di ornitorinco oppure di opossum, servono per non lasciare in giro le proprie impronte digitali e quindi essere scagionati un domani quando commetterete l’omicidio obbligatorio che arriva per tutti.

Poi ci sono i guanti fatti della pelle umana.. vostra, che voi chiamate mani, ma in realtà sono guanti. Provate un po’ a toglierli e guardate cosa viene fuori… dei filamenti muscolari, no?

Guanti di plastica

I guanti di plastica servono assolutamente. Pensate un po’ ai vari centri commerciali: sono tutti lì che ravanano tutte le cose che si possono ravanare, vero? E allora, indossarli vuol dire protezione dai germi e quindi poter toccare la frutta in tutta tranquillità. Ricordate comunque di buttarli nell’apposito cassonetto, ché servono a… a… non ho mai capito a cosa possano servire, dopo. Magari a creare un uomo di plastica oppure a Gnarpvez, il fatidico Mostro Dei Guanti di Plastica.

Guanti di lattice

Mettiamo che tu debba operare. Mettiamo che tu debba lavare i piatti. Mettiamo che tu debba lavare i piatti e nel frattempo compiere una mirabile operazione a cuore aperto. Sei lì in ansia ed non sai cosa fare prima, allora arriva quello che fa per te: un paio di guanti di lattice *pe pe peee*

I guanti di lattice ™ risolvono molti problemi! Infatti, se non prendiamo il detersivo per i piatti e i piatti sporchi e li laviamo sopra il cuore che dobbiamo operare, non solo risolviamo il problema al cuore, ama laviamo anche i piatti con più brillantezza e non sni rovinano le mani! O meglio, i guanti di pelle nostra.

E questo è tutto! Voi che guanti siete?

Posta del cuore/16

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Eccoci giunti al sedicesimo episodio della Posta del Cuore!

Vediamo allora, senza perdere tempo in chiacchiere, le lettere migliori fra quelle che mi sono arrivate:

Allora, la mia migliore amica mi ha detto che il suo fidanzato le ha detto che un suo amico gli ha detto che il suo vicino di casa gli ha detto che il suo cameriere gli ha detto che il sindaco gli ha detto che suo nonno gli ha detto che…

Ebbene? L’informazione?

Ciao Aven, siamo le cuffie che hai messo adesso. Ci siamo innamorate delle tue orecchie! Non vogliamo più staccarci! Che fare?

No, allora, dovete staccarvi. Non posso ascoltare solo la musica, ignorando gli uma… ah, in effetti potete stare.

Ciao, Aven! A quando le nozze?

Presto.

Caro Aven, sono la chitarra! Ma le tue dita così affascinanti? Perché me le hai nascoste per così tanto tempo? Eh? E adesso voglio sempre che mi tocchino, che striscino su di me, che… *omissis*

Ho dovuto interrompere la lettera perché si scadeva nel volgare e io non sono volgare. In ogni caso, solo perché so fare il giro di Do non vuol dire che sia bravo, tutt’altro.

Ciao Aven. Sono i tuoi feels. Perché ti ostini ad ascoltare le canzoni belle se poi ti metti a piangere come un dannato e non fai più niente? Anzi, a che ci sono voglio dirti che ti voglio inseguire fin mentre dormi.

è una forma strana di amore.

Ciao, sono Parigi. Mi sono innamorata di te ❤

OMMIODDIO RICAMBIATISSIMO ❤

E il tuo amore per Dublino, La Scozia e gnegne?

ANCHE ❤

Aven, non ho ben compreso come fai a inventarti tutte queste lettere d’amore che poi d’amore non sono. In ogni caso, mi piace la pasta con le sarde e la voglio sposare. Puoi farmene una colpa?

MA IO NON MI INVENTO NIENTE, SONO TUTTE STORIE VERE

Ciao Aven, sono il Basso. Mi sono innamorato del mio amplificatore. Ebbene? Mi dai qualche consiglio su come approcciarlo e invitarlo a uscire?

Be’, basta che gli prometti un sacco di corrente elettrica e…

AVEN MI STAI DICENDO CHE L’AMPLIFICATORE NON VIVE SENZA CORRENTE? MA MI SPEZZI IL CUORE

Eh, ma non va mai bene niente…

 

 

Ricetta: pasta col forno.

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La domenica, si sa, è sempre il momento di mangiare come degli ignoranti. Però, come e in che modo vincere il premio Ignoranza 2017, per la categoria cibo?

Innanzitutto bisogna scegliere una domenica (la prossima che deve venire) e proporre alla cuoca:

“Anziché fare la pasta al forno, perché non facciamo la pasta col forno?”

E attenzione che intercorre tutta la differenza del mondo.

Occorre un forno e della pasta cruda. Quanta pasta serve, e soprattutto di che tipo?

Io suggerirei le lasagne, così si entra nel climax domenicale. Mettiamo quindi il forno e le lasagne sul tavolo e le mangiamo!

Sentiamo subito le testimonianze:

“Mmmhhh… *gnam gnam* buono questo forno! COSA, È ACCESO?”

Boom.

“Avrei aggiunto un attimino un po’ di transistor a questo forno, ma per il resto è perfetto”

Stiamo andando alla grande.

“La lasagna è cruda e non hai messo un minimo di accompagnamento”

Be, ma le lasagne sono in grado di difendersi da sole… credo.

In ogni caso, lasciatemi dire solo una cosa sulla pasta, al forno. Io credo di aver capito che il forno stesso vada messo a cento ottanta gradi per tre minuti, altrimenti la pasta non viene. Se per caso volessimo invece metterci un altro tipo di pasta?

Tutti sanno che mangio pasta col tonno

Benissimo, allora proviamo a fare questo esperimento. Catturiamo un tonno, lo mettiamo nel forno e…

Ah così, vivo? Senza nemmeno spellarlo e metterlo nelle scatolette?

Ah, hai ragione. Però a noi secca uccidere gli animali, vero? E allora nel forno vi assicuro che il tonno al forno è una rarità.

“Boom”

cit. forno

Il forno è esploso e il tonno torna al mare. Mi sa che la pasta al tonno non si fa col forno, pazienza, proveremo un’altra tecnica.

“FORNO A MICROONDE!”

Le microonde si coalizzano e sparano raggi alla pasta, fino a farla diventare roadioattiva e…

OH NO SIAMO INVASI DAGLI SPAGHETTI GIGANTI CHE STANNO AVVOLGENDO L’EMPIRE STATE BUILDING!

“Aven avevi detto che era meglio la lasagna?”

I forni a microonde sono inaffidabili.

Posta del cuore/15

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Nuovo episodio della posta del cuore! Vi ringrazio di tutte le lettere che quotidianamente mi mandate, e qui ne manderò solo il meglio del meglio, ma vi assicuro che rispondo a TUTTI!

Ciao Aven, sono l’inchiostro. Sto per esaurirmi dentro la penna. ma come farò adesso a portare avanti la mia relazione con lei?

Forse ti ha sfruttato e basta. Pensaci.

Caro Aven, permettimi di rispondere all’inchiostro. Sono la Penna. Allora, per poter funzionare ho bisogno di lui, quindi perché si lamenta? Mi compensa, come io compenso lui per il semplice fatto che lo tengo al sicuro dentro di me. Metti che esplode, non sporca forse tutto?

Ha ragione.

Ciao Aven, sono il semaforo. Mi sono innamorato. Ebbene sì, c’è questa striscia pedonale che mi fa l’occhiolino! Come faccio a resistere a questo suo corteggiamento?

Chi dice che tu debba resistere?

Settembre, mi hai lasciato con un messaggio e io non ho detto niente

Ma allora perché scrivermi? E questa è una storia d’amore?

Ciao Aven, sono una recensione. Mi sono innamorata… ma non della storia che ho recensito, ma di un’altra! In realtà, le parole di cui sono composta sono false e comunque rivolta a quest’altra storia, non a quella cui appartengo! Sto vivendo un insano momento di follia  e devo tradire la storia che mi fa cacare?

Argomento spinoso. Io ho solo un’idea: se non si tratta dei miei libri, puoi raccontare tutto quello che vuoi, cara recensione. Altrimenti, niente, evapora.

Non sembri molto professionale…

D’altra parte scrivere una recensione mentre si ha in mente un’altra opera non è semplice, richiede abilità anche questo.

Caro Aven, sono la Luna. Sono innamorata del cielo. Sarà distante, ma voglio toccarlo con un dito. Che faccio?

Stai ferma immobile, altrimenti il mondo affonderà sotto il moto impetuoso del mare.

Peccato, pensavo già di navigare fra le stelle

Ecco, questo è quello che si dice “Non farlo o moriremo tutti”.