Kaden e le Fontane di Luce/Finale

Capitolo 38

Kaden alternava momenti di ansia a momenti di sicurezza, soprattutto quando trovava sagome enormi che scambiava per la Fontana, ma altro non erano che scogli molto grossi. Nel frattempo, il Leviatano lo rincorreva.

“Ehi, tu! Gira al largo, se non vuoi assaggiare la furia dei Tridenti!” lo avvisarono i guardiani, ma Kaden non si scompose, anche perché non capì ciò che dissero, e convinse persino il mostro marino dietro di lui della sua intenzione a schiantarsi.

“Tranquilli, si schianterà” disse il capo delle guardie. “A questa velocità non può più nemmeno cambiare direzione”

E invece, con una mossa a sorpresa, Kaden innalzò il sottomarino strisciando la parte inferiore sulle alghe, e scavalcando dunque il confine sotto lo sguardo attonito delle guardie, che nel frattempo dovettero anche fare i conti col Leviatano, che invece si infranse perdendo i sensi.

E Kaden la vide: proprio davanti a lui, la Fontana Chemchemi giaceva sguarnita, malinconica e ricoperta di alghe e plancton.

“Ci dovrebbe essere un qualcos… eccolo!” Kaden notò un grosso pulsante arrugginito nella parte frontale della fontana e lo premette col “muso” del sottomarino.

Sopraggiunse una fortissima scossa, a seguito dell’azione compiuta da Kaden, che incredulo assistette all’apertura dell’ultima Fontana, così ben protetta eppure aperta esattamente quanto le altre.

Ad ogni modo, il terreno su cui la Fontana poggiava cominciò a spaccarsi dal resto, e nel frattempo che la struttura si liberava delle immondizie che la opprimevano, il tutto cominciava a prendere quota, come se fosse un’isola a sé stante.

Kaden si accertò che la luce cominciasse a zampillare e scoppiò in lacrime.

Ce l’aveva fatta. Contro ogni previsione, era riuscito ad aprire le due Fontane, dopo aver aperto la prima con estrema facilità.

Intanto, in quel di Sydney, mancava pochissimo all’Incoronazione e Re Anthony osservava la sua capitale imbattuta dal balcone, respirando l’aria fresca del dopo pioggia.

“Ci siamo quasi. Altre settantadue ore e riuscirò a essere Re, dopo centodue anni. Avrei dovuto fare così anche centodue anni fa e appropriarmi delle Fontane, invece di scendere a compromessi. In ogni caso, ciò che fatto è fatto, e sono comunque arrivato a questo punto senza l’aiuto di nessuno. È tutto pronto? Avete srotolato il tappeto rosso?” chiese ai servitori.

“Sì, Maestà. Partirete alle ore undici e cinquantacinque esatte dal fondo del castello, per giungere davanti al trono a mezzogiorno in punto. E sarà allora che vi proclamerete Re giurando sulla corona” disse il gran maestro. In teoria, avrebbe dovuto essere lui l’incaricato a far indossare la Corona al Re, ma trattandosi di una cerimonia di auto incoronazione il gran maestro venne relegato a compiti meno gravosi.

“In ogni caso, Caleb Hesenfield può soltanto assistere alla sua disfatta. Nemmeno lui è riuscito a scalfire le mura, e poi che senso ha avuto vestirsi di stracci? Non ha senso, vero?”

“No, mio Signore” disse il Gran Maestro.

“Notizie dalle Mura? Quanti ne abbiamo eliminati?” chiese Anthony al capo della guarnigione, ma non occorse che quegli desse una risposta, poiché si sentì una fortissima esplosione e un boato di proporzioni colossali, il cui fumo successivo fu ben visibile dal balcone del Palazzo Reale, costringendo Anthony a uscire per vedere.

Non poté credere ai suoi occhi.

Le Mura erano state aperte. La truppa di Caleb Hesenfield era entrata a Sydney.

“Non ci posso credere… maledizione!” esclamò Anthony, battendo i pugni sulla balconata di pietra. Poi volse il suo sguardo adirato verso i suoi servitori. “Come me lo spiegate? Eh? Ero stato assicurato che non ci sarebbe stato nessun problema a fare a fette quei due bastardi, e adesso me li ritrovo sotto casa!”

Sapeva che avevano annientato ogni difesa e Caleb sarebbe davvero venuto a… bussare di lì a poco.

“Mio Signore, siamo esterrefatti quanto voi” disse il capo della guarnigione. “Eludere la guardia di Kraken l’Angusto…”

“Esatto! Kraken l’Angusto! I Draghi, creature invincibili… ma io lo distruggo!” ed estrasse la spada, pronto a vendere cara la pelle. “Almeno ditemi che Kaden delle Fontane non era a Sydney!”

Né il gran maestro né il capo della guarnigione seppero come rispondere, al che ci pensò uno dei capi della polizia cittadina.

“Mio Signore, era stato avvistato con una donna somigliante a Mary la spadaccina attorno alle Mura e forse si è infiltrato fra i canali di scolo…”

Anthony pensò solamente a quanto poco teneva a vivere quell’uomo e si adirò ulteriormente, ma non lo diede a vedere esternamente. Non gradiva che la sua festa fosse guastata da quei due maledetti.

“E allora trovateli, e badate di farmeli vedere morti. Giaceranno al mio cospetto il giorno della mia Incoronazione, entrambi legati ad un palo”

“E sia” rispose il soldato, sparendo dalla scena. Anthony cercò di trovare nella sua mente il bandolo della matassa, pur sapendo che non c’era. Confidò dunque in un’ultima difesa disperata del palazzo, utilizzando i pochi sopravvissuti già sconfitti nell’assedio e le guardie personali di stanza nella fortezza e diede tale ordine.

“Dobbiamo batterli…” disse Anthony, facendosi vestire della migliore armatura, con una spada scintillante al fianco. “Ucciderò Caleb umiliando la famosa Mezzanotte, la sua spada… ahahaha, la mia non ce l’ha nemmeno, un nome!”

Ciò che lo preoccupava, una volta sistemato l’esercito dando l’ordine di barricare le vie principali, era Kaden delle Fontane, che si era dimostrato più sfuggevole di un’anguilla. Era anche sfuggito alle fiamme del Signore dei Draghi…

Un brivido percorse il corpo del sovrano. “Sta’ tranquillo” si disse. “Vincerai, me lo sento. Un ragazzino non può distruggere le basi di un Regno più brillante che mai”

Si girò verso l’orizzonte marittimo e ciò che vide non gli piacque per nulla, tanto che cominciò a sudare freddo. Tanto per essere sicuri, si avvicinò al binocolo e riconobbe i vessilli che stavano arrivando al porto, annunciandosi con colpi di cannone.

Quei vessilli. Quello stemma. L’odiato scudo a sei strisce sorretto a destra da un leone, a sinistra da un grifone, trafitto verticalmente da una spada in secondo piano e in cima… tre stelle. Tre stelle? Erano sempre state sette… Gli Hesenfield piangevano delle morti?

“Maestà! È appena arrivata una notizia urgente dal Porto!” esclamò una guardia, senza nemmeno farsi annunciare, così com’era ordine del Re per le notizie urgenti.

“Sì, le ho viste anche io le navi di Isaiah Hesenfield. Spero vivamente che quel maledetto bastardo voglia rendermi omaggio!” disse, pur non pensandolo e sentendosi in realtà mancare il terreno sotto i piedi, ma il soldato scosse la testa.

“No, signore! Abbiamo catturato e ucciso una ragazza che sappiamo per certo che abbia parlato con Kaden delle Fontane, regalandogli anche un sottomarino! L’abbiamo torturata e uccisa con la pistola!”

Anthony era sbigottito. “Ma che… chi era costei? E perché non l’ha denunciato? E quando l’avete presa?”

“Non lo sappiamo, signore! La notizia risale a quattro ore fa, signore! Adesso stiamo pattugliando il porto!” esclamò il soldato.

Il Re arricciò le labbra, dando un secondo sguardo alle navi. Di sicuro la lentezza delle notizie era qualcosa al quale rimediare. Avendo tutte le truppe assiepate attorno alla fortezza, sarebbe stato facile per gli uomini di Isaiah Hesenfield impadronirsi della città dal mare, a meno che…

Improvvisamente si sentì una seconda esplosione, meno colossale della precedente, ma molto più vicina, perché tutto il palazzo tremò come se fosse stato scosso dalle fondamenta.

“Mio Signore! Mio Signore!” furono le urla concitate. Re Anthony capì e scese personalmente ad accogliere l’ospite.

Finalmente ebbe di fronte l’odiato volto, così somigliante al padre. Caleb Hesenfield, vestito solo di uno straccio che gli copriva le parti intime, ferito in più punti e sudato come non mai, accompagnato da una fanciulla di una bellezza soffocante vestita in abiti leggeri, di verde.

“Sei tu” disse Anthony. “Inchinati al tuo Re, maledetto!”

“È finita” sibilò Caleb, puntando Mezzanotte e mettendosi in guardia. “Gli Hesenfield tornano a comandare, ed è tempo per l’Australia di risollevarsi, dopo duecento anni di tirannia! Arrenditi, hai perso! Isaiah arriverà al porto a momenti, forse qualche ora… è riuscito a mandarmi un messaggio ed è in viaggio! Nel frattempo, io mi sono portato avanti. Ti è piaciuto il Colpo della Fenice, la Tecnica Arcana del Fuoco? Era l’unico modo di risolvere la situazione. Persino Kraken si è complimentato con me, anche se mi ha distrutto il vestito e debilitato non poco”

“Morirai, Caleb” disse Anthony. “Non c’è bisogno di combattere. Io sono riposato, tu no. Io sono immortale, tu no. Infilzerò la tua testa su una picca e Isabel sarà mia schiava per sempre”

“Vediamo se sarai immortale anche con una freccia sulla tempia!” esclamò Isabel, puntando l’arco.

Tuttavia Anthony ridacchiò e si rivolse a quei pochi ancora fedeli al Re. “Ascoltatemi tutti! Caleb Hesenfield…”

Tu-tum.

Re Anthony sgranò gli occhi, che sbiadirono.

Si portò una mano sul petto, incredulo come mai nella vita.

Sentì appena la terra muoversi sotto i suoi piedi, quando infine anche le sue gambe cedettero. Il Re cadde a terra, vagamente cosciente che qualcuno aveva dato l’allarme.

Il suo cuore si era fermato e ormai gli rimanevano solo pochi secondi di vita.

Voleva dire qualcosa di sensazionale, che potesse essere ricordato per altri mille anni, e fu con grande sforzo che biascicò: “S-sono… il… Re…”

E chiuse gli occhi per sempre, lui che Re non lo era mai stato, lui che non aveva mai riconosciuto l’autorità degli Hesenfield, di Caleb Hesenfield, figlio di Abraham, il quale adesso troneggiava di fronte a lui, nudo eppure comandante; a differenza dell’usurpatore, vestito dei suoi migliori vestiti eppure morente.

Mentre Re Anthony dunque moriva e Caleb sollevava Mezzanotte in aria proclamando la fine della guerra, Kaden si vide circondato dalle truppe del reame delle Sirene, dopo aver aperto la Fontana, la quale proseguiva il suo viaggio verso la superficie.

“Fermo lì! Sei accusato di intrusione nel Reame delle Sirene e di distruzione di un reperto storico!”

Kaden non capì assolutamente niente di quello che gli stavano dicendo, in quanto parlavano una lingua nettamente differente, tuttavia il messaggio era talmente chiaro che il ragazzo decise di riprendere quota, intento a tornare anche lui in superficie.

“Mi dispiace non potermi trattenere, ma c’è gente che mi aspetta, lassù”

Non aveva finito di formulare la frase che si rese conto che era finita. Era finita, aveva compiuto la sua missione e Caleb probabilmente in quell’istante stava prendendo possesso del Trono che era stato dei suoi antenati. Gli venne da ridere.

E adesso? Che cosa avrebbe fatto? Che ruolo avrebbe avuto, lui, nel nuovo mondo che stava per nascere?

E soprattutto, chi lo stava aspettando? Caleb, forse? Il nuovo Re lo avrebbe accolto con grandi onori. E poi Isabel, la donna più bella del mondo, e adesso Principessa. E infine Mary, l’amica di sempre, che stava vegliando su di lui…

E  poi, doveva ricercare i suoi genitori, ancora a Perth. Sì, c’era ancora qualcuno per cui valeva la pena lottare e quindi cercò di escogitare qualcosa che lo potesse far tornare. Il problema stava nel capire come.

Ma prima che l’angoscia lo pervadesse, evitò un attacco di un tritone e poi di un altro.

Ciò che sapeva Kaden era che doveva mantenersi in vita, perché le speranze di tutti erano riposte in lui, e dunque doveva vivere.

Così, lentamente ma inesorabilmente, risalì la china, veloce come il vento e deciso più che mai a dire la propria anche adesso che la sua missione era conclusa.

Sapeva che la superficie era ancora lontana, ma lui non vedeva l’ora di riabbracciare il sole, pentendosi di aver amato il mare.

Era pieno di pericoli, ostile e spettrale, e non riusciva a capire come mai l’avesse amato così tanto.

Fra un colpo e un altro, i tritoni stavano cercando di ammaccare il sottomarino in modo da guastarlo, e alcune volte Kaden non poteva evitare l’impatto, pur usando la strategia di cambiare spesso direzione, che tanto bene aveva funzionato all’andata.

“Maledizione!” esclamò il ragazzo, al limite dell’esaurimento nervoso. “Queste bestie non vogliono lasciarmi andare! E dire che ormai sono lontano dal loro reame!”

Ma, come si rese conto successivamente, i Guardiani del Reame non abbandonavano l’osso solo perché questo se ne andava.

“Non può rimanere impunito!” esclamò il Re dei Tritoni, Torsk I l’Invincibile. “Abbattetelo! Fate qualcosa! Che non torni mai più in superficie!”

Kaden si vide dunque schierati una cinquantina di Tritoni soldati, posti come a formare un muro, in cinque file orizzontali da dieci.

“Cazzo! E spostatevi!” tuttavia, per quanto Kaden provasse a spostare il proprio mezzo, i tritoni seguivano qualsivoglia direzione e non lasciavano nessun varco scoperto.

“Volete le maniere forti? E sia!” rispose Kaden, ormai completamente in trance agonistica. Vedeva il traguardo a portata di mano e non sarebbero stati dei pesci inutili a portarglielo via.

Sì, perché qualunque cosa fosse successa in futuro, a Kaden sarebbe andata bene. Insomma, sarebbe diventato un eroe e non vedeva l’ora di conoscere cosa si provava.

E pertanto, impose al sottomarino un ultimo grande sforzo e sfondò la “rete” di soldati in modo da passare a tutta velocità, uccidendone quindi quattro, sfondandoli con lo stesso muso del sottomarino che aveva aperto la Fontana, che ormai era tornata in superficie a fare bella mostra di sé, zampillando luce imperterrita.

“Ahahahaha! Fottetevi, pesci maledetti!”

E cantò vittoria, Kaden, senza sapere che tuttavia non aveva ancora fatto i conti con la creatura leggendaria, il Leviatano, che ripresosi dallo scontro con le mura, era tornato a cercare il suo obiettivo e dunque riuscì a tornare appena in tempo per sbarrare la strada al ragazzo.

“Sfonderò anche te, non temere!” sibilò Kaden, l’adrenalina padrona della sua mente.

Un’altra accelerata, un’altra sola, e Kaden avrebbe potuto respirare di nuovo.

Tuttavia, con un ultimo colpo, il sottomarino non rispose più ai comandi.

Kaden, da estasiato che era, divenne impaurito e nel panico.

“E adesso che succede?”

Il suo cuore prese ad accelerare. Premeva a più riprese la leva che tanto lo aveva aiutato, girando la ruota del timone, ma stavolta il sottomarino sembrava morto.

Ed ecco che lo sentì, la dolce voce della Morte chiamarlo, dopo averlo cercato per tutto quel tempo.

Torsk, che vide la brusca fermata del sottomarino, sogghignò visibilmente soddisfatto.

“Ottimo, la fortuna gira sempre a favore dell’Invincibile. Non è vero, mia cara?”

La regina era adorante. “Sì, mio tesoro” e si baciarono appassionatamente.

Kaden avrebbe gradito avere un ultimo appello, ma ben presto si rese conto che ormai non vi era più scampo e cominciò a piangere, stando comunque ritto in piedi e tenendo in mano la ruota del timone.

Le fauci del Leviatano si spalancarono, pronto ad ingoiare ragazzo e sottomarino in un solo boccone.

E lui che si chiedeva cosa avrebbe fatto una volta in superficie! Adesso, non era più il momento di pensarci. Sorrise sereno invece, mentre la luce che il sole stava facendo filtrare dal mare spariva, occlusa dalle fauci del Leviatano, che lo ingoiò con un unico movimento e tornò da sé a difendere le mura del Reame delle Sirene.

Epilogo

Dopo la morte di Kaden, Isaiah Hesenfield, dapprima auto nominatosi Re dei territori dell’Ovest, invase con una flotta di dieci navi da guerra la capitale dell’Est, New Sydney, e la espugnò in meno di un giorno, sbaragliando i combattenti affranti dalla perdita del loro Re.

Pertanto, al posto dell’Incoronazione di Anthony, venne incoronato Re dell’Australia unita Caleb Zacharias Abraham Hesenfield, che decise di governare al massimo delle sue forze, aiutato dai principi Isabel e Isaiah, suoi fratelli e sue colonne.

 

Gli occhi verdi gli brillavano di gioia, ma dentro di sé era triste. Quanto gli era costato il Trono! E quel ragazzo, Kaden, che si era sacrificato nell’aprire l’ultima Fontana, che adesso risplendeva al largo della capitale e fungeva a memoria imperitura della sua missione.

Così disse: “Giuro di essere sempre fedele alla Corona e di proteggere con tutta la mia mente, tutta la mia anima e tutte le mie forze il popolo che mi è stato dato di governare e inoltre di collaborare in pace con il reame dei Centauri. Dio possa essermi testimone!”

Con quelle parole venne acclamato Re, il primo dopo centodue anni riconosciuto da tutti. Fu Isaiah a incoronarlo, utilizzando la Corona che da duemila anni giaceva sulle teste dei sovrani. Era un preziosissimo manufatto, degno di un Re: il circolo in oro incastonato di pietre preziose, il tutto arricchito da tre vette simili al circolo, che confluivano sulla sommità nella Pietra Regale, che era un prezioso a forma di globo di cui si ignorava la tipologia.

In merito ai Draghi, caddero tutti misteriosamente non appena la Fontana Chemchemi raggiunse la superficie, formando un isolotto proprio davanti alla capitale. Caleb suppose che i poteri del risveglio erano legati a quelli del Re, e dunque i loro destini erano legati, ma quella teoria non convinse tutti.

Infine, portando nel suo cuore il ragazzo più ricercato del Paese il quale aveva preso il fondale sottomarino e notando che non riemergeva dalle acque, il nuovo Re rese successivamente omaggio a Kaden “delle Fontane” della famiglia Oberhaft in una cerimonia a parte, nominandolo Barone alla memoria e dedicandogli una statua in piazza.

Venne anche istituita una giornata di lutto ogni anno per ricordare tutte le vittime della guerra civile.

“So bene che non è facile ripartire” disse Caleb, dopo aver giurato fedeltà al regno. Portava il lutto al braccio nonostante i ricchissimi abiti che indossava, i vessilli della sua Casa sventolanti fieri nel cielo e Mezzanotte cinta al fianco, e indossavano la fascia anche Isabel e Isaiah. I pensieri del Re erano rivolti anche a Mary la spadaccina, la quale non aveva voluto sapere di abbandonare il Porto e adesso viveva lì, gozzovigliando alla taverna Il Pesce Innominato e passando il resto del tempo a fissare il mare dal porto.

Pensando a lei, deglutì e ignorando l’emozione mista ad angoscia, disse sicuro: “Adesso, tutto ci sembra decadente e in rovina, e la morte opprimente ci lacera l’anima. Tuttavia io sono convinto che, se ognuno fa qualcosa di buono, allora si può fare tanto. Ricostruiamo questa nazione, aiutati dalle Fontane di Luce, e facciamola più forte e bella di prima!”

Quel discorso vibrante convinse la popolazione che Caleb sarebbe stato un grande Re, un Re che aveva conosciuto la sofferenza e la disperazione e si era presentato nudo a reclamare il Trono.

E così le Tre Fontane di Luce non furono mai più deturpate, garantendo la pace e la prosperità alla Nazione risorta.

 

E con questo chiudo! Grazie, grazie mille a tutti quelli che mi hanno seguito in questo esperimento. Se non vi è piaciuto, credete che non s’è fatto apposta ❤

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