Tutorial: come essere promossi a scuola.

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EHY! TEACHER!

Avete tutti presente la canzone dei Pink Floyd, immagino. Se non ce l’avete presente, ascoltatela e tornate qui.

Ora, avendo bene in mente il suono trascinante del brano, possiamo ben dire che la scuola è un argomento predominante. È o è stata parte integrante della nostra vita, ma voglio comunque insegnare ai nuovi giovani (CHE SONO NATI NEL DUEMILA ODDIO QUANTO SONO VECCHIO) come essere promossi.

Dunque, per ottenere la promozione occorrono due cose molto semplici:

  • essere a scuola
  • avere delle materie da studiare

Quindi, ora che ci penso, questo articolo è estendibile a chi studia per l’università e deve dare esami su esami.

Mettiamo ad esempio il Caso A: vuoi essere promosso per la classe successiva oppure per la maturità.

Siamo a giugno, quindi se tutto è andato secondo i miei calcoli dovresti aver già seguito inconsciamente questo tutorial, ma vediamo se ti sei ritrovato nei seguenti punti:

  1. Studia prevalentemente con l’approssimarsi di un compito o di un’interrogazione, tenendo presente che più passa il tempo dalla tua ultima interrogazione, più ci si approssima alla successiva, quindi fai te. Ricorda sempre che occorrono due ore di studio al giorno, tranne la domenica. Il pomeriggio è composto dalle 14 alle 20, quindi se tu studi ad esempio dalle 15 alle 17 hai poi quattro ore e la sera tutta per combattere gli alieni, tornare a casa dalla fine delle lezioni, chiamare gli amici per una riunione di gruppo su whatsapp (ormai non si esce più, diciamolo chiaramente), guardare la serie tv che ti piace tanto, eccetera.
  2. Vieni spesso a scuola. D’accordo, alzarsi così presto non è poi salutare (cit.), ma si dice che se tu vieni a scuola i professori sapranno chi sei e saranno più disposti a promuoverti.
  3. Non dormire, non fare casino e soprattutto con imitare la vecchia strega della prof di matematica mentre spiga. Va bene, è una strega e ricorda lo scarabeo morto che avete ucciso in una complicata notte di agosto tu e i tuoi amici, ma imitarla potrebbe voler dire bocciatura in un futuro prossimo. E noi NON vogliamo questo, vero? Qualcuno potrebbe obiettare che non fare casino a scuola è come non mettere il cacio nei maccheroni, ma noi stiamo raccontando come essere promossi.

Una volta seguiti questi quattro punti, probabilmente avrai una condotta accettabile e una media galleggiante del 6 stiracchiato. Okay,m facciamo media del 5. Tuttavia, come abbiamo detto abbiamo 9 in condotta, il che trasforma sempre il 5 in un 6 e quindi promozione.

Passiamo al caso B adesso, quello degli esami universitari. Come essere promossi?

Stando alle mie fonti segrete, l’università è composta da due sessioni: quella invernale e quella estiva, entrambe cattive e subdole, ma io sto scrivendo per sconfiggerle.

C’è un unico modo, pronunciando l’incantesimo “Devo studiare” a qualsiasi domanda.

A) “Che facciamo, andiamo a bere?”

“Non posso, devo studiare”

B) “Non è che puoi passarmi il sale?”

“Devo studiare”

C) “ODDIO I QUATTRO CAVALIERI DELL’APOCALISSE È L’ULTIMO GIORNO DEL MONDO!”

“Ma la prossima settimana ho l’esame! Che palle!”

D) “Caro, non vedo più nostro figlio”

“Oh cara, è sepolto in mezzo ai libri. Chiama lo speleologo e magari riusciamo a estrarlo entro il pranzo di Natale!”

E) Vescica: “Devo pisciare”

“Non posso, devo studiare”

E così via. State tranquilli che se imparate a memoria tutti i libri, tutti gli appunti, se fate ore ed ore di riunione su Whatsapp per dire cosa e come i professori chiedono agli esami registrando persino i rutti dell’insegnante, FORSE  prenderete 18 o anche di più.

Questi sono i due casi! Scegliete quello che vi si addice di più e scrivetemi come vi siete trovati!

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Perché gli errori si segnano col rosso?

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“Mio caro Aven, hai sbagliato tutto! vedi quanta matita rossa c’è nel tuo tema?”

Questi erano i vecchi tempi in cui scrivevo i temi ma mi venivano respinti.

La mia storia come scrittore è un po’ strana: non ero proprio un grande coi temi, e anzi mi mandavano in crisi soprattutto con gli argomenti a piacere. Poi, però, sono esploso tutto assieme e, adesso, sono qui a parlare con voi.

Faccio parte di quella generazione, una delle ultime, che ha conseguito la licenza elementare, quindi non ho paura di dire che ai miei tempi si usava segnare gli errori con la matita blu o rossa.

E la domanda di oggi è questa: perché proprio rossa? Non poteva essere al contrario?

E soprattutto, perché non segnare gli errori con un evidenziatore fluorescente?

“Aven guarda che gli errori in rosso sono quelli più gravi e si segnano appunto per farli capire meglio, non perché tu sia una capra”

Ah, sì? Bene, facciamo questa prova: scriverò la frase cosa farebbi se non eri qui.

“AAAAA COSA VEDO? TE LO SEGNO CON LA MATITA ROSSA!”

Adesso la farse diventa: Cosa farebbi se non eri qui.

In effetti non male. Si vede subito che è un errore e l’alunno capisce che è meglio se si dà all’ippica piuttosto che scrivere.

Vediamo allora con un altro colore?

Cosa farebbi se non eri qui.

Qui ho usato il celeste, che è il colore del mare, ma siccome il mare fa venire voglia di vacanze, l’alunno non si impegnerà e da adulto diventerà un analfabeta funzionale.

Vediamo un altro colore:

Cosa farebbi se non eri qui.

Qui ho usato l’arancione, ma siccome l’arancione è un colore un po’ scemo, l’alunno si sente preso in giro e calerà non solo in italiano, ma anche in condotta.

Per non parlare poi se usassimo colori come il giallo e il verde, che sono colori che fanno a pugni col bianco e all’alunno verranno trip mentali come ad esempio le maestre trasformate in satana.

Un momento, alcune maestre SONO satana.

“ma cosa fai Aven? Insulti le maestre? Mettiti in ginocchio sui ceci e indossa il cappello ASINO per il resto della giornata!”

 

 

La coccinella a scuola.

C’è stata una coccinella che ad un certo punto decise di andare a scuola.

“Ora basta, mollo tutto e mi faccio una cultura!” esclamò la coccinella, a nessuno in particolare.

Per quanto riguardava la scuola, ce n’erano tantissime da poter scegliere: elementari, medie, superiori… tanto, chi l’avrebbe cacciata fuori? A parte che le coccinelle portano fortuna, nessun umano si sarebbe accorto di lei, se stava tranquilla ad ascoltare.

Decise dunque di invadere una scuola, che sembrava così imponente ed impenetrabile, tuttavia la trovò vuota.

Deserta. Vacante. Non c’era anima viva.

“Ma… che succede? Non ci sono lezioni, interrogazioni, compiti? Avevo sentito dire tantissime leggende nere sulla scuola e poi non mi ritrovo nessuno! Tu, Scarafaggio, che ne dici?”

Uno Scarafaggio che era lì di passaggio parlò con la sua voce mortifera e profonda “Prova un po’ a guardare il calendario…”

La Coccinella diede un’occhiata e lesse 2 AGOSTO.

“Eh, siamo al due di agosto. Ebbene?”

“EBBENE?” urlò lo Scarafaggio. “ma come? Non sai che le scuole chiudono facendo degli edifici un ottimo ritrovo per noi fan sfegatati dei parties?”

Detto quello, partì una musica da dentro un buco del muro in cui la coccinella riuscì ad intravedere un manipolo di scarafaggi che ballavano. Allora non erano così infernali, almeno non fra di loro.

Tuttavia, la Coccinella aveva ancora il desiderio di imparare, anche se le scuole erano chiuse e non sapeva quando sarebbero riaperte, poiché lo Scarafaggio non lo aveva detto.

Vagò per i corridoi enormi per un bel pezzo finché non entrò in quella che sembrava una classe vuota.

Trovò banchi, sedie, una lavagna con su scritto qualcosa che non sapeva leggere, e tutt’attorno una serie di cartelloni. Uno di quelli, aveva su disegnata una mappa.

“Uff… ma non so leggere nemmeno le mappe! Anzi, non so leggere niente di niente! E io che volevo imparare!”

“A chi lo dici” disse una formica. “Io non ho mai fatto un giorno di scuola, perché usciamo solo in estate. Così noi formiche ci siamo convinte che le scuole in realtà non esistono e questi edifici sono abbandonati”

Da qualche parte si sentì un un sospiro vago, forse di un fantasma di passaggio.

Così la coccinella, mesta, andò a ballare con gli scarafaggi al ritmo di musica.

 

 

 

Tutorial: prendere appunti.

“Vi consiglio di prendere appunti su come prendere appunti”

E fu allora che il mio cervello andò in pappa.

Bene, possiamo allora dare il via al Tutorial Definitivo!

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Contrariamente a quello che si pensa, ho effettivamente imparato qualcosa a scuola. Nella fattispecie, è il Principio di Archimede.

Come potete vedere, quando si prende appunti la penna (che com’è notorio può essere di qualunque pennuto purché si possa intingere nel calamaio) vola da sola, senza tema di essere fermata, senza che possa essere controllata in qualche modo.

Pertanto, qui ed oggi vi insegnerò a prendere appunti in maniera plausibile e logica!

Per fare questo servono:

  • Una penna, possibilmente d’oca;
  • Calamaio
  • Un foglio volante, ovvero uno A4
  • Un tizio che spiega, qualsiasi cosa

“Aven, lo sai che esistono le penne BIC, vero?”

Non so di cosa tu stia parlando. Io intingo sempre la penna nell’inchiostro, come fanno tutti.

Innanzitutto, si deve assumere un individuo disposto a spiegare qualunque cosa gli venga in mente. Ad esempio, perché no, potrei essere io stesso che spiego appunto come si prende appunti.

Voi dovete semplicemente scrivere tutto ciò che dico, facendo bene attenzione di recepire le informazioni importanti.

VA BENE quindi scrivere:

“Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del liquido spostato”

Qualunque cosa voglia dire, poi è questa informazione che i professori vogliono sapere.

È perciò SBAGLIATO annotare:

“Ecco, vi prego di stare attenti perché sto per rivelare il Principio di Archimede”

E poi non scrivere più nulla e distrarsi perché magari il bullo all’ultimo banco ti lancia una pallina.

Quindi, per avere degli appunti credibili e utili nel tempo, è preferibile annotare le DEFINIZIONI, non tutto quello che sta attorno, perché è facile che chi insegna si perda in chiacchiere. In sostanza, conviene sempre “ascoltare” il momento del discorso e quando il discorso stesso diventa appena più interessante… via di appunti!

Il tutto facendo attenzione a scrivere con la penna d’oca e con l’inchiostro,m perché sporcano tantissimo. Si raccontano fogli leggendari macchiatissimi e dorsi della mano neri come la pece, per chi non sa usare bene la penna.

“Dicevo delle penne BIC”

Sì beh. Va bene. Le cosiddette Penne “bic”, ovvero quelle a sfera, esistono e sono reperibili in qualunque cartoleria. Ma io sosterrò sempre la superiorità della penna d’oca e del calamaio, perché l’antico è bello e noi dovremmo prendere appunti come si conviene.

“Impossibile, sporca tantissimo”

AAAAH COSA È SUCCESSO ALLA MIA MANO?

“Appunto, Aven. Appunto”