La lumaca Teresina/19

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La dea dei fulmini

Teresina quel pomeriggio aveva deciso di spenderlo tutto facendo l’altalena su un parco sperduto, quando improvvisamente una voce l’attacca dietro di lei.

“Allora? Vuoi volare più in alto?”

Teresina lo riconosce, è l’Alieno a due teste venuto a prendere la sua testa. Quella di Teresina.

Nel senso che non ha certo bisogno di una terza testa, ma l’alieno a due teste è venuto a prendere la testa di Teresina perché ce l’ha con lei a causa della sconfitta subita al Polo.

Possiede anche una pisola carica.

“Maledetto! Sei venuto dal Polo fin qui per…”

“Prendere la tua testa, esatto” afferma l’alieno. “Adesso non parlare, devo ucciderti”

“COSA? Impossibile, io sono Teresina, la dea dei fulmini!”

Con grande stupore dell’extraterrestre, Teresina si concentra ed emette scariche elettriche dalle antenne che ha già di default.

I fulmini che fuoriescono da lì sono dunque molto più forti di quanto ci si aspetta da una giornata serena come quella e l’alieno viene abbrustolito e poi mangiato dalla lumache e da altre sue simili. No, perché sa di lattuga.

“Sono molto contenta di ciò che è successo” commenta infine Teresina, sazia e satolla. Che vuol dire anche “sazia”, ma mi andava di scriverlo.

“Hai ragione” commenta Erica. “ma saprai cimentarti nel mio labirinto?”

Erica fa fuoriuscire dalla bocca un sacco di erbacce dove racchiude Teresina in un complicato labirinto, dove non si può uscire se non si conosce la soluzione.

“Oh no! E adesso dove devo andare? Ah già! Io estraggo bava, basterà circolare per tutto il labirinto e vedere dove sono già passata per non passare due volte nella stessa via!”

In ogni caso, non è stato sufficiente per risolvere il labirinto, perché Teresina ci ha impiegato parecchie ore e diversi minuti per completarlo tutto. Inoltre, Erica, continuava a sputare erbacce ampliando la sua costruzione, quindi anche se Teresina dovesse risolverlo, ci sarebbe stata sempre un’altra soluzione.

Improvvisamente spunta dal nulla l’Uomo Lattuga. “E io? Qual è il mio ruolo in questa storia?”

Erica risponde: “Fatti mangiare”

E l’Uomo Lattuga si fa mangiare.

I have a pen

C’era una volta una penna. Non era una penna qualsiasi, era una penna a spirito, come quelle che si usavano una volta per colorare, arte che va scomparendo.

Era oblunga, e si lamentava del fatto di essere troppo oblunga, quasi invisibile.

Era di plastica, e si lamentava del fatto che alcune sue parenti erano trasparenti.

Odorava di spirito, ma a lungo andare si essiccava e poi serviva a poco.

Poi le venne in mente una cosa, così chiese al tavolo dov’era poggiata:

“Scusa, Tavolo? Ma io posso essere assaggiata?”

Il tavolo si riscosse da una profonda fantasticheria che riguardava lui, le sue quattro gambe e un ornitorinco random e rispose “Beh, perché non provi?”

Allora la penna cominciò a prodursi in un balletto, per essere notata.

“E dai, notami! Notami tanto, notami poco, basta che mi noti!”

Finalmente, dopo essersi prodotta in questa strana canzoncina, venne presa e utilizzata come prova su un foglio.

“Non su un foglio! Voglio scrivere su una lingua! Allora sai che faccio? decido di non scrivere e vedere che succede!”

Una volta resasi conto che la penna non stava funzionando, la mano provò a riscaldare il contenitore del pennarello sul gas della cucina.

“Oh, ma che caldo che fa! Sembra di essere in estate!” e in effetti era giugno.

“Eh, siamo molto focosi” dissero le fiammelle.

Una volta finita la sauna, il pennarello tornò a pattinare sul foglio bianco, che assomigliava a una pista di ghiaccio.

“No, nemmeno stavolta funziono, perché devo scrivere sulla lingua e sentire che gusto ho!”

La mano però non demorde e, dopo aver praticato quell’incantesimo che serviva ad aprire i pennarelli, aggiunge una goccia di spirito al pennarello stesso.

Al che, venne l’illuminazione!

“Ma certo! Io sono un colore a spirito, e con lo spirito vivo! Quindi, il mio gusto sarà lo spirito!”

“Ci sei arrivato, finalmente” commentò la lingua. “Adesso, puoi anche ubriacarti di spirito”

COSA?

 

Storiella random.

C’era una volta l’Uomo Padella.

L’Uomo Padella era solito colpire i suoi nemici con la sua testa, a forma di padella con tanto di manico.

“Sapete, è una di quelle pietrose, la cui base non va via al primo colpo di spugna”

Vedete? Era un  uomo sicuro di sé, tanto che parlava da solo.

Sta di fatto che l’Uomo Padella incontrò per caso una tartaruga vicino al mare.

“Sai perché noi tartarughe abbiamo la corazza?” chiese la tartaruga all’Uomo- Padella, ma quest’ultimo non capì se si trattava di una domanda o una barzelletta, così rispose:

“Perché così posso mettere la mia testa su di vuoi e cuocere tocchi enormi di bistecca?”

“Certo che no, esagerato” rispose la tartaruga. “Abbiamo la corazza perché andiamo in palestra! Non hai mai sentito parlare di tartarughe nella pancia? Tutti gli uomini devono averla!”

L’animale osserva meglio l’Uomo Padella e si rende conto che non è molto ben messo da quel punto di vista.

“Va beh” commenta infine “almeno punti sulla simpatia”

“Simpatia?” chiede l’Uomo Padella. “Io sono un super eroe che sconfigge i cattivi che minacciano la Terra”

Improvvisamente ecco arrivare un mostro enorme a sette teste, dalle quali sbuffa una ciminiera per ciascuna.

“Sono il Mostro Sbuffante” si presenta. “Sono venuto per sconfiggere l’Uomo Padella e dimostrargli che la cottura a vapore è molto più salutare che quella alla griglia”

“Peccato che io sia una padella, non una brace!” esclama l’interpellata, e spiccando un notevole salto, colpisce sette volte il mostro, una volta per ciascuna testa.

La tartaruga nota che per ogni colpa si produce una nota diversa, poiché sette sono le note e non è giusto discriminarne una, vero?

“Complimenti, lo hai sconfitto” commenta la tartaruga, vedendo il mostro a terra. “ma sai sconfiggere anche me?”

“Tu? E che mi hai fatto?” chiede l’Uomo Padella.

“Ho rapito tua moglie, la famosa Donna Spugnetta! MUHAHAHAHAHA!”

Detto quello, sparisce in una nuvola di fumo.

Come finirà questa storia?

 

 

Kaden e le Fontane di Luce/0

Prologo.

E giunse l’anno Diecimila.

C’era un po’ di timore, era tipico: ogni nuovo millennio si apriva con voci riguardanti la fine del mondo, ma anche quel Capodanno si svolse senza particolari problemi, nonostante le insistenti profezie nefaste che volevano il Diecimila come la data esatta dell’Apocalisse.

E poi, arrivò il tre Gennaio.

Sulla Terra giunse un’enorme astronave aliena, dalle proporzioni mai viste, così grande da costringere il pianeta in una situazione di ombra.

L’oggetto volante apparteneva alla razza del pianeta Wergonth, che, impaurita del sempre crescente dominio terrestre sull’Universo, decise di eliminare la minaccia alla radice dichiarando guerra proprio alla capitale, quando in millenni di storia mai nessuno lo aveva fatto così apertamente. Un gesto scellerato, forse, ma i Wergonth avevano dalla loro parte il più grande esercito mai visto, decine di razze alleate e una tecnologia alla pari di quella terrestre, se non superiore. Di quella tecnologia facevano parte anche le applicazioni anti-radar: l’astronave non era stata intercettata nonostante fossero stati installati sull’intero sistema solare meccanismi sensibilissimi.

Quel tre gennaio non venne mai dimenticato, la luce verde che scaturì dall’astronave e diede inizio all’invasione nemmeno.

Orde di dischi volanti cominciarono a bombardare senza pietà alcuna, senza distinzione di continenti od obiettivi prefissati.

L’effetto sorpresa durò abbastanza a lungo. Nessuno sulla Terra si sarebbe mai aspettato un simile attacco, che non era mai avvenuto sin da quando si era cominciato a colonizzare gli altri pianeti e col tempo si era preso a considerare il pianeta azzurro stesso “impenetrabile”, proprio a causa dell’apparente invincibilità dei propri mezzi di difesa.

Ad ogni modo, l’Impero che la Terra era riuscita a costruire era diventato troppo potente perché cadesse così repentinamente; infatti la controffensiva non tardò ad arrivare.

Furono quattro anni di lotte ininterrotte, di battaglie strategiche vinte e perse, e i morti si susseguivano, e le città cadevano una dopo l’altra. Ogni singolo abitante terrestre era stato coinvolto, e ben presto tutti i sopravvissuti al primo attacco seppero maneggiare un’arma.

Alla fine, il 17 Aprile del Diecimilaquattro, il Governo Mondiale decise di tentare il tutto per tutto.

I Wergonth stavano per sottomettere la Terra, la quale non era mai stata soggiogata da alcuna razza aliena, annettendo di conseguenza il grandissimo spazio che era riuscita a costruirsi negli anni, colonizzando centinaia di pianeti.

Il Governo Mondiale non poteva permetterlo. Dunque, il Presidente dei Pianeti Liberi prese una decisione.

Sapendo che in Australia esisteva sottoterra un rifugio pronto per essere usato in casi estremi come quello, egli decise di cancellare il mondo al di sopra, bombardandolo con la cosiddetta Arma Finale, un arsenale di bombe di tecnologia avanzatissima in grado di cancellare un continente lasciando al suo posto il semplice mare.

Così, dopo aver portato in salvo i pochi esseri umani superstiti e sconfiggendo fortunatamente le razze aliene alleate dei Wergonth che stavano occupando l’Australia, il Governo decise di cancellare tutto il resto del pianeta, riducendolo in un unico ammasso d’acqua.

Non restava che cancellare tutto, poiché i Wergonth avevano vinto ed erano rimasti solo loro in superficie, mentre i terrestri rimasti cominciarono ad abitare il rifugio sotto l’Australia.

Dopo quell’apocalisse, nulla rimase sulla Terra. Mentre quel che rimaneva dell’umanità sfruttava la tecnologia del rifugio per poter vivere, al di sopra non era rimasto nulla. L’Australia e alcune sporadiche isole dell’Indonesia, le uniche porzioni di terra rimasta, erano diventate un deserto.

Gli effetti di quell’Apocalisse durarono a lungo: la Terra piombò in un lungo inverno nucleare, dove le radiazioni e le temperature glaciali si mescolarono rendendo la vita impossibile.

Mentre al di sopra persino la luce del Sole faticava a filtrare a causa delle grosse polveri, il sottosuolo australiano divenne un paradiso completamente indifferente ai mutamenti del mondo al di sopra, poiché il rifugio era stato progettato con le tecnologie del decimo millennio e studiato per garantire la sopravvivenza di chi lo avrebbe abitato.

Chi lo aveva costruito non si aspettava un’invasione aliena di quella portata, ma dal momento che la Terra aveva costruito l’Arma Finale, ovvero bombe così potenti da cancellare un continente, fu scelta l’Australia per creare un piccolo mondo del tutto indipendente agli effetti dell’arma. Mentre le città proseguivano con la loro vita, nel sottosuolo si era scavato, dopo aver scavato si erano installati una sorta di muri che avevano insieme la funzione di cielo e contenitore antisismico, si era creato un piccolo Sole che si sarebbe spento nelle ore notturne, avevano adattato il sottosuolo rendendolo fertile e accanto ai campi sorgeva una piccola città, pronta ad ospitare solo poche persone. A far funzionare tutto, persino l’irrigazione, era l’elettricità, ricavata da potentissimi generatori installati in una caverna adiacente. Il rifugio venne col tempo perfezionato e aggiornato fino all’anno Diecimila, in modo che nessun tipo di effetto negativo potesse intaccare quel paradiso artificiale.

Tuttavia, molti progressi tecnologici andarono per forza di cose perdute, come ad esempio il teletrasporto, o la capacità di muovere gli oggetti col pensiero tramite casco cerebrale, così come le armi belliche in grado di incenerire una persona. In generale la vita quotidiana regredì sensibilmente, riportandosi a uno stile che andava indietro di parecchi millenni. L’unico aspetto che rimase pressoché  immutato fu il branco della medicina: nonostante i mezzi limitati, i medici continuavano ancora a installare protesi quasi umane e a risolvere molte malattie genetiche.

Il popolo sotterraneo controllava periodicamente lo stato di avanzamento dell’inverno, ma per diverse migliaia di anni furono costretti a quella situazione provvisoria.

Alla fine arrivò il XIX Millennio, secondo il calendario gregoriano.

Dopo più di ottomila anni l’uomo tornò dall’esilio e riprese a vedere la luce del Sole, ormai libero dalle nubi nucleari.

Per quel motivo il 18.100 divenne l’anno 0, utilizzando un nuovo calendario.

Lentamente, i discendenti di coloro che erano scesi sotto terra cominciarono a ripopolare quanto era stato distrutto precedentemente, tuttavia si resero conto che molto era cambiato dai tempi in cui la Terra era stata abbandonata.

Semi che una volta piantati non crescevano secondo il modello previsto, ortaggi geneticamente modificati o dal colore diverso, animali del tutto nuovi rispetto a quelli cui si era abituati e in alcune specie persino più violenti: tutto era cambiato e, cosciente di questo, la nuova razza fu costretta ad adattarsi.

Per ricordare il lieto evento, fu deciso di costruire tre fontane che emanavano luce in tre punti diversi del continente.

Tre monumenti immensi, in ricordo imperituro dell’avvenuta rinascita terrestre.

Ogni abitante poteva vedere sgorgare dalle Fontane dei fasci di luce, i quali non erano altro che i raggi del sole che, filtrati dalla Fontana, cadevano zampillanti con un moto simile a quell’acqua.

La forma di governo che il popolo scelse per sé fu il regno, con capitale New Sydney. Il primo re fu scelto eletto dal popolo, e dunque lui e la sua famiglia furono colmati di grandi onori.

Per molti secoli nessuno ebbe problemi ad accettare i molti Re che si succedevano al trono di New Sydney.

Sul finire del secondo millennio del nuovo computo, salì al trono Re William VIII, il quale, morto prematuramente e senza figli né fratelli, lasciò la sua Nazione in preda ai dubbi riguardo il nuovo Re.

Secondo la Costituzione la successione sarebbe spettata al parente più prossimo, ma nemmeno il padre di lui, Re William VII, ebbe avuto fratelli o sorelle, né tantomeno la Regina Madre, morta partorendo il futuro William VIII.

Pertanto tutto sembrava condurre alla possibilità di una Regina, dopo tanto tempo, almeno finché non venne aperto il Testamento del Sovrano, il quale aveva designato il suo Primo Ministro, lord Walter Argonath, come suo successore.

Ciò suscitò le perplessità della consorte del defunto, la regina Margareth, in quanto quel Testamento era stato redatto prima di contrarre matrimonio.

A complicare la situazione fu la candidatura di Sir Anthony, di ritorno dalla sua ispezione nelle Sette Isole; un arcipelago fra quelli rimasti dopo la distruzione situato a Nord dell’Australia, che sosteneva di essere il figlio bastardo del sovrano, frutto di una notte di passione risalente ai tempi di quando era principe.

L’esame del DNA non lasciò dubbi, e ciò spiegò l’ascesa repentina di quel cavaliere, divenuto in poco tempo uno dei migliori vassalli del sovrano, ma questo non gli impedì di ricevere il titolo di Bastardo.

Quella controversia sarebbe potuta sfociare in una guerra civile, in quanto tutti e tre i contendenti avevano un esercito proprio e dei sostenitori, ma si riuscì ad optare per una soluzione pacifica: a nessuno conveniva una guerra in quel periodo, poiché il regno stava registrando un calo demografico e i raccolti, complici delle cattive annate, non bastavano. Andare in guerra avrebbe significato perdere tutti i progressi fatti fino a quel momento.

La soluzione pacifica consistette nel dividere in tre parti il Trono. Da quel momento non ci sarebbe stato più un solo sovrano ma tre che amministravano in maniera indipendente, ciascuno secondo le Terre accordate.

Ma si sa, l’uomo è avido, e non appena raggiunge il potere fa di tutto per non perderlo.

Per assicurarsi di non perdere il Trono conquistato, ciascuno dei Tre legò la propria vita alle Fontane di Luce, utilizzando le arti magiche, sviluppatesi nel corso dei secoli e inizialmente create per esclusivi scopi benefici.

Da monumento semplicemente ornamentale le Fontane divennero col tempo strumenti magici: grazie alla magia della luce, gli stregoni pensarono di utilizzare le proprietà della luce stessa per aiutare le terre, il bestiame, il popolo stesso, al quale veniva garantita longevità e protezione da molte malattie. Ciascuna Fontana, se zampillava, garantiva abbondanza e prosperità alla propria zona, tuttavia dal momento che i tre Re utilizzarono quel tipo di magia per la loro cupidigia, le Fontane subirono un repentino cambiamento: da protettrici del benessere e fonte di abbondanza divennero solo strumenti di immortalità ed eterna giovinezza per i sovrani, che dunque non temettero più il tempo. Per contro, le Fontane smisero di zampillare e si spensero, con effetti devastanti.

I raccolti non furono più abbondanti come un tempo, il bestiame non proliferava, anche nel clima si ebbero cambiamenti e il Sole non usciva se non per pochi giorni all’anno, e la crisi non fece altro che aggravarsi, suscitando animi di rivolta nel popolo.

Alla fine, la guerra tanto temuta ed evitata per un soffio, arrivò comunque.

Ed è qui che parte la nostra storia, cento anni circa dall’incoronazione dei Tre.

Le avventure di Isda/16

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Isda e la superbia

Come tutte le cose, anche le pigne di mare a disposizione di Isda finiscono, costringendo il pesce a uscire dalla nuova confortevole casa, in grado di ospitare almeno cinquemila pesci. Cinquemila, oppure una sola megattera, ma le megattere non vivono nel Mediterraneo.

Nel suo infinito nuoto, Isda incontra tre pesci che discutono su chi sia il migliore fra loro. Per inciso, sono un Sarago, una Torpedine nera e una Bavosa,m che fa di cognome Capone, a giudicare dalla targhetta che ha sulla schiena.

“Ma stai zitto te, che sei anche fasciato!” stava esclamando la Torpedine.

“Torpe, guarda che noi siamo fasciati non perché abbiamo delle fratture, ma perché le nostre fasce sono tutte le medaglie che abbiamo vinto nei vari sport!”

“Ah sì? E quali? Il salto dello scoglio?” chiede sarcastica la Bavosa. “Noi invece siamo dorate perché riflettiamo i colori del sole, e quindi siamo le creature prescelte per salvare il mare dai sacchetti!”

“Sono sacchetti, quindi? Non meduse particolarmente citrulle?” chiede la torpedine nera.

“No, sono sacchetti” dice la Bavosa. “una volta mia cugina ci è entrata dentro e adesso ha l’ossessione di aprire un supermercato al mare, dove sarà assente il banco pescheria, ovviamente”

“E perché dovrebbe essere assente il banco pescheria?”

Tutti e tre i pesci si girano.

“ISDA! Che ci fai qui? Ancora a complottare contro il mare per dominarlo, vero?” chiede la Bavosa.

“No, ormai quei tempi sono passati” risponde stancamente Isda, rifiutandosi di spiegarle che si trattava di un gioco di ruolo, in quanto l’aveva già fatto e la Bavosa non aveva afferrato il concetto di gioco di ruolo. “Voglio solo dire che è perfettamente inutile stare qui a discutere quale pesce è superiore fra di voi, perché ci sarà un pesce superiore a te, sempre”

I tre contendenti guardano Isda ammirati. Ogni tanto dice una cosa saggia!

“E quale sarebbe allora il pesce più pesce di tutti?” chiede la Torpedine. “Lo squalo bianco?”

“Secondo me è il barracuda” tenta la Bavosa.

“State dimenticando il Granchio!” esclama il Sarago fasciato.

“Ma quello è un crostaceo, mica è un pesce!” esclama Isda stizzita, come sempre quando si parla a vanvera. “E comunque, sbagliate tutti e tre. Il vero pesce, l’infallibile e invincibile… sono IO! Inchinatevi alla mia maestà!”

Un sacco di meduse luminose prendono luce per far vedere meglio la protagonista del mare, e anche la spada laser le si illumina.

“Non vi state inchinando” osserva Isda.

“Ma va, va… dovevamo aspettarcelo” commenta la Torpedine, incoraggiando gli altri due pesci ad andarsene.

Le dita e i nodi ribelli.

C’era una volta…

O meglio, c’è sempre, ogni qualvolta si presenta, ed è uno strazio terribile. Sta di fatto che quando egli cammina, è solito ascoltare la musica, quando non c’è nessuno con cui parlare. Esiste solo lui e il suo lettore mp3, col quale ha un rapporto di amore/odio: è uso a scaricarsi facilmente, ma ha una lista canzoni eccezionale.

Qualche volte, però, il lettore si ribella. È gusto e tipico: quando si ha voglia di indipendenza, anche i lettori vogliono combattere per questi diritti. Il diritto a premere tasti senza che nessuno li tocchi, ad esempio.

Oppure a scaricarsi. Così, improvvisamente.

“Bene, si è scaricato il lettore!” esclama quindi il passante di professione. “Proprio adesso che stava mandando la mia canzone preferita! Che miserabile!”

“Uhuhuhuhu, quanto mi piace far irritare il padrone…”

Sì, i lettori mp3 sono malvagi, marci dentro. E non si sa nemmeno quale sia il motivo.

“Beh, pazienza”

“Ma come? Tutti qui gli improperi?”

Quando uno la prende con filosofia, i lettori rimangono poi sconvolti.

“Vorrà dire che adesso avvolgerò le cuffie attorno a questo e chi s’è visto, s’è visto”

Al che, il lettore musicale sogghigna. Ha un altro piano per far impazzire il suo proprietario…

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“Bene, ho voglia di musica! E cosa c’è di meglio del mio caro vecchio lettore?”

“Nulla, te lo dico io” risponde il lettore, che non vede l’ora di uscire dalla tasca, che sempre ricolma di fazzoletti, cartacce, scontrini, coccodrilli eccetera non è un posto molto ospitale.

Ecco quindi che viene il momento, per le dita, di lavorare. Ma vediamo perché.

“Ohibò! Il cavo delle cuffie si è attorcigliato tutto!”

“SIIIII LO SO!” Esclama il lettore, emanando una luce rosse sfregandosi le cuffiette, che sono le sue mani.

Al che, l’indice indossa gli occhiali da sole. “Questo è un lavoro per noi, vero Bob?”

“Esatto, Michael!” risponde il dito medio, indossando invece un cappello.

“Non ci avrete mai! Ci attorciglieremo ancora!” esclamano i ribelli, ma ormai la battaglia è cominciata.

Bob e Michael, aiutati dai Bob e Michael dell’altra mano, cominciando a sezionare i nodi più intricati e particolarmente ribelli. Hanno addirittura un pugnale fra i denti.

“Yaaaa! Non molleremo ma!” urlano in coro i molteplici nodi, inoltre alcuni si riaggiustano, tanto per aumentare il livello di difficoltà; altri ancora lanciano frecce, altri ancora shuriken appuntiti.

“Bob Destra! Proviamo un’azione combinata!” esclama Bob sinistra, il quale al posto degli occhiali da sole si è tinto gli zigomi di nero. Il Michael sinistra invece indossa un’armatura medievale.

“Ok!” così i due indici si uniscono e attaccano i nodi, colpendoli con i loro cannoni. Se si apre l’unghia, Infatti, fuoriescono cannoni e raggi congelanti. In questo modo, i noti vengono sconfitti, per quanto irriducibili.

Infine, la pazienza è la virtù dei forti.

La fortuna sorride agli audaci.

Rosso di sera bel tempo si spera.

La classe non è acqua.

L’importante è partecipare.

Insomma, le cuffie hanno la peggio sui nodi e il proprietario del lettore è ancora padrone di quest’ultimo.

La storia di Camifor, la formica soldato.

Se c’è qualcosa che la povera Camifor non capiva, era perché le sue compagne dovessero giocare col cibo, invece di trasportarlo come si doveva nella tana.

“Non sai divertirti” disse Firmoca, una volta sentita la lamentela di Camifor. “Se ad esempio voglio giocare a pallavolo con la briciola, posso farlo. Se invece voglio utilizzare la mia briciola come esplosiva, sono libera parimenti di farlo, perché non limito la tua libertà”

Camifor tuttavia ebbe un’idea. Prese una briciola e la cosparse di esplosivo; ma se nei suoi piani avrebbe dovuto agire nella completa segretezza, purtroppo nel mondo delle formiche la discrezione non era il loro forte.

“Che stai facendo?” chiese pertanto Ocrafim. “Perché stai prendendo quei pezzi di esplosivo? Eh?”

“Ma fatti un po’ gli affari tuoi e cerca piuttosto del cibo, no?”

“Le formiche condividono tutto” obiettò Ocrafim.

“Anche l’esplosivo?” chiese Camifor, seccata.

“No, quello no. BOOM!”

Esplose senza preavviso, spaventando Camifor e lasciandola basita. In ogni caso, una volta raccolto l’esplosivo necessario, chiamò Firmoca.

“Guarda qua che ho preso per il tuo non-compleanno?”

“In realtà, oggi È il mio compleanno” obiettò lei.

Camifor la ignorò e le fece vedere il mucchietto di briciole che aveva accumulato con tanta fatica.

“Molto bello, ma a cosa dovrebbe servirmi?”

Era incredibile quanto fosse scostante Ocrafim, ma Camifor tenne duro e disse “Ma guarda bene! C’è molto che ti potrebbe interessare!”

L’amica guardò bene e prese una briciola, facendo scattare così un complesso meccanismo che fece esploder l’esplsivo contenuto dentro le briciole.

Ocrafim se la cavò con le antenne bruciacchiate e poco altro, perché comunque le formiche son nere e quindi le macchie non si vedono. “Sei una formica cattiva, lo dirò ai capi”

“Non abbiamo capi”

“Li eleggo e glielo dico”

Detto quello, Camifor indossò l’elmetto e partì per la guerra.

“Camifor! Ma come mai parti per la guerra da sola e senza nessun nemico?” le chiese una preoccupata Mofrica, la sorella.

“I miei nemici sono gli ASPIRAPOLVERIIII!”

E da allora nessuno seppe più nulla di lei.

 

 

Babbo Natale e l’acqua.

Qual è il desiderio di Babbo Natale? È questa la domanda base della vita, da cui provengono poi tutte le altre. Poi, c’è la seconda: e anche se avesse un desiderio, a chi chiederebbe?

Ebbene, lasciatemi dire che sono tutte baggianate. Quando io, Babbo Natale, ho bisogno di qualcosa me la creo. E per inciso, mi serve una bottiglia d’acqua.

Cosa si usa per l’acqua? Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Bene quindi, ho l’ossigeno e un atomo di… un momento, UNO SOLO?

Dov’è finito l’altro?

Mi metto a cercarlo in cucina, sul lavello, sotto il lavello, accanto al lavello, in frigo, nel freezer (fa strano che Babbo natale abbia un freezer quando abita in un freezer?), sotto il mobiletto, in libreria, sul tavolo, sotto il tavolo.

“Atominoooo! Dove ti sei cacciato?”

Cerco anche fra le pagine dei libri, tutti a tema natalizio. Che vi aspettavate da me? Eh?

Cerco nel termosifone, magari è finito lì. Oppure nel balcone, nonostante il freddo polare. Cerco nella televisione,. fra le fessure del divano, fra le piante grasse, sotto le piante grasse, intervisto un vermiciattolo e mi dice “Qui non c’è, trovati la tua di pianta!”

Mi aveva scambiato sul serio per un suo simile?

Cerco sul letto, sotto il letto, nel cuscino e infine chiedo a Rudolph.

“Hai visto mica un atomo di idrogeno?”

“Be'” risponde Rudolph, la renna che parla per monosillabi. “Sì”

“E allora dove l’hai vista?”

“Boh”

“ALLORA NON L’HAI VISTA!”

“No”

“Ma prima hai detto sì”

“Sì”

Perdo la pazienza e continuo a cercare. Poi mi viene in mentre: essendo un atomo non può essere visibile ad occhio nudo, vero? Quindi, vedo di recapitare un microscopio e…

Ma sono tantissimi! Un sacco di atomi di Idrogeno svolazzano qua e là, alcuni sparando laser, altri lanciando equazioni.

Le equazioni si tirano, non vanno risolte. Ecco che finalmente ho la mia acqua, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno.

“Ehi, Babbo! È distillata, non è l’acqua naturale! Non è potabile!”

Ah. Be’. Chi se ne frega, tanto non esisto… o no?

 

 

Spaghetti wars/3

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Il ritorno del fusillo

A Luca non aveva detto nessuno che mettere uno scolapasta poteva farlo sembrare stupido, così lo mise. Tuttavia, da allora cominciò a fare cose relativamente stupide: oltre allo scolapasta in testa, cominciò a mischiare tipi diversi di pasta nello stesso piatto, acquistò sughi pronti, inserì la pasta lunga nella minestra e soprattutto si lanciò nel vuoto, subito dopo che Darth Insipid gli aveva detto di essere suo padre.

 Ecco che quindi gli apparve lo spirito di Ben Anelletto.

“In realtà mi chiamo Obi Wan Anelletto, e sono qui per dirti che anche se sei figlio di Insipid, ciò non vuol dire che tu debba smettere di mangiare”

“Ah”

Luca fu molto colpito da quella rivelazione. E se fosse vero? Se solo lui avesse la possibilità di sconfiggere Darth Insipid?

Mentre pensava a quello, suo padre entrò nella sua testa per dirgli “Ehi, anche la principessa Leila è tua sorella, tipo”

Beccato! E lui che sperava di limonarci un po’ su! E invece era destinata a stare con Han Sale e campare di cibi gustosi!

Peccato, perché lui stesso avrebbe voluto assaggiare quei pastosi capelli…

In ogni caso, era ormai giunto il giorno della resa dei conti finale. Era vero che il primo round era stato interrotto da quella scioccante rivelazione, ma ormai Luca era diventato pronto, pronto a salvare la Galassia da quegli esseri che non volevano condire la pasta.

“Darth Insipid! Io ti sfido a duello!” esclamò Luca, pur senza avere suo padre davanti, e invece c’era ancora Yoda.

“Non urlare e finisci quest primo piatto complicatissimo”

Neanche il tempo di dirlo che Yoda morì, perché comunque aveva novecento anni e comunque doveva dire una frase epica prima di morire.

Fu questa: “Luca, tu hai il potere di rimettere equilibrio nei sapori… solo così potrai essere un vero Fusillo”

Luca sapeva che i Fusilli era la pasta favorita dal gruppo degli Jedi. Poi andò direttamente da suo padre, anche se non sapeva dove fosse, ma si sa, la Forza della fame supera ogni problema.

“TU! A noi due!”esclamò Luca, ma Darth Insipid non lo ascoltava neanche, intento com’era a litigare con l’Imperatore delle Palpatine, ovvero un molestatore seriale che nei tram tocca i culi delle signorine. Qualunque signorina che abbia un culo.

“PALPATINE!” esclamò Darth Insipid, furibondo. “Come OSI aver palpato il culetto della principessa Leila? Ora una non può nemmeno andare in giro vestita da odalisca che si deve ritrovare tutte le mani addosso?”

“Non TUTTE” disse Palpatine. “Una soltanto. E poi a te cosa importa? Mica è tua figlia”

“Sì che l è! E anzi, adesso ho capito che la pasta senza sale FA SCHIFO!”

Luca si ritrovò improvvisamente orgoglioso di suo padre, anche se quest’ultimo aveva ucciso tantissima gente e distrutto pianeti.

Però, ecco che accadde: Darth Insipidi divenne un Fusillo e sconfisse Palpatine, che tornò a vivere in esilio a palparsi da solo.

“Figlio mio… vieni qui” disse Fusillo Skypasta al figlio Luca. Egli venne e il vecchio padre rantolò “Ormai non mi resta molto da vivere… dì a tua sorella che può girare vestita da odalisca, anzi credo che sia stata la parte migliore del film”

Luca non capiva cosa suo padre stesse dicendo ma rispose “Va bene, padre, glielo dirò”

“Bravo” disse Fusillo. Pi si tolse il casco che usava per respirare e disse “Voglio vederti coi miei veri occhi per un’unica volta e spirare in questo modo… e, a proposito… nella carbonara ci va il guanciale”

Detto quello, morì per sempre.

Luca urlò “NOOOOO!” come aveva fatto nell’episodio precedente e tutti tornarono a mangiare pasta con tutti i condimenti possibili.

FINE

Spaghetti wars/2

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Le linguine colpiscono ancora

 Una volta che Luca era pronto a diventare un ottimo cuoco, non c’era ragione di procrastinare lo scontro contro Darth Insipid e colpirlo a colpi di spaghetti conditi.

Tuttavia, anche lui era desideroso di incontrarlo. Così i due si cercavano senza trovarsi, coinvolgendo in questa ricerca tutta la galassia che nel frattempo continuava a mangiare la pasta senza sale.

In quella strana situazione intervenne anche la principessa Leila, che era famosa per avere i capelli a forma di bucatini. Molte volte gli sfortunati avventori avevano provato ad assaggiarli, ma lei era interessata solo ad Han Sale, ovvero un contrabbandiere di sale in linea di massima d’accordo col condire i primi piatti.

Han Sale era accompagnato da Chewpasta, un essere pieno di tutti i tipi di pasta lunga: spaghetti, linguine, bucatini… c’era di tutto, e Han non moriva mai di fame.

Ecco che, per un motivo o per un altro, i tre incontrarono Luca Skypasta mentre si allenava con chef Yoda a fare piatti complicati di mezza porzione.

“Allora! Muoverci vogliamo? Solo sette minuti mancano! Cos’è questo impiattamento?”

Luca stava letteralmente impazzendo e non ci fu da stupirsi se poi prese il suo Spaghetto laser e cominciò ad aggredire il povero chef verde. Povero un corno, però, perché schivò tutti i colpi in maniera del tutto impassibile.

“Ah sì… credo che farai parecchia carriera” commentò sarcastico Han Sale, avvicinandosi a loro.

“E tu chi sei, stupido?” chiese Luca, rivolto però allo strano essere pieno di pasta, che rispose “Grgrgrgrgrgrg”, scatenando anche la reazione di Han Sale, che disse “Ehi! Stai insultando il mio amico!” ed estrasse una pistola, che sparava fusilli.

“Ehi! Ma la Principessa Leila c’è! Cosa vi porta fin qui?” chiese Yoda alla signorina.

 “Oh, be’… in realtà non volevo venire fin qui,m ma il qui presente Han Sale ha tanto insistito per… AAAAAH!”

Leila, Han Sale e Chewpasta vennero rapiti da un fascio di luce verde e portati chissà dove, scioccando Luca.

“Maestro! Devo andare a salvarli! Anche perché Han Sale potrebbe avere il segreto dei condimenti!”

“Col cavolo!” esclamò Yoda. “Non hai ancora completato l’addestramento!”

“E quindi?” Luca fece quella domanda retorica e partì in direzione di Darth Insipid, che sicuramente era stato lui a rapirli, benché privo di ogni minima prova. Invece andò e sfidò a duello il fortunato Insipid, il quale in realtà voleva misurarsi con lui.

“Obi Wan Anelletto non ti ha detto che fine fece tuo padre?” chiese Insipid a Luca.

“Mi ha detto quel tanto che basta! Fosti tu a ucciderlo, propinandogli cento grammi di pasta senza sale!”

“Col cavolo!” esclamò il malvagio essere.

“Non lo so se era pasta col cavolo!”

“No! Intendo dire… Luca, IO sono tuo padre! Cerca dentro di te… sai che è vero!”

“NOOOOOOO!”

h mio di! Luca è figlio di un bastardo che non mette il sale nella pasta! Quindi anche lui può finire nel lato oscur del cibo.. oppure salvarsi, per cercare di salvare Han Sal… voglio dire Laila?