Tutorial: rispondere a un vero o falso.

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Dì la verità, non sai mai cosa rispondere nell’ora dei test, vero?

Bene, di solito io ho proposto finora domande a risposta multipla nei miei test, ma se un giorno decidessi di indire un vero o falso, voi come ve la cavereste?

Vediamo insieme come partecipare.

  1. Il pilota Tedesco Michael Schumacher, della Benetton, è in odore di vincere il Gran Premio 1994. [V/F]

Bella domanda, vero? E chi se lo ricorda? E poi, siamo davvero sicuri che sia oggi il 1994? Per esserne sicuri, ci tocca controllare il calendario. Ma siccome questo è un test, non abbiamo aiuto di sorta. Dobbiamo andare a logica, sapendo che in tutte le domande c’è una parte della risposta. Sarà vera questa risposta? Io dico di sì, Schumacher lo vedo di belle speranze e probabilmente passerà alla Ferrari.

2. Brian Jones, iconico volto dei Beatles, è stato trovato morto annegato nella sua piscina. [V/F]

Anche qui, non possiamo essere sicuri di niente. Chi sarà mai questo Brian Jones di cui tutti parlano? E soprattutto, chi sono i Beatles?

John, Paul, George e Ringo. Brian mi sa che non c’entra niente. Mettiamo Falso.

3. Il CERN annuncia l’uscita del World Wide Web. È il 26 Maggio 1982 e questa invenzione cambierà le vite di ognuno.

Anche qui questa cosa mi puzza. Il 1982 è noto per vittoria dei Mondiali di calcio da parte dell’Italia, che poi è il solo evento di quell’anno. La nascita di internet è avvenuta molto dopo, iun un altro mese, in un altro anno, in un altro giorno. Falso.

4.  La Juventus vince la sua seconda Champions League. È il 22 Maggio 1996 e Fabrizio Ravanelli solleva l’ambito trofeo davanti a una folla festante. [V/F]

Che forte che è Ravanelli, eh? Il nostro amato capitano! È tutto vero, e anche se ormai siamo in ottobre e nel frattempo abbiamo vinto anche la Supercoppa Europea sono ricordi che sono rimasti indelebili. Tutto vero.

 

Con queste domande spero di avervi chiarito le idee su come affrontare un Vero o Falso senza troppi patemi. Anche se non la sai, ricorda sempre di andarci per logica.

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Ricetta: pollo arrosto al forno.

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Prendiamo un pollo e lo facciamo arrosto.

Tutto qui. Fine articolo, grazie ciao buona giornata.

No, dai, scherzo. Che faccio a fare un banner anche bello se poi non lo uso? Vediamo allora cosa possiamo dire del pollo arrosto al forno.

Come spesso accade, abbiamo bisogno delle seguenti cose:

  • Un pollo
  • Un arrosto
  • Un forno
  • Delle patate. E che vuoi, mangiarlo senza contorno?

Ebbene, il pollo ce lo abbiamo già, pronto da cucinare. L’arrosto… pure, anche se dobbiamo crearlo, mettendoci anche le erbe aromatiche adatte.

Per creare l’arrosto dobbiamo per prima cosa accendere i fornelli

Ah, sì! Beh, quello mi sembra facile, a parte che è sufficiente dirglielo e loro appaiono guizzanti. Così poi possiamo mettere il nostro pollo sulla padella e piano piano assistere alla sua trasformazione, da rosa a bianco, e ogni tanto girarlo. No, perché altrimenti si carbonizza.

Una volta fatto questo, faremo questo lavoro anche col forno, ovvero… sentite questa *rullo di tamburi*

Facciamo tornare rosa il nostro pollo e lo cuoceremo al forno!

*pe pe peee*

Incredibile, vero? E questa cosa è possibile solo tornando indietro nel tempo, con la macchina del tempo comprata dall’orologiaio in stazione. Una volta fatto, possiamo decorare il nostro pollo con le patate: che siano fritte, bollite o al forno l’importante è che siano fresche e gialle,perché se sono verdi stanno diventando brutte, o lo sono già:. per non parlare del fatto che ospiteranno vermi di lì a poco.
Eccoci pronti per il nostro pollo arrosto al forno, allora! prima di mangiare,. però, vorrei sottolineare un’altra cosa:

Il pollo non va maltrattato. Se ne accorge. Voi stessi ve ne accorgerete che se ne accorge per il fatto che non vorrà più staccarsi dalla padella, nella fase in cui lo stiamo arrostendo.

Va beh ma un po’ è colpa della padella che non è antiaderente!

No. La colpa è del pollo che preferisce stare attaccato alla padella per non essere mangiato da voi!

Tutorial: scavare nel freezer.

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Vedete? nemmeno Freezer riesce a scavare nel freezer… o è il Freezer che non riesce a battere un freezer?

A parte l’immagine che genera implosione al solo guardarla, io suggerirei di andare a vedere un freezer. Dovremmo averlo tutti, e generalmente si trova sopra il frigorifero.

Abbiamo fame, abbiamo bisogno di vedere quello che c’è dentro. Lo apriamo dunque, con decisione ma senza avere troppa fretta di vedere quello che c’è da vedere.

Ehi! Ma che abbiamo qui? Un’era glaciale! Il freezer, mai sbrinato, ha formato veri e propri ghiacciai in mezzo ai cibi che custodisce! E niente, anche questa cosa semplice può rivelarsi un’avventura, che nulla ha da invidiare all’impressa di Amundsen e quella volta al Polo.

Prima fase: i cibi più vicini

I cibi più vicini sono quelli da consumare il prima possibile, quindi li si può estrarre subito senza dover prendere i guanti e il cappotto di pelliccia.

Seconda fase: le prime stallattiti

Adesso, prendiamo i cani e, con indosso un bel cappotto fatto con le pelli dello Yeti, andiamo alla ricerca dei cibi ormai fossilizzati nelle nevi perenni. Qui la temperatura oscilla dai -25 ai -35 gradi Celsius, quindi non c’è da stupirsi se dobbiamo prendere un piccone per spaccare lo spesso strato di ghiaccio. Poi, lo strato spaccato possiamo usarlo per un cocktail, dopo, alla nostra base.

Terza fase: il fondo del freezer.

Qui la vita non esiste più. C’è solo ghiaccio, tutto è morto e solo i cuori impavidi osano andare a visitare il fondo del freezer, il quale non si ricorda più nemmeno come sia fatta la luce del sole, custodendo tuttavia, sotto di sé e quindi sotto tre metri di ghiaccio durissimo, vaghi pezzi di prezzemolo e di pisellini ormai dimenticati dal tempo.

Noi, coperti da più strati e aiutati da una torcia , vediamo quanto è ancora salvabile e pianteremo una bandiera con la nostra faccia lì, dov’è difficile spiegare a parole cosa ci sia esattamente.

Cosa vuoi che ci sia… solo ghiaccio, no?

In effetti.

Ricetta: Minestra da forchetta.

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“Chuck Norris mangia la minestra con la forchetta”

Dopo questo tutorial, anche tu potrai mangiare la minestra con la forchetta, quindi sarai Chuck N…

Ok, ok, no, sto scherzando. In ogni caso, la minestra è essenzialmente formata da:

-del brodo

-nient’altro

Ma come si fa il brodo? Il brodo della minestra deve essere innanzitutto caldo, poi ci vanno messi quanti più vegetali riesci a capitare… esatto, anche quelli che crescono sul ciglio della strada.

Una volta ottenuto l’effetto naturale che volevamo, possiamo agguantare la forchetta, motivo di questo articolo, e andare a combattere.

Si dice per la legge dei grandi numeri che in mezzo al brodo ci deve essere per forza una roba solida. Ecco, ci aggrapperemo a questa cosa solida come se fosse la nostra ancora di salvataggio e ASSORBIREMO tutto il brodo attorno con questa cosa solida, sia essa una carota oppure una carta, oppure una caravella.

Insomma, è così che si fa. È così che si agisce. Quando si mangia la finestra con la forchetta non si deve guardare in faccia nessuno.

“Mettiamo che piove”

Allora, non finiremo mai. Va bene così, mangiare la finestra con la forchetta fuori mentre piove non finirai mai di mangiare. Ma siamo sicuri che siano commestibili, le minestre con la pioggia?

Insomma, mangiare è bello in tutte le sue forme. Bello prendere la forchetta, affondare il brodo nella minestra e… vederlo ricadere nel piatto.

No, ok, riproviamo.

Bello prendere la forchetta, affondare il brodo nella minestra e… vederlo ricadere nel piatto.

ANCORA!

No, aspetta, ce la posso fare.

Bello prendere la forchetta, affondare il brodo nella minestra e… vederlo ricadere nel piatto.

MA NO! BASTA!

“A parte che hai copincollato palesemente per tre volte la stessa frase, lavativo che non sei altro”

Oh. Hai ragione. Mangerò la minestra con la forchetta per punirmi. Mentre piove. Anzi, mentre grandina! Almeno penderò qualcosa si solido!

Ricetta: panino col salame senza salame.

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benvenuti in questa rubrica col nuovo banner che ancora mi stupisco di quanto sia geniale nel comporre disegni che Van Gogh levete.

Dunque, il panino col salame. Cosa serve?

-panino

-salame

Possibilmente, i panini NON devono essere quelli del centro italia, perché non hanno sapore e sono immangiabili. Mi rivolgo soprattutto agli amici Toscani. Sapete, il sale esiste, non abbiate paura di usarlo.

Dunque, il pane, come sappiamo, è un tipo chiuso e per farci stare dentro ciò che vogliamo, dobbiamo aprirlo. Come si apre il pane? Con un coltello.

Ebbene sì, l’ho detto. I coltelli non servono solo a uccidere, ma è possibile anche aprirci i panini. Detto questo e facendo bene attenzione a non farci male, apriremo i panini con molta delicatezza.

Una volta tagliato a metà, toccherà decidere se lasciare o no la mollica, che è la parte più buona e morbida. Molti addirittura la BUTTANO!

Noi invece siamo ignoranti, vero? E la mangiamo, vero?

Bene, dopo averla mangiata prendiamo il salame, già tagliato a fette dal nostro salumiere di fiducia, il quale ci ha assicurato che non ha usato carne umana per fare il salame.

Tocca metterlo nel pane, vero? Bene, ma prima occorre mettere qualche condimento, perché altrimenti è triste. Dentro il pane è possibile mettere: wurstel, sottaceti, maionese, ketchup, della pasta, della carne, del pesce, un telefonino, un pennarello, aglio, olio e peperoncino, una peperonata col caprino…

“E poi ci metti il salame?”

Rileggi bene il titolo.

Una volta capito che oggi il salame non c’entra niente, ripiegheremo sul panino, mettendoci dunque, come abbiamo detto e fatto, quello che vogliamo. Ma non basta.

Fare il panino col salame è un’arte. Dobbiamo assolutamente dire una cosa importante, ossia questa citazione:

“Avvicinare il salame intero al panino siffatto e condito come vogliamo rispecchia l’idea dell’esclusione, dell’emarginazione, della malinconia del salame stesso, che, vedendosi lontano dal suo habitat naturale, piange tutte le sue lacrime, mirabilmente raffigurate nei pezzettini di pepe”

Ma il salame Milano è senza pepe!

“Oh no!”

 

Tutorial: eseguire il giro di Do.

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Il Do che compie un giro. Oddio, non è questo il giro?

Il giro di Do è la prima cosa che si impara in un corso di chitarra, in modo da avere le dita ognuna indipendente e poter cominciare a suonare senza dovere ricorrere all’improvvisazione. No, perché poi le dita sembrano tarantolate e non si sente niente, se non dei “plong plong” che ricordano vagamente dei cinesini che si divertono a imitare la cacca che cade nel vasino.

Ciascun accordo di cui il giro di Do è composto ha un suo significato, ma vediamolo nel dettaglio:

Do

Sembra strano, ma il primo accordo del giro di Do è proprio il Do. “Do”, è voce del verbo dare, al tempo presente indicativo. Ma anche, sempre del Do stiamo parlando, è la prima nota del pentagramma, perlomeno qui in Italia. Mi informano infatti che nei paesi anglosassoni la prima nota è La.

“Là dove, Aven? Non vedo niente ihihihi xdxd”

Come fare il Do sulla chitarra? È difficile, anzi facile. Dipende quanto uno vuole imparare e soprattutto quanto è disposto a sopportare questa specie di “cuscinetti” che compaiono dopo un po’ sotto i polpastrelli della mano sinistra.

Indice sulla seconda corda a partire dal basso del primo “tasto” (i tasti sono delimitati da dei confini sula chitarra, non puoi sbagliare); il medio (non serve solo a quello il medio, purtroppo per te) sulla quarta corda del secondo tasto e l’anulare sulla quinta corda del terzo tasto.

Aven non dire cazzate devo allungarmi la mano come se fossi di gomma?

Non dirmi che non hai mai salutato nessuno con la mano. vedrai che ci arrivi.

La minore

Il La è detto minore perché è piccolino, e se notate occupa poco spazio sulla chitarra. È sufficiente prendere l’anulare e spostarlo appena sotto il medio, la corda immediatamente più bassa. Adesso allenatevi.

“Aven sento il plong plong”

La chitarra non ti sta facendo suonare, o sono le dita riottose.

Re minore

Il re minore è un re di poco conto nei grandi albi della storia. In questo caso ci si abbassa ulteriormente, tutte e tre le dita scendono quindi di una corda ma l’anulare torna al terzo tasto.

“neanche se stessero prendendo l’ascensore”

esatto.

Sol

Il Sol, infine, è quello più antipatico. Il passaggio dal re minore al Sol ha comportato una guerra intestina fra il medio e l’anulare riguardo chi deve toccare la sesta corda del terzo tasto (la corda più grossa di tutte) e quando.

“Alla fine ho vinto io”

Solo con una buona pratica, il medio può prevalere sulla volontà autonoma dell’anulare. L’indice va quindi sulla quinta corda del secondo tasto, l’anulare rimane FERMO (io uso l’anulare e chissene delle regole, sono un tipo tosto) e il mignolino si colloca proprio sotto l’anulare.

Fatto! Adesso strimpellate finché i vicini non urleranno basta! Vi accorgerete voi stessi che è un casino controllare la mano.

Tutorial: cambiare le carte in tavola.

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In realtà posso anche chiudere l’articolo così, perché ho già cambiato le carte in tavola.

E poi i cannoli sono buoni.

Ma non voglio parlarvi di questo, quanto piuttosto dei cannoli delle carte e del tavolo verde dove si gioca. Come cambiarle senza che nessuno se ne accorga?

Be’, non è semplice, ma sono qui apposta per fartele cambiare.

Sei accanto alle persone. Stai giocando ma non hai una buona mano. Anzi, direi pessima. È il momento di barare.

SE SONO CARTE DA POKER

Vediamo un po’: notiamo che le picche e i fiori si somigliano, o comunque hanno lo stesso colore.  Facciamo conto che hai fiori e ti serve picche. Niente di più facile, vero? Bisogna allungare un po’ il braccio… esatto, così come fai nei buffet, e non dire di no che ti ho visto al catering di aprile in cui hai preferito stare davanti al tavolo e non dietro…  insomma, basta cambiare e… cosa? Avevi un tre di picche e adesso hai un sei di fiori? Ma no, scusa, devi cambiare seme con seme e numero con numero, no?

SE SONO CARTE NAPOLETANE/SICILIANE

Diciamoci la verità: le carte napoletane e siciliane sono IDENTICHE. Cambia solo la grafica. In ogni caso, se dobbiamo cambiare una carta sarebbe meglio cambiarle con un abile gioco di polso.

“Ma che hai fatto? Hai fatto vedere le carte a tutti!”

Ops. Intendo dire di scambiarle sottobanco, ad esempio se uno sa che c’è un asso in mano lo si tiene in fondo al mazzo da mescolare così uno se lo ritrova. Insomma, bariamo senza colpo ferire, anche se consiglierei di assumere una faccia proprio “da culo”, così siamo un po’ giustificati e inoltre dire “Ho la faccia abbastanza da culo per poterlo fare” ti fa giustificare qualsiasi cosa tu voglia fare.

Vuoi mangiare gli spaghetti col cucchiaio? Vuoi cambiare le carte in tavola? Vuoi guardare a scrocco Sky dal vicino? Abbi la faccia da culo per poterlo fare!

Vedete come si cambiano le carte in tavola? a) avere la faccia da culo b) avere polso b) distrarre coloro che ti guardano.

“Posso barare a me stesso?”

se ti fa piacere e hai abbastanza faccia da culo…

Tutorial: mettere i gatti in fila per 6.

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Guarda quanti sono! E come sono messi in disordine? Non senti anche tu il bisogno di metterli in fila per 6?

I gatti come sappiamo non sono socievoli come i cani. Per questo tendono a farsi i fatti propri e non solo, non disturbano proprio nessuno e quindi non hanno bisogno di abbaiare, accontentandosi del miagolio.

Detto questo passiamo allora a capire come costringere i gatti a mettersi in fila per sei.

Aven e il resto di 2? ihihihi xdxd

No, dà fastidio il resto.

Fila per sei, quindi. La prima domanda da porsi è la seguente: quante file fare?

Tre è il numero perfetto, quindi 6×3 = 18.

Diciotto gatti, tutti da recuperare entro breve,m se vogliamo fare questo esperimento.

Uno dopo l’altro, basta attirarli con i croccantini avremo addosso moltissimi esemplari e anche qualche leone, penso.

Comunque una cosa è certa: i gatti amano il latte, quindi fatti mandare dalla mamma a prenderlo!

Una volta attirati tutti i gatti che ci servono, dobbiamo metterli in fila. In fila per lungo o in fila per largo?

Non si sa, anche se penso che sia più estetico metterli in fila orizzontale, sei gatti per sei e viene fuori un quadrato micidiale.

Perché dico micidiale? Perché io sono allergico, dannazione! Vi sto suggerendo questo tutorial quando invece già mi lacrimano gli occhi al solo sentirne parlare!

Veniamo alle FAQ:

Aven ho utilizzato 44 cani invece che gatti

Spero che nel frattempo non si mettano ad abbaiare alle 2 di notte svegliando il circondario!

Aven ho utilizzato sei file di 44

Un 44 vivente dove l’hai trovato?

Aven, ho un problema coi gatti. Sputano palle di pelo e il mio quadrato sta lasciando segnali del suo passaggio su tutto il marciapiede

Cosa c’entra? Sono gli effetti collaterali della nostra memorabile impresa.

Aven i miei gatti ruggiscono

In quel caso, direi che si parla di leoni.

Tutorial: piangere sul latte versato.

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È una cosa che si può fare? le brocche volanti possono servirti di prima mattina e noi ringraziarle versando lacrime?

Quante volte abbiamo sentito dire in diversi contesti:

Hai fatto cadere una ballerina di porcellana dall’elevato valore? “Non si può piangere sul latte versato”

Sei andato in bagno a urinare? “Non si può piangere sul latte versato”

(Se pisci latte mi farei vedere da qualcuno bravo, a meno che tu non sia una mucca. In tal caso, sii una mucca)

Hai aperto la porta di casa con le chiavi? “Non si può piangere sul latte versato”

E potrei stare qui a sciorinare altri esempi, dal guidare un’idrovolante a cavalcare una zebra.

Tutti eventi molto stimolanti, ma la domanda rimane: quand’è che si piange sul latte versato? E soprattutto, come si fa?

Allora, vediamo cosa occorre:

  • del latte
  • una cipolla

Bene, sappiamo tutti quali sono le proprietà della cipolla, no?

“I gargarismi col succo di cipolla sono ottimi contro la tonsillite”

No, non dicevo quello. E poi il succo te lo bevi tu, non io.

Io parlavo più che altro di quello che succede se dovessimo tagliare la cipolla. Cosa succede?

Ci si mette a piangere. Non solo perché la cipolla tagliata è particolarmente una cosa triste da vedere ma perché poi ci si sente in colpa. Ed ecco, dobbiamo chiamare un nostro amico.

L’amico in questione dovrà versare del latte dentro un bicchiere, mentre noi tagliamo la cipolla.

Ecco fatto! Abbiamo pianto sul latte versato!

Aven, io conosco anche la versione senza cipolla e…

Zitto! Cosa sono io, un kebabbaro?

Dico solo che basta un ricordo triste e ci si mette a piangere

Sì ma se uno diventa melanconico poi gli amici non ti versano il latte, ma ti fanno una tisana per calmarti. E noi abbiamo parlato di LATTE versato, non di infusi strani.

 

Tutorial: salvare capre e cavoli.

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Prova a risolverlo senza barca! 

SITUAZIONE A

Tutti noi conosciamo il giochino delle capre e dei cavoli, tuttavia voglio provare lo stesso a fare un tutorial per provare a risolverlo nella maniera più ignorante possibile!

Abbiamo le capre, i cavoli e una barca, il tutto osteggiato da un lupo che nella fotografia reale qui esposta non compare perché ha trovato traffico.

In realtà non compare nemmeno la barca.

 Per prima cosa, è notorio che le capre sono un ottimo investimento, sia per quanto riguarda il latte, sia per quanto riguarda il fabbisogno di carne durante le scampagnate.

Anzi, il capretto è protagonista di un noto modo di dire che si verifica quando uno rutto rumorosamente:

E che hai mangiato, capretto?”

Per cui l’unico modo di salvare le capre dal lupo è cuocerle alla griglia, magari mettendo come combustibile carbone e pigne.

“E salvare i cavoli?”

Beh, qualcosa come contorno dovrà pure esserci, no?

SITUAZIONE B

Mettiamo caso che il lupo sia già appagato di un pranzo già avvenuto in precedenza. Mettiamo caso che però arriva un altro lupo intento invece a mangiare le nostre caprette.

Che fare?

Dobbiamo contattare il primo lupo, quello sazio, e corromperlo affinché lui corrompa l’altro e non mangi le nostre povere caprette… che però attaccheranno i cavoli, e non può essere, quindi dovremmo far diventare carnivore le capre e far mangiare loro una bistecca di manzo.

SITUAZIONE C

I cavoli sono minacciati da un imprenditore che vuole costruire un centro commerciale, e credetemi che questa situazione è molto più sconvolgente dei lupi.

Che fare allora? Chiamo i lupi!

“The wolf in your eyes”

I lupi in branco sono pericolosissimi, e ottimi alleati quando devi scacciare l’uomo. Ce la fanno, il campo di cavoli è salvo e adesso bisogna salvare però le capre dai lupi, che giustamente vogliono essere pagati.

Beh, basta in questo modo far scappare le capre dal recinto e far correre un po’ i lupi. Prima o poi si stancheranno… spero.

Questa situazione C è un po’ superficiale

Era un modo per spiegare che mi sono scappate le capre, ma non ditelo a nessuno.