Kaden e le Fontane di Luce/26

Capitolo 26

Kaden e i suoi compagni giunsero a piedi fino a Kashnaville, senza mai fermarsi in nessun villaggio.

Furono nove giorni duri: stare nascosti per timore di essere inseguiti, cibarsi di bacche e sfuggire ai Draghi che di tanto in tanto percorrevano la loro stessa rotta: non era facile, e non vi erano abituati. Solamente la guida esperta di Caleb, il quale esercitava un enorme terrore verso i sui avversari, impedì l’accadere di ostacoli più gravi.

In quei giorni nessuno di loro parlò molto, affranti com’erano da quanto era successo al Labirinto e dalle notizie sempre più nefaste che pervenivano a Caleb tramite corvi messaggeri spediti dalla Villa, adesso gestita da Frederick.

Il Mangiacuore era di nuovo fuggito e mieteva vittime su vittime, nella città di Perth, luogo natale di Kaden, la guerra era finita con la morte in battaglia di Cassius il Magnifico, lasciando Isaiah Hesenfield proclamarsi Lord dell’Ovest e fissare la capitale nel paesino marinaro di Port Hedland.

“Il che è una buona notizia per te” disse Klose a Kaden. “Adesso che è il fratello di Caleb a comandare, possiamo chiedergli che ne è stato di tuoi genitori e della tua famiglia”

Kaden deglutì. Era vero ciò che diceva l’arciere: in quel marasma e nell’apatia in cui erano caduti dopo gli avvenimenti del Labirinto, Kaden aveva del tutto dimenticato che aveva ancora delle persone che l’aspettavano in ansia, a migliaia di chilometri di distanza.

“È per quello che vado ancora avanti” disse Kaden, con la voce rauca non avendo parlato per giorni. “Per i miei… per la mia famiglia. Finché c’è una possibilità che siano vivi, vale ancora la pena aprire le Fontane”

“Che discorsi sono?” interloquì Caleb. “Allora se mio fratello Isaiah trovasse i tuoi genitori morti, smetteresti di punto in bianco la tua missione?”

“Caleb ha ragione” disse Mary, tenendo in mano un bastone per camminare con la nuova protesi. “Pensa a Shydra, pensa a… a…”

E proruppe in lacrime. Il nome del Cavaliere Corrotto aleggiò per un attimo sulla radura e Kaden capì di aver detto una stupidaggine.

“Scusatemi” disse.

Il giorno dopo quell’episodio, un altro corvo arrivò dalla Villa, e Caleb comunicò che la Fontana a Sydney era scomparsa.

Fu Klose il primo a commentare la notizia. “Non sapevo potesse succedere, e non immaginavo che Re Anthony desse alle stampe questa notizia in particolare. Voglio dire, tutti sanno, o meglio, la gente comune sa che le Fontane sono spente e non possono essere riaccese, tenendole lì come monumenti antichi e sempre più fatiscenti. Perché allora rimuoverla?”

“Deve essere una strategia” disse Caleb. “Ormai sono passati quasi sette giorni dagli avvenimenti alla Villa, e la morte di Abraham Hesenfield ha ormai fatto il giro del Triregno. Il che fa di me un ricercato, anche se dubito molto che colleghino la mia latitanza a quella del ragazzo delle Fontane. In ogni caso, probabilmente Re Anthony ha deciso di provocare Kaden o perlomeno Taider comunicandoci che ha nascosto la Fontana, chissà dove, in modo da preservare la sua immortalità e unitamente scoraggiarlo”

Tutti e tre erano profondamente ammirati da quella deduzione. Caleb si dimostrava ancora una volta un ragazzo intelligente e comandante navigato. Probabilmente, anche Taider sarebbe giunto alle stesse conclusioni e questo spinse Mary ad appoggiare quella tesi.

“Sì, hai ragione, Hesenfield” disse. “Be’, sarà meglio piombare a Kashnaville e concludere il tuo assedio, allora”

“Già, sarà meglio” concordò Caleb, non sapendo cosa avrebbe trovato in quella capitale. A quanto aveva capito, lady Margareth era tutt’altro che sconfitta e a quel che pareva il suo vice era persino morto in battaglia, allontanando la possibilità di mettere sotto scacco lei e quel che rimaneva del suo regno. Conveniva arrivare subito in quei luoghi, in modo da chiudere quella guerra e pareggiare con Isaiah, che aveva già concluso la sua.

Per quanto Caleb fosse il primogenito, infatti, era Isaiah ad essere più veloce, più abile con le mani, e più istintivo nella vita. Lui invece doveva sempre avere il controllo su tutto, altrimenti non riusciva a ragionare, e per inciso il non sapere bene come stesse andando la guerra a Kashnaville lo metteva in apprensione.

Alla fine, dopo oltre nove giorni di cammino, arrivarono. La città non era accessibile, visto che vi era l’accampamento della truppa di Caleb. Grosse torri di fumo nero accoglievano i folli viandanti che decidevano di entrare. Per di più, un Drago sembrava bombardare di fiamme la già martoriata città. Tutto attorno nuvole grigie persistevano compatte e un’aria pesante rendeva difficile una buona respirazione.

“Non è quello che si dice il miglior benvenuto” disse ironico Klose.

“Non temete” li rassicurò Caleb. “Adesso entrerò nel mio accampamento dove mi spiegheranno bene la situazione. Voi restate fuori, tornerò e vi dirò come entrare”

Dopo quelle che parvero ore, il primogenito della Casata più potente del Triregno uscì dall’agglomerato di tende.

“Tutto a posto” sorrise. “La città non è affatto sicura, ma rispetto a due giorni fa siamo noi ad essere in vantaggio e fra poco tempo Margareth cadrà, che sia la Fontana o no a tenerla in vita. La cosa migliore è che sia io a comandare le mie truppe, perché ho intenzione di sfondare con un attacco massiccio e dare il colpo di grazia a questa città. Nel frattempo voi dovrete mescolarvi in mezzo ed entrare, poi da lì entrerete nella piazza principale dov’è ubicata la Fontana, poi userete l’oggetto per cui avete tanto penato”

Kaden lo estrasse dalla tasca e tornò a guardarlo. Era un bel manufatto, anche se per prenderlo Taider aveva pagato con la vita.

“Bene” disse Klose. “Faremo come dici”

L’arciere lo disse, ma non poteva credere alle sue parole. Solamente dieci giorni prima, non si sarebbe mai affidato a un Hesenfield.

Così accadde che, dopo l’usuale discorso di incoraggiamento, Klose, Kaden e Mary videro coi loro stessi occhi l’imponenza e la maestosità della macchina da guerra progettata, pensata e voluta da Abraham e compiuta dai figli. Nessuno dei tre Re poteva avere quello spiegamento di forze, quelle armature bianche e nere, quelle spade di ottima fattura, quei guerrieri con gli occhi iniettati di sangue e Caleb era riuscito ad arruolare anche qualche gigante, e anche due battaglioni di Plexigos inferociti e muniti di picche.

“Ma quanti sono?” chiese Kaden impallidito. Aveva sempre sentito parlare della guerra, ma non aveva mai afferrato cosa significasse davvero.

“Almeno mille sicuro” disse Mary, infiltrandosi fra le file. “Non perdiamoci di vista e teniamoci per mano, qui è facile che ci travolgano”

In quel modo, Mary che teneva Kaden e quest’ultimo che teneva Klose, entrarono, non vedendo purtroppo la spettacolare esplosione di una parte delle mura di cinta per poi deviare verso la piazza principale, mentre le truppe reali e quelle di Caleb si davano battaglia in ogni via.

Esplosioni, tempeste di sabbia, tutto divenne confuso e le urla contribuirono alla concentrazione, e morti su morti, usati come barricate umane, sbarravano loro la strada.

Infine, nessuno dei tre capì come poterono arrivare intatti alla piazza principale, dalla quale si ergeva un’imponente torre.

“Eccoci” annunciò Klose. “Ma la Fontana non la vedo… eppure mi era stato detto che si trovava dirimpetto al Palazzo Reale”

I tre guardarono la piazza nel suo perimetro, ancora estranea alle lotte furiose che stavano concentrandosi in periferia.

Vi era la torre, svariati edifici monocromatici e una cattedrale, che probabilmente era servita nei giorni del Cattolicesimo, e che forse serviva ancora, ma per altri scopi. Ad esempio Klose sapeva che la cattedrale di Perth era stata riutilizzata come piccola infermeria, dove stuoli e stuoli di persone boccheggiavano attendendo la morte o la guarigione.

“Dobbiamo interrogare la Regina, per sapere dove si trova la Fontana, il che vuole dire consegnarci spontaneamente a coloro che ci cercano” dichiarò l’arciere, distogliendo la mente da quelle raccapriccianti immagini. “Sei pronto ad affrontare il tuo destino? Dovrai aprire la seconda Fontana”

“Certo, sono partito per questo motivo” rispose Kaden, concentrato più che mai.

Per tre criminali ricercati in tutto il Continente, entrare in quel modo dalla porta principale sarebbe risultato quantomeno irriverente, tuttavia lo fecero e parlarono col portiere di guardia ai portoni.

“Siete voi” disse quegli, osservando la foto nelle taglie e confrontandole con le facce che aveva di fronte. Certo, avevano molta più barba e profonde occhiaie, oltre ad essere sciupati, e Mary aveva ferite profonde, ma erano inequivocabilmente loro.  Anzi, l’essere in quelle condizioni testimoniava la loro identità. “Vi state consegnando, eh? E va bene, non c’è nemmeno bisogno che vi faccia uccidere, sarà lei stessa a farlo”

“Sì, infatti” rispose Klose. “Possiamo entrare, dunque?”

“Certo, non c’è problema. Un po’ sciocco consegnarvi, vi pare?” li congedò il portiere.

Ad ogni modo, penetrarono nell’edificio, che constatarono essere del tutto vuoto, a parte una rampa di scale in fondo alla sala che portava al piano superiore.

“Buon pomeriggio.” Esordì una voce femminile. “Vi sembrava che questo fosse ancora il mio palazzo reale, vero? Non sarei mai stata alla mercé di voi stupratori e assassini. Piuttosto voglio vedervi morti, così ho adibito il mio vecchio Palazzo reale a Torre di Guardia per la mia Fontana, che così non può essere aperta da tutti, come quello sciocco del Re Walter”

“Ne deduco che l’apertura della Fontana si trovi all’ultimo piano, fungendo da estremità, no?” chiese Kaden.

“Non arriverete mai all’ultimo piano, consegnandovi avete già firmato la vostra condanna a morte” rispose la Regina Margareth, la quale osservava tutto dalla telecamera nascosta.

Non avrebbe mai perdonato, mai, la morte di sir George e la conseguente disfatta totale che aveva subìto nei territori ad Ovest, dove adesso comandava Isaiah Hesenfield e lei non aveva più notizie di nessun soldato ancora fedele. Piuttosto, conoscendo il carattere impulsivo e focoso del ragazzo, avrebbe potuto voler far piazza pulita in maniera totale e dare una mano al fratello gemello con le nuove truppe spingendosi ad Est circumnavigando l’Australia e sorprendendo Anthony dal mare, in modo da vendicare il padre morto per misteriosi motivi. Com’era che un uomo apparentemente in salute morisse così? E anche lord Jakob?

Margareth non aveva idee, ma le bastava un solo indizio per potersi intromettere fra quegli ingranaggi che sembravano inarrestabili e rovesciare così la situazione che altrimenti sarebbe rimasta disperata.

Pertanto le crisi di nervi e gli esaurimenti nervosi che aveva avuto in quei giorni erano stati tanti, e per di più il suo figliastro aveva dichiarato che non gliene sarebbe importato, ma che piuttosto avrebbe preservato in maniera originale la propria Fontana.

“Possiamo considerare i territori dell’Ovest perduti, momentaneamente” aveva dichiarato Re Anthony. “Per fortuna, anche lord Abraham Hesenfield è morto, e anche se l’eredità è andata a lord Caleb non dovrebbero esserci più problemi dagli Hesenfield, a parte il Mangiacuore, che ufficialmente risulta disperso. Isaiah ha subìto molte perdite e Caleb stesso è latitante. La cosa migliore da fare è proteggere le nostre Fontane, da ora in poi mantenere il nostro primato sarà più facile che mai. Non angustiarti, gli Hesenfield cadranno da soli. Hanno già perso due pedine e la truppa di lady Isabel, che anche lei aveva velleità militari, è sconfitta”

Così si era pronunciato Anthony, ma non aveva rivelato a nessuno la nuova ubicazione della sua Fontana. Ad ogni modo, lui non sapeva che Isabel e la sua truppa, invece di spingersi a est, aveva preso piega verso Ovest, forse per dare man forte a Caleb.

Sarebbe caduta? Tutto dipendeva da quell’assedio e (dal) far luce sulla morte di Abraham. Per farlo, avrebbe dovuto interrogare quei tre e già averli in pugno la considerava come la prima vera bella notizia da settimane.

Ed ecco perché interruppe le comunicazioni con loro e li lasciò al Primo Livello.

Kaden provò ovviamente a salire le scale senza aver affrontato nessun ostacolo, ma un laser gli tagliò la strada appena prima di affrontare il primo gradino.

Un esercito di Plexigos, almeno due dozzine, sbucò fuori dal nulla tagliandogli la strada.

Kaden suppose che avrebbero dovuto farli fuori tutti, per poter salire al piano superiore.

“Klose! Hai le tue frecce? Mary, hai la tua spada?” chiese, mentre lui estraeva Giustizia

“Oh, ma certo. In questi giorni ho particolarmente curato le mie nuove creazioni” rispose lui, toccando la faretra di nuovo piena e costruita con le sue stesse mani.

In effetti, anche se non aveva comunicato con Kaden, Klose aveva pensato bene di costruire da sé le nuove frecce.

Invece Mary rispose: “Certo, Kaden, ho proprio voglia di testare la mano destra immobile e quanto può essere devastante!”

In questo modo era pronto per dare una mano a Kaden, contro tutti quei mostri, che si muovevano senza un ordine preciso, ma che avevano tutti lo stesso scopo: uccidere.

Nel frattempo Kaden ne stava affrontando uno alla volta, in quanto i suoi avversari preferivano affondare l’attacco e poi sparire piuttosto che tenere uno scontro a lungo termine, in quel modo il ragazzo però era costretto a cambiare ogni volta avversario senza riuscire ad eliminarne nessuno.

Ecco che quindi se un Plexigos arrivava da lui per attaccarlo con uno dei loro pugni potenti, Kaden lo respingeva con la semplice lama di Giustizia, ma poi era costretto a sorbire un calcio sulla schiena che lo costringeva a terra.

Kaden si rialzò dunque per l’ennesima volta, mentre assisteva impotente alla distruzione di quella sala. Quelle bestie immonde erano troppo pericolose per essere lasciate in uno spazio così chiuso.

Eppure lui poteva farci ben poco, come detto. Quelle bestie non sembravano disposte a uno scontro fisico.

Gettò un’occhiata a Klose. Anche lui sembrava avere qualche difficoltà, aveva ancora la prima freccia incoccata e le labbra arricciate, poiché faticava a prendere la mira con quei bersagli molteplici in movimento. Mary invece presentava difficoltà con la protesi di legno e usare la sinistra non le era mai stato semplice, tuttavia la situazione sembrava ancora gestibile per lei.

Ciò nonostante, entrambi dovevano fare qualcosa, altrimenti non sarebbero mai potuti salire al livello successivo con lui.

“A quanto pare, ai Plexigos interessa solo che noi rimaniamo qui. Non sembrano volerci uccidere” affermò a un certo punto Klose.

“Davvero? Io credo invece che fra poco mangeranno le nostre carcasse fino all’ultimo osso!” rispose Mary, profondamente turbato da quei mostri, che l’avevano già colpita in diversi punti. “Secondo te come faremo anche solo a colpirli?”

Klose rifletté intensamente. Non vedeva l’ora di provare le frecce che aveva progettato, ma allo stesso tempo occorreva farlo con prudenza. Quel nemico che si rifiutava di combattere era una novità anche per lui che ne aveva viste tante.

Klose aveva sempre odiato le situazioni di stallo, le trovava irritanti. Perlomeno, nei giorni in cui si marciava, quello si faceva e quindi dava la sensazione di movimento, ma in quel momento, in cui la sua vita sembrava appesa a un filo anche se non palesemente minacciata, lo metteva in soggezione.

I molteplici Plexigos si muovevano velocemente, senza attaccare, a meno che i due non si avvicinassero troppo alla scala.

“Bene, il fatto che non ci attaccano gioca a nostro vantaggio” tentò Kaden, mentre ne uccideva uno. “Che ne dite se li affrontassimo qui, al lato opposto della sala? In questo modo non ci attaccano e noi li uccidiamo senza subire particolari ferite, non vi pare?”

Klose considerò la proposta. “Idea stupida” concluse. “Mettiamo caso che sia io il Plexigos che non ti lascia passare. Se non ti attaccassi  e tuttavia tu mi riempissi di legnate, come puoi pensare che io non ti attacchi a mia volta?”

“Hai ragione” rispose Kaden. “Però, restando fermi, è anche vero che non concluderemo niente, e molta gente attende che le Fontane si riaprano”

“L’unica” concluse Klose “è attaccare i Plexigos con le frecce.”

Così, senza aggiungere altro, prese la mira e scoccò la prima. Aveva guadagnato un’ottima velocità, e infatti un Plexigos cadde stecchito, proprio mentre balzava da una parte all’altra della stanza.

“Oh, Klose!” esclamò Mary, fiera di lui.

Qualche colpo andava fuori tiro, ma la maggior parte li centrava. E così, dopo venti frecce, erano morti nove Plexigos.

“Non ne sono morti neanche la metà” osservò Kaden, molto deluso dalla faretra finita, ma l’arciere con sua sorpresa si mise a ridere.

“L’ho fatto apposta, voglio vedere come te la cavi tu con Giustizia”

“Sei uno stronzo, Klose” ridacchiò Mary, che nel frattempo uccideva i suoi.

“Sì, come no, in realtà sei scandaloso, ammettilo” lo rimbeccò Kaden, ma ormai la sua concentrazione era rivolta ai Plexigos.

Aveva Giustizia, un’arma che fino a quel momento era stata poco utilizzata. Davanti a lui quindici Plexigos a guardia della rampa di scale.

“Che Giustizia cali su di voi!” esclamò Kaden, e attaccò uno per uno i Plexigos, dimostrando ottimi riflessi. Purtroppo però, dopo appena tre vittime, un modello Canguro lo atterrò posando tutto il proprio peso sulla schiena del povero ragazzo.

“Nove a tre, mi sa” sentenziò l’arciere, che era intervenuto appositamente per rimuovere il mostro dalla schiena del ragazzo. “Non sei molto forte, anche se eliminare tre Plexigos di fila è comunque un risultato ragguardevole. All’inizio di questo viaggio non saresti nemmeno riuscito a impugnare una spada come Giustizia, ti ricordi?”

“Certo” disse Kaden. “Ammettilo che sei venuto fin qui per recuperare le tue frecce!”

“Ma certo che no” tagliò corto Klose anche se fu contento di riaverle sane e salve. “Vogliamo dare il via a un’azione combinata? Magari riusciamo a distruggere tutti gli ostacoli!”

“Sì, certo, fate comunella voi due!” esclamò Mary indignata, ma entrambi i ragazzi sapevano che lei non avrebbe mai accettato nessun aiuto.

E così, messisi spalla contro spalla, riuscirono a distruggere tutti i Plexigos, chi con la spada, chi con la freccia, e alla fine un grande tappeto di Plexigos morti e sangue viola si presentò ai loro piedi, così come avevano preannunciato.

“Ottimo” commentò alla fine Kaden. “Tu quanti ne hai uccisi?”

“Otto” rispose Klose. “Il che vuol dire che tu ne hai ammazzati sei, che sommati ai tre iniziali vuol dire nove. Alla fine della fiera, rimango molto più forte di te”

Kaden ridacchiò e insieme salirono i gradini, perfettamente ignari che un’ombra li stava seguendo.

Quell’ombra era Caleb, il quale era riuscito a districarsi fra le vie ed andare in avanscoperta da solo, intento e desideroso com’era di uccidere Margareth con le sue stesse mani.

Nel frattempo, si era fatta strada in lui l’idea di andare a far visita a sua madre e sua sorella. Quanto gli mancavano? E come avevano preso il lutto del padre e del fratello Jakob, il figlio perduto?

E, per di più, un buon Re avrebbe fatto visita alla sua famiglia, cercando il più possibile di riunirla.