Tutorial: rispondere a un vero o falso.

Immagine

Dì la verità, non sai mai cosa rispondere nell’ora dei test, vero?

Bene, di solito io ho proposto finora domande a risposta multipla nei miei test, ma se un giorno decidessi di indire un vero o falso, voi come ve la cavereste?

Vediamo insieme come partecipare.

  1. Il pilota Tedesco Michael Schumacher, della Benetton, è in odore di vincere il Gran Premio 1994. [V/F]

Bella domanda, vero? E chi se lo ricorda? E poi, siamo davvero sicuri che sia oggi il 1994? Per esserne sicuri, ci tocca controllare il calendario. Ma siccome questo è un test, non abbiamo aiuto di sorta. Dobbiamo andare a logica, sapendo che in tutte le domande c’è una parte della risposta. Sarà vera questa risposta? Io dico di sì, Schumacher lo vedo di belle speranze e probabilmente passerà alla Ferrari.

2. Brian Jones, iconico volto dei Beatles, è stato trovato morto annegato nella sua piscina. [V/F]

Anche qui, non possiamo essere sicuri di niente. Chi sarà mai questo Brian Jones di cui tutti parlano? E soprattutto, chi sono i Beatles?

John, Paul, George e Ringo. Brian mi sa che non c’entra niente. Mettiamo Falso.

3. Il CERN annuncia l’uscita del World Wide Web. È il 26 Maggio 1982 e questa invenzione cambierà le vite di ognuno.

Anche qui questa cosa mi puzza. Il 1982 è noto per vittoria dei Mondiali di calcio da parte dell’Italia, che poi è il solo evento di quell’anno. La nascita di internet è avvenuta molto dopo, iun un altro mese, in un altro anno, in un altro giorno. Falso.

4.  La Juventus vince la sua seconda Champions League. È il 22 Maggio 1996 e Fabrizio Ravanelli solleva l’ambito trofeo davanti a una folla festante. [V/F]

Che forte che è Ravanelli, eh? Il nostro amato capitano! È tutto vero, e anche se ormai siamo in ottobre e nel frattempo abbiamo vinto anche la Supercoppa Europea sono ricordi che sono rimasti indelebili. Tutto vero.

 

Con queste domande spero di avervi chiarito le idee su come affrontare un Vero o Falso senza troppi patemi. Anche se non la sai, ricorda sempre di andarci per logica.

Annunci

Ricetta: panino col salame senza salame.

Immagine

benvenuti in questa rubrica col nuovo banner che ancora mi stupisco di quanto sia geniale nel comporre disegni che Van Gogh levete.

Dunque, il panino col salame. Cosa serve?

-panino

-salame

Possibilmente, i panini NON devono essere quelli del centro italia, perché non hanno sapore e sono immangiabili. Mi rivolgo soprattutto agli amici Toscani. Sapete, il sale esiste, non abbiate paura di usarlo.

Dunque, il pane, come sappiamo, è un tipo chiuso e per farci stare dentro ciò che vogliamo, dobbiamo aprirlo. Come si apre il pane? Con un coltello.

Ebbene sì, l’ho detto. I coltelli non servono solo a uccidere, ma è possibile anche aprirci i panini. Detto questo e facendo bene attenzione a non farci male, apriremo i panini con molta delicatezza.

Una volta tagliato a metà, toccherà decidere se lasciare o no la mollica, che è la parte più buona e morbida. Molti addirittura la BUTTANO!

Noi invece siamo ignoranti, vero? E la mangiamo, vero?

Bene, dopo averla mangiata prendiamo il salame, già tagliato a fette dal nostro salumiere di fiducia, il quale ci ha assicurato che non ha usato carne umana per fare il salame.

Tocca metterlo nel pane, vero? Bene, ma prima occorre mettere qualche condimento, perché altrimenti è triste. Dentro il pane è possibile mettere: wurstel, sottaceti, maionese, ketchup, della pasta, della carne, del pesce, un telefonino, un pennarello, aglio, olio e peperoncino, una peperonata col caprino…

“E poi ci metti il salame?”

Rileggi bene il titolo.

Una volta capito che oggi il salame non c’entra niente, ripiegheremo sul panino, mettendoci dunque, come abbiamo detto e fatto, quello che vogliamo. Ma non basta.

Fare il panino col salame è un’arte. Dobbiamo assolutamente dire una cosa importante, ossia questa citazione:

“Avvicinare il salame intero al panino siffatto e condito come vogliamo rispecchia l’idea dell’esclusione, dell’emarginazione, della malinconia del salame stesso, che, vedendosi lontano dal suo habitat naturale, piange tutte le sue lacrime, mirabilmente raffigurate nei pezzettini di pepe”

Ma il salame Milano è senza pepe!

“Oh no!”

 

Perché il settebello è bello?

Immagine

Prendete un mazzo di carte. La prima carta che trovate è sicuramente il SETTE DI DENARI, vero?

Se ho indovinato, ho fatto la prima magia della mia vita. Ma adesso concentriamoci sul sette di denari.

Questo è chiamato anche “sette bello”. Ma perché è “bello”? Forse perché i denari sono belli da guardare?

In realtà la questione è molto più profonda e parte dal seme di Coppe. C’è stato quell’uomo che al mercato vide questa coppa e fa al mercante:

“Scusi, quanto costa questa coppa bella?”

E il mercante:

“È bella? Accidenti se è bella! Costa sette denari!”

Il compratore sgrana gli occhi dallo stupore e dice:

“Sette? Bello!”

Ed ecco spiegato perché il sette è bello. Ma il sette è bello anche per sette motivi:

  1. Perché a scopa vale un punto
  2. Perché per un punto Martin perse la cappa
  3. Perché la cappa e la spada sono un genere letterario molto figo
  4. Perché Figo è stato un ottimo giocatore
  5. Perché un giocatore prende i big money
  6. I Big money sono oggettivamente belli
  7. Sette milioni non sono mai male

Sette argomenti inoppugnabili. Vediamo il primo: il punto della scopa annulla il punto che il tuo avversario ha fatto ad esempio attraverso il numero di carte. Quindi state 1-1 ed eventualmente 2-1, perché se hai il settebello spesso hai anche il maggior numero di carte denari, quindi sei in vantaggio.

Il secondo punto, ahimè, Martin perse la cappa. O era la K? E quindi come fa a perdere una K? Che per caso si mette le gambe ed esce per strada e fa le sue robe, le robe di kappa?

Probabile.

Luis Felipe de Madeira Figo è stato un giocatore portoghese che per un po’ ha militato nell’Internazionale di Milano, conseguendo fra l’altro uno scudetto senza avversari (2007) e perdendo la finale degli Europei in casa contro la modesta Grecia (2004). Ciò nonostante, lo ricordiamo perché… boh, mi va di parlare di calcio, e del calcio che fu.

E poi ci sono i denari, che mi permetterebbero di comprare questo dominio e finalmente avere la mia autonomia per comandare l’Universo Galattico assieme a Palpatine e…

“Aven, guarda che adesso c’è il Primo Ordine con a capo Lord Snoke”

COSA? FARABUTTI!

 

Che nottata!

“Oddio… come sono stanca” dico, commentando il mio sbadiglio. Per fortuna è proprio il momento di andare a letto, il mio momento preferito.

Do uno sguardo alla scollata carta da parati a pois neri e gialli, e mi chiedo quando ho autorizzato mio marito a metterla cosa avevo in testa. Mi piace sempre di meno, ecco.

Cerco di dormire, ma dopo mezz’ora, un’ora, un’ora mezza… niente, mi limito a rigirarmi fra le coperte. Per fortuna, mio marito ha il turno di notte, per cui non può lamentarsi come fa di solito quando mi agito, dicendomi che ha “il mal di mare”. Ma che posso farci. Peraltro, quando non riesco a dormire il cuore comincia a martellarmi furiosamente, come se aspettasse qualcosa.

Improvvisamente, mentre penso a tutte queste cose, la porta della camera cigola, aprendosi.

Non può essere Marco. È piena notte e lui torna alle sei, all’alba.

Mi tiro su le coperte, in un gesto istintivo. Sulla soglia compare una donna.

Fra tutte quelle conosco ce che ho incontrato, questa è la più pittoresca: piena di timore e apprensione, non riesco a non guardarla dettaglio per dettaglio, aiutata dalla lucina dell’abat-jour. È vestita di una tunica porpora, ma ciò che attira la mia attenzione è la maschera. Una maschera, proprio così, inespressiva, bianca come la mia pelle in questo momento.

“Si è svegliata mrs Keats, ci ha fatti preoccupare molto…” sussurra, veleggiando verso di me. Non sta camminando, effettivamente, sembra che voli sul pavimento. Ma che cosa sta succedendo? Mi limito a trattenere il respiro e a chiedermi chi accidenti sia mrs Keats!

Chissà che ha intenzione di fare, magari vuole uccidermi. Sto per urlare, ma una delle sue mani me lo impedisce. È fresca, vellutata, come se volesse rassicurarmi e non sventrarmi come un vitello.

“Non preoccupatevi” sussurra la donna mascherata. “So che può essere un trauma, ma sono qui per aiutarvi… per aiutarvi…”

Chissà come, ma sento le palpebre pesanti…

*

Quando riapro gli occhi sono quasi le quattro. Non c’è nessuno nella stanza, meglio così. Mi giro e caccio un urlo, stavolta davvero.

Quattro bambini! Due maschietti con una maschera nera e due femminucce con una maschera viola, per la precisione. Cambia il colore, ma la stessa espressione indefinibile rimane.

“Maestra, si sente meglio adesso?” chiede una delle bambine. Maestra? Che abbia a che fare con la mrs Keats di qualche ora fa? E poi perché non hanno mosso il minimo muscolo quando ho urlato?

Comincio a tremare e sento che mi sta salendo la febbre. Questi bambini inquietanti mi osservano da dietro la maschera inespressiva e non so che fare… voglio solo chiudere gli occhi di nuovo.

*

Quando li riapro, sono le quattro e mezza. Che nottata, di sicuro non la scorderò per i prossimi mesi. Inoltre, sento il letto matrimoniale un po’ affossato accanto a me. Certa che ancora Marco è lontano dal tornare, mi giro e vedo due ragazzini, diversi dai bambini di prima e soprattutto… senza maschera. Mi osservano e basta. Una ha le trecce dorate, l’altro ragazzo ha i capelli rasati a zero. Mi pare di conoscerli, ma al momento non mi sovviene niente. Che vogliano uccidermi?

“Vi prego… n-non fatemi del male” supplico loro. Ma loro non muovono un muscolo. In ogni caso, sento di stare per svenire…

*

“Tesoro” mi dice preoccupato Marco, vedendomi tutta imbacuccata e imperlata di sudore. Sono le sei passate ed è appena tornato, e mi ha svegliata coi suoi rumori. “Ma hai dormito stanotte? Che ti è successo? Sembra che tu abbia incontrato un dinosauro o che so io”

“Marco” gli dico io, sicura come non lo sono mai stata stanotte “Marco, mai più peperonata di sera. Mai più”

Kosa ciera nellarticolo ihihi xd

Sbronza a mezzanotte

 Alci volanti.

Mucche che si infilano nelle prese!

Aaaah! Fa male! È davvero tutto un sogno?

Corro veloce, ma mi sembra di stare sempre fermo. Poi volo a caso, mentre le ciambelle luminose si avvicinano e diventano lumache giganti.

Fantasmi. Camminano e urlano, oppure sono sirene? Chissà, in questo prato viola dove nascono ragni con i piedi non è che sia tutto chiaro.

C‘era una volta una cicala che voleva essere un geco, ma poi io l’ho estinta con la mia alabarda che non ho.

Chissà cosa mi riserverà il domani, ma nel frattempo ho un gran mal di testa e vomito anche l’anima nel cesso.

Questo è quello che produce una sbronza a mezzanotte.

“Te lo chiedo come favore personale” dico a Gustav “Non portarmi mai più a uscire la sera a bere e fumare”

Gustav mi guarda perplesso.

“Tanto lo so che la settimana prossima farai di nuovo lo stesso ritornello. E adesso vomita, beone!”

Lo faccio, ma addosso alla sua faccia. Può capitare, no? Ma il vomito, che credevo fosse solo sporco e puzzolente, fa sciogliere il mio amico! Oh no! E adesso che cosa faccio?

Idea! Diventerò il famoso Uomo-Aspirapolvere, che ha avuto una grossa carriera fra i folletti!

Aspiro tutto quello che rimane di Gustav e magicamente divento io stesso Gustav. Oh no! Adesso devo badare a tre figli pestiferi e che sparano laser dalle dita!

Che fare, dunque? Specchio del bagno, tu puoi dirmi qualcosa in merito?

“No” risponde lo specchio. “E adesso chiedimi chi è la più bella del reame”

Spunta nuovamente Gustav. Ma come? Non lo avevo aspirato? Adesso ha in mano un’ascia!

“Adesso te la vedrai con quest’ascia di gomma! Solo così potrai diventare un’arma spaziale!”

Ma chi vuole diventare un’arma spaziale? Ci sono più contro che pro: ogni volta devi entrare nei corpi dei nemici, salutare il sangue, chiedergli come va, e poi uscire fuori… no, facciamo che rimango me stesso e…

D’un tratto, tutta la fantasia finisce e sono sul letto, il mattino dopo. Che serata!

Simulare.

Stiamo giocando la finalissima, e sto dribblando tutti i difensori, uno dopo l’altro, tutti e quattro, neanche se avessi i pattini agli scarpini mi verrebbe così bene. Nel frattempo risolvo anche un cruciverba.

Infine, ecco giungere la porta. Va bene, sono ben conscio che potrei risultare Oliver Hutton, ma non lo sono. Sono solo un po’ più bravo degli altri a giocare a pallone e adesso ho il pallone fra i piedi, e faccio finta che i miei compagni non esistono.

Ecco, come dicevo ho il pallone della vittoria fra i piedi. Vero, pallone?

“Certo, insieme sfonderemo quella porta e bucherò la rete!”

Adoro quando il pallone mi ascolta. E scarto uno, due, tre giocatori come fossero birilli. I difensori li avevo già scartati, ma li scarto di nuovo per fare scena.

Sono solo davanti al portiere e preparo un bel tiro ad effetto. Ho pochissime frazioni di secondo per decidere, altrimenti il portiere mi sradicherà il pallone fra i piedi e lui smetterà di essere mio amico, ma amico del portiere, che poi effettuerà la rimessa lunga.

Infatti il portiere si avvicina e… AHIA!

“PUNIZIONE!” Urla l’arbitro.

“Ma arbitro! Mi ha buttato a terra, come minimo doveva essere rigore ed espulsione!”

Ma l’arbitro invece mi ammonisce.”Non ti conviene simulare, superstar”

Mi chiedo chi l’abbia pagato. Mi ha anche ammonito! Non c’è più rispetto per gli attaccanti?

In ogni caso, si continua a giocare, e il pallone che non è più mio amico si permette di sparare laser ovunque, e tutti su di me, per colpirmi!

“Aahahaha, invierò anche le mummie mutanti, e ti squarteranno!”

E in effetti da sotto il campo un paio zombie fuoriescono facendo vedere prima la mano, come se fossero in attesa di qualcuno che li tira su.

“Hai simulatooooh…” borbottano, mentre mi inseguono. Aiuto, e adesso che cos’è questa scala?

Sono entrato in un UFO, e alcuni alieni mi offrono un infuso dal colore strano.

“VUOI DEL HFVGDITEEEE?” mi urla pure all’orecchio, questo dannato!

E io che volevo solo giocare una partita…

La iena isterica.

“Aahahahahahahaah!”

La iena impazzisce e ride.

“Che hai?” chiedo guardandolo dall’alto del mio collo da giraffa, cercando di essere gentile.

“Ahahahahah! Che hai! Quanto sei spiritoso! Ahahahaha!”

Più che altro sembra una risata isterica che una risata divertita. Ma continuo con l’indagine.

“Iena, cos’è che ti diverte?”

“Ahahahahahah! Mi diverte! Davvero, dovresti fare il comico! Ahahahaah! Tu comico! Una giraffa! No, sul serio, troppo forte! TROPPO FORTE SUL SERIO! AHAHAHAHAH OGGI SONO IN GRAN FORMA!””

Sì, lo so che sono una giraffa. Eppure, voglio capire perché la iena ride per tutto: per quel cespuglio, per se stessa, per tutto quello che dico.

Anche se ad esempio mi metto a spiluccare qualche foglia, lei ride.

“Ahahahahahaha! Questa non l’avevo mai vista!” Quasi non riesce a respirare dalle risate. Davvero, che problemi ha?

A un certo punto arriva il rinoceronte. “Ma che cosa succede qui?”

“Ahahahahah QUI! No, ma mi volete fare morire!”

E poi arriva una gazzella. “Perché la iena ride? È forse stupida?”

“Ahahahah la iena stupida! Ahahaha… no, aspetta, ma sono io una iena! Non sono stupida, ehi!”

La gazzella sogghigna. È riuscita a ferire i sentimenti del quadrupede che adesso la guarda famelica.

“Ritratta il tuo insulto e io farò finta che tu non lo abbia mai detto.”

Il tono della voce è molto minaccioso e tagliente come il vento nordico, così diverso da quello che era stata la vocetta stridula di prima.

“No che non lo ritraggo, perlomeno adesso ti sei calmata e io posso far riposare i miei cuccioli” dice la gazzella.

“Cuccioli che però possono essere già stati mangiati dal leone! Li lasci incustoditi! sei stupida?”

L’affermazione della iena gela il sangue alla gazzella, che scappa via veloce e lascia la prima ridacchiare divertita come una sbruffona.

“Il leone… uhuhuhuh, mangia i cuccioli, è una bellissima barzelletta” e torna a scompisciarsi dalle risa.

La giraffa e il rinoceronte si ripromettono di non dare più retta alla iena.

La lumaca Teresina/15

immagine

 

Teresino

“Teresina! Non ti facevo una rapitrice!” esclama stupefatto l’alieno aragosta, una volta giunti dentro una caverna del Polo.

“Lo sono appena diventata” dichiara la lumaca “perché voglio attirare i tuoi colleghi in una trappola”

“Colleghi? Non facciamo lo stesso lavoro. Ad esempio io sono un elettricista, l’alieno a due teste è un impiegato di banca e l’alieno cangiante colore è un commesso”

“Voglio dire, siete colleghi di invasione però, no?”

“Anche quello è sbagliato” la corregge l’alieno. “Vero, vogliamo vedere tutti e tre le piramidi, ma per tre motivi differenti. Ad esempio io le voglio vedere perché uno dei miei antenati ha partecipato alla loro costruzione, l’alieno colorato le vorrebbe tingere di arancione fluo e l’alieno  due teste vuole conoscere le sfingi per farsi dire qualche indovinello difficile. Adesso spiegami perché mi hai rapito, dunque”

Teresina si trova spaesata e piuttosto infreddolita. Non si aspettava che nelle grotte facesse più freddo che fuori. Al che, spiega: “Non so più perché ti ho rapito. L’ho fatto, punto.”

“Non dovresti rapire gli alieni a casaccio, teresina.”

Una voce profonda compare improvvisamente da dentro la grotta.

“Chi sei? Cosa vuoi?” chiese la lumaca, guardando verso l’altro, ma in realtà dovrebbe guardare verso il basso, perché a parlare è stata un’altra lumaca.

“Mi chiamo Teresino e non ho nessun superpotere, ma sono molto saggio” dichiara Teresino. “E per questo ti dico: guardati dal rapire gli alieni”

“Silenzio!” esclama Teresina, ed estraendo una pistola a raggi laser lo disintegra senza colpo ferire. “Adesso disintegrerò anche te!”

Teresina colpisce l’alieno aragosta, facendolo diventare un ottimo secondo piatto. La lumaca ridacchia e pensa di nutrirsi della povera vittima, ma improvvisamente quello stesso piatto si rialza.

“Aspettavo proprio che tu mi colpissi” sibila l’aragosta “perché solo morendo potevo evolvermi al mio secondo stadio, ovvero la Super Aragosta Vendicatrice!” Ahahahaha, non mi fermerai!”

Perché si scambiano le banconote?

Immagine

Attenzione, non mi riferisco all’avvenimento comunque divertente in cui si scambiano fisicamente banconote dello stesso valore, ma con scambio intendo trasformare i pezzi di carta in metallo.

Capita spesso di avere le banconote in mano e non sapere spenderle. Almeno, a me capita.

Per dire, è capitato quel giorno che dovevo comprare tale libro e avere solo una carta da cinquanta e nessuna moneta.

Tutto baldanzoso, vado ad acquistare il tomo e però la tizia risponde “Non posso scambiare”, perché?

E perché sto parlando dell’impossibilità di scambiare quando in realtà l’articolo si intitola “perché si scambiano“?

Dicevo comunque della mia avventura con il cinquantone in mano.

Vado allora al negozio accanto, chiedendo se cortesemente posso scambiare la carta gialla con pezzi più piccoli.

Il tizio risponde “Ma perché dovresti scambiare? la carta è pur sempre carta, no? Siamo noi che diamo un valore a questi pezzi di carta, proporzionato al numero scritto sopra. Ma se per me un pezzo da 5 vale 500, chi può contraddirmi? E se io i pezzi da 500 li rivendo a 1500, chi può biasimarmi?”

Non capisco niente di quello che dice e quindi cambio negozio, che mi risponde (il negozio): “AAAA CHE SCHIFO LE MONETINE CI STANNO ATTACCANDO TUTTI AIUTOOOO”

Al che capisco che non è giornata.

Terzo negozio, all’apparenza bello calmo e tranquillo, e nel frattempo il mio libro potrebbe già essere stato acquistato da un altro che ha i soldi giusti mentre io faccio la guerra con le monete.

“Sai come si dice, no? La carta vince il sasso”

Sasso? Stiamo parlando di monete!

“Appunto! metallo > ferro > minerale > SASSO”

Urca. Non ci avevo pensato.

Allora torno dalla negoziante di prima, dicendole, puntandole un dito indice contro: “EHI TU! Carta batte sasso!”

Segue una musichetta di suspence proveniente da una radio lì intorno.

“C… che cosa vuoi insinuare?” chiede lei, scioccata.

“Che non puoi rifiutare i miei cinquanta euro! Sono cinquanta euro, dannazione!”

“Guarda, li prenderei senza colpo ferie, ma poi tu torneresti a casa senza resto e pagheresti un libro di 16 a 50 euro”

Allora mi è toccato cambiare i soldi andando alle Paoline, le suore che gestiscono una specie di libreria di fronte alla Cattedrale di Palermo.

 

 

 

Kaden e le Fontane di Luce/18

Capitolo 18

Una volta lasciata la Villa, Kaden si rivolse ai tre compagni, incaricati dalla compianta Shydra Aldebaran di scortarlo in modo da garantirgli la sopravvivenza fino al giorno dell’apertura di tutte e tre le Fontane.

Tuttavia, davanti alla porta del Labirinto, il ragazzo si sentì malinconico, come se un macigno si fosse poggiato sulla sua anima.

In realtà, non poteva certo chiedere a nessuno di loro tre di accompagnarlo anche lì; Abraham era stato molto chiaro: ciò che si trovava dentro quel posto orribile riguardava solo lui e la sua missione.

“Sentite” esordì, un po’ impacciato. “Non siete costretti ad accompagnarmi, siete anche infortunati e…”

“Qualcuno ha detto qualcosa?” lo interruppe bruscamente Klose, “Sul serio, ho sentito una voce piagnucolosa… ragazzi, non è la voce di Kaden, vero? Kaden è diventato più forte da quando siamo partiti”

“E invece mi pareva proprio la voce stupida di Kaden” rispose Mary, un po’ divertita e un po’ estenuata dalle solite paturnie del ragazzo. “È vero, mi manca un braccio, ma credi che io ti abbia perdonato, vero? E poi, ricorda che Shydra non vorrebbe mai e poi mai che noi ti lasciassimo, anche se è la tua volontà… e poi, diciamocelo, è davvero la tua volontà che noi ti abbandoniamo così?”

Kaden sospirò. Era vero, non voleva assolutamente separarsi da quelli che ormai erano divenuti tre amici, pur avendo un’età molto superiore alla sua.

Alla fine entrarono nel Labirinto, venendo accolti da una serie di sentieri separati da cespugli che fungevano da muro.

“Secondo te da dove dovremmo passare?” chiese Mary a Taider.

Taider rispose, concentrandosi sul vento. Quell’arte era importante, più delle altre: permetteva di volare, di creare onde d’urto forti come quella che aveva usato Caleb, di utilizzare il senso dell’orientamento e indicare la strada giusta, che in tutti i labirinti è una e una sola.

“A sinistra, Mary” disse, dopo un lungo momento di riflessione.

Kaden tuttavia obiettò: “A sinistra? Non mi piace… ha un’atmosfera strana, come se dicesse sto per ucciderti

Taider tuttavia fece spallucce. “A dire la verità, anche gli altri sentieri mi davano la stessa tua sensazione” senza aggiungere altro.

Mary sospirò. Non aveva mai capito perché Taider dovesse parlare sempre in quel modo, riducendo al minimo le possibilità di dialogo.

Lo aveva conosciuto in tempi relativamente brevi, quando era stata chiamata dal Capo della Rivoluzione, Shydra Aldebaran, qualche settimana prima che il viaggio iniziasse.

“Tu, il Cavaliere Corrotto e Klose siete i miei migliori condottieri. Vi siete distinti sui campi di battaglia gestendo la Rivoluzione. Adesso mi serve qualcuno che si tenga pronto. Anche quest’anno la mia professoressa di Storia e Storia dell’Arte porterà la sua scolaresca a tentare di aprire la Fontana Lind. Te la senti, in caso ci riuscissimo, di accompagnare chi ci riesce ad aprire le altre due?”

Quello aveva detto, guardandola dentro come nessuno aveva fatto mai. Ma Mary in quel periodo aveva ancora la lingua biforcuta e aveva risposto: “Se non è un completo inetto, sarei lieta di accompagnarlo o accompagnarla. Ti ho mai detto che Tenebra è la migliore spada che abbia mai acquisito?”

Ma Shydra aveva sospirato e l’aveva invitata gentilmente fuori dal suo studio.

Quella era la vecchia Mary, erano altri tempi, tempi in cui poteva permettersi di fare la spocchiosa e poter fare il bello e il cattivo tempo. Poi era accaduto che, nel momento in cui la sua carriera in cui sembrava proprio essere all’apice, per un maledetto incidente aveva perso il braccio destro, e non era mancina.

Osservare il braccio spezzarsi e cadere banalmente a terra le aveva ricordato che non si viveva per sempre, e prendersela con Kaden non avrebbe cambiato le cose.

Se la Guerra e la Libertà le avessero richiesto di dare il suo braccio più caro in cambio della pace, lei non avrebbe mai esitato… o meglio, quello era che pensava.

Ma adesso? Adesso era una mancina forzata, con Tenebra che non funzionava a dovere.

Fra un pensiero e l’altro finirono in uno spiazzale abbastanza ampio, dove si diramavano tre uscite, una meno raccomandabile dell’altra.

“E adesso dove si va?” chiese Mary, ma prima che Taider potesse rispondere, dalla via a destra entrarono due Plexigos modello Canguro e da sinistra tre Demoni.

Mary non riusciva a crederci: davvero la Guerra Nucleare aveva modificato così fortemente gli animali?

Somigliavano molto a pipistrelli giganti, ma con una testa umanoide al posto di quella usuale. Mary dovette abbandonare Taider ed estrarre Tenebra dalla destra del fodero.

“Riesci a combattere, Taider? Dimmi di sì.” Mary aveva il cuore in gola, ma Taider era scomparso.

Che fosse scappato? I Plexigos non potevano averlo ucciso, perché non sembrava avessero attaccato… beh, meglio così, si disse, perlomeno aveva pensato alla sua pelle.

Qualcosa dentro il suo cuore tuttavia si spezzò. Come aveva potuto? Davvero contava così poco per lui? E quello che c’era stato fra di loro? Tutti gli abbracci e le confidenze?

Non era servito a niente, Taider l’aveva abbandonata in balìa di quegli errori della natura interessandosi solo di se stesso.

E fu con l’ira triste che squarciò i busti dei Demoni, muovendo Tenebra con una precisione millimetrica. Per la prima volta la sua sinistra era perfettamente in controllo.

Rimanevano solo i Plexigos, i quali non avevano ancora attaccato, Mary si stava chiedendo per quale ragione. Poi capì: avevano paura dei Demoni.

Infatti, dopo aver eliminato l’ultimo di quella specie, i modelli Canguro si avventarono su di lei come api sui fiori.

La ragazza ebbe molta paura, ma non poté fare altro che parare i colpi che le pervenivano, poiché un attacco diretto era impossibile.

I Plexigos modello Canguro erano abilissimi nel saltare e colpire l’avversario improvvisamente, quindi l’unico modo per affrontarli era sempre girare su se stessi e fare attenzione utilizzando molti più occhi di quanto la Natura avesse dato a disposizione della donna.

Il che non era facile; anche se era molto migliorata con la sinistra, non avrebbe mai raggiunto i livelli che aveva con la destra.

Uno dei due Plexigos la colpì con un colpo di coda alla schiena, che la spinse ben oltre lo spiazzale, intraprendendo la via centrale fra le tre uscite e facendola atterrare faccia a terra dopo svariati metri, tutti coperti in pochi secondi, quando invece a piedi ci avrebbe impiegato qualche minuto.

Fortunatamente non era molto doloroso, pensò Mary, anche se avvertì di stare sanguinando sul volto. Si poteva rialzare.

Doveva utilizzare la magia, o non avrebbe avuto altrettanta fortuna in seguito.

Com’era che diceva Taider? “La magia sta dentro di te, devi solo trovarla

Così le aveva detto, quando si erano ritrovati a parlare delle tecniche molto utili in battaglia, ma che erano privilegio di pochi.

Certo, la magia di uno stupido! Come aveva fatto a non capire che lei si era innamorata di lui?

E lui, come il più codardo fra i codardi, l’aveva abbandonata al suo destino. Non era nemmeno da Taider! Forse aveva capito di non avere speranze?

O forse era stato rapito da una terza presenza? Lo riteneva più probabile, che non quella sporca villania. O forse non riusciva nemmeno a credere che Taider non era così coraggioso come credevano.

Lo chiamavano Corrotto, e pensò di aver capito perché, pur preferendo rimanere nell’ignoranza.

Anche se si era rialzata, dovette ben presto tornare a terra, ma con il viso rivolto  verso l’alto, tuttavia fu costretta a chiudere gli occhi, perché un Plexigos era riuscito ad atterrarla di nuovo assumendo una posizione di vantaggio su di lei, bloccandola a terra.

Il suo fetido alito arrivava tutto sulle narici. Era chiaro che, pur avendo gli occhi chiusi, era sopra di lei, indeciso su come farla morire.

Nel frattempo l’altro urinava indifferentemente sui suoi capelli.

Non poteva accettare tutto quello, ma non aveva abbastanza braccia per poter sollevare quel mostro da sopra il suo corpo.

O forse poteva comunque?

Mary vide una delle orribile mani piene di artigli avvicinarsi, costringendo il mostro ad allontanarsi e quindi lasciare a lei un minimo di movimento. Errore, questo, che Mary sfruttò, riuscendo con la forza che possedeva a rotolare e far cadere il Plexigos a terra e alla fine liberarsi e, sollevata Tenebra con la mano sinistra, ne uccise due dimostrando comunque una grande abilità.

Prima uno, quello che le aveva urinato addosso; gli mozzò la testa dopo aver schivato un fiotto di raggi laser; e poi l’altro, a cui squarciò il petto come aveva fatto con i Demoni.

Era stato come dare due ganci destri, con la differenza che la sua spada era ben più temibile.

Le era venuto in mente, per un attimo folle, di conficcarsi l’arma nel moncherino come se fosse stato un braccio, ma sapeva che non era possibile ed era assurdo il solo pensarci. Tuttavia, si rese conto che, quando si rischiava la vita, la mente – la sua mente forse- si lanciava in pensieri tragici e senza senso.

Ridacchiò, invece, nel figurare se stessa con Tenebra sostitutrice del braccio destro… l’avrebbero chiamata donna d’acciaio o qualcosa di simile.

Ma ci teneva davvero, ad avere un soprannome… come Taider?

“Dannate creature” commentò Mary, sentendosi improvvisamente stanca. L’aria era pesante e una certa nebbia peggiorava la vista. Ma dov’era Taider? Doveva cercarlo oppure proseguire per la propria strada?

Corse più in fretta che poté, quando a un certo punto, svoltando a destra, vide in fondo a quel corridoio una figura che si stava accasciando a terra, sotto una figura che galleggiava a mezz’aria.

“KADEN!” urlò Mary, decisa a salvarlo prima di morire lei stessa.

Più andava avanti, più si facevano strada idee orribili nella sua testa. Perché salvare Kaden? In fondo, anche lui era un uomo come Taider: esattamente come aveva fatto lui, anche il ragazzo se fosse stata lei a dover essere salvata, l’avrebbe abbandonata… mentre l’angoscia le opprimeva il petto, pensò che tutti gli uomini erano uguali. Persino Klose, lui che in ogni caso si definiva coraggioso, lo avrebbe fatto.

Mentre quei pensieri si facevano strada, Mary tornò a guardare Kaden apparentemente svenuto… o morto. E cosa avrebbe voluto dire la sua morte? Le Fontane non si sarebbero più aperte e il sacrificio di Shydra sarebbe stato vano.

Era sicura di poterlo permettere?

Mary capì improvvisamente che forse c’era sotto un incantesimo, ma quei pensieri si facevano più insistenti, e fu con un grande sforzo fisico che riuscì a staccare le mani appiccicose di quello spettro dalla gola del ragazzo.

“Muori, stronza!” esclamò, e con una torsione del busto la tagliò orizzontalmente, facendolo così sparire in una nuvola di fumo.

“Miseriaccia, che cavolo era?” si chiese, controllando le condizioni del povero ragazzo. “Tu stai bene, no?”

Kaden tuttavia era ancora in uno stato di profonda prostrazione. “No che non sto bene. Faccio schifo, sono un essere inutile!”

Mise un pugno a terra, Kaden. Non voleva più convivere con se stesso. “Mi spieghi perché mi hai salvato? Quella era mia madre, che giustamente voleva portarmi con lei in un altro mondo!”

“Non era tua madre” rispose Mary, fiatoni. “Chiunque o qualunque cosa fosse, non era tua madre. Qui forse siamo in un Corridoio della Negatività o un nome del genere, che ci fa pensare cose a cui non dovremmo e farci crollare psicologicamente. Andiamo a cercare Taider e Klose”

Kaden rimase perplesso. “Taider non era con te?”

“No” rispose Mary sbrigativa e col cuore in gola, ed insieme superarono quel corridoio.

Girarono e girarono, ma sempre a vuoto. Senza il Cavaliere Corrotto, buona parte dell’orientamento era andato in fumo.

Avrebbero potuto girare alla cieca per millenni, forse, e non ne sarebbero mai venuti a capo, finché non accadde.

Una figura a quattro zampe spiccava dalla sommità delle frasche che delimitavano quel posto maledetto.

Faceva un buon odore di lavanda, Kaden la riconobbe quando l’essere cadde in quella stessa posizione come un gatto.

A differenza dell’ultima volta, era vestito semplicemente, con una tunica nera come la morte che aveva negli occhi.

“Il Mangiacuore” sentenziò Kaden. Mary sbiancò, per quanto bianca già fosse.

Kaden si chiese se stavolta lui e lei fossero pronti ad affrontare un mostro simile e si disse che era giunto il momento di utilizzare Giustizia.

Sempre che il Mangiacuore li avesse risparmiati per così tanto tempo da potergli permettere di estrarla dal fodero.

Era più inquietante, Josafat, adesso che era pulito e profumato. La differenza di quando era sporco di sangue era evidente e terrificante.

“Chi mai si prenderebbe la briga di pulire una creatura come questa?” si chiese Mary, cercando di non pensare al fatto che lei stessa aveva offerto la sua spalla a un idiota.