Un horror?

La bambina non riusciva a dormire. Da quando ha saputo che i mostri uscivano dagli armadi, ha cominciato a soffrire di insonnia.

Tremava, e rivoli ghiacciati di sudore le imperlavano la fronte colando poi sulle tempie, pur essendo una notte calda di fine giugno.

La paura che qualcuno potesse spuntare dall’armadio, o da sotto il letto, le faceva tremare anche il cuore, che palpitava veloce.

Infine, il cigolio della porta della cameretta spezzò il silenzio notturno, accompagnato da una mano, colpevole di quel rumore.

La bambina sgranò gli occhi, ma nel buio non seppe riconoscere chi fosse il misterioso visitatore. Si coprì interamente sperando che non le succedesse nulla.

Infine, i passi pesanti dell’essere lasciarono intendere una creatura abbastanza grossa, e la curiosità della bambina prevalse su tutto, persino sulla paura.

Un uomo enorme era armato di coltello affilato, e con l’altra mano reggeva una lanterna, che gli illuminava la faccia butterata.

La bambina strillò con quanto fiato poté in corpo.

Sembrava finita per lei, quando a un certo punto il respiro pesante dell’uomo si interruppe per lasciare spazio alla sua parola.

Una voce roca, fonda, come se non fosse stata usata per quanto tempo.

Parole di morte.

“Scusa, sai dov’è il bagno?”

La bambina tremò non poco e balbettò nel parlare: “P-perché v-v-v-vuoi s-sapere dov’è il b-bagno?”

“Beh, avrò anche io dei bisogni fisiologici, no?” osservò il tizio.

“È la s-s-.seconda p-porta a sinistra. E p-p-perché hai u-u-un COLTELLO?”

“Oh, questo?” chiese l’uomo. “Ho fatto a fette un mostro notturno. Va beh, allora buonanotte, eh?”

La bambina non avrebbe mai dimenticato quella notte. E nemmeno l’uomo, il quale imparò che non si entra nelle camere delle bambine armati di coltellone e lanterna, anche se a lui piacevano tanto.

Purtroppo fare la cacca era diventato quanto mai impellente e non ‘cera stato il tempo per cambiarsi.

 

La lumaca Teresina/15

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Teresino

“Teresina! Non ti facevo una rapitrice!” esclama stupefatto l’alieno aragosta, una volta giunti dentro una caverna del Polo.

“Lo sono appena diventata” dichiara la lumaca “perché voglio attirare i tuoi colleghi in una trappola”

“Colleghi? Non facciamo lo stesso lavoro. Ad esempio io sono un elettricista, l’alieno a due teste è un impiegato di banca e l’alieno cangiante colore è un commesso”

“Voglio dire, siete colleghi di invasione però, no?”

“Anche quello è sbagliato” la corregge l’alieno. “Vero, vogliamo vedere tutti e tre le piramidi, ma per tre motivi differenti. Ad esempio io le voglio vedere perché uno dei miei antenati ha partecipato alla loro costruzione, l’alieno colorato le vorrebbe tingere di arancione fluo e l’alieno  due teste vuole conoscere le sfingi per farsi dire qualche indovinello difficile. Adesso spiegami perché mi hai rapito, dunque”

Teresina si trova spaesata e piuttosto infreddolita. Non si aspettava che nelle grotte facesse più freddo che fuori. Al che, spiega: “Non so più perché ti ho rapito. L’ho fatto, punto.”

“Non dovresti rapire gli alieni a casaccio, teresina.”

Una voce profonda compare improvvisamente da dentro la grotta.

“Chi sei? Cosa vuoi?” chiese la lumaca, guardando verso l’altro, ma in realtà dovrebbe guardare verso il basso, perché a parlare è stata un’altra lumaca.

“Mi chiamo Teresino e non ho nessun superpotere, ma sono molto saggio” dichiara Teresino. “E per questo ti dico: guardati dal rapire gli alieni”

“Silenzio!” esclama Teresina, ed estraendo una pistola a raggi laser lo disintegra senza colpo ferire. “Adesso disintegrerò anche te!”

Teresina colpisce l’alieno aragosta, facendolo diventare un ottimo secondo piatto. La lumaca ridacchia e pensa di nutrirsi della povera vittima, ma improvvisamente quello stesso piatto si rialza.

“Aspettavo proprio che tu mi colpissi” sibila l’aragosta “perché solo morendo potevo evolvermi al mio secondo stadio, ovvero la Super Aragosta Vendicatrice!” Ahahahaha, non mi fermerai!”

La lumaca Teresina/13

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Un enorme disco volante

Teresina la lumaca e l’uomo lavico sono pronti dunque a darsi battaglia in uno scontro fra due scuole giapponesi differenti: il karate e il judo. Il tutto nel grande spiazzale di uno dei due Poli del mondo. I due contendenti si scambiano colpi potenti e veloci, ma alla fine arriva, proprio in mezzo a loro, un enorme disco volante.

Il disco volante si apre, senza nemmeno atterrare, e dall’interno spuntano tre razze diverse di extraterrestri.

“Ma no, dai! Proprio ora che stavamo risolvendo lo scontro!” esclama Teresina.

“Silenzio!” esclama il primo alieno. Stranamente, possiede due teste, di cui una messa dietro alla prima, e infatti continua a lamentarsi sottovoce che non vede niente. “Siamo qui per vedere le piramidi!”

“Molto vero” risponde il secondo alieno, dalla pelle blu ma appena si muove cambia colore. “E siamo qui anche per fare un po’ di casino”

“Cosa intendi? Io pensavo che fossimo qui per fare casinò!” afferma il terzo alieno, dalla faccia che ricorda un crostaceo. Possiede al posto delle mani le chele, tanto per fare confusione fra lui e un’aragosta.

“Certo, potremmo anche farlo, ma in un secondo momento” risponde il primo alieno. “Adesso è il momento di vedere le piramidi! Dove sono? Eh?”

Teresina si volta verso di loro e risponde “Non ci sono piramidi al polo. Ma come invadete la Terra, senza studiarla? Siete dei fessi!”

I tre alieni si guardano a vicenda, scandalizzati da quell’irriverenza. “Una lumaca che risponde in questo modo a tre delle razze più potenti dell’Universo? È imbarazzante! Dovrai essere punita per questo!”

“E come la dobbiamo punire, se non abbiamo ancora nessun casinò dove spennarla?” chiede il terzo alieno, fissato con quell’idea.

“Beh, se pensi di spennare una lumaca, stai messo male” afferma il primo alieno, al quale sta venendo un’emicrania a forza di sentire brusii dalla sua testa dietro. “Piuttosto, dovremmo sfidarla in una gara su Web, visto che le sue antenne prendono il WiFi!”

Teresina si sente scoperta. E lui come fa a saperlo?

Storia random/2

“Beh, sai, ieri è venuta a trovarmi la MORTE”

le parole di Fredalfonso atterriscono tutta la combriccola di amici.

“Ma… non hai avuto paura?” chiede Maragianna, la quale ha paura pure della sua ombra, quindi non è che faccia testo.

“Beh, se per paura intendi quella volta che hai lanciato un grido degno di un soprano nel vedere una forma nera che poi si è rivelata essere la tua ombra prodotta da un lumino… no, non ho avuto paura. Ma sono rimasto sorpreso, quello sì”

“E allora che cosa hai fatto?” chiede Astolfo.

“Ho fatto l’unica cosa possibile per questi momenti”

Segue un momento di pausa colma d’ansia.

Un altro momento.

E un altro ancora.

Se ho detto un momento, un momento dev’essere, no?

Va bene, proseguo con la storia.

“Allora, quale deve essere l’unica cosa possibile per questi momenti?”

“Offrirle una lista di tizi papabili per una morte prematura!” esclama Fredalfonso, sperando di apparire simpatico, ma i suoi amici sono ancor concentrati sul suo incontro.

“E lei? Cos’ha risposto?” chiede Marcantonio che di cognome fa Cleopatra. Dovevo dirla per forza, non me ne frega niente

“Mi ha detto Ciao, sono la triste mietitrice

Tutti rispondono stupiti. Cos’altro c’è da aspettarsi dalla Morte?

“Sicuramente tu le hai supplicato di risparmiarti, vero? E poi avete cominciato una sanguinosa partita a scacchi risolta come fece Karpov contro Kasparov!”

Nessuno però ha colto la citazione di Maragianna.

Fredalfonso quindi prosegue in un racconto pieno di suspence: “Io le ho risposto Beh, se sei triste perché non guardi un programma comico? Allora lei si è messa la mano in faccia e ha risposto Forse non hai capito l’entità della situazione. Tu adesso vieni con me che devo portarti al triste giudizio. Io ho scosso la testa, sicuramente stava scherzando, infatti le ho detto No, ma guarda che Forum è appena finito in televisione! La morte allora si è adirata non poco e ha fatto cadere un fulmine. Basta! Ha detto. Devi passare a miglior vita adesso, e non puoi svicolare dicendo cose insensate!

Tutti gli amici stanno sudando freddo, in attesa della conclusione.

“E come mai sei rimasto in vita?” chiede Antonmarco.

“Beh” risponde Fredalfonso. “Le ho detto Puoi anche portarmi a miglior vita, ma… ANHCE IO SONO LA MORTE! MUHAHAHAHAH!”

Fredalfonso si toglie la maschera di gomma che ha in faccia rivelando un teschio ed estrae una falce dall’interno del cappotto.

Cosa farà adesso la nuova Morte?

La seggiovia sull’oceano.

Può capitare, a volte, che l’oceano si lamenti. Perché è umido, perché a volte si agita causando disagi alle navi, oppure semplicemente perché sente troppi pesci dentro dio sé e allora finisce col sentirne la presenza.

“Ebbene, non capisco perché ti lamenti” dice il vento all’oceano. “Almeno tu sei fisico e materiale, io ci sono e non ci sono allo stesso tempo”. L’oceano risponde “Ebbene, non può più essere questa situazione, voglio risolvere almeno un problema che mi affligge. Ad esempio, tu sapevi che ogni volta che le navi passano su di me soffro il solletico? “
“Ah” risponde il vento. “Quindi è così che si crea la schiuma”
“Esatto. Quindi da ora in poi voglio che le persone passino su di me tramite seggiovia!”
L’esclamazione dell’oceano atterrisce tutti quelli in ascolto:  il vento, i pesci e persino uno scoglio sperduto su un’isola deserta, il quale spalanca la bocca. “Ma è impossibile! Impossibile quanto una pista di sci al posto delle scale nei condomini!” risponde seccato il vento. “Ed io che pure ti ascolto”.
Fatto sta che l’oceano continua a lamentarsi, e a volere la seggiovia su di sé, al che chiede lumi proprio allo scoglio: “Senti scoglio, non è che sia un’idea scema, vero?”
Lo scoglio risponde: “Vediamo,. dobbiamo chiederlo alle cozze”
Lo scoglio prova a svegliare le cozze chiuse, ma si sa, sono dormiglione e non è semplice aprirle con la sola voce. Al che l’oceano si adira e si ingrossa, scatenando violente onde. Questo fenomeno attira l’attenzione di una nave da crociera, e nello specifico di due persone che, notando l’andirivieni del mare, commentano: “È come stare sulla seggiovia, vero?”  “Eccome, vecchio mio!”
Mai parole furono più magiche.
L’oceano si placa immediatamente e va a raccontare il tutto al vento, che annoiata sta sbuffando ancora sulla superficie increspata.
“Ehi vento!Gli uomini hanno già la seggiovia su di me! Basta che io mi agiti e guarda come dondolano, nemmeno stessero ballando il twist!”
“Fantastico” risponde il vento. “Quindi hai smesso di lamentarti?”
“Un po’, ma sento ancora tipo mostri marini enormi nuotare dentro di me e credimi, certe volte scambio il loro passaggio per movimenti di meteorismo!”
“Fa’ attenzione a non agitarti in mia presenza, allora” risponde il vento.E così, da allora, tutte le volte che passiamo col mare agitato, questo effetto prende il nome di “Effetto seggiovia”

Kaden e le Fontane di Luce/18

Capitolo 18

Una volta lasciata la Villa, Kaden si rivolse ai tre compagni, incaricati dalla compianta Shydra Aldebaran di scortarlo in modo da garantirgli la sopravvivenza fino al giorno dell’apertura di tutte e tre le Fontane.

Tuttavia, davanti alla porta del Labirinto, il ragazzo si sentì malinconico, come se un macigno si fosse poggiato sulla sua anima.

In realtà, non poteva certo chiedere a nessuno di loro tre di accompagnarlo anche lì; Abraham era stato molto chiaro: ciò che si trovava dentro quel posto orribile riguardava solo lui e la sua missione.

“Sentite” esordì, un po’ impacciato. “Non siete costretti ad accompagnarmi, siete anche infortunati e…”

“Qualcuno ha detto qualcosa?” lo interruppe bruscamente Klose, “Sul serio, ho sentito una voce piagnucolosa… ragazzi, non è la voce di Kaden, vero? Kaden è diventato più forte da quando siamo partiti”

“E invece mi pareva proprio la voce stupida di Kaden” rispose Mary, un po’ divertita e un po’ estenuata dalle solite paturnie del ragazzo. “È vero, mi manca un braccio, ma credi che io ti abbia perdonato, vero? E poi, ricorda che Shydra non vorrebbe mai e poi mai che noi ti lasciassimo, anche se è la tua volontà… e poi, diciamocelo, è davvero la tua volontà che noi ti abbandoniamo così?”

Kaden sospirò. Era vero, non voleva assolutamente separarsi da quelli che ormai erano divenuti tre amici, pur avendo un’età molto superiore alla sua.

Alla fine entrarono nel Labirinto, venendo accolti da una serie di sentieri separati da cespugli che fungevano da muro.

“Secondo te da dove dovremmo passare?” chiese Mary a Taider.

Taider rispose, concentrandosi sul vento. Quell’arte era importante, più delle altre: permetteva di volare, di creare onde d’urto forti come quella che aveva usato Caleb, di utilizzare il senso dell’orientamento e indicare la strada giusta, che in tutti i labirinti è una e una sola.

“A sinistra, Mary” disse, dopo un lungo momento di riflessione.

Kaden tuttavia obiettò: “A sinistra? Non mi piace… ha un’atmosfera strana, come se dicesse sto per ucciderti

Taider tuttavia fece spallucce. “A dire la verità, anche gli altri sentieri mi davano la stessa tua sensazione” senza aggiungere altro.

Mary sospirò. Non aveva mai capito perché Taider dovesse parlare sempre in quel modo, riducendo al minimo le possibilità di dialogo.

Lo aveva conosciuto in tempi relativamente brevi, quando era stata chiamata dal Capo della Rivoluzione, Shydra Aldebaran, qualche settimana prima che il viaggio iniziasse.

“Tu, il Cavaliere Corrotto e Klose siete i miei migliori condottieri. Vi siete distinti sui campi di battaglia gestendo la Rivoluzione. Adesso mi serve qualcuno che si tenga pronto. Anche quest’anno la mia professoressa di Storia e Storia dell’Arte porterà la sua scolaresca a tentare di aprire la Fontana Lind. Te la senti, in caso ci riuscissimo, di accompagnare chi ci riesce ad aprire le altre due?”

Quello aveva detto, guardandola dentro come nessuno aveva fatto mai. Ma Mary in quel periodo aveva ancora la lingua biforcuta e aveva risposto: “Se non è un completo inetto, sarei lieta di accompagnarlo o accompagnarla. Ti ho mai detto che Tenebra è la migliore spada che abbia mai acquisito?”

Ma Shydra aveva sospirato e l’aveva invitata gentilmente fuori dal suo studio.

Quella era la vecchia Mary, erano altri tempi, tempi in cui poteva permettersi di fare la spocchiosa e poter fare il bello e il cattivo tempo. Poi era accaduto che, nel momento in cui la sua carriera in cui sembrava proprio essere all’apice, per un maledetto incidente aveva perso il braccio destro, e non era mancina.

Osservare il braccio spezzarsi e cadere banalmente a terra le aveva ricordato che non si viveva per sempre, e prendersela con Kaden non avrebbe cambiato le cose.

Se la Guerra e la Libertà le avessero richiesto di dare il suo braccio più caro in cambio della pace, lei non avrebbe mai esitato… o meglio, quello era che pensava.

Ma adesso? Adesso era una mancina forzata, con Tenebra che non funzionava a dovere.

Fra un pensiero e l’altro finirono in uno spiazzale abbastanza ampio, dove si diramavano tre uscite, una meno raccomandabile dell’altra.

“E adesso dove si va?” chiese Mary, ma prima che Taider potesse rispondere, dalla via a destra entrarono due Plexigos modello Canguro e da sinistra tre Demoni.

Mary non riusciva a crederci: davvero la Guerra Nucleare aveva modificato così fortemente gli animali?

Somigliavano molto a pipistrelli giganti, ma con una testa umanoide al posto di quella usuale. Mary dovette abbandonare Taider ed estrarre Tenebra dalla destra del fodero.

“Riesci a combattere, Taider? Dimmi di sì.” Mary aveva il cuore in gola, ma Taider era scomparso.

Che fosse scappato? I Plexigos non potevano averlo ucciso, perché non sembrava avessero attaccato… beh, meglio così, si disse, perlomeno aveva pensato alla sua pelle.

Qualcosa dentro il suo cuore tuttavia si spezzò. Come aveva potuto? Davvero contava così poco per lui? E quello che c’era stato fra di loro? Tutti gli abbracci e le confidenze?

Non era servito a niente, Taider l’aveva abbandonata in balìa di quegli errori della natura interessandosi solo di se stesso.

E fu con l’ira triste che squarciò i busti dei Demoni, muovendo Tenebra con una precisione millimetrica. Per la prima volta la sua sinistra era perfettamente in controllo.

Rimanevano solo i Plexigos, i quali non avevano ancora attaccato, Mary si stava chiedendo per quale ragione. Poi capì: avevano paura dei Demoni.

Infatti, dopo aver eliminato l’ultimo di quella specie, i modelli Canguro si avventarono su di lei come api sui fiori.

La ragazza ebbe molta paura, ma non poté fare altro che parare i colpi che le pervenivano, poiché un attacco diretto era impossibile.

I Plexigos modello Canguro erano abilissimi nel saltare e colpire l’avversario improvvisamente, quindi l’unico modo per affrontarli era sempre girare su se stessi e fare attenzione utilizzando molti più occhi di quanto la Natura avesse dato a disposizione della donna.

Il che non era facile; anche se era molto migliorata con la sinistra, non avrebbe mai raggiunto i livelli che aveva con la destra.

Uno dei due Plexigos la colpì con un colpo di coda alla schiena, che la spinse ben oltre lo spiazzale, intraprendendo la via centrale fra le tre uscite e facendola atterrare faccia a terra dopo svariati metri, tutti coperti in pochi secondi, quando invece a piedi ci avrebbe impiegato qualche minuto.

Fortunatamente non era molto doloroso, pensò Mary, anche se avvertì di stare sanguinando sul volto. Si poteva rialzare.

Doveva utilizzare la magia, o non avrebbe avuto altrettanta fortuna in seguito.

Com’era che diceva Taider? “La magia sta dentro di te, devi solo trovarla

Così le aveva detto, quando si erano ritrovati a parlare delle tecniche molto utili in battaglia, ma che erano privilegio di pochi.

Certo, la magia di uno stupido! Come aveva fatto a non capire che lei si era innamorata di lui?

E lui, come il più codardo fra i codardi, l’aveva abbandonata al suo destino. Non era nemmeno da Taider! Forse aveva capito di non avere speranze?

O forse era stato rapito da una terza presenza? Lo riteneva più probabile, che non quella sporca villania. O forse non riusciva nemmeno a credere che Taider non era così coraggioso come credevano.

Lo chiamavano Corrotto, e pensò di aver capito perché, pur preferendo rimanere nell’ignoranza.

Anche se si era rialzata, dovette ben presto tornare a terra, ma con il viso rivolto  verso l’alto, tuttavia fu costretta a chiudere gli occhi, perché un Plexigos era riuscito ad atterrarla di nuovo assumendo una posizione di vantaggio su di lei, bloccandola a terra.

Il suo fetido alito arrivava tutto sulle narici. Era chiaro che, pur avendo gli occhi chiusi, era sopra di lei, indeciso su come farla morire.

Nel frattempo l’altro urinava indifferentemente sui suoi capelli.

Non poteva accettare tutto quello, ma non aveva abbastanza braccia per poter sollevare quel mostro da sopra il suo corpo.

O forse poteva comunque?

Mary vide una delle orribile mani piene di artigli avvicinarsi, costringendo il mostro ad allontanarsi e quindi lasciare a lei un minimo di movimento. Errore, questo, che Mary sfruttò, riuscendo con la forza che possedeva a rotolare e far cadere il Plexigos a terra e alla fine liberarsi e, sollevata Tenebra con la mano sinistra, ne uccise due dimostrando comunque una grande abilità.

Prima uno, quello che le aveva urinato addosso; gli mozzò la testa dopo aver schivato un fiotto di raggi laser; e poi l’altro, a cui squarciò il petto come aveva fatto con i Demoni.

Era stato come dare due ganci destri, con la differenza che la sua spada era ben più temibile.

Le era venuto in mente, per un attimo folle, di conficcarsi l’arma nel moncherino come se fosse stato un braccio, ma sapeva che non era possibile ed era assurdo il solo pensarci. Tuttavia, si rese conto che, quando si rischiava la vita, la mente – la sua mente forse- si lanciava in pensieri tragici e senza senso.

Ridacchiò, invece, nel figurare se stessa con Tenebra sostitutrice del braccio destro… l’avrebbero chiamata donna d’acciaio o qualcosa di simile.

Ma ci teneva davvero, ad avere un soprannome… come Taider?

“Dannate creature” commentò Mary, sentendosi improvvisamente stanca. L’aria era pesante e una certa nebbia peggiorava la vista. Ma dov’era Taider? Doveva cercarlo oppure proseguire per la propria strada?

Corse più in fretta che poté, quando a un certo punto, svoltando a destra, vide in fondo a quel corridoio una figura che si stava accasciando a terra, sotto una figura che galleggiava a mezz’aria.

“KADEN!” urlò Mary, decisa a salvarlo prima di morire lei stessa.

Più andava avanti, più si facevano strada idee orribili nella sua testa. Perché salvare Kaden? In fondo, anche lui era un uomo come Taider: esattamente come aveva fatto lui, anche il ragazzo se fosse stata lei a dover essere salvata, l’avrebbe abbandonata… mentre l’angoscia le opprimeva il petto, pensò che tutti gli uomini erano uguali. Persino Klose, lui che in ogni caso si definiva coraggioso, lo avrebbe fatto.

Mentre quei pensieri si facevano strada, Mary tornò a guardare Kaden apparentemente svenuto… o morto. E cosa avrebbe voluto dire la sua morte? Le Fontane non si sarebbero più aperte e il sacrificio di Shydra sarebbe stato vano.

Era sicura di poterlo permettere?

Mary capì improvvisamente che forse c’era sotto un incantesimo, ma quei pensieri si facevano più insistenti, e fu con un grande sforzo fisico che riuscì a staccare le mani appiccicose di quello spettro dalla gola del ragazzo.

“Muori, stronza!” esclamò, e con una torsione del busto la tagliò orizzontalmente, facendolo così sparire in una nuvola di fumo.

“Miseriaccia, che cavolo era?” si chiese, controllando le condizioni del povero ragazzo. “Tu stai bene, no?”

Kaden tuttavia era ancora in uno stato di profonda prostrazione. “No che non sto bene. Faccio schifo, sono un essere inutile!”

Mise un pugno a terra, Kaden. Non voleva più convivere con se stesso. “Mi spieghi perché mi hai salvato? Quella era mia madre, che giustamente voleva portarmi con lei in un altro mondo!”

“Non era tua madre” rispose Mary, fiatoni. “Chiunque o qualunque cosa fosse, non era tua madre. Qui forse siamo in un Corridoio della Negatività o un nome del genere, che ci fa pensare cose a cui non dovremmo e farci crollare psicologicamente. Andiamo a cercare Taider e Klose”

Kaden rimase perplesso. “Taider non era con te?”

“No” rispose Mary sbrigativa e col cuore in gola, ed insieme superarono quel corridoio.

Girarono e girarono, ma sempre a vuoto. Senza il Cavaliere Corrotto, buona parte dell’orientamento era andato in fumo.

Avrebbero potuto girare alla cieca per millenni, forse, e non ne sarebbero mai venuti a capo, finché non accadde.

Una figura a quattro zampe spiccava dalla sommità delle frasche che delimitavano quel posto maledetto.

Faceva un buon odore di lavanda, Kaden la riconobbe quando l’essere cadde in quella stessa posizione come un gatto.

A differenza dell’ultima volta, era vestito semplicemente, con una tunica nera come la morte che aveva negli occhi.

“Il Mangiacuore” sentenziò Kaden. Mary sbiancò, per quanto bianca già fosse.

Kaden si chiese se stavolta lui e lei fossero pronti ad affrontare un mostro simile e si disse che era giunto il momento di utilizzare Giustizia.

Sempre che il Mangiacuore li avesse risparmiati per così tanto tempo da potergli permettere di estrarla dal fodero.

Era più inquietante, Josafat, adesso che era pulito e profumato. La differenza di quando era sporco di sangue era evidente e terrificante.

“Chi mai si prenderebbe la briga di pulire una creatura come questa?” si chiese Mary, cercando di non pensare al fatto che lei stessa aveva offerto la sua spalla a un idiota.

Storiella random.

C’era una volta l’Uomo Padella.

L’Uomo Padella era solito colpire i suoi nemici con la sua testa, a forma di padella con tanto di manico.

“Sapete, è una di quelle pietrose, la cui base non va via al primo colpo di spugna”

Vedete? Era un  uomo sicuro di sé, tanto che parlava da solo.

Sta di fatto che l’Uomo Padella incontrò per caso una tartaruga vicino al mare.

“Sai perché noi tartarughe abbiamo la corazza?” chiese la tartaruga all’Uomo- Padella, ma quest’ultimo non capì se si trattava di una domanda o una barzelletta, così rispose:

“Perché così posso mettere la mia testa su di vuoi e cuocere tocchi enormi di bistecca?”

“Certo che no, esagerato” rispose la tartaruga. “Abbiamo la corazza perché andiamo in palestra! Non hai mai sentito parlare di tartarughe nella pancia? Tutti gli uomini devono averla!”

L’animale osserva meglio l’Uomo Padella e si rende conto che non è molto ben messo da quel punto di vista.

“Va beh” commenta infine “almeno punti sulla simpatia”

“Simpatia?” chiede l’Uomo Padella. “Io sono un super eroe che sconfigge i cattivi che minacciano la Terra”

Improvvisamente ecco arrivare un mostro enorme a sette teste, dalle quali sbuffa una ciminiera per ciascuna.

“Sono il Mostro Sbuffante” si presenta. “Sono venuto per sconfiggere l’Uomo Padella e dimostrargli che la cottura a vapore è molto più salutare che quella alla griglia”

“Peccato che io sia una padella, non una brace!” esclama l’interpellata, e spiccando un notevole salto, colpisce sette volte il mostro, una volta per ciascuna testa.

La tartaruga nota che per ogni colpa si produce una nota diversa, poiché sette sono le note e non è giusto discriminarne una, vero?

“Complimenti, lo hai sconfitto” commenta la tartaruga, vedendo il mostro a terra. “ma sai sconfiggere anche me?”

“Tu? E che mi hai fatto?” chiede l’Uomo Padella.

“Ho rapito tua moglie, la famosa Donna Spugnetta! MUHAHAHAHAHA!”

Detto quello, sparisce in una nuvola di fumo.

Come finirà questa storia?

 

 

Se Pac Man fosse un’arancia.

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“Basta, io sono stufa!”

La voce dell’arancia risuona per tutto il portafrutta.

“Che hai, mia cara arancia arancione?” chiede la clementina.

“Non ne posso più di essere spremuta ed essere bevuta! E cosa sono io, un agrume?”

Cala un silenzio imbarazzato. Tutti, nel portafrutta, sanno la vera identità dell’arancia, ma dirglielo avrebbe rischiato un litigio selvaggio.

“Guardate, sono capace di cose migliori che stare nel portafrutta in attesa di chissà cosa” continua lei, incapace di accorgersi dell’atmosfera pesante che ha creato. Afferra un coltello con i poteri telecinetici e questi, mosso da un’improvvisa voglia di fare lo scultore, taglia l’arancia in modo da farla assomigliare al noto personaggio dei videogiochi, quello che mangia le palline e viene inseguito da quattro fantasmi.

“Eccomi” annuncia infine l’arancia. “Grazie coltello, adesso puoi tornare fra le posate”

Tuttavia quest’ultimo ormai possiede vita propria e comincia a scolpire qualsiasi cosa che vede, diventando la sua vena artistica del tutto incontrollabile.

“Comincerò a mangiare le palline al formaggio!” esclama il frutto.

“Scusami, arancia” chiede umilmente la pera. “Non sai quant’è buono il formaggio con le pere?”

“Silenzio, risparmia questi commenti fuori luogo” ribatte tagliente l’arancia. “E fammi mangiare”

Uno dopo l’altro, l’arancia si nutre di tutte le palline al formaggio contenute nel sacchettino, finché uno squillo di tromba non interrompe quel massacro.

“Che succede?” si chiedono tutti.

“Sono la brocca della spremuta…” risponde con voce cavernosa la brocca vuota. “Adesso TU entrerai dentro di me, e diventerai liquida”

“Ma non posso!” esclama furibonda l’arancia. “Adesso sono imbevibile: hai ami provato l’ebbrezza di rinfrescarti con un’arancia al sapore di formaggio?”

“Non posso crederci, l’ha detto!” esclama disperata la banana. “E adesso avrò gli incubi la notte!”

“Piantala, Ban” dice la mela. “Pensa a te, che hai a che fare con i fili  che ti legano!”

In effetti, le banane hanno quei fili fastidiosi che sembrano tentacolari. Ma dicevamo dell’arancia.

“Non mi avrai, Brocca!” esclama l’arancia. “Mangerò anche te, come se fossi un boss di fine livello!”

“Lo vedremo!”interviene una mano, che come se fosse una gru preleva l’arancia ribelle e la spreme senza troppi complimenti nello spremi agrumi, il quale si compiace… un po’ troppo, di quel contatto.

*dopo alcuni anni*

“E adesso” racconta la clementina a tanti mandarini curiosi “vi racconterò della leggenda dell’arancia che voleva conquistare le palline di formaggio…”

“Sì, che bello! E poi c’è la brocca infernale che spara i laser giganti?”

“Anche quello, mio caro”

 

 

 

Un due giugno magico.

Si ingrazia il generatore di prompt del sito “Racconti Vaganti” per la gentile collaborazione!

Personaggio: una protagonista femmina,un mago
Genere: nonsense
Caratteristiche: esplosione,vita vuota,scambio di persona
Coppia: het

Diciamo che Carola fino a quel momento non ha avuto una vita piena, anzi una vita proprio vuota.

Quando era piccola, giocava con le bambole con le amiche, mangiava la pasta e poi i compiti. Crescendo, è diventata una ragazza poco attiva, perché le secca persino sbuffare. Per quel motivo un giorno di giugno, il due giugno, è andata a prendere il pane, l’unica cosa che faceva volentieri perché al panificio c’era sempre un ottimo odore di pane appena sfornato.

E così anche quel pomeriggio è andata.

///

Il Mago Pinoppio era ormai molto vecchio, ma non ha mai smesso di fare incantesimi e pozioni nella sua grotta.

“Ah, questa tecnologia! Adesso devi perfino mettere l’insegna per potere vendere qualcosa altrimenti nessuno ti considera!” stava esclamando, finendo di affiggere la suddetta insegna sulla sua grotta.

Quel giorno stava aspettando Lambergiorgio, un sedicente avvocato con un sogno nel cuore: diventare una Vespa. E non una vespa nel senso di insetto, ma una Vespa Piaggio, magari anni Cinquanta.

Era successo che la settimana precedente Lambergiorgio aveva buttato una voce nella grotta.

“UNA VOCE” urlò dunque a pieni polmoni, e il vecchissimo e normopeso Pinoppio uscì fuori con la barba non proprio fatta.

“Cosa vuoi, o ragazzo dalle poche primavere?” chiese.

“Veramente siamo quasi in estate” lo corresse Lambergiorgio. “Ad ogni modo, ho un sogno nel cuore”

“I cassetti non vanno più di moda?”

“Nei cassetti ci tengo le robe stirate e lavate, proprio in quest’ordine”

“Ah” commentò il mago. “Che cosa vuoi?”

“Voglio diventare una Vespa”

“Perfetto, presentati fra sette giorni per l’incantesimo”

Pinoppio gli diede la ricevuta e un orario per l’appuntamento e quindi oggi Pinoppio aspetta con ansia sull’ingresso.

Sta di fatto che il panificio si trova sulla stessa strada della grotta, quindi non è un caso che Carola, che abita in questo strano paese dove si trovano grotte anche in centro città, ci passa davanti.

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C’è da dire che Carola in quel periodo porta i capelli corti, come un maschio, e dato che Lambergiorgio è biondo esattamente quanto lei, Pinoppio crede di aver di fronte il suo tanto decantato cliente.

“Uppi uppi, Vespa diventerai!”

Una volta recitato l’incantesimo, una nebbiolina a forma di Vespa entra nelle narici della povera Carola, la quale dopo aver starnutito, si sente in effetti diversa, e anche coi capelli lunghi.

“ODDIO SONO DIVENTATA UNA VESPA!” urla disperata, e Lambergiorgio a portata d’orecchi si dispera non poco. “Mago Pinoppio! Non sai distinguere un uomo da una donna? Era il mio fidanzato Lambergiorgio che voleva diventarlo, non io!”

Pinoppio sbalordisce e decide che da quel momento in poi si sarebbe dedicato ai tarocchi, ma ormai è troppo tardi. Carola lascia Lambergiorgio e va all’avventura come Donna-Vespa.

 

 

 

 

30 day writing challenge #30

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I tuoi alti e bassi del mese

In questo mese ho avuto degli alti dei bassi: mettiamo qui una top five per ciascuno:

ALTI

a) L’Empire State Building, uno degli edifici più alti del mondo. Questo sì che è alto! Cavolo, avete visto quanto? Dobbiamo tutti vederlo piegano la nuca all’indietro, altrimenti non rientra nel nostro campo visivo. Si trova a Nuova York e consiglio a tutti una visitina

b) Sua Altezza Imperiale il principe Naruhito del Giappone. Il Giappone per chi non lo sapesse è un Impero, e quindi è guidato dall’Imperatore, e anche se in effetti i giapponesi sono bassini lui è un’altezza Imperiale. Miseriaccia, portiamogli rispetto!

c) Il Monte Everest, il picco più alto dell’Himalaya. E se non è alto lui, ditemi che cosa è alto! Poche persone sono riuscite a conquistarlo, ed io non sono uno di loro. Anzi, a dire il vero non sono nemmeno mai stato nell’Himalaya. So però che è un monte molto alto, anche troppo, e regge il mondo.

d) Alto e glorioso Dio, illumina il cuore mio. Dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta. Non fa così il canto? E non c’è forse scritto alto?

e) Comune di Alto. Il detto paesino conta 119 abitanti e si trova in provincia di Cuneo, in Piemonte. Un bel villaggio circondato dallo stupendo paesaggio delle Alpi. Visitabili le grotte, il castello (una casetta asociale) e la festa patronale è dedicata a san Michele arcangelo.

BASSI

a) Tyrion Lannister, terzogenito di Lord Tywin e fratello di Jamie e Cersei. Arriva a Grande Inverno in occasione della decisione di Re Robert di nominare lord Ned Stark Primo Cavaliere dei sette Regni. È basso, e possiamo immaginarlo con le fattezze del mitico Peter Dinklage.

b) Il basso elettrico. È un mezzo molto importante nelle band e serve ad essere pizzicato e accompagnare la melodia. È dotato di quattro corde. Di solito i bassisti sono i più anonimi nelle band, a parte ovviamente Roger Waters e Steve Harris. Ah, e un certo Paul McCartney.

c) Il bassotto, un tipo di cane che ha ispirato la Banda Bassotti, personaggi di Paperopoli. È un cane basso, oblungo e abbaia e fa quello che vuole, ma soprattutto non è un alano.

d) Paesi Bassi, altrimenti noti come Olanda. Ma sì, il paese dei tulipani, di Van Basten e dei mulini a vento!

e) Frodo Baggins, un Hobbit della Contea al quale viene affidato dal parente Bilbo un misterioso Anello, che si dice sia proprietà nientemeno dal malvagio Sauron, che appunto lo sta cercando per riaverlo. A lui toccherà, aiutato dal saggio Istar Gandalf, andare a distruggerlo. Ah, gli Hobbit sono alti quanto un braccio umano, quindi sono… bassi.

E voi? Quali sono i vostri alti e bassi?