Su di me: Death Note.

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Giochiamo un po’ a guardie e ladri?

L’umano il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà

Mi sembra strano di non avere mai parlato di Death Note, eppure è un manga che a suo tempo mi ha preso molto, anche se non sono solito parlarne.

La prima volta che lo vidi era una strana sera di fine 2009. Sull’ottavo canale davano ancora l’Anime Night, e nel frattempo c’era questa serie e così decisi di guardarla.

In pratica parla di uno studente modello, diciamo pure il migliore del Giappone, che raccoglie un Death Note, ossia il quaderno della morte, fatto lanciare apposta da un Dio della Morte il quale di solito se ne serve per uccidere gli umani in modo da succhiargli via la vita restante.

Sta di fatto che Ryuk, il dio della morte colpevole di aver gettato quel quaderno…

SI ANNOIAVA.

È davvero inquietante che sia stata proprio la noia a muovere Ryuk, un dio della morte. Ed è curioso che anche Light Yagami, lo studente modello, si stava annoiando della sua vita monotona.

Ebbene, da quel momento per la strana coppia non ci saranno più momenti di noia, perché Light, dopo le iniziali titubanze, scrive senza posa tutti i nomi dei criminali più famosi, fino a destare l’attenzione dell’Interpol, che intende sottoporre il caso degli omicidi senza arma del delitto (i criminali muoiono tutti per arresto cardiaco, così come vuole il Quaderno nel caso in cui non si specifichi l’esatta modalità del decesso) ad L, un enigmatico detective che fino a quel momento aveva risolto tutti i casi cui si era applicato. E badate che sono stati casi apparentemente senza soluzione.

Magari ci fosse uno come lui in Italia… *coff coff*

Comunque.

Fra L e Light comincia una partita a scacchi senza che nessuno dei due conosca il volto e il nome dell’altro, perché entrambi sanno che chi scoprirà per primo queste due informazioni ci lascerà le penne.

Light finirebbe i suoi giorni con la pena di morte, L morirebbe di arresto cardiaco.

E poi…

Un manga secondo me meritevole di essere letto. Ora, non vorrei fare troppi spoiler, così scriverò in bianco il più grande difetto di questo manga:

L muore nel settimo volume, per un totale di 12. Secondo me, se tu hai presentato questi due, doveva vincere l’uno o l’altro, no che mi metti due bimbiminchia a metà della storia! Anzi, a dire la verità avrebbe dovuto vincere L, ecco, e non lo dico da fanboy, ma perché Light è palesemente una testa di cazzo!

Capito?

Sì che ho scritto, e con questo arrivo alla seconda parte del mio trattato.

Anche se gli autori (Tsugumi Oba per la sceneggiatura e Takeshi Obata per i disegni) non lo dicono, è chiaro che questo manga fa suscitare una domanda: che cos’è la giustizia per ognuno di noi?

Insomma, da che parte stiamo?

“Se morissero tutti i criminali sarebbe molto meglio” oppure “Sono contrario alla pena di morte e autoproclamarsi dio e uccidere a destra e a manca è assolutamente sbagliato”?

Non sta a me approfondire queste due tematiche, io sono solo un blog comico. Però una cosa vorrei dirla lo stesso, concernente il Quaderno.

Una volta preso, io non so cosa ne farei sinceramente: sicuramente non lo proverei, ma una bella chiacchierata con Ryuk me la farei a base di mele LOL

A parte Death Note in senso stretto, esiste anche una sorta di “prequel”, contenuta in un romanzo intitolato “Death Note Another Note: il caso del serial Killer di Los Angeles“, che racconta dio un misterioso serial killer di Los Angeles (ma va’?) di nome Beyond Birthday, il quale ha deciso di lanciare una sfida ad L, il più grande detective del secolo: riuscirà quest’ultimo ad acciuffarlo prima del limite di quattro vittime imposto dalle wara ningyo?

Anche qui il romanzo (scritto però da Nisio Isin, quindi una sorta di fan writer autorizzato) pone un interrogativo: da che parte stai? Qual è la psicologia dietro Beyond Birthday? La Whammy’s House (l’orfanotrofio dove sono cresciuti i due) è davvero quel posto idilliaco come lo si dipinge?

Insomma, come potete vedere, che piaccia o no Death Note ha i suoi interrogativi profondi: sicuramente per il grosso potenziale di questa trama avrebbe potuta essere gestita meglio, ma è un’opera assolutamente godibile e la consiglio anche a voi oggi.

3 pensieri su “Su di me: Death Note.

  1. Ho guardato solo la serie tv di Death Note..e l’ho trovata molto bella..il film non l’ho seguito bene ma mi sembrava piuttosto fedele..non ho tanti soldi da spendere per i fumetti..è vero la morte di L è uno di quei colpi di scena di merda che ti lasciano proprio col groppo in gola che neppure coi tuoi coff lo sputi via..pollici in su e tanta stima per la scelta e per l’articolo..inoltre non sapevo esistesse un prequel..ho scoperto una cosa nuova…è bello poter parlare un poco di tutto..ciao Andri 🙂

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  2. Allora è meglio che io non ne entri mai in possesso, perché ho lo stesso loro problema u.u
    E forse è il caso che non legga nemmeno il manga, prima di avere strane idee u.u

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