30 day writing challenge #15

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Descrivi la tua giornata punto per punto.

Sì beh, magari non proprio punto per punto. Insomma, non vorrete mica sapere a che ora mi faccio il bidet, vero?

Sì, perché io lo faccio.

Ore 7,30/8 mi alzo. Nel senso che mi sveglio effettivamente, solitamente dopo un sogno apparentemente realistico che riguarda un orso polare, un imbianchino e una melanzana fritta.

Mattina Mi illumino di immenso scrivo gli articolo per il mio blog. Siccome non sono tutti “live”, è probabile che nel momento in cui state leggendo questo articolo in realtà è stato scritto a Dicembre. Riflettete su questo punto. Se non mi è possibile scrivere gli articoli del blog o voglio prendermi una pausa, scrivo le trame delle mie storie cazzutissime, e che ancora il mondo non è pronto per vederle. Casomai, proverà davvero a scrivere quella dell’imbianchino, la melanzana e l’orso polare, chissà che è successo.

MOMENTO PRANZO a pranzo mangio solo pasta: che sia di qualsiasi tipo, purché sia pasta. Non ha senso mangiare altre cose. Semplicemente non è pranzo.

Pomeriggio mi dedico alle altre attività: se di mattina compio il mio “quasi dovere” è il momento del piacere, che è un ventaglio di tantissime cose. L’altro giorno sono andato fino a Monreale a piedi  e si era quasi consumata tutta la batteria del mio lettore. Per fortuna non mi ha lasciato a metà strada, perché camminare senza musica è come respirare senza naso. Strano.

MOMENTO CENA per cena va di moda la carne, o anche le patate bollite, perché “chi mangia patate non muore mai“.

DOPOCENA è il momento del film o dell’episodio della serie tv di turno. Possono essere qualsiasi film, ma anche programmi di cucina, che vanno per la maggiore e costringono me e mia sorella a non spuntare la lunghissima lista di cose da vedere.

Infine, c’è il momento letto, che è molto bello e forse il migliore della giornata.

“perché nei sogni entriamo in un mondo che è interamente nostro”

A. Silente

30 day writing challenge #14

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Parla del tuo film preferito, che non ti stancheresti mai di vedere.

Credo di averne parlato all’inizio del blog, in uno dei miei primi articoli: Scary Movie 3.

In assoluto il mio film preferito, anzi mi spingo a dire che se questo mio blog fosse un film, sarebbe questo.

La trama è assolutamente una cosa idiota: Cindy Campbell,. conosciuta già nei primi due film, è ormai divenuta giornalista e vorrebbe indagare su un misterioso segno nel grano del campo di una fattoria, ma la redazione del suo tg è Studio Aperto e quindi si parla solo di “sesso, violenza e del tempo“.

Nel frattempo George, uno dei due agricoltori, partecipa a una battaglia rap e ne viene buttato fuori malamente (perché?), nonostante avesse invitato alla sua performance la suddetta Cindye, la quale deve fare i conti con una misteriosa videocassetta che dopo averla vista si muore! E non si parla del famoso martedì grasso in cui Cindy aveva finito i coriandoli!

A metà film compare anche il Presidente degli Stati Uniti, interpretato dall’indimenticabile Leslie Nielsen.

Si ride ad ogni fotogramma, le battute sono tutte iconiche e personlamente ritengo che si possano adattare a qualunque contesto della vita.

Come quel tizio collega di Cindy che mentre lei snocciola la notizia dei cerchi nel grano e alla fine, quando lei gli chiede un parere, lui si riscuote da una profonda fantasticheria e risponde “Scusa, pensavo ai cazzi miei“.

Oppure quando si introducono gli Alieni, che grigi erano davvero venuti in pace. E poi c’è l’Oracolo, con le sue poltrone e i cassetti pieni di cicche di sigarette. E poi c’è il guardiano del Faro, il quale ha un ruolo importante in tutta la storia.

Insomma tanti sono i film parodizzati e vale la pena di vederlo, anche per vedere come funziona un film demenziale, i quali, come ricordo sempre, anno visti senza porsi domande.

“Aven hai dimenticato Cody!”

Oh no, come gli capita spesso!

30 day writing chalenge #13

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Per cosa sei entusiasta?

Per cosa sono entusiasta? Prima di rispondere a questa domanda stabiliamo che cos’è l’entusiasmo: è un’emozione, un momento in cui da che eravamo tranquilli e inoffensivi saltiamo al settimo cielo e dire “YU HU!” e farci prendere per pazzi sagli eventuali osservatori.

Ad esempio, se uno dice a una: “Usciamo insieme qualche volta” e quella, invece di visualizzare e non rispondere, dice “Sì, okay”, il tizio salterà entusiasta e probabilmente la ragazza cambierà idea vedendo il balletto tipo conga che si metterà a fare il potenziale partner.

Questo è dunque l’entusiasmo. Una volta stabilito cosa sia, dunque, cerchiamo di capire per cosa sono entusiasta.

“Sono entusiasta di vivere, yu-huuu”

Beh, insomma. Non ho avuto modo finora di dare una svolta alla mia vita, perché non riesco tuttora a fare conversazione con nessuno, seppure ogni tanto qualcuno si sforza non riesco ancora a dire più di un “sì” o un “no”, o alte risposte monosillabiche.

In ogni modo, sono entusiasta del fatto che ho già sul groppone due libri che hanno sconvolto la coda della classifica di Amazon.

Sono entusiasta che ho già scritto molti capitoli della mia storia nuova.

Sono entusiasta di questo blog, che nonostante tutto è ancora qui e molto apprezzato.

Sono entusiasta anche del New Book Club di Palermo, la cosa migliore del 2016.

Sono entusiasta del panino con la milza, delle lasagne e delle arachidi salate.

Sono entusiasta dell’odore della pioggia una volta finito il temporale.

Sono entusiasta quando la Juve vince contro le rivali.

Sono entusiasta del film  “Il Gobbo di Notre Dame”, “300”, “Scary Movie 3”, della serie TV “Lost”, “Dexter” e anche “Il trono di Spade”, anche se…

Sono entusiasta del fiume verde (marrone?) di Palermo, il quale è portatore di 108 malattie, delle quali 42 sconosciute.

Sono entusiasta di tutte le volte che in una strada a doppio senso la gente parcheggia in doppia fila, creando ingorghi sempre più poetici.

Sono entusiasta, ecco.

Tutorial: fare una pausa.

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Sono uguali, è solo una tua impressione che quello sia più piccolo.

“Che bello fare le pause”

  • tizia strana in the Lady 1

Chi di voi, fra un articolo e l’altro di questo blog, non fa mai una pausa? S a cosa state pensando, la vita è una noia fra ufficio/scuola/università/uscite con i soliti noti.

Vi ci vuole una pausa: bene, allora, visto che è un argomento che non ho ancora toccato creerò un tutorial adatto a questa esigenza!

PAUSA CAFFÉ

Alcuni mesi fa andava di moda il tormentone “Buongiornissimo!!! Kaffèèèèèèè????” per prendere in giro tutte quelle immagini brutte che la gente adulta si scambia su facebook e che danno fastidio da vedere. Tuttavia, il caffè, estrapolato da questo contesto e vedendolo per com’è, è un ottimo viatico per poter fare una pausa, magari accompagnato da un’ottima ciambella.

PAUSA PUB

Una pausa un po’ più lunga può essere vista nella pausa pub. Tu te ne vai con l’amico/a in questo locale, bevi un gingerino per stare leggero/a, e nel frattempo discuti degli argomenti più inutili di questo mondo, e riderci su. Poi chissà, magari ne esce fuori pure qualcosa di divertente!

PAUSA ASOCIALE

Contrapposta alla pausa pub, c’è la pausa asociale. Leggere un libro (Le avventure del puntatore o del pentagramma), giocare ai videogame (Pac Man), fare una maratona di serie tv (Lost) o ascoltare l’ultimo album del vostro gruppo power metal preferito (I Freedom Call) sono tutti passatempi decisamente migliori che spendere soldi per un gingerino che poi nemmeno puoi mangiare tutte le arachidi perché fa troppo “morto di fame”.

PAUSA WEEKEND

Le pause cominciano ad allungarsi, e se la vostra mente è proprio stanca, ci vuole un bel fine settimana (venerdì sera/domenica a mezzanotte) ottimo per andare fuori porta, al mare/montagna/lago/ad uccidere qualcuno o cose simili. Vuoi mettere farsi un selfie davanti al monumento scagazzato di turno piuttosto alle lamentele che la vita ti offre?

PAUSA ESTIVA

Estate = Mare. Che sia Maiorca, Caraibi, Miami, la Polinesia o il mare di Mondello a fine maggio/giugno la pausa di tre settimane non ce la leva nessuno. Staccare il cervello lontano dai problemi e non pensare a NULLA tranne che all’ombrellone, a quale posto scegliere per non essere troppo lontani dal mare, ma porca miseria sono tutti occupati, i bambini che schiamazzano, COCCOBELLO e il mare agitato.

PAUSA ETERNA

La pausa più lunga di tutte. Così bella e rilassante che nessuno è finora mai tornato.

 

Le avventure di Isda/34

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Isda suona

“Isda! Isda! Senti questa!”

Ogni tanto passa un tonno che non vede l’ora di proporre al pesce spada un’iniziativa nata nel mare.

“Cosa c’è?” chiede Isda, spazientita. “Se è ancora una volta il corso di puzzle, non se ne parla nemmeno! L’ultima volta tutti i tasselli sono volati via a causa della corrente!””

“No, cosa c’entra” ribatte il Tonno. “Stavolta vogliamo fare un corso di musica! A te che strumento piace?”

“Quello che fa SILENZIO, e comunque non è la tua voce” dice Isda. Fa per andarsene, ma il Tonno insiste, presentandole anche un bando.

“Dai, sarà divertente! Suona!”

Isda infine le viene in mente di aver sempre voluto suonare la chitarra elettrica, e con sempre intende negli ultimi secondi, perché le è partito un flashback. Una volta aveva sentito una nave da crociera che ha ospitato una band rock, e quindi ad Isda le è pervenuto quel suono elettrico.

“Ci sto, dammi una chitarra elettrica” dice. Il Tonno però tituba.

“Ehm… no, non sono previste” mormora dispiaciuto. “Abbiamo solo strumenti a percussione”

“Ti percuoto io allora, e allora sì che imparerete a suonare, suonandotele!” esclama Isda furibonda, e la questione si chiude lì.

Tuttavia, qualche giorno dopo, Isda passa accanto a una caverna e sente risa, colpi di bongo e ti tamburo, e anche di batteria.

“Ehi, cos’è questo suono?” si chiede e, sentendosi in colpa per aver maltrattato il Tonn, entra e va a vedere.

In effetti, un sacco di pesci producono un sacco di suoni. Il Pesce Palla, perdipiù, è felice nel vedere che se salta, il bongo produce suoni diversi.

Isda, colma d’invidia, fa per entrare, ma viene bloccata dal Tonno stesso.

“Ma come? Non ci hai snobbato? Adesso puoi suonare solo uno strumento”

“Ah sì? E quale?” chiede Isda, incuriosita. Si aspetta un suono degno di lei, uno strumento d’avanguardia utilizzato in tantissimi bar.

“Il citofono” dice tagliente per una volta  il Tonno, e poi, con un colpo di pinna particolarmente violento, va via.

Kaden e le Fontane di Luce/11

Capitolo 11

Come detto, stava per cominciare una lotta all’ultimo sangue. Giulia, uno delle Quattro Potenti, da sola contro Kaden, Mary, Taider, Klose, Shydra e Caleb Hesenfield. Il ragazzo che aveva aperto la Fontana Lind era disarmato e pensava di colpire con le sferette d’aria magiche, mentre il Centauro aveva un’arma a doppia lama che sapeva maneggiare con assoluta maestria.

“Che aspettate? Cominciate, no?” incitò Flavia, la quale si era auto proclamata Magnifica e osservava quella che doveva essere una condanna a morte, ma fino a quel momento non aveva avuto fortuna. Non vedeva l’ora di sopprimere quei soggetti e comandare in tutta tranquillità. In effetti, Flavia non si aspettava nemmeno un ritorno di Cassius, il Magnifico legittimo, che invece era partito con Isaiah ad affrontare i Draghi.

Giulia arrivò a passo di carica diretta contro colui che reputava più impreparato, e Kaden si preparò mentalmente chiudendo gli occhi, ma, improvvisamente e in maniera del tutto inaspettata, un muro d’aria si frappose fra la morte e Kaden stesso.

“Ma… sei stato tu?” chiese Taider, stupefatto.

“Ehm… no?” rispose l’altro, stupito anche lui, vedendo Giulia adirata.

“Che sciocchezza. Non ho mai approvato la gente che posticipa di qualche secondo la propria dipartita. Che vi aspettate? Miracoli, forse? Oppure la mercede del vostro carnefice? Beh, se anche l’hai solo pensato, sappi che non accadrà nessuna delle due possibilità!”

Sollevò l’arma puntando dritto al collo, ma il muro d’aria si fece più spesso e addirittura si sentì il clangore della lama come se l’avesse aizzata contro l’acciaio.

“Sta accadendo qualcosa di molto strano… sei forse tu a proteggerlo, Caleb figlio di Abraham?” chiese Giulia, innervosita.

“No” rispose Caleb. “Ammesso e non concesso che facessi una cosa simile, preferirei applicare la barriera d’aria in uno scontro faccia a faccia”

Giulia sputò a terra. “Non appena avrò finito con questo sciocco”

“Osa toccarlo e ti ritroverai una freccia in fronte” dichiarò Klose. Aveva recuperato un arco e una freccia e adesso la stava puntando proprio dove aveva detto.

“Ma sentilo” commentò Giulia. “Ragazzo, hai un sacco di ammiratori!”

Se la Potente non riusciva ad attaccare Kaden perché era tranquillo e al sicuro in quella cupola d’aria, il popolo poteva anche cominciare a stancarsi e protestare contro la qualità delle condanne a morte.

Infatti, qualcheduno stava già cominciando a rumoreggiare.

“Va bene, va bene” constatò Flavia dalla sua postazione. “Giulia! A mali estremi, estremi rimedi!”

E, steso il braccio, calò il pollice verso il basso, segno inequivocabile di disapprovazione e morte.

Il soldato Centauro ridacchiò soddisfatta nel sentire uno dei cancelli aprirsi e presentarsi altre due sue simili. Una era armata di ascia, l’altra maneggiava un martello gigante.

“Queste sono Valeria e Adriana, due delle Quattro Potenti. Assieme a me e a Flavia la Magnifica, componiamo il quartetto più forte dell’Australia. E chi ci deve battere?”

Il gruppetto dei condannati partì alla carica; Klose e Taider avrebbero lavorato in squadra contro Valeria, mentre Shydra e Mary avrebbero affrontato Adriana, infine Caleb si ritrovò da solo ad affrontare Giulia, spada contro spada.

“Fammi uccidere il ragazzo delle Fontane!” esclamò quest’ultima, in piena estasi da guerra.

“No! Deve essere esaminato da mio padre!” rispose furibondo Caleb, rispondendo a tutti gli attacchi. Sapeva bene che continuando a difendersi non avrebbe concluso molto, ma per il momento la situazione richiedeva quello.

Nel frattempo, Klose, per quanto colpiva con le frecce Valeria, quella parava con l’ascia e se veniva colpita, non sembrava provare dolore. Taider invece provava con la magia, senza trovare soluzioni vincenti. Erano loro che attaccavano, ma Valeria si difendeva bene, e ogni tanto provava con un fendente a decapitare l’arciere o il Cavaliere Corrotto.

Infine, Shydra recitava la parte del braccio mancante per Mary, la quale aveva Tenebra in mano.

“Come farò adesso a protegge Kaden con un braccio solo?” chiese Mary, ancora demoralizzata. Ciò che tuttavia trovava strano era il fatto che i Centauri le avevano comunque fasciato il braccio, per curarla.

“Non hai un braccio solo” rispose Shydra. “Puoi farti impiantare una protesi” le ricordò, come se fosse ovvio. La scienza medica era la sola progredita nonostante la forte crisi che attanagliava la Nazione. Tuttavia, ci sarebbero stato ospedali disposti a installare un braccio nuovo a una ragazza ricercata e ritenuta criminale?

Mary pensava a quello, e lo fece notare a Shydra. “Ma… sono ricercata, e non posso certo interrompere la missione per farmi aggiustare il braccio al mercato nero, non credi?”

“Fa’ come credi allora, e non importunarmi!” tagliò corto Shydra, evitando per un pelo di essere colpita col Martello.

Adriana rise entusiasta. “Ragazze! Sto per dare il via allo spettacolo!”

Gli avversari rimasero perplessi, ma le altre due ridacchiarono e si allontanarono. Adriana allora sollevò il martello e lo affondò una, due, tre volte sul terreno sabbioso.

Il terreno si spaccò in più punti e si sollevarono crepacci piuttosto profondi, tanto che divenne sempre più difficile restare in piedi.

“Bisogna fermarla!” esclamò Kaden. Si alzò e concentrandosi senza riflettere, lanciò una sfera d’aria. Taider lo notò e riempì quella sdfera con un po’ del fuoco magico. In quel momento, la palla di fuoco saettò verso Adriana come se fosse stata una cometa, colpendola in pieno volto.

“Adriana, attenta!” esclamò Giulia, ma non si poté fare nulla per l’Amazzone, la quale, ancora presa dall’entusiasmo, non si accorse nemmeno di quell’attacco e prese fuoco abbrustolendo viva.

Giulia e Valeria osservarono la Potente urlare disperata. Le fiamme riempirono i loro occhi gelidi. Fu Giulia a rinsavire per prima e, colma d’ira, lanciò via la spada a doppia lama, riempiendo invece le mani con la magia del fuoco.

“La vendicherò, statene certi!” esclamò furibonda, sembrava pazza. Valeria guardò Giulia e sollevò la sua ascia, pronta a decapitare qualcuno.

Kaden si rese conto di aver fatto una sciocchezza e ripercorse in pochi attimi tutta la sua esistenza e, mentre rifletteva, notò con stupore che Caleb e Shydra si fecero avanti, camminando a fatica in mezzo alle crepe sul terreno.

“Venderemo cara la pelle” rispose Shydra, riempiendo le sue mani della magia del Fulmine, e fu così che le due arti si scontrarono a mezz’aria, causando un’esplosione violenta e, di seguito, un gran polverone.

Da questo, sbucò apparentemente dal nulla un’ascia che roteava minacciosa verso la faccia di Klose.

“Attento!” urlò Mary, lanciando Olocausto nella speranza di deviare l’arma, e fortunatamente riuscì nell’intento a pochissimi pollici dal volto dell’arciere. L’ascia e Olocausto caddero insieme e, invece di ucciderlo, si stavano offrendo come ottime armi.

Klose sentiva il cuore battere all’impazzata, aveva rischiato davvero grosso ma non c’era tempo per realizzare quanto avvenuto, perché Valeria stava galoppando per riavere la sua arma. “Come avete osato deviarla?” Alzò la mano destra per lanciare un pugno massiccio ma Klose rispose d’istinto, sollevando l’ascia e ponendola di fronte a lui. Il pugno e il piatto dell’arma collisero con un gong che risuonò nell’aria e successivamente Klose cadde a causa del rinculo.

Mentre l’arciere affrontava un Centauro, Caleb e Shydra affrontavano due contro uno Giulia, la quale però rispondeva bene a tutti gli attacchi.

“Maledizione! Come posso stare qui senza far nulla?” si chiese Taider, e andò ad aiutare Klose, mentre a proteggere Kaden rimase solo Mary.

I due erano soli per la prima volta da quando Kaden aveva sottratto il braccio alla ragazza, per quel motivo il ragazzo sentì un brivido freddo. Comunque, le doveva delle scuse, anche se non sarebbero bastate.

“Mary…” cominciò, ma la ragazza lo interruppe. “Non preoccuparti, Kaden” rispose calma. “Non ce l’ho… più, con te”

Seguì un attimo di pausa dove la ragazza sospirò. I rumori della battaglia penetravano fin dentro le ossa.

“È tutto questo casino che… insomma, tu cosa c’entri con la guerra? Non stai nemmeno combattendo, e non solo, se combatti fai più danno che altro… la tua unica sfortuna è aver aperto quella dannata Fontana”

“Già” rispose Kaden, non trovando altro da dire. Tutto quello che sentiva in quel momento era una grande e indescrivibile ansia. Ansia di non poter proteggere i suoi amici. Ansia di stare per morire. Ansia da prestazione, in quanto aveva usato la magia e non se n’era nemmeno reso conto.

Adesso si trovava lì, in balia degli eventi, mentre nel frattempo riusciva a sentire il pubblico entusiasta, che non vedeva l’ora che l’esecuzione potesse avere una conclusione, cosa che sarebbe potuta avvenire di lì a poco, se non avesse fatto qualcosa. Tutti quelli che lo stavano proteggendo erano in svantaggio.

Batté i pugni sul terreno: maledizione, non gli veniva in mente niente!

Poi accadde: sentì un tonfo poco più in là e il tempo si fermò magicamente, lasciando tutti col fiato sospeso.

Era fuoriuscita una specie di colonna dal terreno che aveva colpito sul plesso solare la povera Giulia, sfondandola da parte a parte. Sul volto, un misto di sorpresa e paura.

Caleb e Shydra, ancora in posizione di guerra, spalancarono la bocca stupefatti e si girarono all’unisono verso Kaden, sorpreso quanto loro.

L’arena fu come ammutolita.

“Interessante” commentò Caleb. “Davvero interessante. Ha la stessa esperienza magica di me stesso quando avevo sette anni. Ecco cosa c’è di interessante”

“Fa magie involontarie! È un pericolo per se stesso!” esclamò Shydra. “Maledizione, non avremmo dovuto insegnargli la magia!”

“Avremmo dovuto eccome” rispose Mary. “Ricorda che là fuori ci sono i Draghi”

Rimase dunque la sola Valeria da affrontare, la quale osservò Giulia e poi ciò che restava di Adriana, che ancora bruciava, dimenticata in un punto imprecisato dell’arena.

Flavia considerò la possibilità di entrare nell’arena lei stessa, delusa dalle sue compagne.

 

I Draghi, intanto, continuavano a seminare il panico fra le città, taluni indifferenti in merito a chi colpivano, altri ancora distruggendo solo le truppe della rivoluzione, avendo così un bilancio di morti esattamente alla pari. Pertanto, l’idea che aveva avuto Re Anthony non aveva sortito gli effetti sperati.

E poi Cassius il Magnifico e Isaiah Hesenfield erano riusciti, con molta fatica e perdendo parecchie unità, ad abbatterne uno. Nessuno dei due sapeva di chi si trattasse, ma adesso, chiunque fosse, giaceva inerme in pieno deserto roccioso, ricoperto di graffi, frecce avvelenate e lance.

“Avevo capito che gli Hesenfield e i Draghi fossero nemici giurati. Non è compito dell’avversario conoscere tutti gli aspetti del nemico?” chiese Cassius, osservando le squame e le ali, per poi passare al volto tetro e ormai innocuo.

Isaiah scrollò le spalle. “Non ne ho idea. È Caleb quello esperto, io mi limito solo ad uccidere. Diciamo che sono il braccio della morte della famiglia”

“Capisco” rispose Cassius. “Truppa! Continuiamo la spedizione, coraggio!”

Seguì un boato e i due capi, esaltati da quella stupefacente vittoria, proseguirono la marcia verso Perth.

Nel frattempo, il Drago chiamato Achtalesh  il Furbo, riconoscibile poiché aveva la pelle di un giallo vivido e le squame blu, osservò la fine del compagno dall’alto, senza tuttavia aiutarlo nella sua lotta.

“Maledetto… maledetti siano gli Hesenfield! E i Centauri! Che idea sciocca hanno avuto di mettersi contro di noi, loro che si definivano neutrali! Non sanno con chi hanno a che fare!”

Preso dall’ira, Achtlaesh fece rotta verso il Reame dei Centauri, ancora impegnato nell’Arena ad assistere alla propria sconfitta.

Flavia parlò alla folla e in particolare a Valeria, l’unica Potente rimasta in vita. “Abbiamo assistito ad una prova di eccezionale coraggio, ma quando il coraggio si traduce in assassinio, non lo è più e prende il nome di morte volontaria! Sarà la Magnifica stessa a eseguire questo verdetto! Valeria, fatti da parte!”

“No! Voglio anche io qualche testa! Me lo devi, Flavia!” rispose disperata quest’ultima.

Mentre le due decidevano, Kaden soppesò ciò che gli restava da fare. Ormai il momento della sua morte era vicino… dopotutto, lo sapeva già, visto che aveva ucciso l’Unicorno, ma sperava di accendere almeno un’altra Fontana.

Kaden decise di attendere la sua fine, avendo solo una vaga immagine del suo cervello che stava per schizzare da tutte le parti, quando improvvisamente la barriera d’aria ricomparve: Kaden riuscì a notarla, vedendo uno strano spostamento d’aria davanti a sé.

“Che bastardo” commentò Mary. “E non pensi alle tue amiche con un braccio solo? Fammi entrare dentro la cupola!”

“Perdonami, ma non ho capito come funzioni il meccanismo” sussurrò il ragazzo, mentre vedeva Flavia e Valeria avanzare accecate dall’ira. Un tamburo risuonò.

“La barriera non ti salverà” disse Flavia, decidendo di occuparsi di Kaden e Mary. “Io sono la Magnifica, posso trafiggere qualunque muro”

Alzò la mano destra, che divenne come di terra.

“Sta usando l’arte della Terra” disse Shydra. “È davvero potente”

“Pensa ai tuoi nemici piuttosto, Aldebaran” Caleb le ricordò che c’era un altro Centauro pronto ad uccidere.

“Quest’uomo ci ha insultato! Ha insultato la Stirpe dei Centauri! Non merita di vivere e nemmeno di morire! Pena! Dolore! Tortura!” furono le grida del popolo.

Flavia e Valeria lo sapevano, e la prima parlò sovrastando le voci. “In nome di Ottavianus, creatore del nostro Reame, e di Marco Aurelius, il Legislatore, in base ai poteri conferitomi vi condanno a morte!”

Kaden lo sentì tornare: il vivido ricordo della perdita del braccio di Mary e la sensazione di impotenza mentre osservava gli altri combattere al posto suo… due macigni che stavano facendo affondare la sua coscienza in un baratro senza fine, molto più doloroso di qualsiasi cosa potesse aver subito a livello fisico.

E tutto per colpa della sua idiozia. Pertanto, il minimo che poteva fare era sconfiggerle tutte e due, il massimo era morire con onore.

Flavia caricò verso di lui sollevando il pugno diretto allo stomaco. “Muori, verme maledetto!”

Stava per centrare il suo bersaglio mentre Mary non poteva fare nulla per impedirlo, quando improvvisamente una grossa folata di vento spazzò via tutti i guerrieri e Kaden dall’arena, schiantandoli ai limiti della stessa.

Al loro posto, un enorme rettile stava atterrando in tutta la sua maestosità.

“Oh, no… il mondo è finito” dichiarò Mary, sbiancata tutto ad un tratto.

“Il nostro viaggio finisce qui…“ disse Klose. “E dire che Kaden stava anche migliorando”

Le Amazzoni si schierarono compatte, tutte pronte con l’arco.

Kaden non aveva mai visto un animale così grosso in tutta la sua vita, tanto da coprire anche il sole.

Le creature leggendarie, temute e rispettate da tutti, tranne che da Isaac Hesenfield, che le ha sconfitte, ma nella sua avidità non le ha uccise.

Achtalesh il Furbo aveva appena fatto irruzione nel Reame dei Centauri.

30 day writing challenge #12

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Scrivi cinque benedizioni nella tua vita

La vita è bella e vale la pena di essere vissuta. Non si dice così? Ebbene, scriverò cinque benedizioni che ho nella mia vita., e chissà se fra queste cinque non ne abbiamo una in comune!

5. La musica.The melodies will give you wings and fly above creation“, diceva qualcuno. Ebbene, senza di questa non posso vivere, né camminare, né discutere su argomenti seri. Artisti come Freedom Call, Sonata Arctica, Avantasia, Edguy, Rhapsody, Hammerfall, Zebrahead, Halestorm e Green Day sono all’ordine del giorno e tutti dovrebbero sentire almeno una loro canzone. Insomma una vera e propria benedizione. benedetto il giorno in cui nacque la musica!

4. Il cibo. Lo street food di Palermo è secondo me il cibo migliore che si possa mangiare nel mondo, pensate quello che volete. È una benedizione, e non capisco proprio come si possa decidere di dire “No ma lo sfincione non mi piace perché si sente il sapore dell’acciuga”: ma cosa! Ma il sapore… va beh. Mi piacerebbe fare molto di più per la gente che muore di fame, perché penso che ciascun essere umano debba provare il panino con la milza e possibilmente apprezzarlo. Panino con la milza, formaggio, limone e ricotta.

3. La famiglia. In primis mia sorella, che lei non lo sa e probabilmente non leggerà mai questa stessa frase, ma le voglio un bene immenso e vorrei si apprezzasse di più, perché ha tanto da dare. Subito dopo di lei, ci sono i miei cugini più giovani, che con loro ci vediamo sempre e solo per le feste e mi piacerebbe conoscerli meglio. Dopotutto, perché relegare i momento di cazzeggio solo per Natale e ogni tanto qualche compleanno? Al terzo posto, troviamo “loro”, coloro i quali sto condividendo un pezzo di strada nella mia vita. Loro non lo sanno perché non mi leggono, ma anche a loro voglio bene nonostante tutto.

2. La mia città. Amo Palermo, semplicemente. Non riesco a capire cosa spinge le altre persone a lasciare questa città, o forse sì ma non voglio ammetterlo a me stesso. Insomma, Palermo è una città invivibile, sporca, con un alto tasso di criminalità (e non parlo solo di reati penali) e completamente priva di mezzi pubblici, ma la amo lo stesso. Non mi vedo in un’altra città se non come turista, anche se a dire il vero la mia città non ha nulla da invidiare a qualsiasi altra meta. E Palermo esisteva ancora prima che nascesse Londra, per dire.

1. La vita. Sembrerà banale, ma… sono vivo. Non è forse già questa una benedizione, svegliarmi tutte le mattine?

30 day writing challenge #11

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Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”

Questo è un ottimo tema, ma come lo svilupperò? Nella vita reale oppure nel mio mondo nerd?

“Cosa sarebbe successo se fossi nato nella Terra di Mezzo?”

Prima domanda. Innanzitutto mi conosco troppo bene, e conosco anche la Terra di Mezzo. Sarei nato Istar, sceso dalle navi del Mare assieme agli altri a vegliare sulle vicende del mondo e, una volta assicuratomi che l’Anello effettivamente è caduto fra le fiamme del Monte Fato, continuare a sorvegliare per sempre questo mondo. Vero, l’era degli Elfi finisce con la Terza Era, ma chi dice che i guai siano finiti?

Che ruolo avrei nella guerra dell’Anello? Probabilmente quello di allievo di Gandalf, quindi un ruolo da esterno: sarei stato assente a Barad-dur ad esempio, ma mi sarei precipitato ad aiutare Frodo e Sam dopo la battaglia alle cascate di Rauros. Da lì la storia sarebbe un filino cambiata, ma probabilmente non sarei salito con gli Hobbit al monte Fato… chissà, ci sono fin troppe variabili che mi vengono in mente e non so esattamente quale sarebbe stato il mio ruolo da Faramir in poi.

“Cosa sarebbe successo se fossi entrato ad Hogwarts?”

Beh, questa è più semplice come domanda, perché la saga di Harry Poter è effettivamente più semplice del Signore degli Anelli. Sarei cresciuto in una famiglia Babbana, e fin qui niente da dire, poi Hagrid o chi per lui mi sarebbe venuto a bussare alla porta con la fatidica lettera e sarei stato smistato in Serpeverde (lo dice Pottermore). Una volta lì, mi sarebbero aspettati anni tristi in cui vedrò vincere ogni singolo anno Poter e i suoi amici, ma più o meno mi sarei fatto i fatti miei godendomi anno dopo anno tutte le vicende da esterno, e ogni tanto lasciandomi andare assieme a Malfoy con gli scherzetti.  Per il settimo anno, tuttavia, sarei stato costretto a darmi alla macchia tornando fra i Babbani e dopo la caduta di Voldemort avrei tentato la carriera da giocatore di Quidditch.

“Cosa sarebbe successo se fossi nato nella Galassia lontana lontana?”

Sarei stato un Jedi. o, per meglio dire, sarei stato prima un Padawan e poi un Jedi, e poi un Maestro, almeno fino al giorno dell’Ordine 66, in cui forse sarei morto. ma, se fossi sopravvissuto, avrei creato io stesso una resistenza ribelle per far rinascere l’ordine e partire alla ricerca di Yoda. Di sicuro, non sarei rimasto in esilio. Dopo la sconfitta di Palpatine, sarei dunque abbastanza anziano da… riprendere la spada laser e dare un a mano a Leia e Solo per combattere il Primo Ordine. Oppure a fare compagnia a Luke in quello scoglio in cui lo abbiamo lasciato alla fine dell’episodio VII.

30 day writing challenge #10

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Scrivi qualcosa per cui ti senti forte.

Scrivo dal 2009, e la frase che mi sento arrivare più spesso è questa:

“Riesci sempre a strappare un sorriso”

ebbene, questa cosa si è impadronita così tanto di me che mi sento forte, o per meglio dire al sicuro, quando scrivo roba demenziale o nosense.

Sì, di sicuro in questa challenge stanno venendo fuori un sacco di cose su di me che non sono propriamente comiche e infatti ho già scritto alcuni post seri, tuttavia è chiaro che il genere di riferimento è quello e in queste righe spiegherò perché.

In un’altra vita, sarei potuto essere uno scrittore giallo, o fantasy, o anche fantascientifico, perché sono tutti e tre dei generi che mi piacciono molto e che mi ispirano, ma sono anche generi che non permettono molte risate, e il riferimento deve essere quello “serio” e introspettivo, altrimenti nessuno ti prenderebbe sul… serio.

Inoltre, nel mio vissuto ho incontrato tantissime difficoltà, tantissimi dolori, tantissimi “no” e porte chiuse, mi è stato detto di tenere la bocca chiusa e farmi gli affari miei, sempre, tropo spesso, fino a reprimere la mia personalità. E poi quella notte di febbraio è successo quello che non si deve mai augurare a dei ragazzini così giovani, che mi ha portato a pensare che il mondo sia un posto davvero triste, brutto, dove i più forti sopravvivono e tutto il resto della gente cerca solo di sopraffarti. È possibile vivere così?

 Direi di no, vero?

Allora, che fare? Ammiro molto le persone che come me si impegnano per far divertire, e i miei libri conducono verso questo sentiero. Non sono storie, non  hanno una trama, sono soltanto (in tutto) 104 capitoli molto frenetici, catchy, che ognuno può leggere quando e  dove gli pare, e soprattutto con l’animo rivolto verso la positività.

Questo è quello che sto cercando di fare, ogni giorno, anche con questo blog e sono felice di avere tutto il vostro supporto ❤

30 day writing challenge #9

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Condividi qualche perla di saggezza che parla di te

Ce ne sono molte.

Non provare pietà per i morti, Harry: provala per i vivi e soprattutto per quelli che vivono senza amore

Questa è di Albus Silente, preside della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Io la penso in un certo modo sull’amore e quindi se mi rispecchio molto in questa frase ci sarà anche un motivo, no?

Che cos’è l’amore? Frammenti di tante emozioni, è proprio vero. Ed è l’insieme di tutto che fa di me… me e l’esistenza di questo stesso blog.

Molti di quelli che meritano di vivere muoiono, e molti di quelli che meritano di morire vivono. Sei forse tu in grado di decidere, Frodo? Non essere troppo affrettato nel dare giudizi: nemmeno i più saggi riescono a vedere tutte le possibilità

Questa frase, più o meno (sono andato a memoria) è di Gandalf, l’Istar guida e leader della Compagnia dell’Anello, partita da Imladris per accompagnare Frodo fino al temibile monte Fato, dove va buttato il suddetto Anello per così cancellare definitivamente il malvagio Sauron. Che significa questa frase? Significa che ogni volta che sento dire  “Ah, se ne vanno i migliori/questo perché non muore?”, una parte di umanità muore, e tutte quelle persone che magari vorrebbero redimersi, si scoraggiano sentendosi rinchiusi e continuamente col dito puntato. Perché dunque non provare a cambiare atteggiamento? Persino in un personaggio subdolo come Gollum c’era qualcosa di buono, e in fondo è solo vittima di se stesso.

E poi c’è questa:

Beati voi quando vi perseguiteranno, vi insulteranno, e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia: rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

Ormai l’ho capito, la felicità non è di questo mondo. Per questo ho bisogno di credere, e ho deciso di credergli, perché nessun uomo si sarebbe mai fatto crocifiggere da innocente. Lui stesso ha assicurato il suo compagno condannato a morte che lo avrebbe seguito in Paradiso, pertanto questo paradiso… cos’è? C’è davvero la vita dopo la morte?

Oggi come oggi è difficilissimo dire apertamente “sono cattolico praticante”, e la realtà di certo non aiuta, viste tutte le tresche che la Chiesa ha avuto e ha ancora. Ma togliendo tutte le magagne, poi cosa rimane? Non rimane forse il vangelo, la buona notizia? E non è forse vero che siamo talmente abituati alle cattive notizie che se qualcuno ci viene a dire che questo mondo non è la nostra unica possibilità di vita lo prenderemmo per folle?

Ebbene, è a tutto questo che penso quando risuona in me la frase che ho scelto, soprattutto quando vengo preso per ignorante, irrazionale o con la mente chiusa.