La cornea che dice barzellette.

“Ehi, Pupilla”

“Dimmi, cornea”

“Sai qual è il colmo per un bulbo?”

“Ancora con questa storia! Per quanto tempo andrà avanti questa tua fissa per i colmi?”

Veramente, da quando esiste dice sempre il colmo di questo, il colmo di quello… e basta! Non si può sentire! E non solo, ultimamente sta diventando sempre più squallida!

“Finché non smetterò di essere una cornea! Lo sai che voglio essere te! Voglio dire, le pupille sono nere e si dilatano e si restringono! Io invece che faccio? Dimmelo, che posso fare?”

Sospiro. “Beh, a dire il vero hai proprio ragione. Cos’altro puoi fare? Sei solo una cornea? Ad esempio… puoi stare zitta! le cornee non parlano!”

“E invece parlo, e dico le barzellette, che ti piaccia o no! Sentirai questo colmo per un bulbo e CREPERAI dalle risate!”

Al che mi incuriosisco. “Vuoi dire che non è la solita battuta squallida che fai di solito?”

“No! Altrimenti non ti avrei nemmeno disturbato! Dai, fammelo dire!”

Sospiro pazientemente. “E va bene” dico. “Dimmi qual è questo colmo”

“Scegliere Charmender!”

*silenzio*

“Non ho capito, scusami” dico alla Cornea. “Stavolta ci vuole il traduttore. Cosa vuoi dire?”

“Ma sì… bulbo… Bulbasaur… no?” spiega la cornea.

“No”

La Cornea deve trovare un altro passatempo. Necessariamente.

“Stavolta hai superato te stessa. Ti concedo un’altra freddura, altrimenti chiamo la Cheratite e ci pensa lei a manganellarti”

La cornea si trova spiazzata. “Ma… ho finito le battute che ho in serbo!”

“Peggio per te, dovrai trovarne un’altra” le dico spazientito.

“Beh, se proprio ne vuoi una posso dirti quelle in croato, visto che quelle in serbo le ho finite!”

*silenzio*

“CHERATITE! Manganella la cornea, e chi se ne frega se poi l’umano avrà un occhio strano e l’altro no!”

La Cornea ha la giusta punizione.

 

Alle giostre.

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È la prima volta che disegno una giostra. Non è andata male, vero?

“Uh, che bello, una giostra! Devo salirci! Ti prego, fammici salire, Frank!”

Guardo la mia fidanzata regredire a bimba di quattro anni e sospiro.

 

“E va bene, ma solo per un giro”

È veramente incredibile il fascino che esercita questo apparentemente infantile oggetto. Che poi, non capisco: alla fine ci sono sempre gli stessi elementi! Il cavallo, la tartaruga, l’unicorno, Pac Man…

Ed ecco infine lei, che mi saluta a cavallo di un dromedario, o a dromedario di un cavallo.

Poi ci sono certi momenti in cui penso: “Ma la giostra non si stanca mai di fare sempre lo stesso cerchio? E poi, i cavalli  di cosa sono fatti? Hanno davvero accettato nel loro contratto di girare assieme alle tazzine volanti?” al che mi immagino la scena.

Il proprietario del Luna Park dice al cavallo finto: “Dovrai fare sempre lo stesso giro, accompagnato da alcune tazze che volano. Ci stai?”

E quello risponde: “Ihihihi, certo che ci sto! Non ho nemmeno bisogno di paga, perché sono finto!”

Al che, il proprietario del luna park parla anche con le tazzine volanti.

“Da quando abbiamo saputo che i cavalli bevono solo caffè” dice quella “siamo arrabbiati con loro! Noi siamo tazzine da TÉ, maledizione!”

“Vorrà dire che voi starete davanti al cavallo, così non siete costrette a guardarlo” dichiara il proprietario, ed ecco spiegato il motivo di quella precisa disposizione della giostra.

Insomma, tutto ha una stria da raccontare: che riguardi un contratto, la fine del mondo oppure semplicemente degli oggetti inqualificabili come i porta telecomandi, tutto è una giostra di emozioni e aneddoti.

E questo la fidanzatina lo sa, la quale mi sta dicendo che è stato bellissimo e che la prossima volta dovrei farlo anche io.

Peccato che io… sono UNA GIOSTRA!

Dietro le quinte… TAG

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Ringrazio Shioren per il tag, molto simpatico!

Dietro le quinte c’è un fantasma (cit.), oppure più semplicemente c’è Andrea, dietro la maschera del buffone di corte chiamato Aven. Ma vediamo la top five delle cose che faccio quando non scrivo. E non parlo di Pavesini.

L’ideatrice del tag è Carla de “La dimora del pensiero” e vediamo un po’ il regolamento!

In cosa consiste? Nel condividere qualcosa del nostro “Dietro le quinte …”, ovvero, elencare fino a 5 cose, fatte quando pensiamo di trovarci soli con noi stessi.

Insomma: cosa fate quando pensate non vi stia osservando nessuno?

Regole:

– Menzionare chi ha creato il tag (fatto u.u)
– Utilizzare l’immagine o crearne una propria (fatto u.u)
– Rispondere alla domanda
– Nominare massimo 10 amici (visto che ho tipo 200 follower, direi che come nomine ci siamo)
– Avvisarli

Ebbene, mettetevi comodi perché sarà un articolo spaventoso LOL

5- Faccio foto. Fotografie, trasparenze di fuori città, torri spagnole… no, okay. Ciò che volevo dire è che ho un account instagram dove mi diletto a mettere alcuni dagherrotipi, autoritratti digitali, e paesaggi. Non dico certo di essere bravo, è solo una cosa per cazzeggiare quindi mi piace e lo faccio senza pensieri.

4- Cammino. Lunghe passeggiate con me stesso e il mio lettore mp3. È molto importante questo aspetto perché camminare per me è la prima cosa, non posso non farlo e ho rinunciato ai mezzi di trasporto pur di farlo. Al momento sono arrivato come record personale a 18 km ma conto di poterne fare di più. Non vi dico come stanno i miei piedi dopo, ve lo risparmio.

3- Mangio. Mangiare è molto importante. Che siano i biscotti della mattina oppure una bela teglia di lasagne a tavola sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene! La gente lo sa e spesso mi dice “Non mi va più. Ne vuoi un po’? Altrimenti si butta” e via di mandibole. Sono una buona forchetta? Sono una forchetta?

2- Parlo da solo. Questo è un must. Chi mi consce lo sa, e non esisto senza il mio amico immaginario che mi parla. Qualcuno una volta disse: “parlo da solo perché sono l’unico qui attorno con cui fare una conversazione intelligente“. Il problema è che con me stesso vengono fuori solo conversazioni ignoranti! E allora?

1- Metto le dita nel naso. Guilty Pleasure. Chi mi può giudicare? Sono molto esperto di speleologia in questo senso, e tutto ciò che si estrae dalla miniera poi diventa merce rara. Una volta qualcuno mi ha detto canzonandomi: “Cosa cerchi? Le risposte?” e chissà che non ne trovi una!

Tutorial: scrivere a matita.

“Aven è impossibile scrivere a matita qui ihihihi xdxd”

Se c’è da dire una cosa sul sottoscritto, è proprio quella che preferisce scrivere a matita piuttosto che a penna, perché ritiene che la matita si può cancellare, la penna no.

No, non vale il trucco di leccare la gomma o usare la parte blu di quel tipo di gomme.

Scrivere a matita, quindi. Premetto che questo articolo è stato scritto con l’ausilio di una tastiera.

Per farlo, serve:

  • un foglio
  • una matita
  • eventualmente, se vi sentite troppo soli, contattate un Dinosauro che vi tiene la mano, quindi possibilmente non un T Rex.

Adesso bisognerà poggiare la grafite della matita (la parte grigia e non quella masticata, a parte che non è igienico) sul foglio e vedrete che qualcosa verrà fuori. In questo caso, probabilmente un punto, se avete solo poggiato la grafite.

Proviamo a muovere la matita come se dovessimo scrivere ad esempio il nostro nome. Vedete com’è facile e comodo? E no, Pincopallo si scrive con due L.

Bene, adesso facciamo qualcosa di più difficile, come fare un disegno.

Lì la matita dà il meglio di sé, fra curve, rette, cerchi, poligoni strani e provare a disegnare persino le nuvole sarà uno spasso. Se uno vuole disegnare anche le rondini, basta poi fare una V in mezzo al cielo.

“Oh cavolo, ho sbagliato!”

Nessun problema! Ecco in arrivo la Gomma!

La Gomma risolve tutti questi problemi, errori, storpiature e anche le distrazioni che possono capitare, lasciando dietro di sé strani residui che toglieremo col dito e che butteremo a terra tanto c’è la schiava che lava.

“Oh cavolo, si è rotta la grafite!”

Nessun problema, ho la soluzione anche per questo! Si chiama TEMPERINO e basterà infilarci la matita dentro il buco e farla roteare, possibilmente buttando i trucioli dentro il cestino.

“QUESTA RELAZIONE MI CONSUMA ihihihihi xdxdxd”

Va beh, adesso che lo abbiamo detto possiamo chiudere il tutorial! inviatemi i vostri disegni a matita e io vi metterò un bel voto!

Perché si mette il carburante nelle auto?

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Le automobili sono il mezzo principale con cui la gente si sposta, almeno nella realtà in cui vivo. Più in generale, sai preferisce il trasporto su gomma rispetto ad altre alternative, creando disagi e traffico in tutti i punti della città.

Detto questo, mi sono chiesto un giorno “Ma come fanno le macchine a camminare?” e allora mi sono risposto “Dipende da diversi fattori, il principale dei quali è il carburante”

“Quindi in parte ti sei già risposto”

No, non ancora. Non mi soddisfa. Devo sapere perché si mette il carburante nelle macchine.

Per sport, forse? Chiediamolo al primo benzinaio che mi capita!

“Mi scusi, voglio sapere che cos…”

“Fuori dalle palle!” esclama lui, lanciandomi del petrolio addosso.

Insomma, adesso che ho la benzina addosso e sono impregnato di quell’odore, cerco di immedesimarmi in una macchina.

“Ho bisogno della benzina” dico.

“Ho bisogno della benzina?” mi domando.

“Sì” risponde quella. “Ti faccio arrivare a cinquanta chilometri con un litro, mica bruscolini!”

Ha ragione lui, mi sento pieno di energie, così vado subito a percorrere cinquanta chilometri che mi portano chissà dove.

“Grazie benzina, adesso che ti ho consumato ho di nuovo bisogno di te”

“Oh ma io non so no benzina, sono… IL MOSTRO PETROLIO!”

Oh no! Adesso si incollerà per sempre sul mio corpo! Devo fare qualcosa…

“Una bella doccia, forse?” mi propone una tizia che si tappa il naso.

Forse, ma mi viene in mente una cosa un po’ più utile! Mi farò mangiare dal plancton!

*il plancton arriva*

“Siamo qui!” gridano con la loro vocetta stridula. “Che cosa dobbiamo mangiar… OH NO IL MOSTRO BENZINA!”

In effetti non devo essere un bello spettacolo, ma loro mi attaccano e poi torno come nuovo.Non ho più una goccia di benzina addosso e sono lontanissimo da casa, per via della corsa che ho fatto prima.

Ma desso mi tocca rifare 50 chilometri a piedi. Aiuto!

 

 

Le avventure di Isda/25

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Isda e la sapienza

“… E fu così che la sapienza dei pesci spada venne riconosciuta in tutto il circondario”

Isda conclude il suo sermone a tanti giovani Pesci Spada, per inciso gli ottocento mila figli di suo fratello, Isdo, che adesso guardano la zia meravigliati.

 “Zia! Come sei sapiente! Ci hai dato un nuovo modo di vivere!” dice uno dei tanti.

“Già, ma come mai hai imparato tutte queste cose sul mare?” chiede Isdo, sospettoso verso la sorella, che non ha mai visto né conosciuto, e viceversa.

“Le so e basta, noi pesci spada siamo saggi, sai?”

Isdo non ci crede tanto e chiede allora a un’altra sorella, che stavolta si chiama Rebecca. Loro se lo sono dimenticati, ma fanno parte di una famiglia di oltre settecentomila fratelli e sorelle, e Isdo ne conosce solo venticinque, fra cui Isda. Ma adesso sta facendo una domanda a Rebecca.

“Siamo saggi, Rebecca?”

“Boh” dice lei, poi guarda verso isda. “E tu chi cavolo sei?” e scappa via.

“Ma… è nostra sorella e non mi ha riconosciuto!”

“Non puoi pretendere che ti conoscano tutti i nostri migliaia di fratelli, eh” sbuffa Isdo. “Piuttosto, usi con saggezza la tua spada laser?”

Isda ha un breve flash dove le passa davanti tutta la vita: gli inizi come ammaestratrice di Delfini che dovevano saltare il suo naso, fino ai momenti attuali, in cui rincorre le sardine per disperderle in modo da dividere i gruppi serrati in cui nuotano.

“Come no? Non dubitare di me, fratello Isdo che non ho mai visto prima” commenta Isda, pronta a dimostrare di nuovo la sua sapienza.

“Isda! Isda! La mia Biscia di mare si è annodata!” esclama una disperata Cernia bruna.

Isda ridacchia. Capita proprio a fagiolo, proprio davanti a suo fratello Isdo. “Mia cara Biscia, non temere: c’è la signorina Isda a risolvere la situazione”

Tutti e tre vanno sul posto e vedono che effettivamente la Biscia si è annodata molto stretta.

Il problema è che poi Isda scoppia a ridere nel vederla attorcigliata e non riesce più a smetterla.

Chiamatela Sapienza.

Dieci.

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Il 18 febbraio è la data che ha cambiato per sempre la mia vita.

Lasciatemi riflettere, almeno per oggi.

Chissà che cosa ne pensa lei, della piega che ha preso la mia vita.

Se fosse qui, magari le avrei fatto leggere questi miei pensieri? Chi lo sa, ma una cosa è certa.

Adesso sono dieci e, per oggi, lasciatemi riflettere.

Dieci è il primo numero a doppia cifra che si incontra, il che vuol dire che gli anni cominciano davvero a passare. Adesso le foto diventano sempre più vecchie, e io l’ho lasciata lì, all’ospedale, mentre si sforzava di parlare.

Nessuno di noi poteva credere che sarebbe successo di lì a poco, eppure, il 18 febbraio, abbiamo riflettuto tutti sull’accaduto.

Quindi, oggi, lasciatemi riflettere.

Almeno per oggi, niente scherzi, niente giochi di parole, niente cazzate. Solo l’enormità della vita che va avanti e del tempo che passa. Dietro loro due, c’è la morte, che inesorabile tocca tutti.

Lasciatemi riflettere di quella sera.

È morta“, disse mio padre al telefono, mentre noi aspettavamo a casa notizie.

Lasciatemi riflettere su come le persone non muoiano mai veramente, se c’è ancora qualcuno che pensa a loro. E se davvero c’è un aldilà, lei mi sta aspettando.

Lasciate che vi dica che non le ho mai detto quanto le volessi bene, ed è l’unico rimpianto che ho.

Lasciate che vi dica che, sotto sotto, aspetto sempre che possa tornare dall’ospedale dove l’ho vista l’ultima volta. Mi è capitato di passarci davanti qualche volta e, sotto sotto, so che si trova ancora lì.

Lasciate che vi dica che oggi mi viene in mente che ogni anno che passa si avvicina il momento in cui ci incontreremo di nuovo.

E lasciatemi dire che, almeno un po’, spero che accada il prima possibile.

Lasciatemi riflettere.

Kaden e le Fontane di Luce/3

Capitolo 3

Quella notte, a Perth, il potente suono di un megafono squarciò l’aria ferma e dormiente della città.

“A tutti i soldati! A tutti i soldati! Perquisite la città, abbiamo trovato Shydra Aldebaran! Non fatela scappare! Chiudete le porte alle mura e bloccate il Porto!”

Shydra aveva ancora il fiatone, dopo essere scappata in maniera rocambolesca da sir George. In quel momento, la protezione che le stava dando un capanno abbandonato al porto di Perth era il massimo che poteva trovare.

Sperò ardentemente che Kaden e i suoi guerrieri fossero riusciti a scappare in tempo, poiché se Re Walter, o meglio il suo fantoccio aveva già fatto partire le indagini non ci sarebbe voluto molto tempo per far scoppiare un parapiglia generale in città e in tutte le città della costa Est australiana. Avrebbero bloccato tutte le vie principali con massicci posti di blocco e le strade secondarie pattugliate con i Cani-Tigre, una specie animale fra le più avanzate e sopravvissuta dopo i millenni bui dell’Apocalisse.

Che fare, dunque? Rimanere in città per smascherare il sovrano e far degenerare la situazione oppure fuggire e darsi alla macchia? L’idea di raggiungere la carrozza di Kaden la sfiorò per un attimo, mentre sentiva dei passi di corsa. Quella notte non avrebbe dormito nessuno in città: la donna più ricercata al mondo era fuggita e una sentenza di morte pendeva sulla sua testa.

Così Shydra decise di uscire dal capannone, stando bene attenta a non sfilarsi il cappuccio né il mantello nero e rubò una delle barche fra quelle che vi erano ormeggiate.

Dove sarebbe andata, non lo sapeva, ma avrebbe continuato a tenere la costa, per poi approdare in un anfratto più sicuro.

 

Mentre Perth era scossa dagli ultimi avvenimenti, una carrozza malconcia proseguiva il suo viaggio verso Est.

Prima di partire, Klose l’arciere, Mary la spadaccina e Taider il Cavaliere Corrotto avevano convenuto il tragitto migliore da compiere, e fintantoché potevano contare sul vantaggio rispetto ai propri inseguitori, avrebbero seguito la strada principale, per poi deviare improvvisamente e confondere le tracce.

In quel momento, erano già abbastanza distanti dalla città, la quale era visibile solo all’orizzonte, mentre il cielo era in quel momento arancione essendo pomeriggio inoltrato. Attorno a loro, la pianura spoglia adornata di erba secca e tronchi avvizziti rappresentavano il paesaggio principale.

Kaden e due dei suoi accompagnatori erano seduti a cerchio dentro la carrozza, mentre a guidare l’unico cavallo era Taider.

Nessuno aveva ancora parlato da quando erano partiti, e Kaden non aveva visto altro di Klose e Mary se non il loro lavoro di manutenzione delle armi e l’inventario delle provviste.

Il ragazzo osservò così quello che ritenne un bellissimo tramonto, esattamente identico a come lo aveva visto raffigurato in un disegno sopra i libri di geografia. Era più di un secolo che non si assisteva ad uno così vivido… di solito, il tempo era sempre grigio e opprimente, sia che fosse giorno sia che fosse notte.

Infine, Kaden parlò. Aveva ancora molta adrenalina nel corpo, che secondo lui era dovuta a tutto quello che era successo, ovvero una serie di cambiamenti repentini nella sua vita.

Quella mattina, stavano osservando la decadente Fontana Lind, poi lui aveva aperta quando nemmeno Shydra, la Preside che poi non era Preside, ci era riuscita. Non gli avevano permesso di salutare la sua famiglia e nemmeno di cambiarsi, lo avevano semplicemente scaraventato dentro la carrozza con ancora i suoi abiti scolastici, una divisa blu scuro e pantaloni dello stesso colore. Ad ogni modo, Shydra aveva detto che ci avrebbe pensato lei ad avvisare tutti, ma Kaden avvertiva lo stesso una forte malinconia.

Così cercò di non pensarci e prese la parola, mentre quei due brutti ceffi erano intenti a sbrigare le loro faccende.

“Quanto dista…” esordì esitante, poi quando si rese conto che nessuno lo aveva sentito, ripeté “Quanto dista Perth dalla fontana Kashna?”

“Circa quaranta ore in linea d’aria” rispose Klose, sistemandosi in un angolo e cominciando a intagliare una nuova freccia. “Ma credo che dovremmo farne molte di più. Siamo ricercati, sai. Inoltre, abbiamo deciso che prendere la via del Mare è molto rischioso. Da quello che Shydra ci ha detto, l’esercito degli Hesenfield ha cominciato la sua marcia dal centro dove abitano verso sud, cercando di occupare militarmente proprio Kashnaville, e una volta raggiunto l’obiettivo continueranno verso Ovest, dato… dato gli ultimi avvenimenti, seguendo così le coste meridionali. Ecco perché è meglio perderci nell’entroterra”

Kaden non aveva ancora capito chi fossero gli Hesenfield e perché tutti ne fossero così terrorizzati.

“E c’è anche un altro motivo per cui stiamo intraprendendo l’entroterra” proseguì Klose. “Faremo una tappa intermedia nella città di Chevanton, nella quale si trova una delle nostre basi e fare rifornimento. Certo, c’è ancora guerriglia, ma aspettati scenari del genere da ora in poi. Perth è stata davvero molto fortunata ad essere scelta come capitale, lì la guerra non era arrivata… ma credo che adesso anche i capitolini avranno la loro porzione di perdite e sofferenze”

Kaden ripensò alla sua famiglia e si chiese quanto tempo avrebbero resistito tutti quanti in un possibile scenario di guerra. A casa sua, non avevano quell’aggeggio chiamato Televisione né una Radio, quindi non sapeva bene come e quando scoppiava una guerra, ma tutti ne parlavano terrorizzati.

E lui adesso era diventato un elemento chiave in tutte le vicende, e non solo, si era unito persino ai guerriglieri che combattevano da oltre trent’anni, anno in cui era effettivamente cominciata la guerra fra esercito e popolo.

Kaden fissò Mary che stava lucidando la sua spada. Era un bell’oggetto, poi si disse che quel bell’oggetto aveva ucciso persone ed ebbe un brivido. In seguito, pose una nuova domanda.

“Pensate di addestrarmi?”

Klose e Mary lo guardarono come se fosse un po’ stupido.

“Certo! Ovvio, no?” fu Mary a rispondere, usando un tono brusco e per nulla accomodante. “Come pensi di sopravvivere senza aver maneggiato un’arma? Forse nel tuo bel mondo pieno di fate ed unicorni avresti potuto, ma fuori Perth la guerriglia imperversa, e ci sono gli Hesenfield che…”

“E basta con questi Hesenfield! Ma chi sono? Cosa vogliono?” la interruppe Kaden, agitandosi.

Klose e Mary si guardarono e Kaden ebbe l’impressione che stessero pensando di lui che fosse molto stupido.

“Non… non conosci la storia?” chiese Klose, usando un tono preoccupato.

Kaden rispose “L’ultima volta mi sono beccato un Impreparato, ma vi assicuro che…” ma fu interrotto dall’arciere che cominciò a spiegare “Il Nuovo Computo degli anni ha origine circa duemila anni fa, quando l’umanità abbandonò il rifugio sotterraneo per tornare ad abitare la Terra. Ed è in quel periodo che gli Hesenfield hanno origine, in Re Isaac detto Flagello dei Draghi, in quanto sconfisse tutti e diciotto i Draghi che a quei tempi devastavano la Nazione. A sua volta, Isaac Hesenfield divenne Re dopo un colpo di stato militare – era già generale dell’esercito – e la sua famiglia era molto nobile e ricchissima, dato che avevano costruito il loro impero economico sulla lavorazione dell’argento. Isaac tuttavia entrò nell’esercito e divenne dunque sovrano, e uccise tutti i Draghi. Dopo qualche generazione, però, gli Hesenfield caddero in disgrazia e vennero spodestati e nessuno seppe più nulla della loro discendenza, acquisendo la fama di… folli, se vogliamo, sempre chiusi dentro il loro maniero costruito dentro un enorme cratere, cratere che esiste dopo il bombardamento voluto durante l’Apocalisse dal Governo Mondiale per distruggere la razza aliena Wergonth. Nessuno ne seppe più nulla, dicevo, almeno finché non giunse lord Abraham Hesenfield, il quale da solo ha riportato in auge la sua famiglia e ha intelligentemente sposato la bella e ricca ereditiera Katrina della casa McNobly, la quale, essendo tutti i morti i suoi parenti in maniera repentina e misteriosa, poté donare tutte le sue ricchezze ad Abraham e diventare così molto influenti economicamente e politicamente. Insieme hanno già generato cinque figli, di cui due gemelli, che poi sono loro che stanno guidando l’esercito di Abraham. Capito adesso? Gli Hesenfield che tornano dalle nebbie del tempo è un evento straordinario, esattamente come l’apertura di una Fontana, le quali si ritenevano esaurite! Se devo essere sincero, sono contento di essere nato in questo momento storico”

“Be’, io no” rispose Kaden. “Esistevano Draghi in Australia?” chiese dopo qualche secondo e ripercorrendo con la mente tutto ciò che aveva detto Klose.

Mary scosse la testa. “Hai capito solo quello, eh? Be’, non è rimasto più nessun Drago e non se ne vedono dai tempi di Re Isaac. Sono tutti morti, fine della storia”

Kaden si scoraggiò, ma era troppo nervoso per rilassarsi, così chiese ancora “Allora mi addestrerete? Useremo la magia? Saprò tirare con l’arco? E poi…”

“E poi ti pianto un coltello sulla fronte se non la smetti? Sto facendo un lavoro importante!” lo interruppe Mary, la quale considerava la sua spada sacra e ogni volta che la si interrompeva andava su tutte le furie.

“Mary, suvvia” disse Klose, paziente. “Kaden, tutto a tempo debito. Inizieremo quando saremo certi di avere delle armi adatte per addestrarti. Per quanto riguarda la magia, non tutti la usano, e nemmeno noi siamo degli esperti, quindi lasceremo queste lezioni per ultimo e te le farà Taider. Più che altro, riteniamo che se dovessi affrontare i Sovrani in persona, un po’ di magia ti serve, ma niente di più”

Kaden non chiese più nulla e tornò ai suoi pensieri, mentre il paesaggio tutto uguale scorreva triste ai suoi occhi. Infine, giunse la notte e Kaden vide per la prima volta quelle che erano la Luna e le stelle.

“Allora è proprio vero…” disse Mary, ammirata da quello spettacolo. “Esistono notti serene, non sono solo leggende”

“Tutto merito del nostro Kaden, qui” ridacchiò Klose. “Almeno nell’Ovest, ci siamo riconciliati per sempre col Sole e con la Luna. Ad ogni modo, credo che sia il momento di riposare. C’è un bosco o qualcosa del genere, Taider?”

Taider rispose con una voce profonda “Credo di sì… per fortuna, conosco il territorio”

Deviò dalla strada principale e percorsero circa un’ora in balia degli scossoni dovuti alla terra piena di sassi e scoscesa. Infine, trovato un bosco che li avrebbe nascosti ad occhi indiscreti, si fermarono per mangiare e per dormire.

“Domani cominceremo il tuo addestramento” lo avvertì Klose, come ultima frase della giornata. Tuttavia, Kaden non dormì affatto e osservò ancora una volta la sua giornata con gli occhi della mente, mentre tutt’attorno sentiva i rumori del bosco. Molteplici pensieri vorticavano dentro di lui, come quando sua madre mescolava la zuppa dentro il calderone.

Chissà cosa era successo, e cosa stessero pensando i suoi in quel momento. Kaden era lì, assieme a tre pericolosi “fuorilegge”. Uno era persino un disertore dell’esercito. E doveva aprire due Fontane… Kaden non riusciva nemmeno ad immaginare quanti e quali pericoli li attendevano.

 

In quel preciso istante, a centinaia di chilometri più ad Ovest, due ragazzi gemelli e un terzo individuo vestiti di armatura cenavano, rosicchiando carne allo spiedo di fronte a un tenue fuoco. Tutto attorno, file e file di tende, il che comunicava un accampamento che in quel momento riposava, eccetto per i soldati di ronda che circolavano armati di torce.

I tre ragazzi, tuttavia, erano leggermente defilati rispetto all’accampamento, avendo una tenda tutta per loro.

“Quando attaccheremo l’Ovest, Caleb?” chiese uno dei gemelli, sputando pezzetti di carne mentre parlava.

“Non si parla con la bocca piena, Isaiah” lo redarguì Caleb, infastidito per quel semplice fatto. “Davvero, mi chiedo quando crescerai. Ad ogni modo, attaccheremo l’Ovest e Perth non appena avremo occupato Kashnaville, la capitale del regno di Margareth. Non ha senso interrompere l’assedio, soprattutto uno che sta andando bene, ti pare?”

Isaiah annuì. “È fantastico pensare che noi, intendo tu ed io, per la prima volta dopo più  di cento anni stiamo mettendo spalle al muro il Triregno, mentre l’Armata Rivoluzionaria pensa alla guerriglia noi stiamo cambiando la storia! Non è fantastico, Caleb? Eh?”

“Sì… forse” concesse Caleb. “Non dimenticare che però noi siamo gli Hesenfield. Stiamo combattendo per ottenere il trono che è nostro, e in ogni modo siamo sempre in guerra. La vittoria non è mai scontata, nemmeno per quelli come noi”

“E tu, Jakob? Che ne dici?” chiese Isaiah, vedendo il terzo fratello muto e pensieroso.

Quest’ultimo non rispose subito, e quando cominciò a parlare continuò a tenere lo sguardo fisso sul fuoco.

“Dico che secondo me non occorre tutto l’esercito per occupare Kashnaville. Uno di noi tre e un drappello di uomini può spostarsi ad Ovest e cominciare a lavorare. Secondo me il mondo deve tremare, siamo gli Hesenfield! Dobbiamo dimostrare che il nostro esercito è talmente potente da poter essere diviso ed essere ovunque, e riportare vittorie in egual modo! Ogni uomo, donna o bambino deve inchinarsi al nostro cospetto! Siamo la famiglia reale! TOTUS TUUS!”

Mentre parlava, da calmo e pensieroso com’era divenne agitato ed entusiasta, finendo col pronunciare il motto di famiglia ed estraendo la propria spada, levandola al cielo, imitato dagli altri due. Dopodiché, i tre baciarono lo stemma araldico dipinto a mano sulla guardia. Era dipinto in maniera molto precisa, un lavoro molto accurato: un leone a sinistra, un grifone a destra, reggenti uno scudo reggenti sei strisce bianche e nere, e in secondo piano una spada che lo trafiggeva. Sul simbolo dipinto sulla spada non erano presenti, ma sugli stendardi il simbolo era sormontato da sette stelle, quanti erano i membri della famiglia. Sotto lo scudo, un nastro azzurro richiamava il motto della famiglia.

Improvvisamente un corvo planò su di loro, incaricato da qualcuno per portare loro un messaggio.

“Viene da casa, c’è il nostro sigillo” disse Isaiah. Caleb lo ruppe e lesse un breve messaggio della grafia di lord Abraham.

“Figli miei, desidero parlarvi faccia a faccia. Venite subito!”

I tre si guardarono preoccupati. “Che ore sono? Nostro padre non dovrebbe essere già a letto?” chiese Isaiah.

“Deve essere successo qualcosa di grave… oppure ha ritrovato nostro fratello Josafat” ipotizzò Jakob, e detto quello i tre lasciarono l’accampamento utilizzando la Tecnica Arcana del Volo, tuttavia solo dopo aver riorganizzato i turni di guardia.

In volo, si potevano coprire lunghe distanze in breve tempo, così i tre fratelli, in tenuta militare e armati di spada, si presentarono alla porta di casa venendo aperti dal maggiordomo Frederick.

Lo studio di lord Abraham era illuminato da un enorme lampadario a molte braccia, situato al centro del soffitto. Di fronte a loro, l’amata scrivania in radica di noce, dove sul ripiano campeggiava il simbolo degli Hesenfield, anche quello dipinto a mano. A Caleb veniva sempre in mente, quando la guardava, i bei giorni in cui lui e i suoi fratelli si avventuravano fra i molteplici cassetti  per disegnare sopra i fogli di loro padre! Il tutto si concludeva invariabilmente con tanti scapaccioni sul fondoschiena!

Caleb sorrise malinconico. Quei tempi non sarebbero più tornati… solo Isaiah non era cambiato da allora.

 

Abraham era seduto sulla solita poltrona in pelle e sorrise benevolo ai suoi figli. Li guardava fiero. Erano così belli, così forti, così intelligenti! Da soli, comandavano un esercito di migliaia di uomini, e continuavano a vincere… che chiedere di più?

Somigliavano così tanto a lui… stessi capelli neri, stessa forma degli occhi. Be’, a dire il vero Isaiah e Caleb avevano gli occhi blu della madre, e avrebbero fatto innamorare qualunque donna. Nel frattempo, ormai Abraham cominciava ad invecchiare. I suoi capelli neri erano intervallati da qualche filo argenteo.

“Benvenuti, figli miei” esordì, felice di vederli forti e in salute. “vi ho convocati a mezzanotte passata perché, se avete notato, c’è la Luna là fuori. Sapete perché?”

Raccontò loro gli avvenimenti di quel giorno intenso e aggiunse “Shydra mi ha chiesto che, se doveste incontrare Kaden figlio di Joseph, e i guerrieri guidati da Taider il Cavaliere Corrotto, non fate loro nulla. Anzi, io dico che se li accompagnaste fino a Kashnaville sarebbe una buona idea”

“Capisco perfettamente, e siamo pronti per attaccare l’Ovest” disse Caleb, pronto sempre alla causa e dimentico delle sue stesse parole.

“C’è dell’altro, Caleb” lo interruppe Abraham. “Inoltre, non attaccare l’Ovest se prima non hai occupato Kashnaville! I miei informatori hanno saputo che Shydra stessa è scomparsa. Latitante. Nessuno sa più nulla di lei! Ecco, trovatela ed uccidetela! Lei è un nemico!”

“Perché scendi a patti con un nemico se poi la uccidi?” chiese Isaiah.

“Sciocco” disse Abraham. “Siamo in guerra, potrei risponderti così. Tuttavia, Shydra, come l’ho conosciuta io sei mesi fa, non approva il nostro ritorno al Trono, quindi potrebbe metterci i bastoni fra le ruote. Meglio toglierla di mezzo, fermo restando il nostro contributo all’apertura delle Fontane”

Abraham ripercorse con la mente lo scontro corpo a corpo che ebbe con lei e ancora aveva il corpo indolenzito.

“Infine, voglio ritrovare vostro fratello Josafat. Nessuno di noi sa dove si sia cacciato e su di lui è presente una taglia molto elevata, quindi ritengo che Jakob possa partire per ritrovarlo, poiché lo voglio qui. Non può fare sempre quello che vuole ed è il momento che partecipi alla causa”

Jakob annuì e si batté un pugno sul petto, come facevano di solito gli antichissimi Romani. Nessuno ricordava più quella parte di storia, pertanto gli Hesenfield se ne appropriarono come se fosse loro. “Mentre voi due, Caleb e Isaiah, affiderete l’assedio ad uno dei vostri Capitani e voi andrete a trattare con i Centauri. Ho saputo, grazie sempre ai miei informatori, che vogliono muovere anche loro una guerra personale. Pertanto, se li portiamo dalla nostra parte promettendo loro l’indipendenza, avremmo guadagnato delle creature straordinarie”

“Conta su di noi, padre, non ti deluderemo! TOTUS TUUS!” pronunciarono i tre figli. Anche il motto, in latino, era stato scelto da Re Isaac rubandolo dalla lingua in uso nell’epoca romana.

“Ora e sempre, figlioli. Andate!” rispose Abraham, ed aprì loro la finestra per lasciarli passare, poiché avevano intenzione di andarsene volando, sparendo nella notte.

“Pazzesco” commentò Isaiah in volo, sconvolto da quanto aveva saputo. “In un giorno, guarda quante cose sono successe!”

“Lo so” disse Caleb, scorgendo l’accampamento e atterrando dolcemente. “Alla fine, agiremo come aveva detto Jakob. L’esercito si scioglie”

Jakob annuì. “La storia lo richiede, fratello. In una fase così cruciale della guerra, non puoi permetterti di avere due occhi puntati sullo stesso obiettivo. Piuttosto, devi averne quattro, sei, dieci, su molti obiettivi”

“E tu devi trovare Josafat, il che è difficile quanto parlare con i Centauri. Credi che ti riconoscerà?” chiese Isaiah.

“Non lo so… ma è pur sempre nostro fratello, nonostante… tutto” detto quello e dopo aver preso le sue cose e averle appese al cavallo, scomparve assieme al suo destriero.

Isaiah sospirò, mentre osservava Jakob allontanarsi. “Spero che ci sia da tagliare qualche testa” disse a Caleb, mentre anche lui preparava il suo cavallo con aria stanca. Volare era molto faticoso, soprattutto volare due volte consecutive. Inoltre, avrebbero cavalcato di notte, invece di dormire.

“Credi che Ombra abbia fame?” chiese in tono scherzoso Caleb, riferendosi alla spada del fratello. Quest’ultimo la estrasse e la guardò con attenzione. “Ombra, ombra mia… ma perché quando ti guardo sei sempre più bella?”

Caleb scosse la testa: non sarebbe mai cambiato! “Su, dai, cerca di tenere il mio passo, stavolta”

Isaiah si sentì punto sul vivo. “Perché credi che se non volessi non ti supererai a cavallo? Ti faccio vedere io!”

Ed insieme, si sfidarono diretti nell’ignoto Ovest, dopo aver lasciato opportunamente un messaggio al Capitano, il quale avrebbe fatto le loro veci durante l’assedio.

Nel frattempo, in Australia spuntò un nuovo giorno. In tutto l’Ovest, un sole allegro fece capolino da levante… la prima vera alba da chissà quanto tempo.

Kaden si svegliò bruscamente, scosso da Mary, ascoltando appena ciò che gli veniva detto.

Nessuno sapeva in che modo il mondo si sarebbe mosso, da quel momento in poi.

Spogliarello improvvisato.

Eccomi, rossa come il fuoco della passione. Mi presento davanti a te, pronta a farti godere.

Sono tua, tua come nessuna lo è mai stata prima di me.

Ti appartengo da prima che mi notassi, ma adesso sono pronta a darti tutto.

Sento le tue mani che mi palpano, girano su di me, mi esplorano. Un pezzo dopo l’altro, mi sento come se stessi facendo io stessa uno spogliarello, e invece lo stai facendo tu a me.

Non pensavo ti piacesse, pensavo tu fossi uno da “Una cosa veloce”: invece ti piace esplorare, toccare, annusare, andarci in maniera molto lenta, ma inesorabile. E, devo dire, concordo con te.

Un pezzo dopo l’altro. Senza fretta, abbiamo tutto il tempo.

So che ti piace, e mi provochi, e continui a spogliarmi. Sempre più giù, con maggiore interesse, e anche io sento un certo gusto, cercando di farti inebriare col mio profumo e il mio aspetto tondeggiante e corposo.

Ormai ci siamo quasi.

Sono quasi nuda, e pronta per essere donata ad ogni tuo piacere.

Non vedo l’ora dci farti assaggiare ciò che sono. Chissà cosa sai fare, con quella bocca così perfetta…

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A un certo punto, interrompo il movimento circolare del coltello perché, guardando la mela che ho in mano, mi è venuto uno strano flash.

“Ma secondo te alle mele piace essere sbucciate, Fabio?”

“Ahahahah! Marco, devi smetterla di bere, davvero!”

 

La malinconia di una sigaretta.

Eh, duro poco ma quei cinque minuti sono una libertà per i fumatori, ma una breve vita per me.

Mentre la bocca mi aspira, io rilascio sostanze nocive anche per chi pratica il fumo passivo.

E mi accorcio, pensando ai grandi progetti per il futuro: che grandi partite a briscola che mi aspettano con i polmoni!

“Ma noi non sappiamo giocare a briscola!” dicono i polmoni. Perfetto, così vinco sempre!

E poi finisco il mio lavoro, diventando solo una cicca, ovvero la parte gialla. Quella non si fuma, piuttosto è talmente esibizionista che si vanta di questo stesso fatto, e non solo: da quando ha saputo che impiega cinquecento anni a decomporsi, va dicendo in giro che è immortale.

“Ehi… è piaciuto anche a me” dice la parte gialla alle labbra, come se fosse stato una storia d’amore breve ma intensa. E forse lo è?

Le labbra rispondono: “Sì, è piaciuto anche a noi, ma adesso non hai più motivo di stare qui in mezzo. Sai, vogliamo il nostro spazio e godere di quell’odore particolare di tabacco che lasci in eredità”

“Cosa? Cosa vuol dire?”

La cicca ha paura di quello che sta per succedere, e in effetti le mani si mettono attorno a lei un’ultima volta e viene spedita lontano, verso i piedi.

“AAAH! Sedotta e abbandonata!” commenta un secondo dopo, una volta a terra e spiaccicata.

“Si spiaccicano le sigarette?”

Boh, forse. Alcuni le fanno rimanere a terra ancora fumanti, per segnalare la loro presenza a qualche indio di passaggio che ancora non ha imparato un modo diverso di comunicare.

Oppure… oppure non so, ma ciò che è certo è che non posso essere fumata, a meno che non arrivi un extra terrestre a cui piace la cicca.

“Mmmmhhh… cicca…”

OH NO! AIUTO!