Kaden e le Fontane di Luce/8

Capitolo 8

Tutti si stupirono. Chi osava interrompere quel cerimoniale?

“Chi ha parlato? Chi è quello sporco traditore che non desidera la pace nel suo popolo?” si chiese ad alta voce il re.

“Non sono del vostro popolo, e nemmeno colui che stai per uccidere” rispose Klose, seguito da Mary e Taider. Tutti e tre erano molto inviperiti.

Il Signore del Deserto guardò Kaden.

“Non importa, ha detto lui di volersi sacrificare, perciò chi sono io per non esaudire un così grande desiderio?”

I tre guerrieri erano alquanto scettici.

“Kaden! Che cazzo hai detto? Non dovevi compiere la tua missione?” chiese Mary.

Ma Kaden rispose con voce atona, guardando il cielo terso. “No, adesso devo andare dal grande Dio del Deserto ad intercedere per i due novelli sposi”

“Visto? È il vostro amico che lo desidera, e io non posso che esaudirlo!”

Il re sollevò la sciabola e si mosse per colpire il ragazzo, ma una freccia lo disarmò.

Tutti i presenti si stupirono.

“Sacrilegio…” sibilò il Signore del Deserto, massaggiandosi la mano sanguinante. “Adesso servirà più di un sacrificio per riparare a questo affronto!”

“Voglio proprio vedere” rispose indifferente Klose, e scoccò un’altra freccia in direzione del cuore.

Il Signore del Deserto cadde, non avendo avuto riflesso alcuno, straziato dal dolore: la freccia era arrivata dritta al cuore e gli interruppe la vita.

Dopo qualche secondo, successe un evento inaspettato: il popolo si mosse di gioia, portando a festa Klose.

“Ma… che succede?” si chiese Kaden, sbalordito e recuperata la piena coscienza di sé.

“Egli ci ha liberati! Lo straniero ha liberato questo paese dalla tirannia!” furono le grida generali.

I quattro rimasero perplessi da quelle grida di gioia, quindi fu allora che Kaden, Taider e Mary si accorsero di Ampolline, la sposa che aveva recuperato tutta la sua felicità.

“Tu sai perché stanno festeggiando la morte del re?” chiese Kaden, ancora seduto sul tavolo.

Ampolline sorrise radiosa. “Dovete sapere che ogni anno, in questo periodo, quel bastardo si… sposava. Ogni anno eravamo costretti a subire il suo capriccio, perché tutte le volte, dopo aver dato alla luce un figlio, la moglie dell’anno precedente moriva. Sempre e sempre, in ciclo. E ogni anno sacrificava uno di noi dopo il banchetto, quindi non è che fossi così felice di sposarlo. Ma poi siete arrivati voi e quindi…”

“Ecco perché la sposa nel souvenir non sembrava tanto felice!” esclamò Mary. “Siete abituati a tutto questo e quindi ormai sapete cosa e come succederà!”

“Sì, ma ormai non ha più importanza” rispose Ampolline e, alzandosi dal suo posto, andò a festeggiare Klose con gli altri.

 

Nel frattempo, a Villa Hesenfield, c’era un po’ di agitazione.

Abraham entrava e usciva dalle stanze, in preda al panico.

“Mio signore, se non vi calmate…” tentò di dire Frederick, ma Abraham lo zittì.

“Zitto! Zitto!” esclamò Abraham. “Ma com’è potuto succedere? Poche cose a questo mondo mi terrorizzano, e una di queste si è appena risvegliata! Ma tu lo sai chi ha sconfitto i Draghi milleottocento anni fa?”

“No, signore” rispose impassibile il servitore.

Il padrone di casa lo portò a vedere la Sala dei Quadri e gliene indicò uno in particolare, quello che sembrava il più antico. “Ecco, lui! Il nostro capostipite!”

Frederick osservò il ritratto di un uomo con due protesi al posto delle braccia, una spaventosa ustione che gli ricopriva il lato destro del volto (l’altro lato esibiva un profondo graffio) e una spada spezzata tenuta verso il basso.

“Isaac Moses Alec Hesenfield, Re dell’Australia, primo del suo nome, vissuto abbastanza per addormentare tutti e diciotto i draghi e sposare una certa Judith, la quale diede al mondo i principi Adam, Eva, Cain e Abel” disse Abraham, presentandolo anche con un certo orgoglio, nascosto tuttavia dal panico che ancora lo impregnava. “Capito, quanta storia abbiamo alle spalle? Siamo la famiglia nobile più antica di questa nazione, ma che purtroppo è caduta in disgrazia. Capisci perché mi sono dato tanto da fare per rilanciare la nostra Casa per riportarla là dov’era? E adesso abbiamo il nostro grande nemico di nuovo fra i piedi, per colpa di un avido che non capisce nulla!” e colpì il muro con un pugno.

“Orsù, calmatevi, mio signore” ritentò Frederick. “Non posso certo vantare una storia come la vostra, in quanto sono solo un figlio di un povero contadino dalle umilissime origini. Non so chi siano i miei avi e ricordo a stento persino mio padre. Tuttavia una cosa la capisco: voi stesso mi avete insegnato che gli Hesenfield non si fanno prendere dal panico e scelgono sempre la via più difficile. Vostro figlio ha guadagnato la fiducia dei Centauri, i quali sono più potenti dei Plexigos, ed è tutto dire. Posto questo, la stirpe dei Draghi non può certo farvi paura, inoltre è qualcosa che non possiamo evitare, poiché dove vi è un protagonista, vi è anche la sua nemesi.”

“Certo, belle parole, Frederick” tagliò corto Abraham. “Però non ho nessuna notizia da Jakob: se solo avessi mio figlio Josafat con me, scatenerei lui sui Draghi. Ha lo stesso sangue caldo del suo avo, può benissimo ucciderli a mani nude”

“Non ne dubito, signore. Comunque qui siamo al sicuro, e una volta che le Fontane saranno aperte saremo noi a prevalere sul trono”

Abraham sorrise finalmente. “Molto vero. Anzi, c’è una piccola possibilità che i poteri dei Draghi siano legati adesso a quelli di Re Anthony. Visto che il suo potere dipende dalla Fontana, anche tutti gli incantesimi che compie lo sono… ma certo, ma certo! Frederick, grazie!”

Abraham corse via lasciando il suo servitore in mezzo ai quadri e raggiunse il suo studio, dove scrisse una lettera veloce al primogenito, Caleb, visto che quest’ultimo non aveva portato cellulari con sé e comunque non ne possedeva.

Cari figli miei, Caleb e Isaiah,

vi scrivo per comunicarvi il risveglio dei Draghi. Ciò modifica i nostri piani: se prima avevo pensato a un attacco diretto alle sguarnite terre dell’Ovest, temo che dovremmo rivedere questa priorità e usare i Centauri in un altro modo, quindi aspettate a partire dal Reame. Sono sicuro che incontrerete coloro i quali stanno aprendo le Fontane (passeranno certamente per di là, il Cavaliere Corrotto Taider sa anche lui che i Centauri sono ottimi contro i Draghi e chiederà la loro protezione) e uno di voi due li scorterà fin qui, a Villa Hesenfield, dove discuteremo delle strategie per affrontare questa grave minaccia. L’altro invece condurrà i Centuari a combattere i Draghi, perché sono molto più forti dei Plexigos e la loro magia è indispensabile per compiere tale impresa. In questo modo noi abbatteremo i Draghi e avremo la strada spianata per conquistare tutto come stavamo facendo prima della morte di Re Walter.

Sperando che stiate entrambi bene,

Vostro padre 

 

Una volta terminato, il lord di Villa Hesenfield spedì la lettera tramite corvo, allegandovi non poche speranze.

 

Nel frattempo, nel Reame dei Centauri, proprio nel momento in cui Cassius il Magnifico festeggiava l’accordo raggiunto con Caleb con una vigorosa stretta di mano, vennero interrotti da una donna vestita di mantello e cappuccio.

“Chi siete? Che ci fate in questa terra?” chiese Cassius, disgustato nel vedere una donna. Caleb era invece incuriosito.

La donna scostò il cappuccio e fece vedere il suo volto. Ma certo, pensò Caleb, aveva visto il suo ritratto molte volte sui giornali, etichettata come “donna pericolosa” e Isaiah aveva detto di lei che avrebbe voluto affrontarla. Sei mesi prima il loro stesso padre aveva avuto un confronto con lei: Shydra Aldebaran, capo dell’Armata Rivoluzionaria, cosa che infatti stava dicendo.

“… sono qui per parlamentare col vostro sovrano” concluse la donna. “La situazione è critica e bisogna muoversi”

“Sono io il Sovrano, Cassius il Magnifico” si presentò il Centauro, usando un tono orgoglioso e una postura per rimarcare la propria superiorità. “Cosa volete comunicarmi?”

Shydra aveva notato i due ragazzi vestiti con le insegne Hesenfield, ma non disse nulla. “Ho bisogno dell’appoggio dei Centauri per sistemare le cose all’Ovest. Il Re, Walter Argonath, è morto, e adesso si è creato un vuoto di potere laggiù. La situazione peggiorerà se il re che hanno messo come fantoccio dovesse essere smascherato”

Cassius guardò dritto negli occhi Shydra e vide che non vi era menzogna. “Avete ragione” rispose, “per questo ho appena siglato un accordo con Lord Caleb, principe degli Hesenfield. Adesso siamo alleati nella guerra contro l’Ovest, in cambio avremo tutti i territori che ci spettano, e questo stesso reame verrà ampliato. Nasceranno nuove foreste, i Centauri si moltiplicheranno e vivremo più liberi!”

Shydra sentiva dentro di sé che Caleb li stava raggirando, ma in quel momento bisognava fare buon viso a cattivo gioco. Forse non c’era più nemmeno bisogno dell’Armata Rivoluzionaria e lasciare la guerra agli Hesenfield…

Un momento, perché mai? Shydra ebbe un lampo nella sua mente di come sarebbe potuto essere il mondo in mano ad Abraham: un mondo sporco, pieno di reietti, il Mangiacuore a piede libero e dichiarato innocente, un governo dittatoriale il cui centro era quella villa maledetta.

Non era possibile. Shydra doveva convincere i Centauri a passare dalla sua parte. Erano anni che combatteva per la libertà di ciascun individuo ed era sicura che nel caso in cui Abraham fosse diventato Re nessun Centauro avrebbe potuto dichiararsi ‘libero’. Lasciando agli Hesenfield via libera si sarebbe passati dalla padella alla brace.

“E se vi dicessi che Caleb sta mentendo? Ho sentito dire che gli Hesenfield hanno bisogno di alleati poiché stanno perdendo la guerra” inventò sul momento, causando le ire dei due fratelli e un mormorio concitato di tutti gli altri Centauri che stavano assistendo.

Cassius guardò con sospetto questi ultimi e Isaiah, estratta la sua spada, disse “Come osi, brutta vecchia? Vuoi che… eh?”

L’atmosfera venne raffreddata dall’arrivo provvidenziale di un corvo, che lasciò cadere un foglio di carta arrotolato ai piedi di Caleb, che, perplesso, lo lesse dopo aver rimosso il sigillo di suo padre.

Una volta terminata la lettura, passò il foglio ad Isaiah e annunciò a voce alta: “Ho una notizia da dare a tutti i presenti, quindi anche a te, Shydra Aldebaran, che con arroganza insinui una possibile nostra sconfitta, ignorando a quale Casa apparteniamo e di conseguenza non ignorando il detto che fra gli Hesenfield non si conosce la parola sconfitta! Mio padre, il Re legittimo di tutta l’Australia, discendente da Re Isaac il Signore dei Draghi, mi informa che il nostro antico nemico è stato risvegliato! È un fatto che non sarebbe dovuto accadere, ma i nostri informatori ci comunicano che Re Anthony è andato alle Alpi Australiane e ha recitato, in maniera assolutamente inopinata e surreale, la formula per richiamare dall’oblio i diciotto Draghi che il nostro avo ha addormentato! Adesso, ciascuna specie, uomo, donna, Centauro o Unicorno è in pericolo! I Draghi non conoscono padrone e odiano tutto ciò che è diverso da loro, pertanto propongo di non partire subito per l’Ovest, ma tutti i Centauri valorosi si uniscano alla mia armata per affrontarli e distruggerli ancora una volta! Vi ricordo che il mio avo, Re Isaac, non ricevette aiuto alcuno dalla vostra razza e…”

“Un momento” lo interruppe Cassius il magnifico. “Re Isaac non ricevette il nostro aiuto perché siamo indifferenti ai problemi degli umani. I Draghi non sono un nostro problema. La nostra alleanza ha come fine ultimo la liberazione dei Centauri da questo Reame molto limitato”

“Aiutate gli Hesenfield stavolta e dimenticheremo questo tradimento” rispose Caleb, come se non avesse sentito.

“Tradimento? Come osi? I Centauri non tradiscono! I Centauri sono fedeli alla parola data! Noi Centauri stiamo aiutando voi piccoli esseri bipedi per il nostro tornaconto! Inoltre, infamare il Magnifico equivale alla morte!”

Schioccò le dita e fulmineamente due valletti portarono un arco e una faretra, che Cassius usò per minacciare Caleb.

“Puoi anche essere vestito di armatura, pure di ottima fattura” sibilò, “ma un Centauro può centrare la gola di un uomo anche in situazioni estreme”

“Adesso basta!”  esclamò Shydra, per poi pentirsene. Forse le sarebbe convenuto che Cassius avesse eliminato Caleb, ma il suo cuore di madre glielo aveva impedito. Caleb dopotutto era solo un ragazzo… e lei era stata madre di due ragazzi, morti tragicamente a causa della guerra civile. Per quello poi era entrata nell’Armata e alla fine ne era divenuta il capo.

“Come osi interrompere un’esecuzione, donna?” sibilò Cassius. “Vuoi che ti uccida?” Puntò la freccia verso di lei.

“Questa è la guerra…” mormorò Shydra. “La guerra uccide, divide, crea il caos. I Centauri si definiscono un popolo libero, vero?”

“Sin dall’origine del mondo!” dichiarò Cassius.

“Benissimo. Allora, che cosa vi impedisce di darci una mano? Distruggete i Draghi, e potrete continuare a definirvi liberi!” esclamò Shydra col cuore in gola. Non era facile parlare con una freccia che stava per essere scoccata.

“I Draghi sono nemici degli Hesenfield, non nostri. Sappiamo cosa Isaac ha fatto loro ma i Centauri non prendono parte in questa disputa” rispose Cassius, in tono neutro.

“E se ti dicessi che probabilmente un Drago verrebbe in questo Reame, sapendo che Re Anthony, colui che li ha liberati, si sente minacciato dalle vostre frecce?”

Cassius esitò un istante. Era vero, alleandosi con gli Hesenfield stava ponendo i Centauri verso una fazione, per la prima volta nella loro storia. Pertanto, stava rischiando tutta la sua gente… e la sua pelle. Che fare, dunque?

“Sia come vorrà il fato” dichiarò Cassius, riponendo infine la freccia nella faretra. “Caleb Hesenfield!” esclamò. “Andiamo a uccidere i Draghi”

“Sarà mio fratello Isaiah ad accompagnarti. Io resterò qui ad attendere altri ospiti” disse Caleb, memore dell’avvertimento di suo padre, che secondo i suoi calcoli dal Reame sarebbero dovuti arrivare anche l’incaricato alle Fontane e la sua scorta.

Shydra vedeva qualcosa di sospetto in quella frase e rimase ad attendere, così ascoltò Cassius che disse: “Gli ospiti degli Hesenfield sono nostri ospiti” e, scortando Isaiah, sparì assieme a un drappello nutrito di uomini e donne arcieri.

“Consideratevi onorati” disse Cassius a Isaiah. “Non è usuale che i Centauri concedano così tanti favori a degli umani, ma la situazione è critica”

“Be’, avete le vostre tradizioni” rispose Isaiah, vago, che pensava a un aspetto marginale della vicenda. “Ad esempio, sono colpito dalla vostra usanza di girare a petto nudo, per entrambi i sessi”

“Il petto nudo è il simbolo del nostro orgoglio, non c’è nulla che possa ferirci” spiegò Cassius.

 

Intanto Shydra rimase sola con Caleb, nella radura dove si tenevano le assemblee, ora vuota. Una volta che il loro Magnifico era giunto a una sentenza, non occorreva più che i Centauri rimanessero a sorvegliare gli umani, così tutti quelli che non erano partiti tornarono ai loro affari. Adesso in quella radura c’era molto silenzio. “Chi sono gli ospiti che attendi?” chiese Shydra, burbera verso Caleb. Gli aveva salvato la vita, ma rimaneva ancora un nemico.

“Li conosci bene” rispose il ragazzo. “Sono coloro i quali devono aprire le Fontane. Mio padre li ha convocati a Villa Hesenfield”

Shydra sgranò gli occhi atterrita e, tremante, scandì “Non… non c’è nulla che io… possa fare per impedirlo?”

“No, direi di no” rispose Caleb e, stanco, si sedette all’ombra di un albero.

 

Una volta liberato il mondo dalla presenza del Signore del Deserto, il gruppo dei quattro tornò in marcia per raggiungere il paese successivo.

“Avevi detto che ci sarebbero volute quaranta ore per arrivare a Kashnaville, eh?” sbottò a un tratto Kaden rivolto a Klose, al terzo giorno di marcia consecutivo.

Il ricordo del banchetto era ormai sbiadito e i quattro erano spossati dal tremendo calore che il grande deserto australiano offriva loro.

“Sì… quaranta ore con la carrozza” rispose Klose. “Ma che posso farci se non ve n’è nessuna e non vi è nemmeno un servizio taxi? Una volta esistevano”

Detto quello, Kaden non disse più nulla, troppo disgustato per ribattere.

Si era divertito, laggiù nella cittadina dei matrimoni in serie, ma quella giornata era diventata così distante che Kaden non rammentava più nemmeno come si chiamasse il villaggio. Aveva avuto delle ore felici, banchettando con degli sconosciuti che non gli imponevano ore ed ore di esercitazione, e inoltre Mary si era incaponita nell’usare due spade, Tenebra e Olocausto, contro la sua Raggio di Sole.

Infatti la spadaccina non si era separata da Olocausto e invece l’aveva portata con sé, e i risultati si erano visti tanto che la ragazza era ormai una macchina di morte. Aveva ucciso decine di Plexigos, i quali non perdevano occasione di attaccare. Quattro persone a zonzo per il deserto erano il migliore pasto.

E anche Kaden, spinto dai progressi della guerriera, migliorò parecchio; ma ciò non gli impediva di lamentarsi con una frequenza insostenibile, per l’umore dei tre.

Si lamentava della mancanza d’acqua, del cibo, di Mary, degli scorpioni, di Mary e ancora di Mary: tutti gli argomenti preferiti da Kaden.

Ma alla fine, si arrivò a una svolta.

I quattro arrivarono al cospetto di un binario ferroviario. Le ferrovie, così come i cellulari e i servizi taxi, erano una delle poche cose dell’Età Moderna che il popolo sotterraneo aveva deciso di tenere come eredità degli antichi, in quanto troppo impauriti di ritorsioni aliene per poter avanzare ancora con la tecnologia, fermo restando che le conoscenze mediche erano le stesse dell’anno Novemilanovecentonovantanove, secondo il calendario gregoriano caduto in disuso.

“Ecco, vedi? Potevamo usare un treno. Perché non ci avevamo pensato prima?” chiese Kaden, in preda a un esaurimento nervoso.

“Perché solo gli stupidi usano i treni in tempi tormentati come questi. Come ti sentiresti se tu fossi seduto in una cabina in balia di un eventuale assalto? Inoltre, adesso che ci sono i Draghi non vedremo più alcun treno per parecchio tempo… no, meglio che ognuno pensi ai fatti propri, per adesso. La Rivoluzione deve andare avanti” rispose Klose.

“E la Magia? Quando me la insegnerete?” ritentò per la trecentesima volta Kaden. Da quando aveva sentito Mary borbottare che l’insegnamento di quelle arti era diventato urgente, lo chiedeva ad ogni piè sospinto, anche se non c’entrava niente col contesto dei vari dialoghi.

Durante un pranzo successe che Taider chiese a Mary se gli poteva passare il sale, e Kaden chiese il momento in cui avrebbero cominciato le lezioni. Inutile dire che venne pestato di santa ragione.

“Non appena sarai abilissimo con la spada. Ormai sono tre giorni che ti alleni senza sosta con Mary, vorrei vedere che progressi hai fatto” rispose Taider, seccato ma incuriosito.

In effetti il ragazzo e Mary si allenavano a parte, lontano dagli sguardi degli altri due, e la ragazza non lasciava trapelare niente.

Così i due contendenti si posero a dieci passi di distanza ed estrassero le spade.

Fu uno scontro accanitissimo, in cui i fendenti non si risparmiavano, e Kaden dimostrò molta agilità nel gestire due spade del calibro di Tenebra e Olocausto.

Più la compagna di allenamento attaccava, più Kaden si accorse che lei non era molto abile nel maneggiare due spade contemporaneamente, infatti colpiva ad uno ad uno. Ciò gli diede un’idea.

Alla fine, accadde: Tenebra gli si avvicinò sulla destra, ma Kaden, che aveva visto la mano di Olocausto allontanarsi, non perse tempo e attuò l’idea balzana ma efficace che gli era venuta in mente. Schivò una capriola e durante questa spostò la spada Raggio di Sole in modo da disarmare la mano che reggeva Olocausto, cosa che successe puntualmente.

La spada cadde con un tonfo morbido sulla sabbia.

“Ho notato un buco nella tua guardia e ne ho approfittato” disse Kaden, fiatoni e con la spada di fronte a sé. Sapeva che la compagna non era sconfitta ed era pronto a qualunque ritorsione.

Mary era allibita.

“Caspita”. Sembrava che il mondo le fosse crollato addosso. Non aveva mai perso contro Kaden, e nel vedere Olocausto giacere in quel modo le sembrò che il suo tempo stesse per scadere. “Caspita. Caspita. Caspita.”

“È giunto il momento” annunciò Taider soddisfatto, mettendosi i guanti. “Ti darò qualche lezione di stregoneria”

Eh, insomma…

“Ciao, maschera” disse la bottiglia di vetro blu alla maschera.

Quest’ultima ricambiò il saluto. “Eh, sai”

“Cosa so?”

“Non è semplice essere una maschera colorata, al giorno d’oggi. Tutti sono sempre bianco o nero, invece io sono così colorata che a qualcuno potrebbe venire una crisi epilettica”

“Addirittura!”

“Sì… e tu che mi racconti, bottiglia di vetro blu?” chiese la maschera, senza occhi in quanto sono stati sostituiti da due buchi per gli occhi degli uomini.

La bottiglia rispose: “Ho un nome scomodo. Perché non mi chiami Bottiglia e basta?”

“Ok, Botty” rispose la maschera, prendendosi un po’ troppa confidenza.

“Io, in quanto bottiglia di vetro blu, so bene cosa provi. Pensa che se a te ad ogni modo va bene perché vieni posizionata sul naso, ma a me va male perché ogni giorno devo sopportare la gente che non sa che esistono i bicchieri e mi tracanna dal mio bellissimo boccale!”

“Come mai hai un bellissimo boccale?” chiese la maschera.

“Mi hanno fatta in questa maniera! Ma tu che hai da lamentarti? La gente vedendoti si rallegra, sei colorata!”

“No che non si rallegra!” esclama la maschera. “Io in realtà nascondo un animo sensibile, premuroso e contorto che non so nemmeno io come mi sento in questo momento!”

“E allora dovresti farti curare!” esclama la bottiglia, adirata.

“Ma tu sei sicura che le bottiglie parlino?” contrattacca la maschera colorata, nera d’umore.

“No” risponde la bottiglia, pensandoci su.

“E allora non faresti meglio a stare zitta?” chiede la maschera.

“No, perché di sicuro le maschere non parlano, a meno che non siano indossate quando è il momento di indossarle!” risponde la bottiglia.

La sua interlocutrice risponde indignata. “Ma se ho anche l’elastico che mi affissa alla testa che si è rotto! Come faccio a vivere?”

“E io come faccio a vivere, che per giunta sono anche senza etichetta? Mi sento così ignuda!”

In effetti la bottiglia era senza etichetta e si vedeva tutto il suo interno, senza pudore.

“Sarà, ma anche se sei ignuda non mi attiri” osservò la maschera.

“Certo, sei solo una maschera” risponde piccata la bottiglia.

“Eh, insomma”

“Eh, insomma”

Conclusero.

E se raccontassi una favoletta?

C’era una volta un mago. Questo mago viveva in una villa con piscina, e in generale non gli mancava niente, facendo reperire tutte le cose di cui aveva bisogno tramite corriere, che però citofonava alle sei di mattina. Tutte le mattine.

A un certo punto, mentre stava sul divano a fare zapping in televisione in quanto mago molto impegnato, sentì suonare il campanello.

Aprendolo, vide un ragazzo con un fagotto dietro le spalle. “Buongiorno! Chi sei e cosa vuoi?” chiese il mago.

“Sono il tuo nuovo apprendista” disse il nuovo arrivato, arrogandosi titoli che non aveva.

“Per essere il mio apprendista” rispose il mago “devi perlomeno fare una pozione senza rovesciare niente” e lo aveva annunciato mentre nel frattempo un drone gli stava offrendo un drink.

Scesero dunque nei sotterranei, dove un calderone e diversi ingredienti stavano aspettando il giovane apprendista.

“Sai come si prepara la pozione per creare il mostro definitivo?” chiese il mago.

“Certo” rispose l’apprendista, e tanto per cominciare riempì il calderone d’acqua, cosicché il sessanta percento di sciocchezze erano state evitate. Rimaneva il quaranta percento di sciocchezze.

Prese una fiala e la riempì di liquido rosa, poi la mise nell’acqua., Poi levò l’acqua, e la gettò nel lavello del lavandino. Infine prese un pianoforte e prese tutti i tasti neri e li mise nel calderone rimasto vuoto. Come successivo passo, strozzò se stesso bevendo da una lattina e gettò la lattina nella pattumiera. Rimise di nuovo l’acqua nel calderone, inserendo infine un dado, mezzo etto di prosciutto, sale, pepe, due cani, una scheda sim di un cellulare e infine una graffetta.

“Ma… ma che hai fatto?” chiese il mago, perplesso.

“Ah già, mi sono dimenticato una cosa importante!” esclamò l’apprendista.

Rigirò il calderone con un cucchiaio di legno, così tante volte da creare un piccolo vortice, che prese tutto quello che c’era in quella cantina, compreso far gli altri un sacco di libri sconci che il mago teneva per questioni scientifiche.

Infine, dal calderone venne fuori un vero e proprio mostro, perché aveva le parti del corpo messe a casaccio.

“Allora? Che ne dice?” chiese l’apprendista, lasciando di stucco il mago.

“Maledetto” commentò quest’ultimo. “È venuto con la pelle rosa, invece a me è venuto verde!”

E l’allievo superò il maestro.

 

 

 

Posso dirti un segreto?

Anno 3017, pianeta Agropfuz.

Era pieno di alieni, il cielo cambiava colore ogni volta che gli pareva e in generale era facile trovare un mostro gigante che sbarrava la strada a un altro mostro gigante.

Il capitano Jessica Faxoletho camminava con un’arma laser, con solo quella, in mezzo a una giungla. In quel periodo, i soldati in esplorazione negli altri pianeti venivano sempre accompagnati da un vice e una truppa di mummie mutanti, per decisione della NASA stessa.

“Tanto sono già morti, risparmiamo sul personale, no?” aveva dichiarato il presidente della NASA, interpellato sull’argomento.

In ogni caso, anche il soldato Jessica Faxoletho era rientrata in questo programma speciale ed era stato spedita in avanscoperta, assieme alla sua vice, in questo pianeta lontanissimo, con in affido dieci mummie mutanti.

La vice in questione, tale Sandra Pethekla, copriva le spalle alla sua superiore, e nel frattempo doveva accertarsi che le mummie mutanti non si perdessero. Facevano una puzza orrenda e non emettevano altro suono che uno strano mugolio intristito.

A un certo punto, però, mentre costeggiavano un sentiero accanto a un fiume, dove a sinistra era delimitato da una fitta vegetazione violacea, Sandra si rese conto di non poter sopportare più quel peso e di dover dire a Jessica, che era peraltro la sua fidanzata, una cosa molto importante.

“Ehi, Jessy” esordì dunque, spaventando il capitano che perse qualche battito cardiaco.

“Ma sei impazzita?” sibilò Jessica. “Ti rendi conto di dove siamo? Diglielo, Mu!”

“Muuuuuh…” farfugliò una delle mummie mutanti.

“Potresti spaventare qualche creatura misteriosa!” concluse Jessica.

“Sì lo so tesoro, ma devo dirti qualcosa di importante!” esclamò Sandra, per giustificarsi. Tuttavia, Jessica le fece cenno di non parlare e proseguirono con la loro ispezione, o qualsiasi cosa stessero facendo in quella landa desolata.

“E non chiamarmi TESORO, sono un cazzutissimo capitano!” disse Jessica, dopo qualche minuto.

“Sì, però devo dirti qualcosa di importante” ribatté Sandra, disintegrando un verme a forma di fusillo sbucato da sotto il terreno.

“Dai, devi assolutamente sentire quello che ho da dire” riprese Sandra. “Anche Meh vorrebbe che mi ascoltassi. Vero, Meh?”

“Meeeeh…” concordò un’altra mummia.

“E va bene!” concesse infine Jessica. Si voltò verso la compagna e chiese “Che cosa devi dirmi?”

“Eh… hai le doppie punte!”

“COSA?”

L’urlo fu così forte da fare spaventare tutti gli uccelli della giungla e anche qualche sasso che disse scandalizzato “C’è gente che dorme qua!”

Però, le doppie punte erano problema molto grave che potrebbe compromettere la missione. Ce la faranno le due soldatesse a risolverlo?

Tutorial: fare il cambio di stagione.

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Loro non hanno mai fatto un cambio di stagione in secoli di vita. Tu invece devi farlo.

Che casino il tempo, vero?

Fino a ieri, vento, freddo, pioggia, neve… oggi invece è+ una bella giornata e tutti con le mezze maniche!

 la PRIMAVERA, l’inizio di mesi di bella stagione ma anche di malanni fra cui il dover cambiare l’armadio.

Certo scrivere questo articolo sotto Natale fa un verto effetto però.

L’armadio non vede l’ora di abbandonare i magioni e accogliere dentro di sé le camicie e le magliettine più leggere, sapete? Così come a novembre non vede l’ora di accogliere i maglioni caldi che adesso stiamo rimuovendo.

Io direi di fare una cosa, se come me vi state accingendo a fare le pulizie di primavera che riguardano l’armadio.

Innanzitutto non facciamo finta che le cose non siano messe alla rinfusa, e anche se lo fossero mettiamole comunque alla rinfusa. Dopodiché, led tiriamo fuori, buttando da una parte le robe che confermeremo per il prossimo inverno e quelle che invece molto probabilmente non metteremo più e che doneremo a qualche poverello con questa dicitura:

“Ciao povery, vi regalo il mio maglione infeltrito ché sta più bene a voi che a me che sono ricco ahahaah”

I povery vi ringrazieranno con una mano chiusa a pugno rivolta verso la vostra testa, nel tipico segno di ringraziamento.

Ad ogni modo, una volta assicurato che l’armadio sia sgombro da tarme, grucce, unicorni, cartine di caramelle e vestiti metteremo i nostri vestiti leggeri.

Mettiamoli in modo che possiamo prenderli facilmente, e non impilati quindi, altrimenti si accavallano e fanno a gara di boxe.

 Una volta messi nel giusto modo… eh?

“Tu sei l’unico in questo mondo che non è capace di prendere i vestiti impilati, e fra l’altro dovrebbero essere presi dall’alto verso il basso, non a casaccio”

Eh ma allora la libertà di scelta?

Dicevo, una volta messi nel giusto modo vedrete che l’armadio saprà d essere tale, e non si crederà più una grotta profonda piena di misteri.

Il signor Spritz giura di aver trovato una banconota da cento euro nel suo armadio, durante il cambio di stagione.

“Erano false comunque”

Questa la sua dichiarazione dalla prigione.

Capito tutto, quindi? Sbizzarritevi a cambiare l’armadio!

Perché gli agrumi fanno bene?

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Gli agrumi ti vogliono bene! Eccoli disposti nella tipica formazione “a cuore”, per mandarti l’affetto che provano per te!

Gli agrumi si dividono in alcune specie di frutta e hanno dunque nomi diversi e anche le forme non sono uguali.

Arancia

L’arancia è l’ingrediente che va assieme all’anatra nella tipica ricetta, ma bevendolo come succo possiamo ben dire “Aaaah, questa sì che è aranciata!”; se non vi dà fastidio tutto il grumo che si deposita.

“Nell’arancio c’è la vitamina C”, come disse Benigni a Leonardo da Vinci nel tentativo di impressionarlo.

Limone

Le limonate sono bevande tipicamente USA, vendute da ogni singolo bambino che si piazza nel marciapiede e cerca di vendertene un bicchiere a cinque centesimi.

Però c’è da dire che il limone, usato e spremuto tutto sulla milza nel tipico panino, è la morte sua. Il cibo degli dei.

Ci sono i semini, è vero. Ma, come dice la canzone: “And all that I can see, it’s just a yellow lemon tree”

Pompelmo

Il Pompelmo non tutti lo conoscono ed è l’agrume più in ombra fra quelli trattati qui. Fa bene? Certo! Ti vuole bene? Un po’ meno,m perché tu non lo consideri. Ma lui è lì, ed è anche molto grande,m quindi mi sembra anche strano che non si noti.

Mandarino

Il Mandarino è un agrume cinese. Detto questo possiamo ben dire che può essere sbucciato anche con le dita, per poi mangiarne gli spicchi con avidità, come fa Nami (One Piece).

Vediamo le proprietà del mandarino detto da lui:

你们都是傻瓜,我意我说得很好!

Chiarissimo, no?

Lime

Il lime lo troviamo più spesso nei drink, uno a caso, il Mojito. fa bene anche questo ma sul serio, non guidate dopo aver bevuto il Mojito.

A parte che nemmeno ha la patente.

Bene, questo è quanto e credo che nessuno si offenda se dico VIVA GLI AGRUMI!

“No Aven, io mi sono offesa”

Una mela di passaggio

Pazienza! Fai il corso e iscriviti negli agrumi, la prossima volta!

Le avventure di Isda/29

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Isda a cavalluccio

“Sì, ma… perché i pesci nuotano? È una tale fatica, questo nuotare, nuotare… mi faccio scarrozzare un po’”

Oggi Isda non ha voglia di nuotare, come possiamo vedere, e in effetti adesso si guarda attorno per vedere se c’è qualcuno che la può portare via.

Improvvisamente, vede un cavalluccio marino sparare fiammate per saldare due scogli.

“Così va bene?” sta chiedendo a un banco di conchiglie.

“Oh grazie, Cav” dicono quelle. “Così adesso possiamo socializzare meglio!”

Isda irrompe dunque sulla scena: “Salve a tutti! Non a voi, conchiglie, ma mi riferisco a te, caro cavalluccio marino. Dimmi, ti va se mi metto sulla tua schiena e mi faccio trasportare un po’?”

Il Cavalluccio Marino si stupisce di quella richiesta. “Beh, vedi… anche no, okay? Il fatto è che sono sproporzionato essendo tu troppo grossa per un piccolino come me”

Isda non capisce questa obiezione e ribatte “Cosa c’entra, sei un cavallo, quindi trasporti tutti senza eccezioni. Avanti, nitrisci!”

“No! Per chi mi hai preso? Sei pazza?” chiede scandalizzato il cavalluccio.

“No, non sono pazza. Ora nitrisci!”

“No, non lo farò!”

“Ho detto NITRISCI, stupido!”

“Adesso ti metti a fare anche la voce grossa?”

“Eh voglio dire, sono un pesce spada grosso, posso fare la voce che voglio, no?” afferma Isda. “Se non vuoi nitrire, ti salgo addosso e mi porterai finché voglio… anzi, adesso ti imbriglio pure, perché sei il mio cavallo!”

Al che il cavalluccio marino, spaventato dal bullismo di Isda, scappa via, ma quella prende a inseguirlo.

 “No, ma che fai? Aspettami!”

Alla fine, Isda sta facendo comunque la cosa che odia di più, ovvero nuotare.

“Ehi, che fai? Eccedi di velocità?” chiede ad un certo punto un delfino poliziotto. Isda sbuffa. Quanto sono insopportabili!

“Ma tanto il codice della stra non esiste sul mare! Dai, fammi passare, che ho perso il mio cavallo!” esclama disperata Isda, ma il delfino è inamovibile ed anzi rincara la dose.

“Mi dispiace, ma il codice del mare parla chiaro. A chi viaggia per più di cinquanta nodi scatta la multa di sessanta conchiglie, è la legge!”

Isda deve quindi trovare sessanta conchiglie. Ce la farà?

Kaden e le Fontane di Luce/7

Capitolo 7

“Nessun uomo può mangiare così tanto. O è un demone, oppure è venuto a visitare quella città molte volte. Oppure qualche cuore non lo ha nemmeno mangiato” considerò Klose, una volta usciti dal villaggio di Merredin.

“Non lo so… è un essere tremendo. Che cosa gli è capitato? Qual è la sua storia?” si chiese Mary.

“Io vorrei solo sapere di chi state parlando” buttò lì Kaden, tanto per distrarsi dal copioso sudore che lo stava aggredendo. Attraversare un deserto non era semplice.

Klose ridacchiò, ma rispose.

“Di chi stiamo parlando, dici… ti potrei rispondere che non si può parlare del Mangiacuore senza averlo incontrato, ma non mi va di essere sibillino, ho troppo caldo. Dunque, da quello che sappiamo da quando la Maestra Aldebaran ha attaccato Villa Hesenfield uscendone sconfitta, il Mangiacuore è uno dei figli di Abraham. È un’informazione che non sanno nemmeno i tre Re, poiché gli Hesenfield temono questo legame; per questo non sappiamo come si chiama. È famoso per uccidere le sue vittime mangiandone il cuore e poi impalarle nel modo in cui hai visto. È un essere tremendo che non conosce né la pietà né forse qualche altro sentimento positivo, spinto com’è dalla follia. Riteniamo che mangi i cuori perché, come hai visto, tutti i toraci sono bucati, e il loro cuore non si trova. Spaventata, la sua famiglia lo lascia fare, ma stai pur certo che se un Hesenfield ti dice ‘Ti scaglio contro il Mangiacuore’, è la fine per te. Come tutti i suoi parenti, ha un altissimo senso della famiglia, gli unici in grado di controllarlo. Solo che non lo fanno.”

Che risposta era stata. Una minaccia in più per lui, si disse Kaden.

“Ad ogni modo, non pensare al Mangiacuore, quanto piuttosto a restare vivo. Esercitati con la spada, Mary è qui per combattere ed insegnarti” concluse il guerriero.

“Ha ragione Klose. Per quanto tu sia scarso, il nostro compito è quello di portarti vivo a Sidney, dopo aver aperto la Fontana Kashna. Perciò vedi di esercitati con la spada che ti abbiamo dato e non fiatare” disse Mary. Alla fine, due giorni prima erano persino riusciti a rubare una spada dall’oasi, che giaceva dimenticata dal tempo, per non parlare poi di Olocausto.

Kaden la estrasse dal fodero. Era bella, luccicava al sole, o forse era solo il semplice riflesso dovuto alla perfetta manutenzione.

“La chiamerò Raggio di Sole” dichiarò a voce alta.

“Che nome di merda” commentò Mary.

“Sì, perché sarà grazie a lei che riporterò il sole dove non si trova” continuò ignorando il commento della ragazza; ma a quest’ultima venne in mente un’idea e attaccò il ragazzo improvvisamente.

Kaden non era pronto e fu colto alla sprovvista ma per sua fortuna Mary aveva colpito leggermente, ma ciò non le aveva impedito di arrecare un taglio alla faccia del ragazzo.

“Non hai riflessi” mormorò delusa la spadaccina, riponendo Ombra nel fodero. “Non hai metodo di attacco. Non hai metodo di difesa. Vola in basso e non dare nomi del cazzo alle spade”

Kaden non protestò neanche, e preso com’era dall’ira voleva squarciarla colpendola alle spalle. Si rivolse a Raggio di Sole sollevandola in cielo per controllare la ferita usando la spada come specchio, ma nel farlo entrò nel campo visivo un piccolo punto nero.

“Ehi” chiamò dunque i tre, con la faccia ancora sanguinante.

“Medicati e lasciaci in pace” rispose Mary, in cammino.

“Non si tratta del taglio gratuito che mi hai rifilato!” esclamò impetuoso il giovane. “Guardate nel cielo: cos’è quel punto nero?”

I tre osservarono attentamente il cielo azzurro, per quanto il sole potesse permetterglielo.

“Che roba…” commentò Taider, stringendo gli occhi da sotto il palmo. “Klose, non è quello che penso, vero? Dimmi che non  è quello che penso!”

“Se vuoi essere rassicurato da false speranze, te lo dico” rispose Klose. “Mary?”

Mary sospirò. “Dobbiamo insegnargli la Magia”

“Mi spiegate che cos’è invece di divertirvi da soli?” incalzò Kaden, vedendo i tre confabulare di cose che non avevano significato per lui. Infine, i tre scapparono a gambe levate, diretti di nuovo alle rovine di Merredin. Era l’unica cosa da fare, poi dopo vi era il Deserto.

“Mio caro Kaden, hai davanti a te un Drago! È troppo distante per vedere chi è, ma lascia che ti ragguagli. I Draghi sono creature che fanno parte della storia primitiva dell’Australia, e sono stati sconfitti da Isaac Hesenfield, il capostipite di quella Casa e divenuto Re. Ora, noi credevamo che li avesse rinchiusi e l’incantesimo per risvegliarli solo una diceria, invece eccone uno. Potrebbe ucciderci, abbassandosi di quota e lanciando una fiammata di proporzioni gigantesche! E noi siamo troppo esposti! ” disse Taider, spiegandolo a fiatoni, mentre correva sulla sabbia.

Kaden sentì di stare ricevendo troppe informazioni. Prima un pazzo che mangiava cuori in serie, poi i Draghi… e in entrambi i casi c’entravano gli Hesenfield.

Ancora loro. Sempre loro. Che fossero il vero problema?

“Ma… chi può averli risvegliati? Gli Hesenfield?” chiese il ragazzo, mentre imitava i tre nel rannicchiarsi dietro una colonna, che offriva loro anche una minima ombra.

“Ma certo che no!” esclamò Taider, continuando a guardare il Drago, muoversi a cerchio sopra le loro teste. “Non converrebbe risvegliare i Draghi, proprio perché è stato un loro avo a rinchiuderli, e temono una loro vendetta. Sono sicuro che c’entra Re Anthony, è l’unico abbastanza folle da richiamarli. E tutto questo perché? Non certo per te, sei solo un minuscolo ragazzo di fronte a tutta la potenza che ha. No, credo che sia successo qualcosa di importante, tanto da convincerlo a chiamare i Draghi e contrattare con loro. Chissà cosa ha promesso, in cambio del loro aiuto”

“Io comunque ne vedo solo uno” commentò Kaden.

“Si dice che ce ne siano diciotto, in tutto” disse Klose. Kaden aveva voglia di seppellirsi sotto la sabbia, ma forse non sarebbe bastato ad evitare la fiammata del Drago.

Tuttavia, dopo alcuni minuti che parvero ore lunghissime, il Drago levò un urlo agghiacciante e sparì dalla vista.

“Mamma mia…” commentò atterrita Mary. “Mi sento vibrare, a causa dell’urlo”

“Meno male che se n’è andato” disse Taider, scosso anche lui. “Non eravamo né siamo preparati ad affrontare un drago. Secondo la leggenda, Re Isaac li ha sconfitti da solo, ma io non ci credo. È impossibile, ci vogliono almeno cento uomini valorosi per tenerne a bada anche solo uno. Ma forse in quel tempo gli uomini erano molto più forti di oggi, e le gesta leggendarie erano più comuni. Beh, proseguiamo il viaggio”

Ma una domanda fondamentale perseguitava la squadra di scorta di Kaden: perché non li aveva attaccati? I Draghi erano forse come qualsiasi altro animale, che non attacca se non provocato? No, impossibile. Ed era impossibile che un Drago non li avesse scorti, pur nascosti com’erano. Gli echi delle brutalità da loro commesse avevano resistito ai secoli. Allora… ?

Decisero di non pensarci, cercando un rifugio per riposare, dopo aver impiegato diverse ore a camminare.

Quella notte, Kaden dormì male, ancora peggio delle altre notti.

Eppure avevano trovato un comodo anfratto di roccia, anche se pieno di scheletri, testimoni di un passaggio ormai obliato di viandanti periti probabilmente di fame.

Kaden entrò in un sogno agitato, pieno di vaghe immagini: cominciò con lui a scuola, mentre faceva gli occhi dolci ad Ashley, una delle ragazze della sua classe, e lei miracolosamente ricambiava… poi il sogno cambiò, e vide alte fiamme, e una casa dopo l’altra a Perth cadeva rovinosamente, seminando il panico fra la gente che spaventata cercava di fuggire invano.

E infine sognò ancora se stesso camminare con Klose, Mary e Taider, in piena notte, e lui nel sogno disse “Quando ci fermiamo?”, ma Mary rispose “Ti ammazzo” . Al che si voltò e vide una figura spettrale.

Non sembrava un Plexigos, poiché quelli si tenevano dritti a due zampe, ma nemmeno un altro animale. Piuttosto, era più simile a un uomo che gattonava, ma Kaden non era del tutto sicuro nemmeno di quello.

Di lui, riusciva a vedere soltanto i due grandi occhi gialli, che spiccavano sulla figura nera e parevano fari nella notte.

Non passò nemmeno un secondo che quell’essere si mise di fronte a lui, faccia a faccia. Kaden riusciva a sentire l’alito pesante, che sapeva di sangue.

La creatura dai grandi occhi gialli spalancò le fauci, facendo vedere i canini pronunciati. Era come se volesse riprodurre un ululato, ma muto per qualche motivo.

E Kaden si rese conto che gli arti su cui poggiava non erano zampe, ma braccia umane, forti e pelose. Infatti, l’essere sollevò il braccio destro e lo ritrasse per aumentare la violenza del colpo.

Kaden capì cosa sarebbe successo e gridò di terrore, svegliando i suoi compagni e se stesso.

Klose arrivò per primo, seguito dagli altri due, Mary era ancora assonnata. “Che hai? Ci attaccano?”

Kaden era ancora fiatoni e il sudore freddo gli imperlava la schiena. “Klose… meno male… c’era un essere… occhi gialli… vicino a me!”

Ma l’uomo, guardandosi attorno, non vide nulla. “Non c’è nessuno, e le impronte attorno a te non comunicano un agguato così intimo, diciamo. Sicuro di non esserti fatto suggestionare?”

Ma Kaden era sicuro di avere sentito oltre il sogno l’alito pesante di quell’essere.

 

Due giorni dopo quella scena, entrambi privi di eventi degni di nota, i quattro viandanti raggiunsero un nuovo villaggio, che stavolta sembrava immacolato e pieno di fermento.

“Siamo a… dove siamo?” chiese Mary a un passante, non appena furono abbastanza vicini alle prime case.

“Questa è Deserville, la città del deserto, indipendente dal Triregno. Venite a far festa, oggi si celebrano le nozze del Signore del Deserto con la sua consorte, Ampolline”

“Un banchetto? Andiamoci!” e Kaden, impazzito per la voglia di cibo, si intrufolò fra i vicoli.

“Oh, no! Aspetta!” esclamò Klose, correndogli dietro, ma Mary fece schioccare la lingua.

“È troppo affezionato a quel ragazzo. Secondo me, è troppo zelante. Voglio dire, va bene, riesce ad aprire le Fontane, ma è una palla al piede e non è capace di fare nulla se non urlare e domandare e distrarsi”

“Bah” sbuffò Taider, e insieme cominciarono a visitare la città.

Non vi era dubbio che era quanto di più diverso in confronto a quello che avevano incontrato fino a quel momento: le case colorate, la gente entusiasta e un vago odore di banchetto comunicavano una città in vita e piena di gioia, tanto da chiedersi se avevano mai avuto a che fare con la guerra.

Quella in cui stavano camminando non era nemmeno la via principale, eppure anche in quegli stretti vicoli si poteva vedere come nessuno degli autoctoni sembrava provato dalle mancanze che la guerra portava via.

“Venite, venite! Portachiavi, medaglie celebrative, statuette: tutto per celebrare le nozze del Signore del Deserto!” stava urlando un venditore ambulante.

Mary prese una sfera con quella che sembrava neve dentro e cominciò a scuoterla, e solo dopo si rese conto che all’interno vi erano due soggetti ritratti in abiti nuziali che correvano lungi da un tempio. “E questo sarebbe il Signore del Deserto?” si chiese.

“Certo!” esclamò il tizio. “Lui e la signora Ampolline celebreranno le nozze e ci daranno l’opportunità stanotte di assistere alla Messa a Letto del Re”

“Cioè un porno dal vivo?” osservò la ragazza.

“Beh, sì” ridacchiò l’uomo. “Ma questo è, e noi dobbiamo essere solo fieri di avere un Re tanto magnanimo, che è il…?”

Risposero tutti i passanti in coro, come se si aspettassero di essere chiamati: “Il Signore del Deserto!”

“Ah!” esclamò il venditore. “Quindi volete un ricordino di questa festa? La sferetta di neve costa otto fiches”

“Vorrei comprarla, davvero, ma siamo solo di passaggio qui e non saprei dove conservarla” disse Mary, alla quale piacevano tanto quel tipo di souvenir. “Arrivederci”

“Rimanete almeno per il Banchetto, che si terrà nella Piazza Comunale! Sarà divertente!” il tizio aveva sgranato gli occhi entusiasta.

“Beh, magari per il banchetto…” disse lei, e dopo aver fatto un cenno a Taider percorsero quel viale diretti alla via principale.

Nel frattempo, Kaden era già giunto in piazza, che sarebbe stata molto ampia, nei giorni normali: ma in quel dì di festa, ogni singolo centimetro quadrato era coperto da una persona, tutte in piedi e rivolte verso il tempio, uguale a quello riprodotto nella sfera: si entrava oltrepassando alcune colonne, e il tetto era spiovente.

Così Kaden dovette farsi largo fra la folla per vedere cosa stava succedendo, e soprattutto verificare dove si sarebbe tenuto il banchetto.

Ma in quel momento, la folla esplose in un boato di gioia, tanto che Kaden sobbalzò dallo spavento. Poi li vide: un uomo alto e dalla pelle nera stava trascinando con sé una donna dall’aria smunta. Dovevano essere gli sposini, perché erano entrambi vestiti come tali, ed esattamente allo stesso modo in cui erano riprodotti in quel souvenir.

“Grazie, grazie mille” esordì l’uomo, col turbante in testa. “Grazie per essere venuti qui, e per sdebitarmi per la vostra premura vorrei offrirvi il Banchetto Nuziale!”

Batté le mani e si creò un varco fra la folla, varco che si aprì verso il basso, lasciando il posto a una lunghissima tavolata che avrebbe potuto benissimo ospitare ogni singolo abitante del paese.

La gente si sedette meccanicamente e poi si sedette anche il Signore del Deserto, cosicché dopo qualche secondo apparvero i camerieri con la prima portata.

Kaden si ritrovò quindi in mezzo agli sconosciuti a mangiare tranquillamente, come fosse un autoctono.

Vennero serviti gli antipasti, i primi, i secondi e il contorno, poi, dopo la frutta, una grande torta gelato da cui, al momento dell’apertura, spuntarono dal nulla alcune colombe e ci fu anche tempo per un caffè.

Infine il Signore del Deserto si alzò e chiese al suo popolo di ascoltarlo.

“So che potrebbe stonare in un momento di giubilo, ma è tradizione nei matrimoni che si debba sacrificare qualcuno, per ingraziare il Dio del Deserto, affinché possa benedire la nuova coppia. Or dunque, chi vuole sacrificarsi?”

Nessuno si offrì volontario. Kaden non credeva alle proprie orecchie: che senso aveva uccidere qualcuno dopo un banchetto?

Ma quell’uomo non sembrava avesse bisogno di qualche volontario, perché si spostò dal suo posto e passò in rassegna l’intera tavolata, passando per ogni singolo soggetto e valutandolo, come se fossero mosche.

Infine, una volta raggiunta la postazione di Kaden, gli mise una mano sulla spalla destra.

“Tu” sussurrò con voce calda “sono sicuro che tu ti vuoi offrire volontario”

E Kaden avvertì dentro di sé una grande voglia di sacrificarsi per un uomo che non aveva mai visto né conosciuto: ma certo, si disse, c’era bisogno di una vittima, altrimenti quel matrimonio non poteva considerarsi perfetto.

“Sì, mio signore. Lasciate che sia io a raggiungere il Dio e interceda per voi, vostra maestà” si ritrovò a dire il ragazzo.

“Perfetto” sogghignò il re. “Coraggio! Applaudite questo valoroso ragazzo!”

Considerato anche il fatto che si trattava di uno straniero, il popolo sollevato applaudì con un po’ troppo entusiasmo, visto che stava per compiersi un omicidio.

“Bene, adesso sdraiati. Che questo tavolo sia sporcato del sangue immacolato di questo ragazzino!”

Kaden salì sulla sedia e si mise supino sul tavolo, vagamente conscio che migliaia di occhi lo stavano guardando.

Il Signore del Deserto mentre estrasse la sciabola disse: “O grande Dio del Deserto, tu che ci hai nutrito con questo banchetto, ti presentiamo questa vittima che ha deciso di immolarsi per te. Te lo presentiamo affinché il matrimonio del tuo messaggero possa essere imperituro”

“Così noi vogliamo” dissero in coro tutti quanti, tranne uno.

“Fermo lì, maledetto!”

La fretta è cattiva consigliera

“Forza, forza, non c’è tempo! Chiudi la valigia! Apri la finestra! Chiudi il gas e stacca il telefono! Hop! Hop!”

La madre sembrava agitatissima quel giorno. Era evidente che stava per succedere qualcosa e tutto andava fatto il prima possibile, anche se le cose si accavallavano, non importava. Quindi, di conseguenza andava bene se si chiudeva la finestra, staccare il gas e aprire il telefono, contemporaneamente.

“Allora? Che cosa fate lì impalati? Non sapete forse che c’è tantissimo da fare? Tu dovresti impacchettare per bene la PlayStation, mentre tu devi darmi una mano a piegare questa lenzuola!”

In questo caso, se tutto andava fatto con la somma fretta, bisognava piegare la PlayStation far le lenzuola e gettarla dalla finestra di cui sopra.

I due fratelli si guardarono esterrefatti.

“Ma madre, ma tutte questa fretta perché?”

“Perché oggi è il grande giorno!” esclamò la madre.

“Quale?”

“Le pulizie di primavera…” la madre si abbandonò in sogni entusiastici. Per quello serviva fretta?

I due fratelli continuarono imperterriti a giocare, presi com’erano dal videogioco. C’era sempre tempo per quelle cose, fretta o no la primavera durava in fondo tre mesi, quindi anche se si perdeva un po’ di tempo non aveva importanza.

Di tutt’altro parere era però la madre, che staccò la PlayStation  il televisore, e già che c’era staccò anche la luce.

Del giorno.

“Sono del parere che se il dovere va fatto prima, poi resta più tempo per il piacere, e c’è più gusto nel fare le cose sapendo che il dovere è già stato archiviato piuttosto che anteporre il piacere al dovere, dove c’è più ansia, non credete?”

I due fratelli non capirono molto, ma il discorso li colpì abbastanza e quindi cominciarono a sistemare le robe dal letto alla sedia, e quelle frurono tutte le pulizie di primavera per loro.

 

 

Uno sbadiglio troppo lungo.

Sbadiglio

Che noia.

Mi sa che mi produrrò in uno sbadiglio.

La mia bocca cresce a dismisura, cresce, cresce ancora!

“Yaaaawn…” dico nel frattempo. Il mio corpo ha bisogno degli sbadigli, liberano l’anima e  ricaricano. Non sembra, ma quando si sbadiglia, il corpo si commuove.

“Che bello! Abbiamo sbadigliato! Sono così emozionato!” dice l’occhio.

“Attento che ti entrano le mosche” dice mia mamma, che ha notato che non mi sono messo la mano in bocca. Dicevo che lo sbadiglio libera l’anima. Esatto, se non si mette la mano in bocca l’anima vola via.

Oppure se non si sbadiglia con la mano in bocca lo sbadiglio non vale e occorre rifarlo da capo come in alcune discipline?

Chissà, io intanto continuo ad annoiarmi e a lacrimare.

Per quanto riguarda l’anima, forse non vola via, ma lo sbadiglio è talmente lungo che ho preso molta aria, talmente tanta che adesso comincio a volare per la stanza. Tutto sembra così diverso da quassù, e sono solo sul soffitto.

Un momento, che cosa vuol fare mio padre? Pungermi con un ago così mi sgonfio? E anche se succedesse, dove andrei a finire?

Sotto i mobili, magari? Dove tutte le comunità di formiche mi disputerebbero per portarmi dentro le loro dispense? Oppure in mezzo a posacenere, ricordandomi che cenere ero e cenere tornerò?

Se non funzionasse?

“Se non funzionasse” dice il papà come se mi avesse letto nel pensiero “ti useremo come dirigibile mezzo di trasporto”

Oh no! Che destino orribile! Ma che posso farci? Lo sbadiglio mi ha portato a galleggiare, ad assomigliare una nuvola, a…

“EHI PIANO CON LE OFFESE!”

Scusa, nuvola.

Insomma, l’ago che vuole usare mio padre è l’unica soluzione che ho a non diventare un dirigibile.

Mi buca nello stomaco e mi sgonfio come un palloncino, andando a destra e a sinistra, fino a sedermi comodamente a terra ma pieno di lividi.

 

Avete sbadigliato durante l’articolo?