Settimana strappalacrime/4

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E balliamo.

Un, due, tre. Un, due, tre.

Ci guardiamo, siamo soli o con centinaia di occhi che ci fissano, chissà.

Un, due, tre.

In questo momento non ha più importanza. Ci siamo solo noi, come abbiamo sempre desiderato.

E balliamo, insieme, col nostro vestito migliore, durante la notte di San Lorenzo.

Una pioggia di stelle cadenti volteggia ritmicamente fra noi. “La musica delle stelle…” dicevi, e beatamente il tuo pensiero vagava fra estati imperiture, soli splendenti e mani che si sfiorano.

Un, due, tre.

Hai appena sussurrato. Dolci parole vibrano all’orecchio, a ritmo di musica. Oh, come vorrei sentire quest’unico suono! Come gli uccelli dopo la tempesta, non riesco che a sospirare.

Il ritmo del ballo rallenta. Non so come, ma adesso sei tu a guidare. Siamo dentro questa sala, sotto di noi un enorme pavimento lucidissimo.

Provo a guardare il mio stesso riflesso. Sono felice.

Sto bene. Mi hai guarito, là dove non mi era rimasto più niente.

È bastato un attimo, una sola parola, che come brina si è adagiata dolcemente sul fiore appena venuto fuori dalla notte.

Un. Due. Tre.

“Se potessi, ballerei per sempre”

Parli ancora. Il mio cuore freme, geme, spera, sogna.

Batte all’unisono con te. E mi guardi. Non so bene cosa dire, perché la tua musica non è certo la mia, le mie parole non sono al par tuo.

“Vorrei che mi parlassi ancora. Anche poco, anche una sola frase”

Un.

Due.

Tre.

La musica si ferma. Non si balla più. Ho paura di quello che accadrà dopo. Oltre le grandi vetrate, comincia a piovere. Non più musica di danze, ma pioggia triste e melanconica.

Tu mi guardi. La tua bellezza diventa ancora più marcata col tuo sguardo triste.

“Ti amo”

Cinque lettere, come cinque sono i sensi che sto utilizzando in questo momento. Ti tocco, ma la mano scivola via. Ti ascolto, ma le tue parole sono finite troppo presto. Deglutisco la saliva più amara della mia vita. Il tuo profumo di mandaranci, quelli le cui bucce lasciavi ovunque in estate, via via svanisce e annuso il più forte possibile per non farlo andare via.

“Con chi stai parlando?” mi chiede qualcuno. “Sei ancora con noi?”

Io sì.

Ma tu… tu no.

Perché ti vedo supina e ad occhi chiusi?

 

 

 

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