Condivisione: Two’morrow.

Salve a tutti!

Dopo l’elettrizzante esordio targato Rodion, quest’anno Beatrice ci porta nel futuro! E intendo in maniera letterale, perché il suo protagonista ha molto da dirci. Sì, perché vede nel futuro di ognuno di noi!

Di cosa sto parlando? Di Two’morrow, ovviamente, il secondo romanzo di Beatrice edito da Delrai Edizioni.

Boston, 2049. Lowell è un ragazzo al servizio della Terrorism Prevention Unit, più conosciuta come TPU. Il suo compito è quello di anticipare i reati dei soggetti che gli vengono sottoposti dall’unità anticrimine. Lui, infatti, è un anomalo, fa parte di quei pochi esseri umani che, a causa di una mutazione genetica, nascono o sviluppano capacità incredibili. Lowell, tramite il contatto cutaneo, riesce a vedere il futuro di chi lo tocca e a estrapolare il materiale che servirà poi per condannare o assolvere l’imputato. In una lotta continua per ritrovare la stabilità e il rigore, lui capirà che le carte in tavola possono essere sempre rimescolate. È l’incontro con una ragazza qualunque a fargli comprendere questo, Myrtie. Collegiale dall’animo sensibile, molto timida, la giovane è cresciuta senza una madre e con la sola guida di un padre assente, pezzo grosso della TPU e grande nemico degli anomali. All’apparenza tutto è stabilito e persino il futuro non lascia scampo, ma il battito d’ali di una farfalla può generare il successivo caos e lo spostamento di un singolo tassello può stravolgere il regolare andamento delle cose in maniera del tutto inaspettata. Niente è stato deciso per essere come deve.

E dopo questa figata di sinossi non posso che tacere e lasciare la parola a Beatrice, amica di questo blog e ospite per la seconda volta! Vediamo un po’ che risposta ha dato a questo giro!

1 Ciao Bea, bentornata! Parliamo un po’ dell’idea dietro il libro. Che cosa significa “Two’morrow”?

Ciao, Andre! È un vero piacere essere di nuovo ospite del tuo blog! Dunque, il titolo del mio libro nasce da una fusione di due parole inglesi che ne creano, attraverso un gioco di parole, una terza. Il two, ovvero i due protagonisti e i loro due destini, si fonde con la parola tomorrow, cioè l’indomani, il futuro. Il sottotitolo del testo si riferisce a una delle più note e contemporanee teorie psico-socio-economiche osservata per la prima volta da Edward Lorenz, riassumibile in: «Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?». In questo libro troverete il tema ricorrente del doppio, dei piccoli dettagli che insieme possono
modificare interamente la realtà.


2 Come nasce Lowell? Cos’ha in comune con Edmund (protagonista di Rodion, ndr)?

Lowell ed Edmund, sebbene diversi nel carattere, si ritrovano costretti a fare i conti con una società
oppressiva e schiacciante che impone loro di vivere secondo un preciso registro, mentre la loro morale sembra indirizzarli verso l’esatto opposto. Per il resto sono entrambi figli dei loro tempi e in questo esprimono tutta la loro diversità anche e soprattutto visti i contesti e l’epoca storica in cui vivono. Qui non avremo a che fare con l’asprezza del dopoguerra ucronico di Rodion, bensì con una società progredita, ma al contempo bloccata dalla rigidità dei propri valori e dalla ricerca costante e disperata (nonché malata) di stabilità.


3 Parliamo di Myrtie. Cos’ha in comune con Lowell?

Myrtie e Lowell hanno molto in comune, in realtà. In primo luogo desiderano esserci. Vorrebbero essere entrambi i protagonisti e non gli spettatori della loro vita. Myrtie è una ragazza abituata a una vita molto
comune in America già oggi: deve preoccuparsi delle lezioni, ha dei corsi da seguire e cerca disperatamente di farsi notare dal ragazzo di cui crede di essere innamorata. Lowell invece vive ogni giorno sognando di poter vedere il mondo che c’è fuori, combattuto tra il voler stare lontano dagli altri e il desiderio di potersi avvicinare a loro. In cuor suo vorrebbe fare parte del mondo che l’ha sempre confinato nello spazio ristretto del luogo in cui vive come un recluso.


4 Perché hai scelto proprio un anno così vicino a noi?

Perché la lotta alla diversità, alle minoranze e alle differenze (in un tentativo da parte della società di omologare il deviante per renderlo conforme alle sue necessità) è una battaglia che si combatte anche oggi, sia ideologicamente che in numerosi contesti. Quindi volevo riallacciarmi all’attualità e non discostarmi troppo dal presente.


5 Il potere di Lowell, secondo te, è applicabile nella vita reale?

Questa è una domanda molto difficile, perché si dovrebbe ragionare in termini scientifici, mentre il
discorso sul tempo è approfondito soprattutto nella fantascienza contemporanea e classica. La fisica quantistica contemporanea afferma che è più semplice viaggiare nel futuro che nel passato, quindi
ho provato a immaginare che, grazie a enormi capacità previsionali nate dalla mutazione genetica,
Lowell divenisse in grado di predire tutti i futuri possibili sulla base di calcoli soprannaturali.
D’altronde la medicina oggi è in grado di prevenire l’insorgere di malattie, i computer anticipano le
statistiche di eventi climatici e i mercati azionari anticipano successi e fallimenti delle aziende. Quindi,
in un certo senso, cerchiamo già di prevedere il futuro come fa Lowell alla Terrorism Prevention Unit, solo con un margine d’errore più rilevante.

6 Puoi svelarci qualche retroscena sulla copertina?

La copertina è il risultato di un eccellente lavoro da parte di CirceCorp. La grafica è stata in grado di
riassumere in una immagine tutto ciò che il libro rappresenta. La farfalla è ispirata al famoso proverbio cinese alla base della teoria del caos, i due ragazzi sono i protagonisti del romanzo, la città distante, solida ma degradata, rappresenta la società in sfacelo, ricolma di un sommerso di odio verso la diversità (gli anomali) che la rende marcescente.


7 La tua opinione di libero arbitrio, secondo te, traspare dal libro o hai lasciato che i personaggi
andassero per sé?

La verità è che non ho una opinione di libero arbitrio. Jean Paul Sartre ci ha dato un’enorme responsabilità dicendo che siamo condannati alla libertà, restituendoci l’idea che la morale sia il prodotto della nostra epoca e del nostro passato. I personaggi in Two’morrow sono costretti a scelte verso cui si ribellano (più nel pensiero che nelle azioni), ed è grazie a quel barlume di umanità che riescono ad allinearsi con ciò che i più riterrebbero un atto di sensibilità e giustizia.


8 La trama strizza l’occhiolino al capolavoro Minority Report: secondo te, quanto hanno in comune le due
storie?

Essere paragonata a Philip Dick è un onore che non credo di meritare, il suo genio è irripetibile, a mio
avviso. In Two’morrow il tema della precrimine è esemplare solo della condizione di Lowell e dell’idea che il futuro possa cambiare o rimanere in linea con le previsioni del protagonista.


9 Parafrasando Caparezza, “Il secondo libro è quello più difficile nella carriera di un artista”. Quanto è
vero?

Tremendamente. C’è il peso di una responsabilità verso coloro che ti hanno apprezzato, anche se temo
che le aspettative supereranno sempre, almeno di pochi passi, la realtà. Tuttavia mi sono orientata secondo un’ottica pragmatica: il mio amore per il comporre storie non è suddivisibile in uno, due o tre libri, ma segue un flusso continuo. Non posso decidere cosa piacerà ai miei lettori, ma ho il dovere di presentare loro le mie storie in modo che siano loro a giudicarle. Se riesco a donare delle emozioni anche a un solo lettore vuol dire che ho raggiunto il mio obiettivo!


10 Come al solito, raccontami un po’, se possibile, qualche retroscena buffo sulla storia!

Ho scritto questo libro in un tempo relativamente breve. Una volta ero con il mio ragazzo al suo posto di lavoro, in ufficio. Visto che c’era un computer libero, mi disse che potevo utilizzarlo per scrivere.
Non ti nego che ero terrorizzata all’idea di fare qualche guaio con un computer non mio, quindi dapprima iniziai a scrivere con molta accortezza. Ad un certo punto però la storia prese il sopravvento e cominciai a darci dentro. Poi, all’improvviso, il mio fidanzato si avvicinò e mi disse: «Io avrei finito di lavorare un’ora fa, pensi che potremmo tornare a casa?». Solo allora mi resi conto che ormai fuori era buio e che Two’morrow si era completamente impadronito del mio tempo, una bella metafora per un testo che parla di futuri possibili!


11 Sapresti indicarmi una playlist associabile al libro?

Ascolto molta musica strumentale e adoro le colonne sonore dei film. Zack Hemsey, Hans Zimmer, Alexandre Desplat, Thomas Newman, James Horner, mi hanno accompagnata durante la stesura di Two’morrow.


12 Secondo te, è più difficile scrivere sul nostro passato (ad esempio la tua ucronia Rodion), o costruire
sul nostro futuro (come in questo caso)?

Scrivere del passato è memoria, scrivere del futuro è visione. Cerco il più possibile di essere precisa anche quando un libro racconta di una storia alternativa come Rodion, nel ricostruire il più fedelmente la realtà di ciò che c’è stato prima di me, come forma di rispetto per ciò che gli esseri umani sono stati. Narrare del futuro è solo apparentemente più libero.


13 È tutto! Grazie un milione per il tuo tempo!

Grazie a te per queste splendide domande e per lo spazio che mi hai concesso! Un abbraccio virtuale!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...