Insomma/12

Jack sulle prime rimase spiazzato e non c’entrava nulla il fatto di stare camminando su una strada principale. Immaginò Margaret con un tulle e volteggiare sulle note de Il Lago dei Cigni.
Improvvisamente, partirono le note proprio di quell’opera. La casetta si imbarazzò, perdendo molte tegole a causa dell’imbarazzo. “Non so ancora danzare con la grazia che appartiene ai cigni!” ammise. “Ma lo farò, e lo farò per Jack”
“Non esiste nessun Jack. Abbiamo fatto i nostri calcoli e colui che hai di fronte si chiama Alfred, la persona che deve imparare”
Fece una pausa.
“Ha anche la faccia da Alfred, non diresti mai Jack”
Il ragazzo arricciò le labbra. Si era rassegnato, ma era sempre più convinto che ci fosse stato uno scambio di persona. Lui e Margaret proseguirono verso ovest e ogni tanto la O iniziale di quel punto cardinale compariva a seconda di come veniva disegnata: tonda, storta, triangolare, erano tutte varianti possibili, non c’era altro da fare che seguire quel percorso e sperare di trovare la porta d’uscita.
Nel frattempo, però, Margaret con le nuove gambe stava cercando di prodursi in macchinosi pliet, cadendo come una pera cotta ogni volta.
“Margaret, non è il tuo campo la danza classica, non puoi cadere come una pera cotta ogni dieci secondi, inoltre perdi calcinacci”
Margaret aprì la porta. Forse voleva essere un insulto, Jack non lo capì finché non lo spiegò lei stessa.
“Allora, intanto ti ho rifilato una linguaccia” spiegò lei, in maniera molto chiara e persino scandendo le parole “Ma in ogni caso non credo che siano affari tuoi, visto che non verresti mai a una mia esibizione”
“Non c’è neanche un teatro qui” le fece notare Jack con distacco. Poi esitò: e se ne fosse comparso uno? Ma non accadde nulla, se non la casa che prese a gonfiarsi sentendosi offesa. Durò solo un secondo, poi però perdonò il discolo tornando a camminare con le zampe, che erano gambe, che erano tre piedi.
Fu un attimo. Si sentì un clic che spaventò entrambi. Davanti a loro si pose un enorme tostapane con due fette tutte da prelevare.
“La colazione è servita, signori miei” annunciò la voce incorporea.

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