Le avventure delle nuvole/47

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47 Le nuvole giocano a ping pong
“Bello, no?”
Non era bello, pensò lo Strato, ma lo Stratocumulo lo stava schiacciando, per cui dal suo punto di vista poteva essere anche bello. Ma non lo era.
Lo Strato si chinò, prendendo la pallina di nuvola che stava fungendo da ping pong.
“Dodici a uno”ricordò il punteggio lo Stratocumulo. “Annuncio il cappotto?”
Arrivò un paggetto che batté due volte un bastone nel cielo. “Il cappotto!”
Un cappotto fatto di nuvole entrò nella zona da ping pong. “Mi avete chiamato, messeri?”
“Messeri, noi siamo esseri… senza m” precisò lo Stratocumulo. Lo Strato ne approfittò per colpire la pallina.
“Dodici a due!” esclamò vittorioso. Sia il cappotto che lo Stratocumulo lo fulminarono, e dico davvero, perché erano capaci di creare virghe non da poco.
“Non puoi interrompere un attimo? Stavamo parlando di una cosa importante” disse l’avversario.
“Cos’è, ti brucia che tu abbia subito un punto?” chiese lo Strato. Il cappotto si mise sulle spalle dello Stratocumulo.
“No, non mi brucia affatto, perché hai appena barato” gli fece notare lo Stratocumulo. “Tu, Cappotto, sei con me?”
“Certo!”
Prese una pallina, strappandola da una nuvoletta di passaggio come se fosse bambagia e la fece rimbalzare sul tavolino di nuvole.
“Via!” colpì con più forza del dovuto ma fece comunque punto.
“Tredici a due” disse.
“Non è possibile. Sto per essere confitto” pensò. A metà fra un pensiero e un pensiero ad alta voce. Riguardo l altezze, le nuvole non avevano rivali. “Dovrò chiamare il campione di Ping Pong. Georgino!”
Passò un aereo.
“Dimmi”
“Non sei Georgino” disse lo Strato.
“No, ma posso esserlo per te, solo per una notte…” si leccò le labbra. Che razza di aereo era?
“Ehm… meglio di no” disse vago lo Strato. Avrebbe tanto voluto essere un Altostrato, così nessuno lo avrebbe più umiliato perché ehi, chi umiliava un nobile?
Ma ormai era lì. Lui e la pallina. Voleva vincere, o perdere. Stava a lui decidere. O, quantomeno, se alla pallina piaceva farlo vincere, di certo non si sarebbe lamentato.
“Vedi questo colpo” disse. Colpì, ma il suo avversario rispose prontamente. Di dritto e di rovescio, di rovesciata e di sinistra. Politica.
“Non è possibile!” esclamò indignato.
“Stiamo un po’ ventisette a due” disse. “Solo quando mi sono distratto mi hai colpito”
Improvvisamente venne Georgino.
“Chi colpisce cosa? Ora ti faccio vedere io!”
“Georgino!” esclamò lo Strato. “Mi serve una delle tue ali per rispondere colpo su colpo!”
“Mas certo! Ovvio che ti presto una delle mie preziose ali, tanto mica devo portare a termine un volo di linea”
Seguì un po’ di silenzio imbarazzato.
“Ehm… me la presti allora?” chiese lo Strato.
“Sì, ho detto sì, davvero!” esclamò Georgino, rimanendo fermo.
“Nessun problema?”
“Ma figurati, prestare gratuitamente qualcosa è il motivo per cui mi hanno costruito”
Un altro po’ di silenzio. Sia il cappotto che lo Stratocumulo cominciarono a sentirsi imbarazzati. In ogni caso, lo Strato prese un’ala e tornò a giocare.
“Ehi, ma non è regolamentare!”
A nulla valsero le proteste. Lo Strato vinse non poco. Trenta a ventisette, e semplicemente con una paletta a forma di ala di aereo. Anzi, con un’ala di aereo fatta e finita.
“Ah! E adesso chi fa l’arrogante?”
Lo Stratocumulo fece piovere.
“Mio vendicherò, fosse anche necessario mettermi a giocare a Burraco!”
“Mi chiedo con quali mani giocheresti!” esclamò lo Strato, mettendosi un cappello e andando via, verso l’orizzonte.

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