Stacy e un potere imbarazzante.

banner_aven_blog

“C’era una ragazza che, accendendosi una sigaretta, stava osservando distratta dei bambini fuori che giocavano. Aveva dei pensieri in testa, pensieri che la agitavano”
“Tirò. Aspirò. Un pensiero, poi un altro. Schiamazzi. Come sono maleducati, questi ragazzi! E dire che domani avrebbe avuto un esame. Ecco cosa la tormentava. Gente che le parla, e ogni volta un tiro di una sigaretta sempre più corta. Voci, forse spente, di fumo, voci che si sovrapponevano a dei bambini che facevano quattro tiri a pallone. Quattro tiri, come i suoi, di nicotina.”
“Spense la sigaretta con rabbia, ma non potevano fare meno baccano? Doveva pensare, quando si sarebbe svolto l’esame? Presto, sempre troppo presto. Si affacciò alla finestra, in cerca di distrazioni. Stava tirando il mozzicone giù quando si accorse di qualcosa di strano ”
Il pallone era giunto da lei.
“Signorina? Non è che può restituirci il pallone?”
Fu allora che li vide per la prima volta. Ciascun ragazzino gli ricordava un ragazzo. Il portiere era Nick, che da quando si era fidanzato non le aveva più scritto una parola. Quello che aveva parlato era Jonathan, che da quando lei gli aveva detto no, per i suoi mille motivi, era sparito anche lui. E tanti altri, troppi. Che fare con quel pallone? Tagliarlo o restituirlo?
Lo tirò goffamente, diede le spalle a tutti e iniziò a ridacchiare. Forse stava solo impazzendo ma non sembrava che Nick avesse un naso insolitamente grande? E Jonathan? Lei aveva detto : che gli venisse l’acne e, per l’amor del cielo , gli era venuta davvero. Si girò nuovamente e mentre passava Thomas, il postino maleducato, disse tra sé “che mani mosce” e tutte le lettere gli caddero dalle mani. Quello, confuso, si guardò attorno e le raccolse. Lei rientrò in casa meditando. Era stata lei? Le sue osservazioni stavano plasmando la realtà? Valela la pena di riprovare.
Andò da suo padre. “Non è che per caso puoi darmi dei soldi?”
Suo padre, paziente, tirò fuori il borsello. “D’accordo, quanto vuoi?”
Lei, vedendo la pancia strabordante del suo vecchio, non poté fare a meno di pensare a quanto potesse prudere. Lui si grattò.
È solo una coincidenza, pensò, cercando di ritrovare il suo senso pratico. E se così non fosse stato? Andò in strada e guardando una donna mormorò “quella ha l’aria da stronza”. La poverina stava tranquillamente parlando ad un amico quando improvvisamente cominciò ad imprecare. Dovette nascondere le risa, perché la scena era davvero pazzesca. Corse via, riprese fiato. Da dove iniziare…
Il posto migliore era dove non la conosceva nessuno. Il parco, un posto grande dove a distanza poté giudicare il prossimo mentre gustava un gelato.
Un uomo gentile poteva diventare un rozzo, un imbecille poteva fare una gaffe mentre parlava, un bambino poteva perdere i palloncini. Accadde ogni cosa.
E poi, improvvisamente, comparse lei. Lei, la sua nemica di sempre, quella che l’aveva fatta sentire inadeguata e stupida, che l’aveva umiliata, rimpicciolita e calpestata. Avrebbe potuto farle qualsiasi cosa, le si avvicinò.
“Stacy, tesoro!” cinguettò quella e lei non poté fare a meno di pensare che era proprio un’oca.
Oh no.
Karen, la nemica di sempre, era diventata un’oca fatta e finita. Sgambettando incerta, andò subito nello stagno insieme alle altre. Figuriamoci, pensò, fortunatamente non aveva pensato alla faccia da pesce lesso! Odiava il puzzo.
Ma sbirciando nello stagno potè assistere alla scena di un’oca che muta la sua faccia in quella di un pesce. Oh povera Karen. Oddio, insomma. Però doveva smetterla e smetterla subito. La vita, però, ci mette sempre alla prova e nonostante solitamente non incontrasse mai nessuno di interessante, improvvisamente si accorse che una persona da lontano la salutava. Oh no, non lui. Victor le piaceva davvero, in fondo cosa sarebbe potuto succedere?
Victor, che era proprio un Adone! Lui, il ragazzo, che stava per avvicinarsi, fu imbarazzatissimo nel vedersi vestito con tunica, peplo e corona di alloro!
“Ma che ca… e i vestiti?”
Stacy era sicura di trovarsi in un sogno. Ma lei non aveva trasformato i bambini nei suoi ex? Che c’entrasse la palla?
Corse via, si rintanò a casa. Non doveva avere più contatti con nessuno, doveva chiudere porte e finestre, spegnere il cellulare, basta! Andò in bagno, stremata e si guardò allo specchio.
“Sono proprio una vile egoista, sporca lurida egoista”. Continuò a guardarsi, aveva appena emesso una sentenza e aspettava di vederne i risultati sulla sua pelle. Ma non successe nulla.
“Oh…”
Su di lei non funzionava. Ma forse perché lo era? Provò a farsi dei complimenti.
“Sono bella, gentile, intelligente e fortunata!”
Neanche in quel caso. Cosa stava succedendo? Perché tutto quello e perché a lei?
Forse lei non era diventata altro che il riflesso del suo giudizio sulla gente. Del resto chi era lei per criticare tutto e tutti? Si affacciò alla finestra, i bambini continuavano a giocare. Che c’era di male, poi? Se lei era in ansia per l’esame non era certo colpa loro. E Nikc, certo aveva un naso imponente, ma gli dava personalità. E Jonathan, oh poveretto, lei l’acne l’aveva avuta da adolescente, come poteva averla augurata a qualcuno? E Karen… Lei…
Oh beh, la redenzione non veniva certo tutta di botto.
Fin

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...