La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/50

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Furono giorni piacevoli. Cominciò a tirare un vento più fresco e a volte piovve, ma l’aria serena che si respirava fra i quattro viandanti convinse tutti di stare intraprendendo un viaggio sicuro e pieno di curiosità.

Fu Mond, una sera, a procacciare la selvaggina per tutti. Per la prima volta, fu ritenuto pronto dagli altri e nessuno fu deluso dai conigli e alcune lepri che riuscì a catturare.

“Stai affinando la tua tecnica” disse a bocca piena Gerald. “Thomas sarebbe fiero di te.”

“Già…” disse Mond. “Thomas. Lo ricorderò sempre. Gli intitolerò un feudo”

“Stai dando feudi a destra e a manca” osservò Edward, divertito. “Sei sicuro che ci sia abbastanza luna per tutti?”

“Oh, sì” rispose Mond. “E anche se non ci fosse, la creerei. Non dimenticherò il bene concessomi”

“Io sarò Lady?” interloquì Mary.

“Certamente” disse Mond. “Sono curioso di sapere cosa mi dirà il Mago… e soprattutto, se lui conosce la magia in grado di riportarmi a casa”

“Lui conosce tutto” disse Gerald, rassicurandolo. “è molto anziano, forse il più anziano del mondo. Ha visto e conosciuto parecchie cose. Forse, era già al corrente dell’esistenza di gente sulla Luna. Ti riporterà a casa. È l’unico che può farlo, non ce ne sono altri e se dovesse morire temo che rimarrai per sempre esiliato sulla Terra…”

“A meno che non ti vengano a riprendere” disse sir Edward. “Non abbiamo ancora capito perché sei qui”

“Sarà la prima cosa da chiedere” osservò Mond. Si perse nei suoi pensieri. Era cresciuto tantissimo, ma allora perché non sono tornati a riprenderlo, una volta accertata quella maturazione? Doveva crescere ancora?

I giorni seguirono, e grazie alla sapiente guida di Gerald, che confidò nelle immagini inviate da George, utilizzarono le vie più veloci. In ogni villaggio che incontravano era sempre festa: la voce della presenza di un principe si sparse molto in fretta e venne accudito e coccolato in tutte le taverne. Altri briganti, invece, contarono di prendergli la sua testa ma la presenza di un cavaliere armato di tutto punto li fece desistere ben presto.

Più i giorni passavano, più Mary provò a incantare qualcosa. Mond la vide, il primo giorno dopo l’ennesima luna nuova.

“Ma cosa fai?” le chiese, vedendo la ragazza con il braccio teso a mormorare parole sconclusionate contro un albero.

“Come fate, tu e George, a fare quelle cose?” chiese, frustrata.

“Posso parlare solo per me stesso. Io non lo so. Guarda.” Tese il braccio contro il suolo verde ma non successe nulla. “Non riesco. Non sono mai riuscito.”

Mary si sentì stupita. Persino lui…?

“Be’, se la magia ci è preclusa, perché non andiamo a correre?”

Mond si abbatté, ma accettò ancora una volta. Corsero per molti minuti, mettendo un piede davanti all’altro, attraverso la radura, per poi trovare un fiume e tornare indietro, godendo del sudore e della fatica.

“E forse è questa la vera magia. Compiacersi del duro lavoro.” disse Mond. Mary scoprì che convenne con lui.

Scesero ancora verso sud, e Gerald scoprì di avere ancora informazioni nuove legate al percorso da intraprendere. Seppe subito che si trattava di George. Non li aveva mai lasciati soli.

Infine, all’orizzonte si vide una scogliera, l’ultimo baluardo di terra prima del mare, che quel giorno si presentò impetuoso.

“Così è questo?” chiese Mond, in mezzo al vento forte.

“Sì!” esclamò sir Edward. “Il mare. Ti piace?”

Mond si avvicinò col proprio cavallo. L’unico edificio era una torre dall’aria malmessa. L’edera si arrampicava indisturbata fino in cima, e giù c’erano solo scogli battuti dalle onde violente, esattamente come aveva descritto Gerald.

Nuvole grigie preannunciarono tempesta e tutt’attorno c’era silenzio e verde, dove il grigio metallo del cielo e il verde acceso del prato facevano a gara a perdita d’occhio.

“Che ci fate laggiù? Entrate, presto!”

Mond alzò lo sguardo. Un uomo dall’aria molto vecchia si era affacciato oltre una finestra a fessura. Guardò gli altri compagni e, visto che anche loro mandarono un cenno affermativo, si diresse verso l’entrata.

Fu il secondo a entrare, dopo sir Edward. La scala a chioccola li accolse scricchiolando e, tutt’attorno odorava di muffa e erba secca. Nel frattempo si separavano da terra e il mare cominciò a estendersi a perdita d’occhio. Arrivati al terzo piano, alcune gocce di pioggia entrarono di prepotenza dalle fessure.

Mond udì uno scricchiolio di porta che si apriva. Non era stato Edward ad aprire.

“Benvenuti. Dov’è il figlio della Luna?”

Mond ebbe un balzo allo stomaco. Gli mancavano i tempi in cui non gli credeva nessuno e quel titolo cominciò davvero a pesargli.

“Eccolo, messere” disse Edward. Gli posò una mano sulla spalla. “è solo un ragazzo”

Il mago era seduto su una spoglia scrivania. A parte quella vi era solo un letto e una libreria, il tutto illuminato da un vago moccolo di candela. Mond ebbe la sensazione che non si sarebbe mai spenta.

L’uomo, invece, era curvo, calvo e dotato di una barba che arrivava fino al pavimento di legno marcio. Gli occhi, invece, avevano lo stesso colore del mare fuori dall’edificio e, vivissimi, lo scrutavano.

“Finalmente” esordì. “Te la sei presa comoda.”

“Dovevo vivere le mie esperienze” si difese. Il mago ridacchiò.

“Sedetevi, vi offro un tè”

Gli astanti non si aspettavano certo che potessero esserci sia le sedie sia lo spazio comodo per tutti, invece ebbero ogni  comodità, persino una goccia di latte nel tè e alcuni biscotti dall’aria deliziosa.

Il mago assunse un grande sussiego prima di riprendere parola. “Ora che siamo comodi, posso ragguagliarvi sulla verità dietro il viaggio del ragazzo chiamato Mond, principe ereditario del regno lunare. Tu” si rivolse a lui “sei pronto a tornare a casa o vuoi rimanere un bambino coi poteri speciali?”

Bella domanda, si disse Mond. Quei giorni vissuti durante il viaggio e prima ancora i mesi passati alla capitale erano stati così rilassanti che aveva pensato più volte alla possibilità di tornare a casa. Adesso aveva un amico come George, un’allenatrice come Mary, un cavaliere come Edward e un padre come Gerald.

Sospirò. “Sì” disse, a malincuore. “Voglio tornare a casa”

“Allora sei Re” disse senza mezzi termini il Mago. Mond ricevette una scossa. Significava qualcosa…?

“Comincerò dall’inizio” spiegò il vecchio, dubbioso sulla reazione vista. “Non facevi nessun progresso, a palazzo. La gente mormorava e il tuo precettore era assai preoccupato dell’attaccamento di tua madre nei tuoi confronti. Non ti stava facendo vivere, e le lezioni teoriche ti potevano aiutare solo fino a un certo punto. Lui e altri suoi fidati amici, allora, fecero ciò che non avrebbero mai dovuto fare. Rubarono dalla biblioteca, dal reparto proibito, proprio l’ala che bramavi visitare”

Mond sgranò gli occhi. Lo ricordava senza dubbio, era soltanto una grata di metallo arrugginito chiusa con un lucchetto, che delimitava lui e il resto di una sala polverosa e piena di ragnatele, contenete libri puzzolenti.

Desiderava entrarci, ma non per studiare. Casomai l’avrebbe demolita perché non ne sopportava l’odore di chiuso.

“Sta di fatto che esiste un libro” il mago lo prese e lo mostrò ai presenti “che spiega a chi lo legge come spostarsi dalla Terra alla Luna, e viceversa. Disperati dal tuo caratteraccio, hanno ordito un colpo a tua madre, rapendoti durante la notte e spedendoti sulla Terra. Nel frattempo, ti avrebbero sorvegliato dalla distanza e, una volta capito quanto in realtà valessi, ti avrebbero riportato indietro. Se fossi stato una nullità, saresti morto in una landa desolata, povero e pazzo, solo e senza amici. Se invece eri il degno figlio di Selenia ed Endymion, avresti capito di appartenere alla stirpe reale e dunque pronto a tornare a comandare. A tua madre avrebbero raccontato che tu fossi scappato di casa, così avrebbero cominciato infruttuose ricerche nelle terre desertiche”

Nessuno fiatò mentre il mago parlava.

“L’unico terrestre a sapere di questo piano, sono io” proseguì, dopo aver lasciato un lasso di tempo per eventuali domande “sapete, io sono immortale. Non sto qui a spiegarvi perché, ma lo sono. Ho paura della morte più di quanto immaginiate…” ridacchiò. “Ma in ogni caso. Dicevo. Loro mi contattarono, e dopo l’iniziale scetticismo, gli credei. Attesi, dunque, col libro in mano, e una lettera”

Il mago porse a Mond una lettera scritta su uno starano foglio argentato, ma sigillata con l’inconfondibile ceralacca, che il principe ebbe visto troppe volte. Rappresentava una luna grigia divisa a metà: un occhio femminile ed uno maschile.

Mond non la lesse, rapito com’era dal racconto.

“Sono dieci giorni che non ricevo più notizie da loro, e non ne riceverò più. L’ultima volta che ci sentimmo, fu per insultarti” precisò il mago “Ma, dieci giorni fa, mi contattarono con urgenza, dicendo che era appena avvenuto un colpo di stato e che tua madre è deceduta”

Mond si sentì svenire. Gli altri furono altrettanto scossi.

“Il tuo precettore, preso alla sprovvista, si autoproclamò Re della Luna in un momento di assoluta emergenza” disse il mago “Ma non so quanto sia resistito al potere, perché sono dieci giorni che i collegamenti sono stati interrotti. Mi hanno solo dato il libro e la lettera per provare che ciò che dico è vero, e nel caso fosse successo qualcosa sarei stato io stesso a sollevarti a casa tua. Converrai con me che, se c’è in atto un colpo di stato, vorrai arrivare preparato”

“Certo” provò a dire Mond, con un groppo alla gola.

“Dunque, dovrò addestrarti personalmente”

I presenti si levarono in tante domande, ma il mago li interruppe alzando la mano destra.

“Sapete anche voi che ho detto la verità, la ceralacca fa fede ed anche il libro. Se volete dunque restare per custodirlo e accompagnarlo, siete i benvenuti. Non sono un asociale, ma Mond dovrà restare qui sulla scogliera fino a quando non riterrò opportuno riportarlo a casa. Farò più in fretta che potrò.”

Mond annuì. Aveva una gran voglia di piangere sua madre, ma annuì.

“Sono pronto, Mago” disse, l’ira montante. “Addestrami. Fammi nuovo. Sono nelle tue mani.”

 

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