I cieli di Alkabeth/12

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Passò qualche giorno e il gruppo ebbe modo di affrontare un altro gruppo di Succhiatori. Le donne-Corvo si dissero estasiate del modo in cui Danya lanciava le fiamme, ma anche loro erano molto versate nelle arti magiche, che impregnavano l’aria a seguire la loro volontà. Spostamenti più o meno violenti travolsero molti Succhiatori, che subirono morti spesso più violente di quelle che donava Danya.  

Una sera nacque dunque un dibattito tra lei e il trio.  

“È vero, ci offri ogni giorno il fuoco” cominciò a dire Prudence “ma secondo noi, e ci abbiamo anche pensato, ti siamo superiori in battaglia” 

Alexander aveva appena ascoltato quella frase che il suo sguardo si pose su Danya, che stava mangiando il coniglio con aria distratta. Anche Benjamin si incuriosì a quella provocazione. Dal canto loro, nessuno aveva mai messo in dubbio l’abilità di nessuna donna, e avevano anche avuto modo di essere addestrati a sollevare pesi e a fare delle gare brevi di corsa. Nessun risultato era però considerato soddisfacente, dunque i Succhiatori venivano affrontati ancora da chi aveva le arti magiche.  

“L’ultima volta le nostre tecniche d’aria hanno fatto molto comodo, vero?” insisté Prudence. “Ne abbiamo ammazzati sette. Tu, quanti ne hai ammazzati?” 

L’Oracolo continuò a non rispondere nulla.  

“Te lo dico io, visto che non te lo ricordi” sogghignò. “Ne hai uccisi cinque. Hai dato un contributo a uccidere tutta la mandria, ma il grosso del lavoro lo ha fatto la setta delle donne-Corvo, il che mette in dubbio la tua abilità da Oracolo, figlia dei Draghi” 

Fece una pausa.  

“E questo coniglio è crudo” concluse, quasi agitata. Benjamin osservò meglio la donna e, forse, aveva un segreto dentro di sé. Aveva notato sua madre che, ogni mese, si chiudeva in se stessa e rispondeva a monosillabi oppure scattando iraconda. Può darsi che era nello stesso periodo anche lei? 

“Non capisco perché stiamo parlando di questo. Siamo vicini a Colletta, giusto? Allora non dovremmo più avere a che fare con i Succhiatori perché entreremo in una città sorvegliata. Tirare fuori certi discorsi è sintomo di un complesso di inferiorità” dichiarò Danya, con una semplicità disarmante. 

“E invece vogliamo chiarire chi è più forte tra l’aria e il fuoco. Poniamo il caso che voi tre abbiate successo nella missione. I Draghi saranno incuriositi dalla setta del dio Corvo, giusto? Poiché non esisteva prima dei tempi dell’Esilio, è stata una geniale invenzione dal primo trio, quello originale. Ebbene, se fossi nella coscienza dei Draghi vorrei sapere perché le donne, alcune donne, si impegnano tanto a disturbare la tribù dei Folletti, rubare parte del denaro e offrirlo a un altro dio che non sono loro. E tutto ciò perché dominiamo l’aria. Ecco uno dei vantaggi che abbiamo, caro mio” disse Prudence, stendendo un palmo e creando una sfera d’aria. Benjamin ne fu affascinato, come lo era sempre ogni volta che lo vedeva.  

“E va bene”  

Danya si tirò su le maniche e si alzò dal ceppo dov’era seduta. I suoi grandi occhi verdi giocavano con le scintille del falò.  

“Fatevi sotto. Chiariremo questa diatriba che non ha senso di essere. Sarà anche un modo per dimostrare ai due ragazzi come si combatte in maniera amichevole. Andrò leggera con voi. Chi è la più forte?” 

Le tre donne si guardarono a vicenda. Chi era la più forte? Si consultarono bisbigliando, forse avevano fatto male a provocarla, ma era un pensiero che si portavano dentro sin da quando avevano cominciato a collaborare combattendo i Succhiatori, e siccome erano diversi giorni che le imboscate si presentavano a intervalli regolari non potevano non aver notato che Danya non si impegnava. Perché una ragazza come lei, così emotiva e sensibile davanti a un fantasma, era stata scelta per essere Oracolo mentre loro dovevano accontentarsi del secondo posto? Non era giusto, secondo il pensiero comune.  

“Sono stata io a lanciare la provocazione” disse Prudence, sfilandosi il mantello e rimboccandosi le maniche anche lei. “Sarò io a battermi” 

“Sei la più forte? Le altre non dicono niente?” sogghignò Danya.  

“Questo non ti riguarda. Non c’è da essere sbruffone, quando le donne-Corvo sfidano i Draghi” 

Danya alzò gli occhi al cielo e si pose a una decina di passi di distanza dall’avversaria. “Dunque, devo usare tutta la forza. Ne sei sicura?” 

“Ovviamente” strinse gli occhi Prudence. Aveva una gran voglia di farle mangiare la polvere. Non se ne spiegava bene il motivo, ma sentiva che era la cosa migliore da fare. Inoltre, non aveva potuto fare a meno di notare che ogni volta che i Succhiatori attaccavano, era lei quella più a suo agio, lei la più agile, lei la più preparata.  

Danya stese le braccia come se intendesse volare, chiuse gli occhi e si concentrò. In maniera repentina, l’aria circostante mutò e iniziò a scaldarsi. Delle piccole fiammelle le attraversarono il corpo dal basso verso l’alto. Gli occhi, da verdi, divennero arancioni e i capelli le si sollevarono in aria. Come se fosse stata una conseguenza, il terreno prese a tremare e alcuni sassolini si sollevarono, poi Danya urlò e tutti quegli effetti sparirono, lasciando solo, attorno ai pugni dell’Oracolo, due grandi sfere di fuoco.  

“Tocca a te.” disse sorniona.  

Prudence, in maniera molto simile, creò una grande bolla d’aria attorno a sé, all’interno della quale il terreno si mosse anche in maniera più violenta. Danya pensò che le donne-Corvo non avevano rispetto della terra e della vita. Inoltre, anche loro erano dono dei Draghi, ma non ne erano consce. era dunque il momento di riportarle nei ranghi. 

Le due grandi masse, una calda e l’altra fredda, si scontrarono a metà strada dalle due contendenti. La tensione era molto palpabile e in due fratelli erano preoccupati. Presero ad abbracciarsi.  

Fu l’Oracolo a fare la prima mossa, lanciandosi con un gancio destro, prontamente parato da un muro invisibile d’aria. Prudence, tuttavia, non riuscì a controbattere, dovendosi trovare a difendere dai svariati attacchi, sia fisici sia di fuoco della ragazza. Non c’era neanche il tempo di pensare che i calci, i pugni e le sfere di energie arrivavano da destra, da sinistra e dall’alto in maniera repentina. La barriera d’aria cominciò a vacillare, dunque si concentrò, trattenne una forte energia e la sprigionò tutta in una volta. In quel modo non aveva riportato grandi danni, né ne aveva inferti all’avversaria, ma perlomeno l’aveva allontanata.  

Prudence aveva il sangue negli occhi. Si stava esaltando. Danya lo notò, e, nonostante sia stata atterrata, lanciò dal basso una fiammata molto simile a una fenice, la quale poi riuscì a entrare attraverso il muro invisibile della donna-Corvo, pronta dunque a incendiarla e ad arrecarle danni seri.  

“Un momento! È uno scontro amichevole!” esclamò scandalizzata Temperanza. “Dovrò intervenire anche io” 

“Calma” borbottò Eluveitia. “Guarda bene” 

La fenice esplose in mille piccole e innocue fiammelle, e dall’esplosione ne uscì una Prudence intonsa, la quale, utilizzando la velocità del vento, cercò di colpire con una serie di masse d’aria solide l’avversaria. Danya bloccò la maggior parte degli attacchi, ma quelli che andavano a segno le lasciarono diverse ferite o contusioni. Non se l’aspettava, pensava di essere più resistente. Ciò le piacque.  

“E va bene” rispose lei. Dall’esterno, si poteva leggere una certa letizia negli occhi. Si asciugò col pollice un angolo della bocca che colava sangue. “Se queste sono le premesse… tu affumicata, io insanguinata… assaggerai i miei pugni” 

“Non erano granché, prima” la stuzzicò Prudence. Aveva le vesti lacerate ma era determinata più che mai. Entrambe sembravano in ottima forma. Alexander pensò di non riuscire mai a eguagliarle. Che cosa erano venuti a fare, in fondo? Non potevano essere le tre donne-Corvo a recitare la preghiera? L’avrebbero insegnata a loro e poi se ne sarebbero tornati a casa, mesti e delusi nel vedere che nel mondo c’erano donne anche più forti di un Succhiatore.  

La battaglia si faceva nel frattempo più serrata, e gli scossoni provocarono spostamenti d’aria che costringevano gli spettatori a scansarsi. Infine, in un ultimo botto, le due ragazze si accasciarono schiena a terra col fiatone. Entrambe avevano contusioni e fratture. Tuttavia, sorridevano.  

“Ti ho battuta” dichiarò Prudence. “Ho battuto l’Oracolo, la figlia dei Draghi e del fuoco” 

“Non dire stupidaggini” rise l’altra. “Ti ho umiliata”  

“Vincerà” intervenne Alexander, alzandosi “chi riesce ad alzarsi da terra dichiarando sono il vincitore”  

Non seppe nemmeno lui come gli venne in mente, seppe solo che era la cosa migliore da dire in quel momento. Aggiunse anche “Mi raccomando, a voce alta” 

Anche Temperanza e Eluveitia si dissero d’accordo e osservarono le due contendenti. Lentamente, Danya si alzò e, barcollando, disse “Ho… vinto” prima di Prudence, la quale incespicò e cadde faccia a terra.  

Danya rise.  

“Vince chi resta in piedi” dichiarò. “Vieni, ti curerò” 

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