Kaden e le Fontane di Luce/10

Capitolo 10

Quando rinvenne, vide di fronte a sé una serie di sbarre di legno. Successivamente, si rese conto di essere legato mani e piedi, sdraiato su un fianco sopra un pavimento di legno.

“Che… succede? Dove mi trovo?” chiese intontito, dopodiché si guardò attorno e vide che non era l’unico in trappola: c’erano Mary, ancora svenuta, Klose e Taider legati con un’unica corda e, poco più in là, Shydra Aldebaran… la Preside.

Che ci faceva lì la Preside? E lo stava anche guardando!

Le si avvicinò strisciando “Signora Preside! Che sta succedendo? Che ne è stato della mia famiglia? Io…”

“Ssssh, non è il momento” sussurrò Shydra.

“È dunque lui?” chiese un altro ragazzo che Kaden non aveva visto. Era vestito di un’armatura lucidissima, recante il simbolo degli Hesenfield, che Kaden aveva visto qualche giorno prima identico sull’armatura di Jakob.

Quindi, a rigor di logica, quel ragazzo avrebbe dovuto essere un fratello, oppure un parente. Era molto somigliante, a parte gli occhi, che invece erano verdi.

“Sì, è lui” rispose Shydra. “Ti assicuro che ci è riuscito davvero… anche se non si direbbe” poi si rivolse a Kaden. “Kaden, sai dirmi che cosa è capitato a Mary? Perché le manca un braccio?”

Mary? Le mancava un braccio? Kaden non capiva a cosa si riferisse la Preside.

Poi, tutto d’un tratto, ciò che fece gli piombò addosso, per un attimo obliato a causa dello svenimento.

Cominciò a tremare. Che cosa avrebbe detto Mary una volta ripresasi? E se fosse morta? Che cosa avrebbe detto lui per giustificarsi?

“Non lo so” rispose infine Kaden. Dopo quella risposta, non ci fu più tempo per altre discussioni, perché qualcuno, o meglio, più di qualcuno, fece suonare i tamburi.

“Fate largo a Sua Maestà l’Amazzone Flavia!” esclamò una voce femminile.

Le Amazzoni… Kaden aveva ancora vivido il ricordo del tafferuglio di qualche ora prima. Infine, anche Mary, Klose e Taider si svegliarono.

“Che succede?” chiese Mary, ancora intontita. Poi urlò con quanto fiato aveva in gola.“Perché… Oh, cazzo! Il braccio!”

Guardò Klose e Taider, e poi il suo sguardo si posò su Kaden, e tornò ad urlare come una forsennata.

“Tu!” esclamò, furibonda. “Sei stato tu! Io ti ammazzo!”

“Silenzio, o vi addormenteremo un’altra volta!” affermò Flavia, e Mary proruppe in un pianto inconsolabile. “Siamo perfettamente al corrente delle vicende che stanno coinvolgendo l’Australia tutta. Abbiamo catturato Caleb Hesenfield, Taider il Cavaliere Corrotto, il capo dell’Armata Rivoluzionaria Shydra Aldebaran e il ragazzo ricercato per aver aperto la Fontana Lind, accompagnato da altri due guerrieri”

“Certo, siamo i figli della serva noi…” sussurrò amareggiato Klose. Mary stava ancora piangendo e rotolando dal dolore, come se farsi del male fosse la soluzione.

“Il tiranno Cassius il Magnifico” proseguì Flavia, usando un tono orgoglioso e felice “si è esplicitamente schierato a favore della causa degli Hesenfield, i quali, come sappiamo, ambiscono al Trono degli umani. Tutto ciò è inaccettabile. I Centauri sono, dall’origine del mondo, indifferenti alle vicende umane, che consideriamo inferiori e, se nel caso la nostra gloriosa razza sia mai stata coinvolta in una delle loro guerre, non abbiamo mai fieramente fatto parte né dell’una, né dell’altra fazione, ed arbitri ci siamo sempre assisi al di sopra delle loro quisquilie!”

Seguì un applauso entusiasta da parte di tutte le Amazzoni.

“Per questo motivo ritengo che l’evento accaduto – la partenza in guerra di Cassius a fianco degli Hesenfield – sia un campanello d’allarme per una possibile crisi di tutto ciò in cui crediamo. Le Amazzoni, in quanto protettrici del Reame, dovevano fare qualcosa. Ed io, per quanto immeritata sia la mia nomina a Leader, mi proclamo Magnifica!”

Seguirono vari “Urrà!” e “Lunga vita a Flavia la Magnifica!”

Flavia allargò le braccia sorridendo. Secondo Kaden, non vedeva l’ora di poterlo dire. “Come mio primo atto pubblico” dichiarò, “condanno a morte chi si è introdotto nel mio, nel nostro Reame pretendendo non solo la nostra amicizia, ma anche di stabilirsi qui e fare entrare gente poco raccomandabile, patetici esseri inferiori!”

Un altro boato.

Fu allora che Kaden si rese conto di dove fossero esattamente: la gabbia era posizionata al centro di quella che sembrava un’arena, e le Amazzoni acclamavano Flavia posta proprio di fronte alla sua visuale.

“Adesso liberate i prigionieri e fate entrare gli animali!”esclamò Flavia.

Le sbarre di legno caddero e alcune Amazzoni slegarono tutti; dopodiché vennero aperti dei cancelli e una decina di Plexigos, a forma di canguro, di coccodrillo e di dingo, li aggredirono da tutte le parti.

Kaden estrasse Raggio di Sole: la battaglia era cominciata. Osservò un Plexigos modello coccodrillo farsi avanti, non c’era modo di vedere ciò che facevano gli altri.

Era davvero terrificante, diverso da quelli che avevano accompagnato le Amazzoni. Forse era solo la cicatrice che gli attraversava l’occhio verticalmente, o forse era solo l’atmosfera, ma Kaden si sentì alquanto impotente, e tutto il coraggio che aveva raccolto svanì com’era arrivato.

Ma doveva sopravvivere, non c’era tempo, come aveva spiegato Klose, di cercare un’altra persona capace di aprire le Fontane, sempre ammesso che potesse esistere in quella generazione.

Si mise in posizione di guardia, Raggio di Sole davanti a sé che riluceva, pronta a sgozzare.

E dire che era solo una spada non di alta qualità… ma Kaden scacciò via quel pensiero: come sarebbe andata, sarebbe stata poi raccontata.

Il Plexigos balzò in avanti spalancando le fauci così simili a quelle di Josafat il Mangiacuore, diretto alla carotide, ma Kaden si scansò, preso dall’istinto di sopravvivenza, e si portò alle spalle della bestia cercando di colpirla con un fendente che gli avrebbe lasciato una cicatrice che non avrebbe dimenticato.

Il ragazzo colpì con tutta la forza, ma la scorza dura dell’animale riuscì a spezzare la lama.

Sentì vagamente Flavia, o qualcuna delle spettatrici, ridere. Certo, dal loro punto di vista sarebbe potuto essere un evento comico, tuttavia Kaden sudò freddo ed ebbe paura di morire.

Non c’erano Mary, Klose e Taider a proteggerlo, erano impegnati con i loro Plexigos e chissà come se la stavano cavando… Kaden non ebbe il coraggio di voltarsi. C’era Shydra, ma anche lei non poteva aiutarlo.

Era da solo, e Kaden sperò in una morte veloce e indolore.

Il Plexigos attaccò di nuovo, lanciando un paio di raggi laser viola dagli occhi, ma Kaden li respinse istintivamente tenendo il mozzicone di spada di fronte a sé. Kaden si stupì del rifiuto del suo corpo di morire… decise di combattere con la lama spezzata, anche perché se c’era una speranza di rivedere i suoi cari, voleva sfruttarla.

“Raggio di Sole… nella tua pur breve vita vorrei vincere un duello con te, se non ti è di troppo fastidio” disse. Attese, chiudendo gli occhi, che il Plexigos facesse una nuova mossa.

Invece del colpo, però, sentì qualcosa squarciarsi e del liquido inondargli la faccia.

“Che…” aprì gli occhi. “Tu sei un Hesenfield! Come mai mi aiuti?”

“Mio padre desidera riceverti nella nostra dimora” rispose Caleb. “Non posso permettere che tu muoia. Gli altri… che se la cavino, ma ho notato che non sei molto portato per la guerra, dunque hai bisogno di aiuto”

Kaden ebbe un moto di stizza. Non c’era bisogno di rinfacciarglielo!

“Comunque, ti ringrazio” borbottò il ragazzo. “Evidentemente, sono solo capace ad aprire le Fontane”

“E ti par poco” rispose Caleb, uccidendo un altro Plexigos. “Tutti noi siamo capaci in almeno un campo. Chi nella guerra, chi nella scultura, chi nella politica, e chi nel ridare speranza laddove la si credeva morta. Ciò che voglio dire è che in questo mondo nessuno è inutile. Nessuno, nemmeno il più feroce assassino”

E uccise un altro Plexigos.

Kaden si rese conto di quanto fossero vere quelle parole. Era vero, si ripeté, lui non era inutile. Aveva aperto le Fontane, ad esempio.  Per un periodo, aveva portato l’allegria nella sua classe, che altrimenti sarebbe stata triste a sgobbare sempre sui libri. In famiglia, era lui che trovava sempre le soluzioni più svariate ai loro problemi economici.

Kaden sorrise, e lanciando il mozzicone della spada su un Plexigos, quella gli trapassò la gola. Dopo averlo fatto, esclamò di gioia. Pur avendo dato la morte a un essere vivente, non si era mai sentito così vivo.

“Ehi! Ce l’ho fatta! Hai visto… Hesenfield?”

“Sono Caleb” precisò lui. “Il primogenito ed erede della mia Casa”

Il ragazzo annuì, non provando più nessun rancore per quei colori. Non aveva mai sentito, infatti, il sangue scorrere così in fretta nelle vene e soprattutto non aveva mai avuto quell’adrenalina così forte. Ma soprattutto, era la consapevolezza del danno arrecato a Mary che lo muoveva.

Non se lo sarebbe mai perdonato, e piuttosto avrebbe sognato ogni notte quell’errore. Tuttavia, credeva di aver in minima parte riparato, uccidendo quel Plexigos.

“Ora non esagerare, però” gli ricordò Caleb. “Sei sempre in un’Arena dove ti vogliono morto”

 

Nel frattempo, Taider vide Kaden uccidere per pura fortuna un Plexigos, mentre lui ne teneva a bada tre.

“Caspita… ne ha già ucciso uno, mentre io sono ancora a zero. Mi sto facendo battere da un ragazzino?”

Con un impeto, li distrusse tutti e tre con la sua spada.

“È ancora vivo quel bastardo?” chiese Mary, che pur con un braccio solo aveva ucciso i suoi nemici. “Dov’è? Devo ucciderlo con la mia mano!”

“Mary!” esclamò severo Taider. “Che cosa stai dicendo? E le Fontane? Sappiamo entrambi che il braccio avresti potuto perderlo in molti modi… non devi essere severa col ragazzo, e perdonarlo laddove si può. Sei viva, a quanto vedo, e ancora capace di combattere. Pensa a qualcuno che invece non ha nessun arto! Pensa, una buona volta!”

Taider si riferiva ai fantasmi del suo passato: aveva visto, in una scorreria dell’esercito, le cose peggiori che un uomo potesse vedere nella sua vita. Bambini morti, vedove disperate, organi in bella vista, famiglie distrutte. E poi, un uomo senza nessuno dei quattro arti.

“Chi ti ha fatto questo?” aveva chiesto Taider, scioccato da quella visione. Per di più, l’uomo stava sorridendo, pur consapevole di essere moribondo.

“La Rivoluzione” aveva risposto lui, fiero. “Se i miei arti hanno contribuito a rendere felice questa gente, sia”

Taider da allora aveva lasciato l’esercito per unirsi a Shydra, e dopo alcuni anni, adesso fissava Mary, la quale non stava capendo un accidente della vita.

“Sei troppo legata alle cose tu” constatò il cavaliere Corrotto. “Le spade, la guerra, i tuoi arti… sai che siamo passeggeri in questa vita, vero? E tutti i nostri beni dovremo un giorno restituirli… sì, comprese le braccia e le gambe. Restituirli, o sacrificarli per un bene più grande. Kaden non l’ha mica fatto apposta”

Mary non trovò nulla da ribattere, ma anche se avesse avuto qualcosa, suonò un gong da qualche parte.

“Non cantate vittoria” esordì Flavia la Magnifica, sovrastando i fischi che pervenivano da tutte le parti. “Siete sempre dei condannati a morte, e aver battuto dei Plexigos stupidi non vi conferisce l’immortalità. Ecco, vi presento un altro boia”

Entrò un Centauro donna, armata di spada. Per metà era una donna dai capelli castani, il manto cavallino era liscio e sembrava molto curato. Per essere una guerriera, era strano che non recasse ferite.

“Lei è Giulia, una delle Quattro Potenti. Noi siamo l’élite della nostra truppa, e Giulia avrebbe potuto uccidere quei Plexigos in un minuto” la presentò Flavia. “Se riuscite a uccidere lei, vi manderò anche le altre due Potenti. Ma non credo che succederà mai”

Sembrava davvero imponente, molto forte nelle braccia e un aspetto davvero minaccioso. Roteava quella spada senza mai farla cadere.

Kaden poi capì: quella che aveva preso per spada in realtà era una doppia lama con un manico al centro. Un’arma fuori dal comune e forse ancora più micidiale.

“Per favore” disse Shydra. “Quelle cose le so fare anche io. È tutta scena, non spaventatevi”

Mary constatò: “Se avessi avuto ancora il mio braccio…” sospirò. Le parole di Taider l’avevano colpita, e adesso non era più arrabbiata. Non con Kaden, almeno.

“Giulia, eh? Beh, io ho sempre Raggio di Sole con me” rispose Kaden, riferendosi al mozzicone rimasto della sua spada. Poi si ricordò di averlo lanciato nella gola del Plexigos e si ritrovò disarmato, a meno di non considerare come armi  le sferette d’aria che aveva imparato a fare.

Nel frattempo, Klose sospirò. “Kaden ha avuto fortuna poco fa, non riuscirà a compiere un altro miracolo”

“Dici? Secondo me quel ragazzo riserva molte sorprese… lo vedo più motivato” rispose Caleb, insolitamente ottimista. Erano tutti nella stessa barca, ormai, e Flavia sembrava davvero gigantesca.

“Ci sono Flavia, Giulia… e altre due Potenti” riassunse Klose. “Anche se dovessimo unire le forze e abbattere lei, chi ci aiuterà nell’uccidere tutte e quattro?”

Era pomeriggio inoltrato. Il sole moriva dietro gli alberi. Che fosse un segno delle vite che stavano per spegnersi?

4 pensieri su “Kaden e le Fontane di Luce/10

  1. Che ansia la fine xD

    ““E ti par poco” rispose Caleb, uccidendo un altro Plexigos. “Tutti noi siamo capaci in almeno un campo. Chi nella guerra, chi nella scultura, chi nella politica, e chi nel ridare speranza laddove la si credeva morta. Ciò che voglio dire è che in questo mondo nessuno è inutile. Nessuno, nemmeno il più feroce assassino”” –> ma che carino Caleb

    Piace a 1 persona

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