Il posto dove volano le aquile.

We’ll never stop we all run
Far away, not alone
To the place where the eagles fly
On wings we’re riding high
Until the time will come
Anywhere, anyone
Where the rays of eternal life
Are shining to the sun

(Freedom Call – Journey into Wonderland)

La cavalcata di sir Jack aveva lasciato il posto a un leggero trotto.

Era giunto, egli, accompagnato da una piccola scorta, nel posto desiderato: davanti a sé, un’immensa vallata verde, bagnata dall’oro del sole al suo tramonto.

“È magnifico qui, mio signore” volle dire Barbaros, il suo scudiero, in preda all’emozione.

“Vero? È il posto in cui sono nato, e presto vedremo il Santo, che ci fornirà tutte le risposte”

Per quel motivo sir Jack si era mosso, aveva bisogno di risposte e le avrebbe ottenute. Ne aveva sentito parlare tantissimo, da ragazzo, e per lui era una figura mistica, leggendaria.

Anche se, guardando e vivendo il paesaggio che si estendeva ai suoi occhi, stava pensando che anche solo quel posto fosse santo di suo.

Tutto sembrava disegnato da un mirabile artista, ogni cosa sembrava essere naturalmente al suo posto e al gruppo pareva proprio essere catapultati in un sogno, in una terra così lontana dagli orrori della guerra, delle trame politiche, delle prevaricazioni e delle ingiustizie.

La valle presentava al centro un fiume che scorreva placido verso sud, dove si trovava il mare.

“In questo fiume sgorga non solo l’acqua, ma tantissimi miei ricordi legati all’infanzia” spiegò sir Jack. “Quante cose sono capitate qui”

Il fiume lambiva un piccolo bosco, che il cavaliere sapeva essere abitato da una tribù selvaggia ma pacifica.

“Chissà che fine ha fatto Jonathan…” pensò fra sé Jack, riferendosi al vecchio capo tribù che non vedeva da anni.

Mentre la spedizione procedeva, il paesaggio cambiava con loro: dal bosco e il fiume, il paesaggio lasciava il posto a un piccolo villaggio, annunciato da alcune fattorie poste appena fuori.

“Non siamo diretti al villaggio” annunciò il cavaliere al suo gruppo “ma fra le montagne”

Queste non erano poste lontano dal villaggio, il quale seppur visto da fuori rimaneva molto invitante e colorato, dati i suoni allegri e i profumi che giungevano a loro, ma il paesaggio che offrivano era unico al mondo: era possibile attraversarle attraverso alcune gole che conducevano sempre più in alto ma richiedevano di smontare da cavallo, e nel frattempo al di sopra delle teste dei visitatori volavano le aquile.

Che spettacolo erano! Veleggiavano libere nell’aria, avanti e indietro, come se stessero veramente facendo la guardia a quel paesaggio incantato.

“Ecco, è qui che abita il Santo, colui che conosce tutte le risposte”

“Mio signore, guardate!”

Sir Jack si voltò e mirò il paesaggio della sua infanzia dall’altro. Il villaggio al centro, il bosco sulla sinistra, tutto contornato dal fiume placido che scorreva sempre ed eternamente, mentre la verde vallata si spegneva verso il sole ormai morente.

Mentre osservavano tutti, la brezza della sera esordiva accarezzando loro la faccia, portando con sé un certo odore fresco.

Era quella, la landa dove volavano le aquile, un’isola felice completamente estranea alle loro realtà quotidiane.

Ed ecco che un pensiero gli si fece strada: era poi necessario andare dal Santo a chiedere… che cosa doveva chiedere poi? Quel posto non aveva forse tutte le risposte?

E sir Jack capì. Capì che forse non c’è un posto come casa propria, quando non si ha un altro posto dove andare.

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