La Ropa Sucia/302

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José Riquelme non era mai stato un ragazzo dalle iniziative personali, e si confermò tale anche quel giorno di giugno, a Villa Riquelme, al cospetto di Sofia sua madre ed Elisa Riquelme, che ancora millantava di essere sua sorella, anche se non tutti ci credevano. Ma lui doveva dire una cosa importante.

“Madre, sorellastra… ho Alfredo a casa mia, il vero padre della creatura che sta portando in grembo Adele”

Sofia posò la coppa da cui stava bevendo e squadrò con disprezzo suo figlio, che da quando era andato a vivere da solo non ne aveva combinata una giusta.

“Ah” disse Sofia. “Quindi mi stai dicendo che Alfredo è il vero padre del figlio di Adele, quello che tu hai deciso di riconoscere come tuo figlio, impunemente e contro la mia volontà”

José sapeva bene che Sofia aveva avuto anche parole positive per quel matrimonio, ma negli ultimi due mesi stava adottando la linea dura contro lui e sua moglie, forse perché stava agendo sotto le direttive di Ezequiel Riquelme, che tutto sapeva e vedeva dall’alto del suo carcere.

“Sì, è proprio lui” disse José. Poi guardò Elisa. “Tu che ne pensi?”

“Rispondi” ordinò Sofia.

Elisa, puntigliosa com’era, specificò: “Avrei parlato lo stesso, Sofia. E dirò che tu, José, sei stato molto ingenuo a sposare una donna che comunque ha messo in casa il padre vero del bambino. Ti sei chiesto perché e lei ti ha detto di fidarti, che ha un piano, che tutto andrà a meraviglia. Quindi tu sei andato da tua madre, come il più perfetto degli zerbini. Pedro Sanchez è meglio di te”

José svenne.

Nel frattempo, c’era una famiglia che negli ultimi due mesi era rimasta nel segreto della loro casa, alterna dosi col gruppo delle streghe di Villa Nueva. E, in due mesi, non si era resa conto del grosso errore che stavano perpetrando ai loro stesis dannio. Ecco perché Ramòn Fernandez e suo fratello decisero immantinente di correre ai ripari, ciascuno con la propria compagna, a tendere una trrappola a quelle affittuarie che magari stavano tentando il colpaccio a Villa Nueva, proprio in prossimità dela sagra dell’asado.

Così, mentre Pedro cercava in tutti i modi di capiore cosa potesse c’enmtrare il fatto di avere perso le chiavi della macchina quel tardo pomeriggio di gennaio e come quel fatto aveva azionato ben due lavatrici e fatta espolodere una terza, i Fernandez si misero uno ciascuno per angolo e osservarono attentamente cosa facevano quelle streghe e che ruolo aveva Marìa, la proace giardiniera, in quel gruppo.

“Da quanto tempo esiste? E come mai sono qui solo da poco?” furono le domande ficcanti di Rebecca Jones, che, abituata alle domande da giornalista, le poneva e si aspettava che la gente rispondesse.

Tuttavia, avendo lei scelto un angolo della casa, era da sola e al massimo avrebbe potuto rispondere un albero, che pieno di muschio sembrava umido.

Scese dunque la notte, mentre Ramòn Fernandez stava appoggiato al suo albero. Aveva anche lui scelto un angolo dela casa, quello migliore, quello dotato di finestra. Poi guardò la luna e sospirò. Erano belli, i tempi in cui faceva parete del Clan dei Neri, ma adesso non riusciva più a prendere nessuna notizia e si sentiva tagliato fuori dal mondo, tranne quel giorno in cui la lavatrice di Joshua esplose facendolo finire senza quattrini.

“Fernandez”

Ramòn si voltò a destra e a sinistra, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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