La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/07

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Thomas e sir Edward erano riusciti a fuggire semplicemente costeggiando il lago, spostandosi verso ovest dal valico fino al villaggio, che secondo il brigante si chiamava Sparwier. Sparwier sembrava molto comunicante con Senerbez, ma Thomas aveva riferito che esisteva una antica rivalità fra i due comuni. Edward si dispiacque per il suo cavallo, ma non aveva modo di passare per quel sentiero stretto, a metà fra le solide pareti di roccia e l’acqua del lago.

“Non possiamo continuare a fuggire per sempre” disse il cavaliere reietto. “Dovremmo vendere Mond alla gente della luna, ma non sappiamo come contattarli”

“L’ha detto Gerald” rispose Thomas. “Dobbiamo ricorrere alla magia, e guarda caso ci stiamo dirigendo dove corre voce che esista”

“Ossia?” chiese il cavaliere.

“C’è un castello che dà sulla scogliera, a sud del regno di Salisbourgh, ovvero la nostra nazione. Penso proprio che Gerald abbia in mente di verificare se le dicerie siano corrette, oppure no”

“Non andrete dunque alla capitale per visitare i funerali del vostro Re?” chiese Edward.

“No” disse Thomas. Non aggiunse altro, e l’ex cavaliere lo sentì per lunghi attimi molto distante, come se non volesse parlare di politica.

Dopo quella che parve un’eternità, sir Edward cambiò totalmente argomento, mentre la nuova cittadina si avvicinava.

“Non ti pare strano? Avevate segnalato una carestia in questa regione, poi arriva Mond e comincia a piovere e tirare un vento fresco. Se Mond è davvero chi dice di essere, sarebbe il caso di riflettere sulle possibilità che ha il ragazzo”

“È una coincidenza” rispose Thomas, senza neanche voltarsi e utilizzando un tono che non ammetteva repliche. Il cavaliere reietto non aveva idea di cosa gli stesse succedendo… in fondo, per uno straniero come lui, era lecito porre domande.

Entrando nel villaggio, notarono che anche lì vi era gente turbata e nervosa, come se fosse appena successa una tragedia. Sia la strada principale che le stradine che poterono vedere avevano conosciuto ore difficili. Molti banchetti erano stati rovesciati, decine di vetri rotti e in alcuni casi qualche cadavere di animali randagi. Un ferito stava venendo portato in spalla da altri due individui dal volto tumefatto. Una signora era accasciata a terra mentre stava osservando disperata l’obbrobrio rosso che aveva sulla gamba destra.

“Florence… la mia amata Florence…” stava biascicando. Sir Edward, come impostogli dal codice d’onore cavalleresco, le si avvicinò. Thomas, invece, provò a penetrare nell’abitazione dietro di lei.

“Signora, sono un cavaliere” mentì Edward, mentre parte del suo cuore si struggeva e la spada che ancora portava divenne improvvisamente troppo pesante. “Chi è Florence? Vostra figlia? Vi aiuteremo a ritrovarla”

“Non avete capito…” rispose lei, stringendo i denti. Ormai la gamba sembrava perduta e persino un  uomo come Edward, che aveva combattuto ad Ashengard, fu costretto a distogliere lo sguardo. “è stata rapita dal Regno Invisibile… vogliono sacrificare le ragazze, per qualcosa che non ho… dannazione, fa troppo male! Troppo… male…”

Sudava ed era molto rossa in viso. Edward la fissò bene in faccia. Qualcosa non stava andando per il verso giusto. Che cosa stava succedendo? E come mai non era la prima volta che si poneva quella domanda?

La signora che diceva di essere la madre della sconosciuta Florence morì lentamente fra le sue braccia, senza che potesse aggiungere altro. Riprese a piovere.

Edward guardò Thomas molto dispiaciuto. L’altro, in quanto brigante, aveva rubato da casa sua. C’erta una sacca dietro la sua schiena, troppo ingombrante.

“Ah, siete qui!”

La voce di Gerald riempì le orecchie dei due, che dunque rinviarono il possibile alterco a un’altra data.

“Come siete arrivati?” chiese Thomas.

“Con la barca, no?” rispose Gerald. “Non ditemi che voi avete costeggiato il lago! Ma cosa sta succedendo a questa città?”

Accanto a loro, scoppiò un tafferuglio che costrinse i quattro compagni a rifugiarsi in un vicolo, inoltre, alcuni individui stavano cercando di coinvolgerli.

“Non lo sappiamo” disse Edward. “so solo che è morta questa signora, e dovrò proteggere sua figlia se voglio che…”

“Chi è sua figlia?” lo interruppe Gerald.

“Si chiama Florence”

L’uomo diede uno sguardo al giovane Mond e quegli capì. Florence doveva essere la stessa ragazza che era andata verso Senerbez, rifiutando categoricamente di tornare indietro nonostante l’offerta di protezione.

“Abbiamo incontrato una certa Florence” rivelò dunque il figlio della Luna. “Ha cianciato qualcosa riguardo un regno invisibile. Gerald ha poi tolto la mia persona dalle grinfie dei nostri rapitori semplicemente strangolandolo”

Nessuno, a sua sorpresa, commentò nulla dell’accaduto. Mond, in effetti, avrebbe voluto biasimare ancora quel gesto, sottolineandolo come crudele, ma non era arrivata nemmeno la minima reazione.

“In ogni caso, ha ricominciato a piovere, ciò vuol dire che la siccità è finita. Re Elijah è morto e ci sono disordini nelle città” ricapitolò Thomas. “Il tutto quando un ragazzino sostiene di essere il principe del regno lunare. Ci sono troppe coincidenze… e che cos’è questo Regno Invisibile?”

“Giorni strani ci attendono” osservò Edward. “Non credo nella magia. Ma se il vostro piano è quello di andare a consultare gli esperti nel settore, sia.”

“Sì, dovremmo proprio andare al castello sulla scogliera” disse Thomas. Improvvisamente, però, si sentirono dei passi sia alla loro destra, che alla loro sinistra.

Un folto gruppo di uomini e donne incappucciate, vestite in maniera molto simile alla donna che Edward aveva intravisto, aveva appena bloccato il vicolo. In quei giorni di paura e incertezza, non c’erano posti sicuri. Alcuni erano neri, altri blu, altri verdi. Non c’era un colore univoco. Alcuni erano armati di frecce e altri di spade, altri ancora di lance o asce.

L’unico aspetto univoco era il loro volto, fatto di perplessità, dubbio e diffidenza.

“Seguiteci” ordinò una donna, che si trovava in testa a quel gruppo. “Seguiteci, tutti e quattro, e portate il bambino con voi. Ha urgente bisogno di cure”

Edward pensò subito che si potesse riferire al colore della pelle che era bianco come il latte, ma di solito chi soffriva di quella malattia aveva anche i capelli bianchi, e gli occhi grigi. Altri ancora invece erano addirittura pelle e ossa. Invece Mond era ancora paffuto e, seppur avesse patito la fame e la stanchezza negli ultimi giorni, comunicava ancora una grande energia, come se avesse vissuto lunghi anni nel benessere e nella soddisfazione di tutti i desideri.

Esattamente come un principe, pensò.

“E se rifiutassimo?” chiese Thomas.

“Sareste come molti altri che rifiutano di aderire al Regno Invisibile” disse aspra la donna. “Stiamo sognando un mondo migliore, un mondo in cui Lord Habraxan regna e governa”

“Non l’ho mai sentito nominare” borbottò il brigante, ma la donna continuò a parlare “La morte di Re Elijah ha aperto le porte alla rivoluzione. La battaglia di Ashengard ha già trovato il suo epilogo. È il momento perfetto per noi per reclamare ciò che vogliamo”

“E la cosa più logica è dunque rapire delle persone che non appartengono a voi” osservò Edward, pronto a sguainare la spada.

“Il tuo accento ti tradisce” disse la donna, sogghignando. “Sei originario di Ontaria. Una volta, anche io sono stata in quelle terre, quando Ashengard non esisteva e fra le nostre nazioni esisteva un concordato di pace. Adesso, però, vi odiamo cordialmente”

“Vi consigliamo di non opporre resistenza, i nostri poteri vanno ben oltre una lama di spada” disse un uomo, che alzò un braccio. Inizialmente fu un gesto poco compreso dal cavaliere reietto, ma quando poi si rese conto di non poter più muovere la mano che impugnava la spada, ebbe paura.

L’uomo tuttavia non aveva finito. Sollevò Edward da terra, scatenando in lui un’ansia da sopravvivenza che cresceva ogni metro che abbandonava.  Anche Mond ebbe paura quando Edward arrivò a supplicare ad alta voce di essere risparmiato.

“Immaginate se dovessi abbassare la mano che fine farebbe il traditore” disse l’uomo, beffardo. Mond sgranò gli occhi.

“No, non posso permetterlo! Costoro mi hanno salvato da un possibile destino orribile, in quel bosco! Lascia stare sir Edward!” sbraitò in preda alla furia.

“Sir Edward, eh?” chiese la donna. “è un cavaliere senza onore e tu sei un bambino ingenuo. Deve morire”

“No!” esclamò Mond, e improvvisamente i suoi occhi si illuminarono. Un bagliore come di un lampo, che creò uno spostamento d’aria volto a spingere i suoi nemici e farli cadere a terra. Quello spostamento creò anche delle vistose crepe per terra e sui muri. Mond completò l’opera facendo atterrare Edward dolcemente, anche se il suolo era ormai un miscuglio indistinguibile di terriccio e fango.

I rappresentanti del Regno Invisibile ebbero paura e si diedero alla fuga, lasciando passare parecchi minuti fra loro e i quattro compagni. Dal canto loro, erano impietriti.

Mond improvvisamente tornò in sé, riacquistando i consueti occhi. Guardò le mani bianchissime e poi i briganti che avevano deciso di salvarlo quella notte misteriosa.

“Che cosa è successo?” chiese, preso dal panico.

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