Kaden e le Fontane di Luce/4

Capitolo 4

Il sole giunse coperto, in quella radura verde.

Kaden venne svegliato abbastanza presto per i suoi gusti. Pensava che, una volta ritirato da scuola, poteva dormire beatamente, no?

Tuttavia, non aveva dormito beatamente e venne scosso da una mano callosa, che era quella di Mary.

“Dai, forza! Datti una lavata, fai colazione e cominciamo l’addestramento! Poi continueremo il viaggio” annunciò, ma Kaden non aveva capito che poche parole.

Solo dopo essersi stropicciato gli occhi ricordò cosa fosse successo e perché si ritrovava in un abitacolo di carrozza circondato da bauli pieni di armi.

Aveva aperto una delle tre Fontane. Lui, un ragazzo ‘pigro e sciatto’, secondo la professoressa Louisianne, non solo era riuscito ad aprirne una ma quell’evento aveva decretato la morte di Re Walter Argonath.

A poco a poco, tutta la confusione degli eventi lasciò spazio al terrore, all’apprensione, all’ansia. Alla fine, Kaden comprese che non ne sarebbe uscito vivo, da qualunque missione era chiamato a fare.

Una voce calma e pacata, così diversa da quella gracchiante e scorbutica di Mary, lo chiamava al di fuori della carrozza.

“Forza, Kaden! Fammi vedere di cosa sei capace! Ma prima, ti prego di assaggiare queste gallette: sono ottime!” esclamò quello che Kaden riconobbe come Klose, visto che Taider aveva parlato poco o nulla.

Alla fine, fu costretto a darsi una sistemata e pensò che successivamente doveva cominciare l’addestramento prendendone nota mentalmente, mentre il sole era ormai alto, quando invece Mary lo aveva già svegliato di buon mattino. Aveva impiegato così tanto perché molte cose lo avevano distratto, primo fra tutte quello che sembrava un bivacco di tutto rispetto: c’era un fuoco, diversi sacchi e Taider che cuoceva della selvaggina.

“Dov’è… Mary?” chiese Kaden, prendendo poi la galletta offertagli da Klose.

L’arciere rispose “Qui vicino c’è un fiume, ne ha approfittato, oltre che lavarsi, per far scorta di acqua. In ogni caso, ci fermeremo nel villaggio di Chevanton, dovremmo arrivarci domani sera, se ci mettiamo di buona lena, o al più…”

Improvvisamente un piccione viaggiatore si fermò davanti a loro, lasciando cadere un plico arrotolato. Fu Taider a raccoglierlo, e con apprensione vide che era indirizzato a lui.

Taider sorrise. “Be’, buone notizie!” esclamò. “Qui si dice che hanno già messo un re fantoccio al posto di re Walter e che egli stesso è venuto a far visita a Shydra, ma è riuscita a fuggire e adesso si trova in clandestinità, viaggiando da base a base, fra i Rivoluzionari. Ovviamente non ha potuto dire dove si trova e cosa sta facendo per paura che la lettera potesse essere intercettata, ma… un momento, come mai ha sottolineato alcune parole?”

Taider notò che, guardando attentamente, c’erano alcune parole sottolineate e le fece vedere a Klose, cosicché anche Kaden poté vedere la calligrafia della ‘Preside’.

Cari Kaden, Klose, Mary e Taider;

Spero che questa lettera possa giungervi intatta e che nessuno possa leggere quanto sto per dirvi. Il re è un fantoccio. Margareth ha dato questo compito a sir George, un imbecille grande e grosso ma con poco cervello. Mi ha aggredita, sapete. Io, una vecchia indifesa! Al che, sono fuggita e adesso sono in clandestinità, andando da pattuglia a pattuglia, dando direttive a tutti i miei capi e rinfocolando la guerriglia. Non posso certo dirvi nulla di dove mi trovo, ma credo che quando leggerete questa lettera, siate tutti quanti dei ricercati. Proteggete Kaden e ditegli che la sua famiglia è viva e al sicuro, ho dato disposizione che alcuni dei miei uomini vadano da loro e spieghino loro la situazione. Insomma anche loro si trovano in clandestinità!

Guardate con attenzione gli Hesenfield, ragazzi, dico solo questo. Non fidatevi dei Centauri e soprattutto fate… quello che dovete fare che io faccio quello che devo fare!

Con affetto ed ogni benedizione,

Shydra

“Evidentemente non hanno ancora capito come si chiama l’apritore della Fontana, altrimenti non lo avrebbe scritto” constatò Klose. “però… il vero messaggio è quello sottolineato, secondo me. Sto, andando da… c’è una I, quindi “da i”… Centauri. Shydra sta andando dai Centauri! Che cosa spera di ottenere?”

“È una guerra che riguarda tutti, Klose” disse Taider, preoccupato.

“Scusate, ci sono Centauri…?” chiese Kaden, sbigottito ma sollevato nell’apprendere le sorti della sua famiglia.

“Certo che ci sono!” esclamò Klose, infastidito da quella domanda. Quando era concentrato odiava le domande sciocche. “Guardate con attenzione gli Hesenfield… che vuol dire? Sono degli assassini terroristi, no? Sappiamo che dobbiamo stare attenti e dirigendoci verso est sicuramente incontreremo il loro schifoso vessillo, quindi cosa vuol dire che li dobbiamo guardare con attenzione?”

L’arciere e Taider si guardarono, ma nessuno dei due aveva capito quella frase sibillina.

“Coraggio! L’importante è aver colto il nocciolo del discorso!” chiuse l’argomento Klose. “Noi dobbiamo fare tappa nel villaggio di Chevanton ed è lì che andremo, ma tu” rivolgendosi a Kaden “non potrai andarci senza almeno aver maneggiato una spada. Non vorrei che i Plexigos ti facessero qualcosa di brutto”

“I… CHE?” Kaden si era perso ormai fra le informazioni. La sua famiglia chissà dove fosse, Shydra che andava dai Centauri, il villaggio di Chevanton e adesso queste creature dallo strano nome. Stavano andando troppo veloce per i suoi gusti e il ragazzo non dubitava che alla prossima informazione sarebbe esploso. Kaden purtroppo, sin da quando era piccolo, aveva bisogno di calma e ragionamento, non era il tipo da accettare tutto e tutto assieme. Ecco perché andava male a scuola, bisognava che le cose, fossero esse informazioni scolastico o grandi eventi, gliele si ripetessero, altrimenti non le accettava e finiva per dimenticarle.

Adesso era in ballo la cosa più grande della sua vita ed aveva bisogno di tempo, molto tempo, per rimettersi in pari. Purtroppo, nessuno sembrava disposto a darglielo, nemmeno il tempo stesso.

“I Plexigos, imbecille” disse Mary, con un asciugamano in testa. Sembrava irritata, come sempre. “Sono tra i pochi esseri viventi che sono riusciti a sopravvivere all’inverno nucleare, loro e qualche altra creatura più positiva. Sono animali nati dalla fusione dei Wergonth con le specie esistenti qui in Australia e sono venute fuori creature malvagie con la mente corrotta dai fumi nucleari e dalla crudeltà di quegli alieni. Alcuni sono simili a canguri, altri a dingo, altri ancora ad ornitorinchi… insomma, se hai studiato la fauna australiana prima dell’Apocalisse, aggiungi loro i geni degli orribili Wergonth e avrai un Plexigos. Solo che attaccano l’uomo uccidendolo, e sono molto difficili da abbattere, perciò meglio cominciare subito l’addestramento”.

“Esattamente, Mary, ma prima ti prego di dare un’occhiata a questa lettera” rispose Klose. Mary la lesse e scrollò le spalle. “Be’? Che c’è di male?”

“Shydra sta andando dai Centauri, lo si capisce dalle parole sottolineate” le fece notare Taider.

Mary sgranò gli occhi. “Davvero? Aspetta…” e si rese conto che in effetti era vero, ma lei aveva notato un’altra cosa. “Be’, ma io mi riferivo agli Hesenfield. Shydra dice di osservare bene, quindi può voler dire solo una cosa: ha parlato con lord Abraham e forse lo ha implorato di lasciarci stare, perché forse conviene anche a lui. Pensateci: gli Hesenfield vogliono regnare, no? Anche per loro c’è tutto l’interesse che le Fontane vengano riaperte, quindi non c’è nulla di strano se Shydra abbia convinto ed informato Abraham delle nostre mosse!”

Taider e Klose si guardarono e in effetti convennero che Mary avesse ragione.

“È vero, abbiamo cercato troppo oltre senza vedere la cosa più ovvia. Grazie, Mary” disse Taider, e la spadaccina alzò un pollice, tornando a concentrarsi su Kaden.

 

 

Nel frattempo, un Unicorno passò da quelle parti, ma loro lo ignorarono e lui fece altrettanto. Poi Taider lanciò a Kaden, il quale di spalle non vide il quadrupede, una spada.

“Tieni, cominciamo con le spade. Oggi ti concederò l’onore di un duello con Mary. Bada che lei ha Tenebra con sé”

“Chi è Tenebra?” chiese Kaden.

“Lei è Tenebra” rispose Mary, estraendo la spada. Era un’arma piuttosto grossa, il che spiegava i muscoli nella ragazza. “Con lei, non ho mai perso un duello. Certo, forse ti starai chiedendo perché io stia usando l’arma delle grandi occasioni per allenarmi, ma è soprattutto per la tua istruzione che lo sto facendo. I tuoi nemici non ci andranno leggero, ma nemmeno gli amici, finché possiamo considerarci tali. Quantomeno non io, io non sono tua amica né tua nemica. Comunque, fatti sotto!”

Chiedendosi lui che tipo di spada avesse in mano, Kaden lanciò un fendente verso Mary, ma quella parò, e parò, e parò tutte le singole volte che il ragazzo provò ad attaccare; scandendo ogni parata con un commento.

“Sei debole”, “Tieni la guardia alzata, stolto”, “Con questo non mi fai neanche il solletico”, “Sei sicuro di essere un uomo?” e frasi del genere.

Alla fine, Kaden cadde esausto da solo sul prato, mentre Mary riponeva Tenebra nel fodero.

“Come inizio, non è poi così male…” sentenziò vaga, ma Kaden non credette alle proprie orecchie.

“Come sarebbe? Ma se mi hai ricoperto di insulti?”

“Preoccupati piuttosto che non ti abbia riempito di complimenti” rispose lei, e si sedette affianco a Taider, per lasciare il posto all’arciere.

Klose si alzò dunque e cominciò il suo pezzo. “Ad ogni modo, ti sei mosso bene. Certo, devi migliorare nell’affondo ed essere più convinto quando attacchi, ma direi che hai molti margini di miglioramento. Forse è anche merito della vecchia spada dell’Aldebaran, che è un’ottima arma, ma lei non ha più voluto saperne di maneggiarla. Vediamo come te la cavi con le frecce”

Gli allungò un arco molto grezzo e un paio di frecce altrettanto grezze.

“Tendi al massimo lo spago e colpisci quel tronco” ordinò il guerriero indicando una pianta a un centinaio di metri circa alla sua destra, quindi alla sinistra di Kaden.

Il ragazzo lanciò uno strillo. “Ma… quello è un Unicorno!”

“È qui da almeno un’ora” osservò Klose. “cosa fai, dormi?”

“Non… non ci avevo fatto caso” spiegò lui. Non ne aveva mai visto uno, ed era un esemplare bellissimo: il manto bianco sembrava cambiare colore ad ogni movimento, e il corno risplendeva alla luce del giorno. Ogni cosa dell’essere sprigionava magia e potenza benefica, eppure stava solo passeggiando.

Kaden respirò profondamente. E va bene, si disse, avrebbe fatto vedere di cosa era capace anche all’animale, anche se gli tremavano le mani. Il ragazzo prese mentalmente nota che gli tremavano le mani anche quando aveva in mano la spada, quindi si disse di migliorare su questo aspetto.

Chiuse gli occhi e lanciò.

La freccia partì immantinente verso non quel bersaglio, ma diversi metri più lontano colpendo il costato dell’Unicorno che tranquillo stava continuando a passeggiare.

Sotto gli sguardi attoniti dei tre guerrieri, l’essere cadde morto dissanguandosi, nitrendo di dolore all’inizio e poi con voce sempre più fioca. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, si sarebbe detto che il mondo sembrava più vuoto. Un silenzio attonito aveva riempito la zona, persino la brezza fermò il suo moto. Dopo qualche attimo, il sangue blu scuro dell’Unicorno aveva fatto nascere sull’erba alcune rose dello stesso colore.

Kaden riaprì gli occhi e vide quanto aveva combinato. Fantastico, la sua prima vittima, pensò.

Ma c’era qualcosa negli sguardi dei suoi compagni, qualcosa che andava oltre l’orrore e l’ira, anche apprensione, forse.

“Ma… che cazzo hai combinato?” Mary non riuscì a trattenersi. “Neanche un idiota tira così! Sei un pericolo pubblico!”

“Ehm… mi dispiace” biascicò Kaden, diventando porpora.

“Tu non capisci!” continuò Mary, cominciando a piangere e urlando comunque. “Hai ucciso un Unicorno! Gli Unicorni, capisci? I guardiani della Foresta e di tutta la Natura che cresce sulla Terra! Un essere talmente immacolato da rivaleggiare con i Plexigos, che sono invece il Lato Oscuro della Natura! Tutti quelli che ne hanno ucciso uno, così si racconta, sono morti entro un anno, tutti di una morte lenta e dolorosa!”

“Avanti, non crederai a quelle superstizioni?” chiese Klose, anche se non troppo convinto. Anche lui era molto triste per la morte dell’essere, e gli era venuta la pelle d’oca nell’assistere alla crescita di quelle rose bellissime eppure così tristi.

“L’ho visto succedere, Klose” rispose semplicemente Mary, singhiozzando. “Mio fratello ha ucciso un Unicorno, in un incidente simile. Beh, una brutta malattia l’ha portato via da me dopo appena undici mesi e mezzo il fattaccio”

“Bah, sarà stata una coincidenza” suppose Taider. “Comunque, superstizione o no, dobbiamo sbrigarci. La gente muore, là fuori. Non possiamo certo fermarci a queste sciocchezze”

“Hai ragione, Taider” disse Mary, sospirando e riprendendo il controllo. “Dobbiamo andare a Chevanton e vedere come Kaden si muove sul campo. Nel frattempo lo eserciterò nella spada, visto che con le frecce è negato”

Kaden invece si sentì morire dentro. Non aveva più le forze per continuare quel viaggio, piuttosto desiderava mettersi nel letto di morte e aspettare il suo momento. Aveva ucciso un Unicorno, una creatura leggendaria, e ciò significava morte entro un anno.

Oppure no?

Klose, Taider e persino Mary confidavano nelle sue capacità di aprire le Fontane, ma lui non si sentiva bravo in altro. Che cosa si aspettavano da lui, esattamente?

Qualche giorno dopo, la cavalcata di Caleb e Isaiah Hesenfield arrivò al cospetto del Reame dei Centauri, che come i Plexigos e gli Unicorni erano nati e cresciuti dopo l’Inverno Nucleare.

Il Reame era molto limitato, esteso solo entro i limiti della foresta dove abitavano e circoscritto da delle mura in legno, protetto da arcieri abilissimi.

Così il cecchino Centauro vide due cavalli montati da due cavaliere molto simili nell’aspetto e bardati con alcune insegne bianche e nere, e fu subito pronto a scoccare due frecce che gli invasori non avrebbero dimenticato.

“Altolà!” esclamò dunque. “Chi siete e cosa volete dal reame dei Centauri?”

 

Caleb si fece avanti e parlò con voce forte e chiara: “Io sono Caleb Zacharias Abraham, figlio di Abraham Jason Noah della Casa Hesenfield, primogenito ereditario, e lui è mio fratello gemello Isaiah Daniel Baruc. Chiediamo di conferire col tuo sovrano, ricordandogli i doveri dell’ospitalità”

Il Centauro rise fra sé. “Chiedi ospitalità armato di tutto punto, sia tu sia tuo fratello? Più che altro, vuoi assalire il nostro Reame chiedendo la testa del mio sovrano, Cassius il Magnifico”

Caleb annuì. “È vero, siamo armati, ma non per dichiarare guerra al vostro magnifico reame. Piuttosto, siamo pronti a combattere contro il regno di Walter Argonath e abbiamo informazioni rilevanti per il tuo sovrano”

La vedetta scrutò per bene gli occhi blu intensi e fieri di Caleb, ereditati da sua madre. In lui non vi sembrava essere ipocrisia, e per i Centauri era sufficiente.

“D’accordo” acconsentì l’essere. “Spalancate le porte!”

Caleb e Isaiah entrarono allora in quella foresta, dentro la quale solo pochi uomini erano entrati, e nessuno ne era uscito vivo. I due gemelli si resero subito conto che la sua pericolosità, a parte la violenza dei Centauri, risiedeva nel clima, caldissimo e inadatto per due persone vestite di armatura, e per l’atmosfera, la quale a causa delle fitta vegetazione era opprimente e angosciante anche solo andando per il sentiero principale, comunque invaso da enormi radici e animaletti non comuni altrove e che Caleb non conosceva. Sarebbe stato un viaggio pericoloso, se fatto a piedi e senza guida, ma un Centauro chiamato Sempronius venne incaricato di scortarli nel Foro, residenza del Senato. Sempronius spiegò che la loro specie era governata dal Senato, composto dagli anziani del popolo, e il capo del Senato era il Sovrano, che parlava a nome di tutti.

Una volta giunti, Cassius il Magnifico si presentò loro bardato di una fascia porpora, l’unico Centauro a non camminare a torso nudo.

Ave, o voi che ci visitate. So che avete informazioni rilevanti per me e siete i benvenuti. Prego, scendete da cavallo e sedetevi, riferendomi ciò che avete da dirmi. Parleremo mentre il banchetto si svolge”

Sia Caleb che Isaiah non si trovarono a proprio agio, poiché quando mangiavano non erano usi a parlare di politica, meno che mai mangiare seduti a terra,  ma quelle erano le tradizioni e non si opposero. Lord Abraham, il loro padre, teneva molto al momento dei pasti, l’unico in cui potevano persino sorridere.

“Dunque, oltre a porvi i più sinceri omaggi di mio padre” provò a dire Caleb, mentre Isaiah dava sfoggio a tutta la sua ignoranza in fatto in galateo “ormai dovreste aver compreso, visto il repentino cambiamento climatico, che la Fontana Lind è stata aperta, con la conseguente morte di uno dei Tre Re, Walter Argonath. Ora, è nostra opinione che il territorio governato da questi sia passato in mano a un fantoccio della Regina Margareth, che quindi dobbiamo eliminare, per… ripristinare la pace nell’Ovest. Quindi…”

 

“Un momento” lo interruppe Caesar, un Senatore che banchettava con loro. “Non sono forse gli Hesenfield che hanno creato scompiglio nel regno di Margareth annettendo ai loro domini i territori a Sud? Ho sentito che volete dare inizio a un assedio della capitale Kashnaville, se non è già incominciato. Adesso avete pensato di spingervi a Ovest, approfittando della caduta di lord Walter. Io credo di aver capito, Vostra Grazia, il loro piano. Stufi del Triregno, saranno gli Hesenfield i nuovi dominatori di questa Nazione. Non è forse così, Caleb figlio di Abraham?”

Il ragazzo sbiancò un attimo, ma si riprese: la brutta figura la stava facendo Isaiah, che stava attaccando tutti i cibi senza ritegno e totalmente indifferente ai discorsi, non lui. “Non mi sembra di aver mai detto questo, signor Senatore” buttò lì non sapendo in che modo definire Caesar. “Anzi, se sono giunto in queste lande occluse alla gente, è perché agli Hesenfield interessa il bene dei Centauri, che sono grandi fra le razze. Credo che convenga anche a voi un po’ più di spazio vitale, non è forse così? E inoltre, cosa ne sa Vostra Signoria di quanto accade nel regno di Margareth? Siamo stati costretti a muoverci in guerra per liberare quanti più territori possibili, infatti nei nostri domini non vi è nessuno che si lamenta, né tantomeno combatte”

Ecco fatto, si disse. Si congratulò con se stesso per la parlantina quando vide quel senatore non trovare vie d’uscita.

Al che Cassius il Magnifico rise divertito. “E sia, ragazzo. Mi piace quel tuo cenno allo ‘spazio vitale’ che ci spetta di diritto. Ahimè, solo io e i miei padri sappiamo quanto sarebbe importante per noi espanderci… e sia, dunque. Brindiamo all’alleanza fra i Centauri e la Casa Hesenfield! A loro offriremo i nostri archi e le nostre spade, noi riceveremo da loro tutti i territori che ci competono!”

Caleb diede una gomitata al fratello che stava ingozzandosi e tutti quanti brindarono levando in alto i calici.

In quell’istante, una donna vestita con un mantello e cappuccio, chiedeva udienza alla sentinella dei confini.

 

Nel frattempo, il villaggio di Chevanton era alle porte. Avevano impiegato qualche giorno di viaggio, anche se Kaden avrebbe giurato che ne fosse passato solo uno, talmente erano identiche quelle giornate: nascondersi dai cacciatori di taglie, dai soldati e le lunghe ore di addestramento. Sempre così, e poco tempo per i pasti.

“Chevanton è un importante crocevia” stava ripetendo Klose, mentre Kaden osservava le prime case del villaggio avvicinarsi. “Sarà solo questa la fermata che faremo, poi via dritti alla Fontana Kashna, e buon pro ci faccia”

Kaden ricordò di quanto avevano ipotizzato la possibilità di prendere la via del mare e rimpianse che non avessero scelto quella strada. C’era molto caldo in quella zona, poiché era in pieno deserto e il sole era allo zenit. Poi si sentì un forte boato.

“Accidenti…” borbottò Taider.

“Che è successo?” chiese allarmato Kaden.

“Niente, sta’ seduto” disse Mary, affilando la sua spada. “sono solo i Plexigos che stanno attaccando la città”

 

Lady Margareth era inquieta. Non c’era stato nessun progresso nei suoi piani. Sir George le inviava rapporti regolari, ma sia Shydra Aldebaran sia l’apritore delle Fontane sembravano essersi volatilizzati. C’erano stati numerosi avvistamenti, tuttavia nessuno sembrava essere attendibile.

Inoltre, Caleb e Isaiah Hesenfield sembravano anch’essi scomparsi. Avevano affidato l’assedio a un Capitano e poi, mentre la città resisteva, se n’erano andati. Li avevano visti dalle parti del reame dei Centauri, ma non era sicura. Inoltre, nessuno era mai uscito vivo da quelle lande, pertanto non vedeva il motivo di tanta inquietudine dentro di sé. Eppure, era inquieta. E se Caleb e Isaiah fossero andati a chiedere l’appoggio dei Centauri?

Per quello, e per vederci più chiaro, decise di convocare il… figliastro, Re Anthony di Sydney, che avrebbe visto per la prima volta da quando era morto lord Walter.

Anthony arrivò volando al castello di Kashnaville ma aveva l’aria stanca e irritata.

“Cosa c’è ancora, dunque? Ci stiamo vedendo troppo spesso, e io ho le truppe dell’Armata Rivoluzionaria da respingere” disse Anthony, senza troppi preamboli.

“Lo so, ma io sto gestendo un territorio più ampio. Oltre all’aver messo una taglia sul tizio che ha aperto la Fontana e stare usando tutti i miei mezzi per cercarlo, mi giunge voce che i Centauri aiuteranno gli Hesenfield, o meglio, Caleb e Isaiah suo fratello nella loro invasione dell’Ovest! Che faccio?”

Margareth si sedette, facendo affondare le mani candide sui capelli neri. Era evidente che i numerosi problemi la stavano mangiando da dentro. Si chiese persino se valeva davvero la pena avere tutte quelle spie, se poi queste le portavano cattive nuove.

“Non disperare” le consigliò Anthony. “Per lo meno, un problema si è risolto, no? A quel che dici, non hai nominato lord Jakob Hesenfield…”

“Che è scomparso anche lui, hai ragione! Per non parlare del Mangiacuore che ha attaccato un altro villaggio! Non pensare di addolcirmi le pillole, bastardo” digrignò Margareth, volendo offendere l’altro sovrano rimarcando quella origine. In fondo, lui e lei erano figliastro e matrigna, e non poteva correre buon sangue.

Dopo un momento di tensione, Re Anthony decise. “Non avrei mai creduto di arrivare a questo, ma se mi dici che i Centauri combatteranno contro di noi, sono costretto a farlo. Chiamerò i Draghi, e risolveranno tutte le faccende”

Margareth non ricordò più nessun astio verso il figliastro.

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