Elogio alla follia.

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AAAAA

Potrei anche scrivere trecento parole di A, quest’oggi.
Ma cos’è un’A? Non è forse un’apostrofo a pois fra le parole ANACOLUTO e PEDISSEQUO?

Fuochi, carri armati, polpi giganti.
Che storia è senza mummie mutanti? Saranno mica in ritardo per la grande festa?

Mi ricordo di quella volta che le montagne verdi si misero le gambe e corsero la Maratona di New York, scalzi. Crollò tutto quanto.

Elogio a Frank, il narcisista di Gubbio. Era un sabato di martedì notte quando alle undici e zeroquattro spuntò uno zero non invitato nell’orologio da polso, analogico.

“Ci vorrebbe un plotone d’esecuzione” disse un gallo che sputava fuoco.

E poi, che dire degli zeri? Quelli a forma di biglia, o a forma di pallone, con i quali si gioca a calcio e poi a nascondino? Ah, non mi fate parlare. O scrivere.

Senza dubbio, il Futurismo mi è congeniale, come forma di scrittura. Dante direbbe STILNOVISMO, Leopardi direbbe “Orange is the New Black”, lo zio Gaetano che di mestiere fa il bombolaro e non ha mai preso una penna in vita sua direbbe “Si tastanu sti cosi belle”

La follia ti sceglie, ti prende, ti conforma. Ti plasma come se fossi carta igienica, con la quale lavi i piatti.

Piatti. Piatti forsennati, a forma di aerei circolari, che sparano raggi laser blu e verdi contro gli umani che non escono di giovedì.

Giovedì. Che giorno inutile. Preferirei essere mummificato da un geometra.

La geometria. Quello ha detto che il P greco vale 3 e quattordici. Perché le cifre tonde non gli piacevano.

Piacere. Cos’è il piacere? L’attesa stessa? La zia Cloroformia che ti regala a Natale il suo profumo preferito, scaduto?

Data di scadenza? Questa storia ha una data di scadenza? E quale sarebbe?

Molti farmacisti col sogno di aprire un bar lo hanno affermato: il dieci percento gratis, e ti diamo anche l’aranciata.

Aranciata. A metà strada fra la Fanta e la Coca Cola. E se spremi i kiwi non sarà la stessa cosa.

Il perfido Lord Banana, col suo energico piano di conquista del portafrutta.

Portafrutta. Ma la porta davvero, la frutta? Non è che fluttua?

E questa storia ha un nesso logico? O “logico” non è altro che un modo per dire “Sto infilando le cuffie e lasciatemi annegare in un tramezzino?”

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