Degli stereotipi.

Avevo nascosto una cosa.

In realtà non l’avevo proprio nascosta,. ma l’avevo poggiata in un punto in modo da ritrovarla. Ebbene, non c’è più.

Ecco perché dico che l’ho nascosta, per non dire che l’ho persa. Allora, ho radunato un sacco di gente e ho persuaso loro di cercarla per me. “Allora, ragazzi! L’oggetto che cerchiamo è grande, voluminoso, colorato e che fa rumore”

Nessuno aveva idea di cosa fosse. “Avete tempo fino a stasera per trovarla!”

C’erano fra questi ricercatore anche un gruppo di francesi, li riconoscevi per avevano tutti, anche le donne, dei parigini sotto il braccio.

Uno di loro disse “Mais oiu! Una cosa, colorata, che fa rumore? Sarà mica una rana?”

“No, non è una rana” risposi io. “E non siamo qui per mangiare!”

Al che , cominciò la ricerca. Io mi sedetti e cominciai a risolvere un sudoku, vuoto. “Ehi! Tu non la cerchi la cosa?” chiese mia madre.

“Eh, non la trovo! Cosa devo cercare, una cosa che non trovo?” Accadde dunque che Carlos, un messicano che avevo ingaggiato per il mio compleanno tre settimane fa, arrivò e mi disse “Hola amigo!” con la chitarra.

“Carlos! Maledetto! Non te ne sei ancora andato dopo tre settimane?”

“No, finché non mi paghi i 50 euro che mi devi, amigo! E per inciso ho il modo per trovare il tuo oggetto!”

“Ah, sì? E come?”

“Con una poesia! Si sa che le poesie sono l’uscita di emergenza!” Carlos si sedette di fronte a me, incurante del mio sudoku vuoto, con peraltro doppioni di numeri ovunque e cominciò a dire:

L’oggetto non troverai,

se tu non cercherai,

non lo troverà nemmeno la Rai…

e col binocolo tu lo vedrai”

Lo disse cantilenando con la chitarra.

“Ok capito, Carlos, ora vattene!”

“50 euro, amigo!” E poi, una bella siesta!”

Si calò il sombrero sugli occhi e si addormentò di colpo. Tornai al mio sudoku. Arrivò poi uno svizzero, che mentre masticava cioccolato, disse “Tu! Sappi che troverò l’oggetto alle 17, 17 e 17 secondi!”

“Cavoli, precisissimo”

In effetti era svizzero.

“Ma com’è fatto questo oggetto?” chiese mia madre, che non vedendomi fare niente mi pose una domanda.

“Beh… è la mia macchina! L’ho parcheggiata ieri sera qui” andai e mi misi davanti al marciapiede “Dov’è?”

“Beh” disse mia madre “Finché parcheggi sulle strisce, in curva, con due ruote sul marciapiede e in zona rimozione, contromano, non aspettarti di trovarla! Il codice della strada stesso si è dato fuoco da solo”

“Sì è lamentato?” chiesi incuriosito.

“No, ha solo sentito un po’ caldo” rispose mia madre.

In effetti, la mia macchina dovrei trattarla meglio, così come anche i turisti che ho ingaggiato per trovarla, senza pagarli.

Vi chiederete che ne è stato di Carlos e dei suoi 50 euro. Beh, non glieli posso dare perché dorme tuttora…

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